lunedì 27 febbraio 2017

Orgogliosamente “non meritevoli”


Riceviamo e pubblichiamo

La legge scuola approvata nel 2015 prevede una distribuzione di denaro ai docenti “meritevoli”, distribuzione affidata al dirigente sulla base dei criteri stabiliti dal Comitato di valutazione. Pur convinti che l'unico effetto della norma sarà nel tempo quello di creare divisione tra i docenti, contrapponendo gli uni agli altri per pochi euro, lo scorso anno abbiamo deciso di impegnarci a sostenere il dibattito e a portare nel Comitato di valutazione del nostro Istituto comprensivo le nostre istanze di distribuzione egualitaria del premio, in virtù del carattere collegiale e cooperativo del nostro modo di fare scuola. Il Comitato si è trovato a discutere per stilare i criteri solamente alla fine di giugno 2016, cioè a formulare i criteri per l'assegnazione del premio quando già l'anno scolastico era passato. Evidentemente questa procedura “post quem” è emersa nel dibattito e ha fatto sì che anche membri del Comitato che in generale non sarebbero stati a favore di una ripartizione del “premio” in parti uguali, nello specifico non sapevano come sostenere le ragioni di una distribuzione differenziata, sia perché sarebbe stata attaccabilissima dai ricorsi, sia perché avrebbe anche snaturato il concetto stesso di merito dal punto di vista dei sostenitori della riforma, che ipotizzava per lo meno un percorso trasparente e informato dei docenti. Quindi il Comitato ha votato cinque contro uno (voto contrario della dirigente scolastica) di suddividere per l'anno trascorso il premio in parti uguali tra tutti gli aventi diritto, e ha ribadito tale scelta bocciando una ulteriore richiesta della dirigente di fare un'eccezione per alcune sue collaboratrici. Tutto sembrava deciso. I genitori e gli insegnanti che componevano il Comitato di valutazione perché scelti democraticamente dal Collegio dei docenti e dal Consiglio di Istituto avevano espresso il criterio senza alcuna ambiguità interpretativa. Dal verbale era chiaro che si sarebbe trattato solo della situazione contingente, ma almeno per quest'anno la scelta e le motivazioni erano inequivocabili. La dirigente, membro del Comitato non perché scelta attraverso un voto ma in qualità del suo ruolo, avrebbe dovuto rispettare nella attribuzione del premio il criterio espresso. A quel punto (luglio 2016) non rimaneva che aspettare. Solamente a gennaio 2017 abbiamo avuto, dopo molte richieste, lo scarno documento in cui erano elencate le somme attribuite e il numero dei premiati. In sintesi La Ds aveva escluso il 39 % dei docenti aventi diritto e aveva attribuito ai 55 docenti scelti somme differenti che andavano da 1000 a 200 euro. La dirigente aveva quindi scelto di non rispettare in alcun modo i criteri espressi dal Comitato di valutazione per l'anno 2015-16. Non che credessimo in modo eccessivo alla possibilità di far valere i principi democratici nell'applicazione delle norme più deleterie della legge 107. Però a questa battaglia, pur minimale e limitata allo scorso anno scolastico, ci eravamo appassionati: ci aveva dato forza l'idea di premiare l'intero corpo docente di un istituto in cui la cooperazione prevale sulle logiche di concorrenza, l'assurdo giuridico del criterio che viene formulato ad anno terminato, e poi la fiducia dei colleghi e delle colleghe che avevano sostenuto le candidature in nome di questa idea di scuola cooperativa. E infine avevamo ottenuto – dopo varie riunioni - la formulazione inequivocabile di un criterio stringente per la dirigente... C'era di che illudersi... Ma le illusioni spesso devono lasciare il campo alla durezza della realtà. Certo, se fossimo davvero in un'istituzione democratica e rispettosa delle norme, forse il Dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, avvertito dell'illegittimità dell'atto, chiederebbe informazioni e poi interverrebbe per rimediare, e per vincolare la dirigente - che ha creduto di poter fare quello che le pareva in barba al parere del Comitato – al rispetto delle procedure prescritte dalla legge 107. Chissà…  Forse invece quello che dobbiamo imparare da questa vicenda è che alla fin fine le norme servono a poco, che le procedure “democratiche” possono ridursi a pure finzioni e che la nostra dirigente di allora (oggi è cambiata) è il perfetto prototipo della scuola che avanza: quella dei presidi che decidono loro. Peccato, perché entrare in classe, educare ai principi della democrazia, parlare del nostro Paese come di una Repubblica democratica, rispettosa della Costituzione e delle regole democratiche risulta essere sempre più difficile. L'unica consolazione che – personalmente - ci rimane, alla fine di questa piccola avventura nella “buona scuola”, è la strana fierezza che ci deriva dalla constatazione di far parte degli esclusi, di essere tra quelli non premiati, considerati cattive e cattivi maestri... sarà stato perché la dirigente ritiene che insegniamo male? O forse perché abbiamo avversato la legge 107 e non le abbiamo mai risparmiato critiche? Non importa: l'importante è che noi siamo orgogliosi di essere semplicemente insegnanti che cooperano con altri insegnanti.

 

Monica Fontanelli e Gianluca Gabrielli (insegnanti IC 20 Bologna)

 

 

 

Finalmente una nuova figura professionale utile alla scuola


Le attività di aggiornamento sono un diritto, non un obbligo


L’art. 64, comma 1 del CCNL stabilisce che “La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità”. Ne consegue che le attività di aggiornamento (comprese quelle organizzate dalla propria scuola) non sono obbligatorie e questo principio viene confermato nell’ art. 66, in cui si dispone che il piano annuale di aggiornamento dei singoli. Di solito Il piano di aggiornamento della singola scuola che, come si è detto, viene deliberato dal collegio dei docenti e si articola in:
·       iniziative prioritarie promosse dall'amministrazione a livello nazionale e periferico (vi può partecipare anche un solo docente);
·        iniziative progettate dalla scuola e da reti di scuole autonomamente o in collaborazione con IRRSAE, Università, ecc. (queste iniziative, previa valutazione dell'Ufficio scolastico provinciale, entrano a far parte del piano provinciale di aggiornamento);
·        iniziative progettate e realizzate da soggetti esterni, autorizzate dall'amministrazione (che in tal caso le inserirà nel piano provinciale di aggiornamento), alle quali il collegio aderisce assumendole come attività alle quali far partecipare tutti o alcuni dei docenti;
·        iniziative autorizzate dall'amministrazione, per le quali il collegio riconosce la partecipazione individuale del singolo docente, anche al di fuori della pianificazione di istituto (giornate di studio, convegni, congressi, autorizzati dal MPI, per i quali si potranno chiedere giorni nell'ambito dei 5 previsti);
·        iniziative realizzate autonomamente da docenti dell'istituto sulla base di progetti deliberati dal collegio dei docenti, con particolare riferimento a quelle finalizzate alla sistematizzazione della pratica didattica, alla ricerca e alla produzione di materiale, all'acquisizione e alla sperimentazione di metodologie didattiche.
Infine bisogna porre molta attenzione alle deliberazioni del collegio dei docenti in materia di aggiornamento, poiché se un collegio decide di partecipare "in blocco" ad una determinata attività di aggiornamento, questa diviene obbligo di servizio.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Cambieranno le politiche sulla scuola in un sistema elettorale proporzionale ?


La parte finale di un articolo pubblicato su TuttoScuola  recita così: “L’intreccio tra il no referendario e il contemporaneo rilancio del sistema elettorale proporzionale effettuato dalla Corte costituzionale a determinare le conseguenze politiche di maggiore rilievo, come mostrano le vicende di questi giorni. L’affossamento del sistema elettorale maggioritario ha ridato spazio e ruolo a soggetti politici interessati a marcare la propria identità e a cercare visibilità e rappresentanza in Parlamento. La scuola, insieme al lavoro, è al centro delle ragioni e delle piattaforme programmatiche con le quali si stanno costituendo tali soggetti, da ‘Sinistra italiana’ guidata dal neosegretario Nicola Fratoianni al costituendo nuovo raggruppamento ‘Democratici e Progressisti’ che fa capo all’ex segretario del Pd Bersani e a Roberto Speranza, spinti e incoraggiati da Massimo D’Alema “. Ci si dimentica del ruolo che potrebbe avere il Movimento 5 Stelle che nel caso andasse al governo. In tal caso potrebbe decidere di abolire la chiamata diretta, oppure di introdurre delle nuove norme per il reclutamento insegnanti. A tal riguardo si ricorda che in questi anni il Movimento 5 Stelle ha presentato “Sette soluzioni per la Scuola”, ma nessuna di queste è stata approvata in parlamento. Le proposte del Movimento 5 Stelle per la riforma della scuola riguardano: l’edilizia scolastica, reclutamento docenti, numero degli alunni nelle classi, contributi volontari, insegnamento 2.0, salute degli studenti e stop dei fondi statali per le scuole paritarie. A tutto questo poi si aggiunge lo stralcio della Legge Gelmini.

 

Aldo Domenico Ficara

domenica 26 febbraio 2017

L’otto Marzo parte al Miur la cabina di regia per Istruzione tecnica superiore e lauree professionalizzanti


È stata istituita al Miur la cabina di regia nazionale per l’armonizzazione e il coordinamento dell’offerta formativa del sistema di Istruzione tecnica superiore e delle lauree professionalizzanti. La riunione di insediamento è prevista  il prossimo 8 Marzo. La cabina di regia servirà a promuovere l’attuazione coordinata della sperimentazione delle lauree professionalizzanti con il sistema di Istruzione Tecnica Superiore.  Alla cabina di regia, che si riunirà presso il Gabinetto del Miur e sarà presieduta dalla Ministra dell’Istruzione o da un Sottosegretario delegato, parteciperanno la Capo di Gabinetto del Ministero, la Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero, il Capo del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Ministero, il Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) o un suo delegato, il Coordinatore della Cabina di Regia degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Ai lavori della cabina di regia parteciperanno, su richiesta dei componenti, uno o più rappresentanti della Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione e del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca. Su specifiche tematiche interverranno poi esperti del settore, rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, rappresentanti del Consiglio Universitario Nazionale, rappresentanti degli Istituti Tecnici Superiori e del mondo universitario.

Consigli di classe, oltre le 40 ore va riconosciuta la giusta remunerazione


Alcuni docenti assegnatari di un numero di classi superiore a sei che nel corso dell’anno scolastico hanno partecipato a numerose riunioni di consigli di classe ordinari e straordinari,  si sono rivolti al Tribunale di Torino Sezione Lavoro per chiedere la retribuzione delle ore eccedenti le 40 annue previste dal contratto nazionale Il Giudice del Lavoro con la sentenza n. 164 del 28 gennaio 2016  ha ritenuto che sia stata violata la norma contrattuale dell’art. 29 comma terzo del CCNL che prevede il limite massimo delle 40 ore annue per la partecipazioni a riunioni dei consigli di classe alle quali i docenti non potevano sottrarsi per la natura collegiale delle stesse. Pertanto ai docenti che sono stati impegnati nella esplicazione della loro attività lavorativa, per un numero di ore eccedenti il limite previsto ( 40 ore annue ), va riconosciuta, a titolo di risarcimento dei danni subiti, la giusta remunerazione.  A tal riguardo si ricorda che le attività di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti sono costituite da:
a)     partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue;
b)    la partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti; nella predetta programmazione occorrerà tener conto degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;
c)     lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione. 

 

Aldo Domenico Ficara

La scuola è simile a un calabrone ?


sabato 25 febbraio 2017

ISTRUZIONE O EDUCAZIONE ?


di Stefano Casarino


La scuola deve far pensare? Deve porsi l’obiettivo di contribuire ad impostare e formare riflessioni via via sempre più articolate e ponderate, attraverso le diverse specifiche discipline e nell’assoluto rispetto dei tempi della crescita psicofisica dello studente oppure quello di addestrare il prima possibile all’esecuzione di compiti sempre più complessi, dando istruzioni e consegne più o meno rigide e fornendo strumenti e materiali più o meno abbondanti? Queste credo siamo le domande da porsi prima di impostare una qualsivoglia politica dell’istruzione in Italia: se poi per gli ultimi anni si possa parlare davvero di una “politica dell’istruzione”, di una visione strategica e lungimirante,  questa è una valutazione abbastanza facile, credo, da fare. Negli ultimi vent’anni abbiamo rincorso modelli stranieri, introdotto artatamente, prima, e pesantemente, poi,  caratteristiche di altri sistemi scolastici, magnificando di volta in volta questo e quello e rinunciando con incredibile disinvoltura a ciò che invece gli altri ci invidiavano (e per certi aspetti ancora ci invidiano). Ad esempio, il fatto di non istruire degli esecutori ma di formare delle persone critiche e proprio per questo  in grado di adattarsi con straordinaria facilità ai cambiamenti repentini e imprevedibili dei contesti lavorativi e sociali: come dimostrano i brillanti successi dei nostri studenti all’estero, tanto che più di una volta vien da pensare che stiamo formando cervelli e ingegni che arricchiranno altri Paesi, non il nostro. Abbiamo rinunciato da tanto tempo ormai al tema con titoli semplici ed essenziali: vero, insostituibile momento di libertà espressiva dello studente, che doveva ricavare da sé (e non da materiale preconfezionato ed impartito in pillole sul momento) le capacità di impostazione dell’argomento, di discussione e rielaborazione, facendo leva esclusivamente sulle proprie conoscenze, ben aldilà dello specifico scolastico.  E abbiamo rinunciato pure all’interrogazione come colloquio su argomenti disciplinari affrontati, nel quale mettere in gioco e dimostrare le proprie capacità interpretative e rielaborative. Certo è molto più facile, immediato ed “economico” - ma nel senso deteriore del termine - propinare test, “misurare le competenze”, valutando quantitativamente invece che qualitativamente: e, va da sé, abbassando sempre di più gli standard, salvo poi accorgersi (meglio tardi che mai!) che gli studenti universitari non sanno più scrivere decentemente nella loro lingua madre.  D’altronde, a scuola si scrive e si fa scrivere sempre meno, se per scrivere non si intende la crocettatura di test con risposte chiuse oppure la compilazione di formulari oppure ancora la redazione di mini testi  in cui la correttezza ortografica è sempre più opzionale e l’utilizzo di abbreviazioni e codificazioni simboliche abbonda. E a scuola nemmeno si espone più oralmente, si discute, si parla: lo spazio dell’”orale” è sempre più ridotto, a scuola e all’Università, a favore dello “scritto”, di quel particolare tipo di “scritto”, facile da correggere ed inevitabile quando si ha a che fare con qualche decina o qualche centinaio di studenti/utenti, con buona pace di ogni chiacchiera sulla “personalizzazione” dei processi di insegnamento/apprendimento. E’ sotto agli occhi di tutti quelli che vogliono vederla, la realtà dell’istruzione italiana. La scuola postmoderna sta celebrando la resurrezione e il trionfo di quel nozionismo avulso da ogni contestualizzazione e riflessione critica contro il quale avevamo tenacemente combattuto negli ormai lontani anni Settanta e Ottanta. La scuola postmoderna ha rinunciato, sta rinunciando alla sua vera “autonomia” per asservirsi come mai era accaduto prima alle richieste (più o meno chiare e coerenti) del mondo del lavoro: si veda proprio quell’alternanza scuola/lavoro così velocemente imposta (e magnificata) in ogni ordine di scuola superiore, mentre altrove è riservata solo a ben precisi indirizzi, mentre noi, col nostro consueto massimalismo, non solo imitiamo, ma imitiamo male e senza discernere. C’è un lungo lasso di tempo, nella vita di ciascuno, che va dall’infanzia alla giovinezza in cui si hanno (si devono avere) tutte le possibilità per “maturare”: oggi questo verbo è aborrito, forse è stato abusato in passato, ma contiene in sé l’idea di uno sviluppo, di un progresso nel tempo, progresso che costa impegno e sforzo, idea ovviamente invisa nel momento attuale in cui impera il convincimento del “tutto, subito e senza fatica”. “Maturare” idee, curare il proprio gusto, creare la propria personalità attraverso incontri ed esperienze culturalmente significative: già, la cultura! Ha ancora un posto nella scuola “professionalizzante” di oggi? “serve” a qualcosa? Probabilmente, secondo molti è una perdita di tempo oppure un lusso che in tempi di crisi non possiamo più permetterci, quando invece senza di essa alla crisi saremo perennemente condannati. La scuola tutta, dall’asilo all’Università, ha (aveva?) la funzione vitale ed irrinunciabile di fornire strumenti, occasioni, opportunità a tutti, nessuno escluso, per compiere questo processo affascinante di crescita interiore, puntando sulla riflessione, sull’analisi critica, sul dialogo educativo, aprendosi ai problemi dell’oggi, che ci riguardano come esseri umani e come cittadini prima ancora che come clienti, utenti e futuri lavoratori o professionisti. Tutto questo oggi sembra non avere più alcuna importanza.  Il messaggio forte e chiaro è: “prima inizi a scegliere il mestiere che farai, meglio sarà per te e per il mondo del lavoro, così pronto (?!) ad accoglierti  e a remunerarti”.  Credevamo che andare a scuola volesse dire prepararsi alla vita: certo, anche al lavoro, ma non solo.  Sbagliavamo, abbiamo sbagliato per tanti anni, a quanto pare. La scuola di per sé non ha alcun senso, è tempo sottratto alla fabbrica o all’azienda: a meno che esse sin da subito non la orientino e la condizionino. Come sta appunto avvenendo. L’autogratificazione dello studio e del sapere, il conoscere ogni giorno qualcosa ed entusiasmarsi ad ogni piccola scoperta, la voglia e il dovere di leggere e di confrontarsi, il meditare sul passato per non ripeterne gli errori…la storia, la letteratura, l’arte: tutto vecchiume, che si può ridurre felicemente al minimo e magari spazzare via una buona volta.  Che male ci può mai essere, in fondo, se si crede, come ha recentemente denunciato un allibito Romani Prodi, che Maradona è stato Presidente della Repubblica Italiana?  Le conoscenze storiche non sono verificate in alcuna prova Invalsi, quindi non sono importanti, contano solo (e neppure tanto) inglese, matematica e scienze: ma, sia ben chiaro, anche qui senza perderci sopra troppo tempo. Che male volete poi che faccia l’ignoranza della storia?

Nasce il Movimento dei democratici e progressisti


 
 
Riportiamo il link del manifesto di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista che proprio oggi ha ricevuto il suo battesimo a Roma. Un nuovo soggetto politico formato dai fuoriusciti dal Pd e che si colloca a sinistra del partito guidato da Renzi. A tenerlo a battesimo è stato Roberto Speranza, con Enrico Rossi, Arturo Scotto e Massimiliano Smeriglio. Speranza ha ricordato l'art.1 della Costituzione ('L'Italia è una Repubblica fondata sul lavorò) definendolo 'il nostro simbolo, il nostro progetto per l'Italia".

link del manifesto di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista


Stralcio del manifesto: " Riconosciamo la libera iniziativa economica che può portare al dinamismo e alla crescita del Paese nel rispetto delle regole condivise e del principio di legalità. Siamo però convinti che l’istruzione, la sanità, la sicurezza e l’ambiente debbano avere un valore universalistico, senza distinzioni tra ricchi e poveri, perché sono beni comuni che definiscono il grado di civiltà e di democrazia di un Paese".

In classe schiamazzi, uso degli smartphone e posture pericolose sulle sedie condizionano le lezioni


Da uno studio fatto da Ofsted, un dipartimento non ministeriale del governo britannico che riferisce dati ed indagini al Parlamento attraverso il Dipartimento per l’Istruzione, emerge che a causa della maleducazione degli studenti si perde un’ora di lezione al giorno. Lo stesso ente britannico  ha rilevato che a causa della maleducazione degli studenti, nel corso dell’anno viene perso un totale di 38 giorni. Nell’indagine si apprende di schiamazzi, uso smodato degli smartphone, ma anche posture pericolose sulle sedie. I comportamenti più molesti sono stati registrati analizzando 3.000 istituti. Per quanto riguarda le posture pericolose sulle sedie ricordiamo il tragico episodio accaduto in Italia allo studente dell’Alberghiero G. Marchitelli di Roccaraso, morto in classe dopo una caduta dalla sedia . In quel caso secondo le prime ricostruzioni il ragazzo durante la lezione si stava dondolando sui banchi, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe finito con la testa tra banco, sedia e muro. Mentre l’uso smodato degli  smartphone, sintetizzabile nell’uso di Whatsapp, rappresenta in Inghilterra come in Italia una vera e propria azione parallela di disturbo allo svolgimento regolare della lezione .

 

Aldo Domenico Ficara