sabato 10 dicembre 2016

Sarà Simona Malpezzi il nuovo Ministro dell’istruzione ?


E’ probabile che  Paolo Gentiloni  (già Ministro degli esteri) possa ricevere a breve l’incarico di formare un nuovo Governo.  In questo caso il nuovo Governo potrebbe continuare, seppur con qualche ritardo rispetto alla tabella di marcia stabilita da Renzi, con la riforma della scuola. Nei prossimi mesi, infatti, era prevista l’approvazione delle deleghe previste dalla Buona Scuola ( legge 107/15 ), come ad esempio quella per l’introduzione di nuove norme per il reclutamento e quella sulla riforma della scuola d’infanzia e la nascita del sistema integrato 0-6. In questo contesto politico Simona Malpezzi  potrebbe essere il nuovo Ministro dell’Istruzione nel caso in cui, molto probabile, non si tornerà a votare prima dell’approvazione di una nuova legge elettorale. Da diversi giorni infatti circola il nome della deputata PD Simona Malpezzi come candidata numero uno per la sostituzione di Stefania Giannini alla guida del Ministero dell’Istruzione. Questa ipotesi potrebbe non essere gradita dal mondo della scuola, che con il suo NO al referendum costituzionale chiedeva a gran voce un cambio radicale sulle politiche scolastiche.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

 

 

Ricorrenti del Concorso per dirigente scolastico del 2011 chiedono incontro urgente al Miur


Riceviamo e volentieri pubblichiamo un comunicato del Comitato nazionale ricorrenti concorso dirigenti scolastici 2011. Di seguito il testo inviatoci:

Alla sig.ra Ministro della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca
ROMA
Al sig. Sottosegretario di Stato dell'Istruzione
ROMA

Oggetto: Ricorrenti del Concorso per dirigente scolastico del 2011 - Richiesta di incontro urgente al fine di trovare una soluzione al contenzioso in corso relativo al Concorso per dirigenti scolastici del 2011 – Estensione delle disposizioni di cui al comma 88, lett. b), dell’art. 1 della L. 107/2015
Le incomprensibili resistenze a porre rimedio alle ingiuste discriminatorie previsioni recate dalla norma richiamata in oggetto, resesi manifeste in occasione della discussione del disegno di legge di Stabilità avvenuta negli scorsi giorni alla Camera dei Deputati, costringe questo Comitato ad intervenire con la richiesta di un incontro urgente con le Ecc.me SS. LL. in indirizzo. Nel corso dell’esame della legge di stabilità, infatti, sono stati respinti dalle Commissioni parlamentari di merito tutti gli emendamenti che si ponevano il fine di correggere, finalmente, quelle ingiuste previsioni riconosciute tali anche dai tanti parlamentari proponenti.
Gli aderenti a questo Comitato Nazionale, la cui costituzione si è resa necessaria proprio ai fini della migliore tutela degli interessi dei medesimi, richiedono infatti di avere riconosciuto il medesimo titolo all’accesso alle procedure concorsuali di cui al comma 88, lett. b), dell’art. 1 della L. 107/2015, alle medesime condizioni, di quello riconosciuto ai ricorrenti dei precedenti concorsi per dirigente scolastico tenutisi nel 2004 e nel 2006. La norma suddetta, come ben noto alle Ecc.me SS. LL., ha infatti escluso dalle predette procedure soltanto i ricorrenti dell’analogo concorso tenutosi nel 2011, nonostante il fatto che gli stessi si trovassero nelle identiche condizioni di fatto e di diritto dei predetti (contenzioso pendente alla data di entrata in vigore della L. 107/2015).
La problematica appare quanto mai speciosa ove si rifletta che, proprio da esponenti del Governo, il medesimo, è bene rilevarlo, che ha voluto introdurre, forse in accoglimento di specifiche richieste provenienti dai gruppi destinatari delle norme, segnatamente i ricorrenti di concorsi banditi nel 2004 e nel 2006, quelle singolari e sino ad allora sconosciute all'Ordinamento procedure di accesso al ruolo di dirigente scolastico, siano venute le azioni di contrasto che non hanno consentito l'introduzione nel ddl di quegli opportuni accorgimenti correttivi proposti con i vari emendamenti presentati. E ciò nonostante sembrasse giungessero, nelle ore che hanno preceduto l'esame degli emendamenti medesimi, segnali positivi in quel senso, seppur con la considerazione di ulteriori istanze ancora provenienti dalle residuali esclusioni riferibili alle tornate concorsuali del 2004 e del 2006 (partecipanti al corso di formazione intensivo del 2015 per almeno 80 ore).
Alla luce di ciò, senza nulla volere obiettare sulla legittimità delle istanze di queste ultime categorie, appare ancora più incomprensibile l'azione di contrasto posta in essere nei confronti delle istanze dei ricorrenti rappresentati da questo Comitato, proprio nel mentre si apriva alla considerazione di nuove ed ulteriori possibilità in favore di categorie già risultate destinatarie delle norme di accesso alle procedure concorsuali richiamate. Si nega infatti ai ricorrenti del concorso del 2011 anche la semplice estensione delle medesime disposizioni che hanno avuto effetto nei confronti dei ricorrenti del 2004 e del 2006, nemmeno nella forma contenente lo sbarramento del superamento della prova preselettiva, mentre si ipotizza, e ciò appare paradossale, di offrire altre opportunità a categorie già destinatarie delle norme di che trattasi.
L’accorgimento dell’adozione dello sbarramento del superamento della prova preselettiva, peraltro condiviso, dimostra, tra l’altro, il grado di difficoltà presentato dal concorso del 2011 rispetto ai precedenti del 2004 e del 2006 che non ne prevedevano l’espletamento.
Tutto ciò conclama e rende ancor più palese, a parere di questo Comitato, la iniquità delle statuizioni originariamente recate alla lettera b) del comma 88 dell’art. 1 della L. 107/2015, dei cui effetti si torna a chiedere l'estensione a coloro che, avendo partecipato al concorso del 2011 ed avendo, per di più, superato la prova preselettiva, si trovavano, a quella data, nelle medesime condizioni di pendenza di contenzioso dei ricorrenti dei concorsi del 2004 e del 2006.
Il Comitato ha, ovviamente, anche preso conoscenza dei contenuti delle risposte del Ministro ad interrogazioni varie sul tema, segnatamente e per completezza, la risposta all'interrogazione del sen. Lai ed altri, nell'ambito delle quali, risulta ancor più evidente la portata discriminatoria delle previsioni normative di che trattasi ove si consideri, come affermato dal TAR Lazio (TAR LAZIO n. 07999/2016) e come ricordato da codesto Ecc.mo Ministro, anche la natura, così definita dalla giurisprudenza costituzionale, di legge-provvedimento delle norme come quelle in questione (art. 1, co. 88-91, della l. n. 107/2015), che «contengono disposizioni dirette a destinatari determinati», ovvero che «incidono su un numero determinato e limitato di destinatari», di «contenuto particolare e concreto», «anche in quanto ispirate da particolari esigenze» e che comportano l’attrazione alla sfera legislativa della «disciplina di oggetti o materie normalmente affidati all’autorità amministrativa». Un provvedimento di natura analoga è, pertanto, ciò che si chiede, afferente esclusivamente, per quanto precede, alla sfera di volitività del Governo e del Parlamento, al fine di ripristinare condizioni di equità, giustizia, condizioni di pari partecipazione e non discriminazione.
Non ci si vuole soffermare, in questa sede, sull’operato di alcune Commissioni del concorso del 2011 (che, peraltro, in alcuni ambiti, hanno innescato procedimenti di rilievo penale in via di accertamento), che non hanno ritenuto di dovere includere in graduatoria idonei, impedendo così persino l’eventuale scorrimento di graduatoria (le Commissioni hanno scelto, cioè, di non dovere fare "prigionieri", i cui titoli avrebbero forse potuto scardinare graduatorie precostituite) innescando processi di mobilità interregionale con le conseguenze del caso.
Con la presente, pertanto, questo Comitato chiede un incontro urgente con le Ecc.me SS. LL. al fine di potere rappresentare, con ogni necessaria argomentazione, la richiesta, rivolta al medesimo Governo che ha voluto le norme in questione e che hanno prodotto la palese disparità di trattamento tra eguali di cui si è detto, di introduzione nella normativa in fase di discussione della Legge di stabilità, o nel prossimo ddl del cosiddetto "Milleproroghe" degli opportuni accorgimenti correttivi alle norme sopra richiamate protese a garantire quella equità di trattamento e quelle condizioni di pari partecipazione e non discriminazione che sino ad oggi sono state incomprensibilmente negate.
Giova infine rilevare come la richiesta di che trattasi sia connotata da una altissima sostenibilità economica considerato che i maggiori costi derivanti dalla eventuale immissione nel ruolo di dirigente scolastico di docenti già in servizio, verrebbero corrispondentemente pressoché compensate dal risparmio delle indennità di reggenza in atto corrisposte ai dirigenti scolastici incaricati delle medesime che, come noto, tanti disagi organizzativi e funzionali determinano.
Quanto sopra anche al fine di dimostrare, erga omnes, che la "Buona Scuola" è veramente "buona" per tutti.

Roma, 8 dicembre 2016

Il COMITATO NAZIONALE RICORRENTI CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI 2011

venerdì 9 dicembre 2016

L’intesa contrattuale probabilmente salterà!

di Gianfranco Scialpi
 
 
L’esito negativo del Referendum costituzionale per il governo produrrà un effetto positivo per gli statali, e nello specifico per noi insegnanti. L’accordo contrattuale tra l’ex governo Renzi e i sindacati diventerà lettera morta. Semplicemente perché il governo Renzi è caduto e uno a tempo difficilmente potrà  garantire le condizioni legislative ( che dirò avanti ) ed economiche ( nel 2018 serve il doppio delle risorse per garantire gli 85 € lordi) .Sarà uno di quei documenti da consegnare alla storia, in grado solo ( si fa per dire! ) di certificare l’incapacità delle parti di comprendere il disagio della categoria. Ricordo che a fronte di impegni generici sulla Riforma della legge Brunetta e sulla “Buona Scuola”, i sindacati avevano accettato la “mancetta elettorale” di un aumento lordo di 85 € nel triennio 2016-18. Assolutamente irricevibile, irrispettoso della categoria!
Mi auguro che i sindacati rivedano la loro posizione. Sarà molto difficile! Hanno dimostrato ancora una volta di non essere in grado di ascoltare i lavoratori, di cogliere il malessere che caratterizza la loro condizione. Salvo poi non comprendere il voto contro ( non mi riferisco ai sindacati, ma faccio un discorso generale ),  presentandolo  in modo semplicistico come un’espressione del populismo. Non è così! Anche il populismo è politica! E comunque quello che viene definito populismo è l’effetto di una politica subalterna ai diktat del verbo economico che sottrae diritti e aumenta invece i doveri, che si identifica con i poteri forti, i quali si riprendono tutto quello che erano stati costretti a cedere nell’ “età dei diritti” ( N. Bobbio )… Quindi dobbiamo pungolare il sindacato in tutti i modi, affinché cambino sceneggiatura. Diversamente andranno incontro all’ ennesima “Caporetto”, fino alla loro estinzione. E questo non è un bene, perché una sana democrazia necessita di soggetti intermedi come il sindacato, che sappia essere un interlocutore efficace e nel caso faccia opposizione al governo.

 

Totopremier: si parla di Paolo Gentiloni


 
 
Paolo Gentiloni potrebbe essere il presidente incaricato di formare un nuovo governo. Il nome del ministro degli Esteri, da giorni inserito nel listino ristretto del totopremier, è quello su cui sembrerebbe compattarsi il Partito democratico ed è quello che viene accreditato maggiormente anche dalle altre forze politiche. Si ricorda che Paolo Gentiloni in gioventù è stato vicino al Movimento studentesco di Mario Capanna, durante gli studi giovanili al Liceo Tasso di Roma, quindi dopo la confluenza del movimento in Democrazia Proletaria, ha preso parte al Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS) sino alla sua unificazione con il Partito di Unità Proletaria per il comunismo.

giovedì 8 dicembre 2016

Dopo il NO l’ex Ministro Boschi al lavoro per servire le Istituzioni


Dov'è finito l’ex Ministro Maria Elena Boschi? L'ultima traccia che ha lasciato è un post su Facebook, lunedì mattina. Tutto ciò mentre, dopo la sconfitta, Matteo Renzi  tenta la lotta per restare al potere, per tenersi il Pd e per tornare al governo, ancora da premier. Lo stesso Renzi che nel discorso di domenica sera non l'ha neppure citata. Nemmeno un cenno nella conferenza stampa d'addio. Per dovere di cronaca riportiamo il contenuto del post su Facebook: “ Peccato. Avevamo immaginato un altro risveglio: istituzioni più semplici in Italia, paese più forte in Europa. Non è andata così. Ha vinto il no, punto. Adesso al lavoro per servire le Istituzioni. Mettiamo al sicuro questa legge di bilancio. Poi pubblicheremo il rendiconto delle tante cose fatte da questo Governo. A tutti i comitati, a tutti gli amici e le amiche che ci hanno dato una mano, grazie. Decideremo insieme come ripartire, smaltita la delusione. Un abbraccio “. Si vuole ricordare il botta e risposta tra la Boschi e l’allora segretario generale FLC Cgil Pantaleo, pochi giorni dopo lo sciopero del 5 maggio 2015:

Maria Elena Boschi: “La scuola solo in mano ai sindacati funziona? Io credo di no". Domenico Pantaleo:  “ La dichiarazione della ministra Boschi conferma l’arroganza e il disprezzo della democrazia.  La scuola non è dei sindacati ma nemmeno proprietà privata del Governo. È del Paese e di chi quotidianamente garantisce alle nuove generazioni di avere una istruzione all’altezza dei tempi".
 

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

 

Preside festeggia il NO al referendum facendo il classico gesto dell’ombrello


G. T. direttrice didattica al Secondo circolo di Ercolano, nella notte della vittoria  del NO al referendum costituzionale si lascia andare un po’ troppo, facendo il classico gesto dell’ombrello e dicendo «Tiè!» davanti a un iPhone.   Il gesto pubblicato su Facebook scatena un putiferio e lei, la preside, viene crocifissa sul web. A questo punto la DS intervistata dal Corriere del Mezzogiorno dice: «Io chiedo innanzitutto scusa, veramente mi dispiace perché non è un comportamento che mi appartiene. Era un momento di grande euforia e tensione. Eravamo nella sede del Comitato per il No. Ora questo video sta diventando un caso, ovviamente l’ho cancellato dal mio profilo facebook. Ci tengo a chiarire però che in quel momento ero una privata cittadina che stava esprimendo un’opinione, non ero certo nell’esercizio delle mie funzioni di preside. Detesto la politica personalistica condotta dal premier in questi due anni. Ha fatto peggio di Berlusconi».

 

 

Aldo Domenico Ficara

Renzi Bis? La scuola dice ancora NO e potrebbe scendere in piazza


Mentre la maggioranza degli insegnanti si interroga sulla possibile eliminazione della legge 107/15, Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato,  accenna all’ ipotesi  del Renzi-bis fino al 2018: "Il Senato ha votato la fiducia al governo con un'ampia maggioranza, è la conferma che le sue dimissioni sono una conseguenza del referendum, non della mancanza di maggioranza". A queste affermazioni il mondo della scuola rimane attento, perché un Renzi bis vorrebbe dire la prosecuzione delle politiche de “ La Buona Scuola “ con tutte le conseguenze del caso ( Davide Faraone probabile Ministro dell'istruzione ). Nello scacchiere politico Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, è contrario a ogni tipo di inciucio. Renzi bis, dunque, vade retro. Fdi e  Lega Nord sono invece per il voto anticipato. Meloni oggi ribadisce: "Vogliamo andare alle urne a gennaio e fare una legge elettorale entro Capodanno". Pure Matteo Salvini ( che ha dichiarato di voler abolire la legge 107/15 ) punta al "voto subito" e avverte: "Tra una settimana, se non ci saranno risposte chiare sul voto, noi scendiamo in piazza: il 17 e il 18 dicembre siamo pronti per una raccolta firme per elezioni subito. Questa la nostra risposta a Renzi e Mattarella se pensano di farci perdere ancora del tempo". Quindi il 17 e il 18 dicembre ci potrebbero essere manifestazioni di piazza, la scuola sarà presente?

 

Aldo Domenico Ficara

Dopo lo schiaffo del NO a Renzi, il Miur sulla mobilità 2017/18 si ammorbidisce


 
 
Dopo l’esito del referendum costituzionale, l’arroganza decisionista sulle politiche scolastiche sembra affievolirsi. Sembra ritornare il buon senso, almeno, in riferimento alle tematiche sulla mobilità docenti 2017/18. A tal proposito riportiamo uno stralcio di un articolo di Lucio Ficara pubblicato sulle pagine de La Tecnica della Scuola: “Adesso dopo la vittoria del No al referendum e soprattutto dopo l’incontro politico sulla mobilità tenuto il 7 dicembre 2016 al Miur con i sindacati, si apre la strada per una mobilità degli insegnanti su scuola. In buona sostanza il Miur accoglie le istanze dei sindacati e si impegna nei prossimi incontri a chiudere una ipotesi di contratto della mobilità 2017/2018 volta a garantire, quanto più possibile, la titolarità su scuola dei docenti. Nel comunicato unitario dei sindacati, redatto dopo l’incontro del 7 dicembre 2016, si evince che il Capo di Gabinetto Miur, dott. Alessandro Fusacchia, ha risposto positivamente ad alcune delle richieste avanzate unitariamente. Ci sarebbero le condizioni per rimuovere, tra l’altro, i vincoli relativi alla possibilità dei docenti di trasferirsi anche su singola scuola superando il blocco triennale “.

 

 

Aldo Domenico Ficara

 

Cosa pensa della scuola pubblica Enrico Rossi l’anti Renzi del PD


Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che in questi giorni si sta proponendo all’interno del Partito Democratico come l’anti Renzi,  così nel 2015 parlava della scuola pubblica:  “Investire nella scuola malgrado i pesantissimi tagli statali è stata una delle scelte più importanti che abbiamo fatto in questi anni. Una scelta di qualità e di civiltà. Sono convinto che su questo terreno dovremo ancora andare avanti, magari cercando altrove risorse, attraverso risparmi e razionalizzazioni”. Dove lo Stato ha tagliato noi ci siamo stati con i nostri investimenti per il futuro. Ed è quanto vogliamo continuare a fare assieme alle amministrazioni comunali che vivono direttamente i problemi delle famiglie e dei ragazzi”. Lo stesso Rossi si è anche detto preoccupato dei dati relativi alla dispersione scolastica dicendo: “E’ un problema che abbiamo anche in Toscana e rispetto al quale dobbiamo fornire risposte concrete. Per esempio intervenendo sugli istituti professionali, perché abbiano uno sbocco lavorativo più definito, un legame reale con il territorio e le attività economiche. Allo stesso modo dobbiamo occuparci dei cosiddetti Neet, cioé dei giovani che non lavorano e non si formano, per tentare di costruire un rapporto con il lavoro o magari fare in modo che sperimentino il nostro servizio civile. Il disagio sociale sta aumentando e ci vorrà tempo perché la ripresa economica ci faccia guarire dalle ferite prodotte dalla crisi. Per questo bisogna rafforzare il presidio della scuola, nel segno della qualità”.

 

 

Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 7 dicembre 2016

I decreti attuativi da approvare entro il 16 gennaio 2017


Sono numerosi i decreti attuativi ( legge 107/15 )  da approvare entro il prossimo 16 gennaio, ovvero entro  il diciottesimo mese da quel non più dimenticato 15 luglio 2015 data di inizio della legge 107/15. Vediamo quali sono i temi rimasti in sospeso e che devono avere  al più presto la loro soluzione normativa:
·        Formazione iniziale degli insegnanti
·        Immissione in ruolo dei docenti;
·        Promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità;
·        Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
·        Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni:
·        Promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici 
·        Adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti
·        Esami di Stato.
Ecco perché servirebbe la formazione di un governo di scopo, che supplisca a ciò che non è stato fatto da questo governo dimissionario.

 

Aldo Domenico Ficara