lunedì 27 febbraio 2012

“Ghizzoni: ingiustizia e improvvisazione” intervista di Marina Boscaino e Marco Guastavigna

Ci può spiegare con maggior previsione qual è stato l’iter istituzionale e politico del mancato provvedimento?
Con la firma di tutti i deputati del PD componenti delle commissioni Istruzione e Lavoro è stato depositato un emendamento al decreto Milleproroghe (il numero 6.19) finalizzato a rinviare al 31 agosto 2012 (invece che al 31 dicembre 2011), nel comparto scuola, il termine per maturare i requisiti per il pensionamento secondo la normativa previgente alla cosiddetta riforma Fornero. Tale rinvio consentirebbe di riconoscere nella normativa previdenziale la specificità della scuola, la cui vita è scandita dai ritmi della didattica che da sempre condizionano anche l’accesso alla quiescenza (il 1 settembre, cioè all’avvio dell’anno scolastico).
Anche il parere al decreto Milleproroghe espresso all’unanimità dalla Commissione VII della Camera accoglie una condizione del tutto analoga all’obiettivo dell’emendamento, a testimonianza di un orientamento condiviso dalle forze politiche presenti nella commissione (“Si differisca al 31 agosto 2012 il termine previsto dall’articolo 24, comma, 14 del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, per la maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione del personale della scuola con le norme previgenti, al fine di rendere coerente tale termine con la normativa previdenziale del medesimo comparto”).



L’emendamento non ha superato la discussione nelle Commissioni referenti (Affari costituzionali e Bilancio) per la valutazione negativa dalla Ragioneria dello Stato circa la “copertura” finanziaria. Ripresentato per la discussione e per il voto in Aula, l’emendamento è decaduto – insieme a tutti gli altri – nel momento in cui il Governo ha posto la questione di fiducia.
Per dare continuità ad una azione che il PD ha intrapreso convintamente, è stato allora presentato un Ordine del Giorno (n. 79, presentato nella seduta della Camera n. 577 di giovedì 26 gennaio 2012), accolto favorevolmente, che impegna il Governo ad “introdurre il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola”. Al Senato l’iniziativa è stata assunta direttamente da uno dei due relatori del decreto Milleproroghe, il sen. Mercatali, che ha depositato l’emendamento 6.51, corredato da una copertura finanziaria stimata a 229 milioni, da ripartire nel quadriennio 2012-2015: a tale cifra si è pervenuti tenendo presente una platea di 4000 potenziali beneficiari, individuata dal MIUR, e calcolando i “minori risparmi” dovuti a 3 anni di media di anticipo sul pensionamento, come determinato dalla recente riforma previdenziale.
Di avviso diverso il ministro Fornero la quale, intervenendo nel dibattito nelle Commissioni referenti (Affari Costituzionali e Bilancio) del Senato, non ha mosso rilievi di natura “strutturale” all’emendamento, bensì sulla adeguatezza della copertura finanziaria. Tale giudizio negativo è stato rafforzato dalla relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, che ha valutato i costi in ben 600 milioni, poiché ha fatto riferimento a 6000 possibili fruitori (senza però giustificare le ragioni di tale nuova stima) e, soprattutto, vi ha incluso le spese per la liquidazione (come se spettasse solo a chi va in pensione ora e non tra tre anni!). A poco, purtroppo, sono servite le puntuali controdeduzioni della sen. Bastico: il Governo e il relatore sen. Malan del PDL hanno mantenuto un parere contrario all’emendamento nel momento in cui il presentatore e relatore sen. Marcatali ne ha chiesto la votazione. Nel voto, purtroppo, i favorevoli sono stati 4 in meno rispetto ai contrari e agli astenuti.
A questo punto due considerazioni sono d’obbligo: il PD ha iniziato in solitudine questa battaglia e l’ha condotta con coerenza fino in fondo, contro il Governo e le altre forze che lo sostengono; emblematico, poi, il voto negativo della Lega, quella stessa Lega che dalle pagine della Padania grida di voler difendere i pensionati ma nelle aule delle commissioni parlamentari non perde occasione per affossare interventi promossi dal PD per superare le criticità della riforma Fornero.
Questi i fatti. La questione, tuttavia, non deve considerarsi chiusa: l’approvazione dell’OdG n. 79 vincola il Governo ad un preciso impegno. Lo incalzeremo perché onori l’obbligo assunto e perché la specificità della scuola – così come è sempre stato – sia riconosciuta anche nella riforma previdenziale recentemente approvata. In questa azione saremo spronati dal personale della scuola che ci ha accompagnato in questa battaglia e che si sta organizzando per dare voce alle proprie istanze, anche attraverso iniziative legali (al momento il dibattito è raccolto in Quota 96, Class Action Blog Scuola e sul mio sito personale).
A suo giudizio, quale senso assume una scuola il cui personale è in parte trattenuto in servizio contro la sua volontà e invecchia tristemente di fronte a bambini ed adolescenti che sempre più esplicitamente pongono al centro della vita scolastica le relazioni umane, gli atteggiamenti, i comportamenti degli adulti?
Una buona scuola si costruisce anche sulla motivazione dei docenti e degli operatori che vi lavorano: è del tutto evidente che un personale affaticato dagli anni di servizio e frustrato nelle aspettative personali molto difficilmente contribuirà a vantaggio della didattica e dell’offerta formativa. L’invecchiamento della nostra classe docente è un dato di realtà: l’Italia è il Paese dell’Unione europea con la percentuale più alta di insegnanti ultracinquantenni nelle scuole superiori (57,8 per cento) e quella più bassa di insegnanti sotto i 30 anni (0,5 per cento). E, per la normativa previdenziale recentemente approvata, queste percentuali sono destinate ad aggravarsi.
Ci sono tanti insegnanti “maturi” che ancora hanno molto da dare, agli studenti e ai colleghi: è una constatazione facilmente verificabile per chi frequenta la scuola italiana. Pertanto, non ho alcuna intenzione di invocare i pensionamenti coatti, come invece ha fatto, solo pochi anni fa, il ministro Brunetta. Sostengo invece che per affrontare le sfide che ha di fronte – dispersione, reale inclusione, innovazione della didattica e nuove modalità di apprendimento – la scuola italiana abbia bisogno di un organico adeguato (problema reso acuto dalle scelte del precedente Governo) e di personale motivato, indipendentemente dall’età anagrafica: maturati i requisiti necessari (che non possono essere sottoposti ad un continuo regime di revisione), la libertà di scelta del pensionamento diventa una opportunità di crescita.
3. Il PD appoggia questo Governo e questo Ministro dell’istruzione. Non trova che vi siano alcune contraddizioni tra gli annunci e le pratiche? Giudica credibile l’idea di adibire gli insegnanti più anziani a funzioni diverse dall’insegnamento diretto (per esempio la formazione dei colleghi) in assenza di un modello non improvvisato e anche di spazi di contrattazione sindacale in proposito?
Non si può correggere ingiustizia con improvvisazione. L’emendamento, seppur bocciato, ha avuto almeno il pregio di sollevare la questione della specificità della scuola in materia previdenziale: ora che essa è stata posta, la politica e il Governo non possono più ignorarla. La soluzione naturalmente non è solo quella proposta dall’emendamento, finalizzato a correggere un errore per la fase di prima applicazione della riforma Fornero (l’anno scolastico 2011/2012 è stato infatti spezzato in due, come non era mai accaduto prima): resta sul tavolo, inevaso, il problema di come raccordare tale riforma alla finestra unica di uscita dalla scuola (1 settembre).
Ma soprattutto c’è da chiedersi come il personale ultrasessantenne sia in grado di affrontare al meglio la propria missione educativa (indirizzata a “nativi digitali”, raccolti in classi numerose, dai bisogni di apprendimento molteplici e differenziati) e conseguentemente se sia opportuno, per gli ultimi anni di servizio, prevedere funzioni alternative alla consueta attività didattica o il ricorso ad un orario ridotto di insegnamento: certo è che tali valutazioni non possono prescindere da un discorso più generale sulla scuola e sui diritti dei suoi lavoratori, che deve avere un approdo naturale anche nella contrattazione sindacale.
Coerenza tra annunci e pratiche? È la domanda che abbiamo posto urgentemente al ministro Profumo mercoledì scorso, con lo strumento dell’interrogazione parlamentare, dopo la bocciatura dell’emendamento: come possono stare insieme i proclamati concorsi per i giovani insegnanti con il trattenimento in servizio dei più anziani, al netto dei tagli imposti dal ministro Gelmini che hanno ridotto all’osso gli organici? La risposta è stata poco soddisfacente, anche in relazione alla annunciata legge della Regione Lombardia per il reclutamento del personale docente da parte delle istituzioni scolastiche (da noi richiamata nell’interrogazione) e archiviata dal ministro come una semplice “sperimentazione”: gli argomenti per il nostro impegno dei prossimi mesi non mancano di certo.

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