giovedì 9 febbraio 2012

L’ubriacatura degli acronimi nella nostra povera scuola

Il declino della scuola italiana coincide con l’introduzione nel mondo
scolastico, di una serie di acronimi dalla pronuncia incerta. Eccone
alcuni : pon, por, pof, pei, gio, cic, dnl, fis, fse, fser, ds,
dsga ,rsu,rsl, clil, sicuramente ne dimentico tanti altri . La scuola
degli acronimi, come a me piace chiamarla, disperde le energie, del
suo capitale professionale, in mille rivoli burocratici, in mille
tecnicismi, perdendo di vista, il suo ruolo costituzionale di
istituzione rivolta alla formazione del cittadino e ai più alti
principi educativi laici. La nostra vecchia e cara scuola italiana,
che ci ha preparato ad affrontare le competizioni della vita non
esiste più, al suo posto è nata la scuola degli acronimi, dove si
perdono energie intellettuali, per cose che nulla avrebbero a che fare
con la missione di educatori e formatori. All’ubriacatura degli
acronimi, da pochi giorni, se ne aggiunge un altro: VSQ. Si tratta
del progetto valutazione e sviluppo della qualità, che valuterà le
scuole in base alla qualità del servizio che tali istituzioni
riusciranno ad offrire. Oltre ad incrementare la burocrazia, questo
progetto ha, a mio modo di vedere, evidenti limiti di successo. E’
facile prevedere la corsa da parte dei dirigenti scolastici a
raggiungere il bollino di qualità a tutti i costi. Mi piace sempre
ricordare che la scuola italiana non è più il luogo naturale della
conoscenza, ma è diventato, per il suo processo di burocratizzazione,
il luogo delle conoscenze e delle clientele. I dirigenti scolastici
sono diventati manager di azienda, che in base alla rete delle loro
conoscenze e delle loro clientele, riusciranno ad ottenere un dato
livello di qualità. Ad onore del vero considero, il tema della
valutazione della scuola e dei suoi docenti, in linea di principio
giusta e sacrosanta, ma non attuabile, con successo, nella povera
scuola degli acronimi. Sono certo del fallimento di questo progetto,
perché, come ho già detto, valuterà la scuola in base alla forza
politica del suo capo manager, rendendo un cattivo servizio alla
collettività. Purtroppo la scuola di oggi ubriacata dai costosissimi
acronimi è governata senza la pura etica della responsabilità, che
imporrebbe cura ed attenzione nell’educare i futuri cittadini. Una
scuola veramente moderna e competitiva dovrebbe liberarsi con forza e
convinzione di tutti gli acronimi insignificanti precedentemente
citati e puntare prioritariamente alla formazione culturale-educativa
dei propri studenti, dovrebbe investire risorse umane ed economiche,
per creare una vera e giusta qualità d’istruzione pubblica.


Lucio Ficara