martedì 27 novembre 2012

A settembre il direttore dell’ufficio scolastico e l’assessore all’istruzione lombardo avevano dimostrato che le buste non erano trasparenti



Il Concorso presidi non era da annullare. Ecco le prove anti-Tar


Non è vero che le buste che hanno portato all’annullamento erano trasparenti. Lo hanno dimostrato il direttore dell’ufficio scolastico e l’assessore all’istruzione lombardo. Infatti in Emilia-Romagna un medesimo ricorso era stato respinto.



È quasi ora di pranzo al terzo piano dell’Ufficio regionale scolastico di Lombardia, in via Ripamonti a Milano, quando Giuseppe Colosio, direttore dell’Ufficio, e Valentina Aprea, assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, evidenziano le qualità e le difficoltà di un sistema scolastico teso all’autonomia ma frenato dallo Stato. Come nel caso evidente della respinta della richiesta di annullamento della sospensione voluta dal Tar lombardo per il concorso di dirigente scolastico, per i quali 355 candidati si sono visti annullare l’esito “per vizi di forma”, tra i quali la “trasparenza” delle buste. Conclusasi la conferenza, Giuseppe Colosio risponde ai giornalisti.





LE BUSTE. Indicando la busta, Colosio non ha dubbi: «Sono le stesse che usano nei concorsi a Roma» dichiara. Potrebbe bastare, se non che, avvicinata a una qualsiasi fonte di luce, compaiano alcune scritte scure, da cui è difficile ravvisare il nome del candidato. «Se si fosse voluto invalidare l’equità della prova, sarebbe stato più semplice aprirle». Ha ragione, anche perché porre i fogli in controluce sarebbe un’azione difficilmente “involontaria”. Ci sarebbe da presumere un qualche consorzio associativo tra gli elementi della commissione per permettere un gesto così palese di violazione dell’anonimato.
DUE PESI, DUE MISURE. Ma Colosio prosegue, incalzato dalle domande dei giornalisti, nel descrivere lo svolgimento della valutazione. Le stanze dove si è svolta, al terzo piano dell’Ufficio regionale in Via Ripamonti, nella zona Sud di Milano, hanno due sole piccole finestre, con vetri opachi, che corniciano una porta. Anche con le luci accese, sarebbe stato complesso valutare il nome di un candidato ponendo in controluce la busta. «Tanto più – prosegue Colosio – che in Emilia Romagna, per lo stesso ricorso, il Tar ha giudicato la trasparenza delle buste “ininfluente” ai fini della valutazione del contenzioso». Ricorso che è stato respinto. Due pesi, due misure.
LA MANO INVISIBILE. «Alcuni interni all’Ufficio hanno provato l’esame da dirigente scolastico. Solo il 20 per cento di essi è risultato idoneo» a fronte di un’ottanta per cento scartato. È difficile ipotizzare la presenza di una mano invisibile che ha controllato gli esiti dell’esame. Sotto questo dato, però, possono essere nascoste le vere ragioni del ricorso. Di cui si attende ancora la soluzione.






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