martedì 27 novembre 2012

Il premier cooptato critica il corporativismo dei docenti

di Lucio Ficara 27 novembre 2012    Caro presidente Monti, ma da quale pulpito viene la predica? Lei che è assorto nel ruolo di primo ministro senza un voto democratico del popolo sovrano, ma perché cooptato  per volontà del Quirinale, come può dire che i docenti della scuola italiana sono una categoria corporativa? È come dare ragione al vecchio adagio che afferma: “ il bue dice cornuto all’asino”.
È un modo di dire molto usato nel linguaggio comune  per  mettere in risalto un difetto altrui, tralasciando completamente  che il primo a possederlo è proprio chi lo vuole sottolineare nell’altro. L’Italia, caro presidente Monti, è tutta corporativa, affiliata e associativa, ma mi creda, non esiste eccezione alcuna, compreso il governo che sta cercando, a nostre spese, di tirarci fuori dal pantano in cui ci troviamo. Comunque la si voglia pensare , quella dei docenti è la categoria meno corporativa che ci sia. Se la scuola e i suoi docenti fossero veramente corporativi come si spiega il massacro che hanno subito, in particolar modo, negli ultimi quattro anni? Come si possono spiegare i tagli di risorse economiche di oltre 8 miliardi di euro e i 150mila tagli di organici avvenuti quando al Miur era insediata il ministro Gelmini? Come sono spiegabili i risparmi di spesa fatti sulla pelle dei precari, dei docenti inidonei , previsti nella spending review? Come si spiegano i blocchi contrattuali e quelli degli scatti di anzianità? Ma di quale corporazioni parla, Senatore Monti? La ribellione al provvedimento unilaterale dell’aumento dell’orario di servizio da 18 a 24 ore settimanali, a parità di stipendio, non è corporativismo, ma rispetto delle regole e delle norme contrattuali. Piuttosto , capovolgendo il proverbio del bue e dell’asino, noi docenti come muli da lavoro le diciamo che, le corna stanno nella testa del bue e che le vere corporazioni non sono quelle fatte da animali da soma ma da quelli che hanno le corna e fanno finta di non averle.

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