venerdì 23 novembre 2012

Scuola, effetto firma separata. Domani sciopero Cgil e Cobas

di Luciana Cimino – l’Unità – 23 novembre 2012



L'incontro di ieri fra governo e sindacati di categoria non è servito a fermare lo sciopero della scuola di sabato prossimo. Si sfilano tutti gli altri sindacati, soddisfatti dalle garanzie presentate dall'esecutivo. Ma non la Cgil che conferma la mobilitazione e cambia solo la piazza: da piazza del Popolo a Piazza Farnese. E con essa scioperano i Cobas, gli studenti, i docenti, i precari. Aderiscono anche Sel e Idv. Soddisfatto dell'incontro si dice il ministro Profumo che parla di fatto «estremamente positivo con la condivisione di un percorso», mentre i sindacati che hanno sospeso la mobilitazione (Cisl, Uil, Snals Confsal e Gilda) spiegano: «avevamo due obiettivi e li abbiamo entrambi conseguiti », ha detto Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda, mentre di «soluzione positiva» parla anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, aggiungendo con una frecciata che «il confronto negoziale paga sempre al contrario di chi nel movimento sindacale insegue ancora soluzioni velleitarie o cavalca i movimenti con motivazioni  politiche».





CHE DELUSIONE Ma la FlcCgil di Mimmo Pantaleo tiene il punto. Si dichiara «delusa» dall'incontro. «Ci hanno proposto un atto di indirizzo all'Aran per trovare  480  milioni  ma  andandoli  a prendere dal fondo del Mof (Miglioramento offerta formativa) e dal fondo di istituto ha spiegato il segretario nazionale ma solo per il 2011; poi bisognerà trovare le risorse per il 2012. Così si azzera quasi il Mof e il fondo per la contrattazione decentrata e per il resto restano solo briciole». «Non è una soluzione ribadisce Pantaleo ma il gioco delle tre carte. L'onere del pagamento si scarica sui lavoratori che dovranno rinunciare a una parte del salario accessorio, quello finalizzato al miglioramento dell'offerta formativa cioè il valore aggiunto alla didattica. Gli scatti verranno pagati dagli stessi lavoratori ma anche dagli studenti che avranno meno offerta formativa». La Flc Cgil è insoddisfatta anche sul  piano  dell'occupazione:  «questo "impegno" del Governo dovrà essere compensato da un aumento della produttività del personale docente e Afa: vale a dire lavorare di più a parità di salario. Il governo tace invece su precariato e piano di stabilizzazioni, tagli agli organici, finanziamenti, docenti inidonei e rinnovo del contratto». Insomma le ragioni lo sciopero rimangono e la Cgil «chiede ai lavoratori e alle lavoratrici, agli studenti e ai cittadini di aderire in massa per difendere la scuola pubblica e la dignità del lavoro». Intanto continuano le iniziative di protesta di insegnanti e studenti nelle scuole. Roma, dopo i fatti del 14 novembre, guida la mobilitazione con almeno 50 scuole "in stato di agitazione". Ieri un cospicuo gruppo di universitari e studenti medi ha aperto gli ombrelli di fronte all'ingresso del ministero della Giustizia, esponendo un manifesto con la scritta "Piove: governo tecnico" (con il riferimento ai lacrimogeni sparati il 14 novembre). «Il 24 ci ricolleghiamo agli scioperi del 14 dove abbiamo ottenuto repressione ha affermato Gianluca, dell'Uds Abbiamo reagito con l'occupazione di decine di scuole per fare nel concreto quel modello di scuola che  vogliamo». A Roma La Sapienza ha deciso di sospendere la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2012-2013 prevista per stamattina. «Troppa tensione a Roma scrive in un comunicato l'ateneo Le gravi problematiche economico-finanziarie del Paese, con il disagio di tante famiglie, e lo stato di sofferenza della scuola pubblica stanno facendo salire la tensione con riflessi nella città universitaria. Per senso di responsabilità si soprassiede alla cerimonia». A Palermo altri cortei di studenti anche ieri.

MOBILITAZIONE IN TUTTA ITALIA Ma in tutta Italia sono decine le scuole occupate.  Secondo  un  sondaggio  di Skuola.it la metà degli studenti italiani è coinvolta in occupazioni o autogestioni. In questo contesto ieri Profumo ha mandato una lettera a studenti e insegnanti dissociandosi dall'ex ddl Aprea. « L'attuale governo non ha nulla a che fare con il ddl 953 detto ddl Aprea scrive il ministro Tale proposta è stata formulata e discussa in piena autonomia dal parlamento. Dunque non c'è alcuna diretta responsabilità del governo, né mia personale». Poi ribadisce la volontà di ascolto del governo alle forme di dissenso che si augura pacifiche. «Anche dopo i cortei del 5 ottobre il ministro disse che era disponibile a discutere con noi risponde Luca Spadon, portavoce nazionale di Link (rete di universitari e medi) dopodiché la realtà è diversa». «La legge Aprea non è dipesa da lui ma ha la possibilità di rimetterla in discussione, non vogliamo una lettera ma una presa di posizione chiara sul finanziamento alla scuola e al diritto allo studio».


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