venerdì 31 maggio 2013

Graduare il pensionamento con un welfare universalistico



In pensione a 62 anni di età e 35 anni di servizio. Questi potrebbero essere, ma il condizionale è d'obbligo, i nuovi requisiti per congedarsi dal lavoro, se il governo Letta cambierà l'ultima riforma previdenziale voluta dall'ex-ministro del welfare Fornero.  Fondamentale sarà il cambiamento del welfare così come oggi noi lo conosciamo. Infatti, il welfare tradizionale, schiacciato su persone adulte,  pensioni e sanità, non funziona più. Non stimola la crescita del singolo individuo  e non basta a correggere le disuguaglianze sociali. Per ovviare a tutto ciò è necessario un cambiamento radicale, in altre parole  un welfare più universalistico e meno corporativo, che sostenga tutti i bisognosi, aiutandoli a rialzarsi e a riattivarsi. Per ottenere un welfare più  attivo e giovane,  dovranno essere migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari ( compresi quelli della scuola ).

 

I nuovi ammortizzatori sociali dovranno essere associati a  forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.  Queste ipotesi innovative hanno trovato largo consenso parlamentare nei mesi passati, in particolare le proposte su incentivi al pensionamento graduale con part time misto a pensione, con una «staffetta generazionale» per la parallela assunzione di giovani. Inoltre,  si stanno studiando nuove forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento per evitare il formarsi di bacini estesi di lavoratori anziani di difficile ricollocazione. Un’ipotesi è quella dell’accesso con 3-4 anni di anticipo al pensionamento con una penalizzazione proporzionale.

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