mercoledì 24 luglio 2013

L'ANTIDOTO ALLA LEGGE BRUNETTA E' PROPRIO LA STESSA LEGGE BRUNETTA

di Lucio Ficara
La distruzione del sistema scolastico italiano, che è sotto gli occhi di tutte le persone intelligenti e capaci di leggere la realtà, deriva dalla volontà politica trasversale di considerare come assoluta negatività i decreti delegati dei primi anni settanta e come una casta corporativa e sindacalizzata, il personale scolastico. Ci piace ricordare che quando a viale Trastevere sedeva l'ex ministro Gelmini e il premier era Silvio Berlusconi si affermava che le manifestazioni degli studenti contro la riforma della scuola erano strumentalizzate dai sindacati e si difendevano i diritti acquisiti di una casta, che era quella dei docenti. Caduto Berlusconi e subentrato Mario Monti, appoggiato dalla stessa attuale maggioranza, la musica non è cambiata. Chi non ricorda le parole di Mario Monti che si rivolgeva contro i corpo docente italiano? "Nella sfera del personale della scuola abbiamo riscontrato grande spirito conservatore", ha detto il premier, ricordando la "grande indisponibilità a fare due ore in più a settimana che avrebbe significato più didattica e cultura", trincerandosi dietro una "difesa di privilegi corporativi.
Bisogna ricordare che il corpo docente è bacino elettorale del partito democratico , e che gli stessi dem non si sono mai esposti contro i docenti, ma hanno avallato e stanno continuando ad avallare politiche di carattere distruttivo del sistema scolastico italiano. Avete mai sentito un parlamentare democratico, attaccare la legge Brunetta o la riforma Gelmini? Avete visto il partito democratico difendere i vincitori del referendum di Bologna sull'abolizione dei finanziamenti pubblici alla scuola privata? Possiamo dire che la linea politica sulle riforme della scuola italiana è abbastanza condivisa da chi sostiene il governo Letta e quindi non sarà difficile riformare gli organi collegiali, riscrivere un Testo unico in materia d'istruzione per dare più forza alla legge Brunetta, rafforzare l'autonomia scolastica, rafforzare il ruolo dei super dirigenti-manager. Ma qual è allora il problema di attuare queste riforme? E' la paura del partito democratico di perdere milioni di voti a favore del M5S, che non condivide per niente la dismissione della scuola pubblica italiana, così come sta avvenendo. Intanto mentre la riforma Gelmini sta terminando il suo percorso (andrà a regime nel 2014-2015), avendo ridotto il numero di docenti del 15% , avendo generato migliaia di esuberi e avendo fortemente compromesso la qualità dell'insegnamento, anche la legge Brunetta mostra tutte le sue criticità. Mentre i fan del capogruppo alla Camera del PDL sostengono che la legge 150/2009 ha di fatto modificato il Testo Unico in materia d'istruzione, ecco arrivare delle sentenze di Tribunale che ritengono il decreto Brunetta non applicabile in alcuni casi per la scuola. C'è qualche giudice che pensa che la legge 297/94, che raccoglie l'essenza dei decreti delegati del '74, non sia stata modificata in alcuni articoli essenziali o abrogata dalla legge 150/2009. In buona sostanza l'antidoto alla legge Brunetta è proprio la stessa legge Brunetta, che al contrario di quello che pensano i fan della legge 150/2009, non ha abrogato alcun ordinamento scolastico vigente. Forse il partito democratico farebbe bene a non appoggiare troppo alcune posizioni favorevoli agli elettori di Brunetta, dell'Aprea, di Formigoni, della Gelmini , perché il rischio di un crollo dei consensi è reale e forse c'è già pronto chi potrebbe ereditarli.

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