giovedì 15 agosto 2013

Lettera aperta a Silvio Berlusconi



Egregio senatore Berlusconi,

Le scrivo come liberale invitandoLa a contribuire alla pacificazione e con ciò alla possibilità politica di affrontare senza distrazioni i problemi del Paese. I liberali, appunto perché liberali, non hanno mai votato, dal 1994, le coalizioni politiche da Lei promosse e sono stati cofondatori dell’Ulivo. Allo stesso tempo, hanno sempre sostenuto che la questione non era sconfiggerLa in termini giudiziari, bensì politici, cosa che non sarebbe riuscita con tesi indistinte e lontane da proposte praticabili.

Oggi, solo Lei può rimuovere il macigno che paralizza il confronto politico, vista l’attenzione ossessiva a esso dedicata. Lei ritiene la condanna definitiva in Cassazione frutto di persecuzione e ha tutto il diritto costituzionale di sostenerlo (solo gli illiberali continuano a dire che le sentenze non si commentano). Peraltro, è ovvio che ogni sentenza va rispettata. E siccome Lei ha espresso l’intenzione di restare nel campo politico, oggettivamente si separano i Suoi destini di singolo e la Sua posizione di capo politico. Le sofisticate tecniche legali che adotterà in sua difesa non possono più confondersi con la prospettiva delle Sue idee politiche. Il confonderli mina il Governo Letta (cosa da Lei sempre esclusa) e alimenta polemiche forti e sterili sul non rispetto della sentenza (tramite, per esempio, il ricorso a un provvedimento di grazia).




La sentenza definitiva della Cassazione attiva due procedure: la decadenza da senatore e l’arresto. Lei potrebbe, a questo punto, separare la difesa personale dalla prospettiva politica, accelerando nei prossimi giorni le procedure attraverso due Suoi atti autonomi: le dimissioni da senatore e il consegnarsi in carcere. E’ evidente che questi due atti costituirebbero per Lei grossi sacrifici umani. Ma un capo deve avere la capacità di farli, soprattutto perché con ciò toglierebbe l’enorme ‘macigno’ che distrae la politica dai problemi reali, dando ‘fiato’ all’Italia.

Lei non perderebbe il Suo ruolo di guida politica per i molti cittadini sostenitori delle Sue tesi e spianerebbe la strada a riforme su questioni essenziali per il Paese, a cominciare, come dichiarato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dai problemi relativi all'amministrazione della giustizia, già segnalati lo scorso marzo dal gruppo di lavoro presidenziale.

Le rivolgiamo questo invito come liberali e Suoi avversari politici, perché convinti che togliere all’immobilismo conservatore la ‘scusa Berlusconi’ sia sciogliere i vincoli dell’Italia.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli
Presidente della Federazione dei liberali italiani

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