martedì 29 ottobre 2013

INTERVISTA AL DEPUTATO 5 STELLE GIUSEPPE BRESCIA

di Lucio Ficara
Giuseppe-Brescia-M5S-180x300.jpgNella mia collaborazione con LA TECNICA DELLA SCUOLA ho avuto l'opportunità di intervistare Giuseppe Brescia onorevole del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Cultura Scienza e Istruzione. Ringrazio Giuseppe Brescia per la sua disponibilità a rispondere ad alcune mie domande.  Ecco le 10 domande con relative risposte. 
1. Cosa ne pensa  della sperimentazione avviata dalla ministra Carrozza nel liceo Guido Carli di Brescia, finalizzata a ridurre di un anno la durata del percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado?

Penso possa essere un esperimento positivo. Gli studenti italiani accedono con un anno di ritardo all'università rispetto a molti loro colleghi europei (Francia, Spagna) e questo rappresenta un problema sul piano della competitività. Ovviamente l'accorciamento di un anno non deve causare la perdita di migliaia di cattedre e quindi un grave taglio per il comparto, anzi quelle stesse risorse dovrebbero essere ricollocate al fine di alleggerire il lavoro dell'intera categoria e migliorare la qualità del servizio offerto. Infine, i cicli di studi andrebbero riconsiderati sul modello di sistemi più avanzati come ad esempio quello finlandese.

2. Un comitato accademico, attraverso il forum “Idee per la crescita” “Liberiamo la scuola”, nato per iniziativa congiunta dell’Università Bocconi di Milano e dell’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), lancia l’idea  di proporre la sostituzione dell’attuale sistema scolastico accentrato, che riflette le preferenze dei governi in gioco e non soddisfa le esigenze della domanda, con uno che lasci alle scuole maggior autonomia e, quindi, responsabilità, incentivandole così a garantire un’offerta formativa in linea con le aspettative di famiglie e studenti, per attrarne il maggior numero. Lei cosa pensa rispetto a questa idea?

Non c'è ombra di dubbio che l'autonomia scolastica debba essere tutelata. Nessuno come i presidi e gli insegnanti che vivono a contatto quotidiano con gli studenti, le loro famiglie e la realtà circostante può elaborare percorsi didattici adeguati alle particolari esigenze di quelle stesse determinate circostanze. Lo Stato deve solo indicare delle linee guida e fornire il giusto sostegno economico.

3. Un problema che tocca molto da vicino la categoria degli insegnanti e il loro rapporto con la didattica è il valore inversamente proporzionale tra la costante perdita di libertà d’insegnamento e la progressiva accentuazione di autonomia dirigenziale. Considera questo un problema reale? E se questo fosse esistente come si propone di risolverlo?

Un punto cruciale del processo di miglioramento delle condizioni della scuola italiana è la restituzione di dignità alla figura dell'insegnante che passa non solo da un'adeguata retribuzione ma anche da una reale autonomia di gestione del progetto formativo. I docenti devono coordinarsi con dirigenti e alunni e costruire assieme a loro il percorso didattico. Ma per far sì che ciò avvenga si devono fornire loro gli strumenti adatti. Creare il sapere su piattaforme open source e metterlo gratuitamente a disposizione della rete-Scuola sarebbe un ottimo punto di partenza.

4. Una recente indagine OCSE, colloca l’Italia  tra le ultime posizioni per quanto riguarda competenze acquisite, in italiano e matematica dai giovani o anche meno giovani italiani, durante il loro percorso formativo. Un tallone d’Achille, che impone una riflessione e possibilmente una soluzione. Quali secondo lei le riflessioni e le soluzioni?
Il punto è che la Scuola italiana è ferma a 60 anni fa mentre il mondo che gli è intorno è radicalmente mutato. Dobbiamo avere il coraggio di puntare su processi innovativi e realizzare la Scuola 2.0. Una scuola dinamica, con ambienti sicuri e adeguati alle moderne teorie didattiche, che si serva della tecnologia per mettere gli studenti nelle condizioni migliori per crescere in base alle peculiarità individuali di ognuno. Il M5S ha tra i suoi obiettivi quello della digitalizzazione dei libri di testo che porterebbe tra l’altro un risparmio di circa 400€ a famiglia all’anno. Ma dobbiamo anche tornare a coinvolgere le famiglie nel percorso educativo dei ragazzi. Dobbiamo fargli comprendere che l’istruzione è una grande opportunità a cui purtroppo non tutti i ragazzi nel mondo hanno accesso. Ed infine, in una società che propone troppi percorsi di crescita fasulli, soprattutto sui mass media, dobbiamo tornare a far capire ai nostri ragazzi che la scuola e lo studio sono gli unici percorsi validi per creare non solo i professionisti ma anche gli uomini di domani.

5. Il nostro sistema di reclutamento degli insegnanti e soprattutto dei dirigenti scolastici è oggettivamente ricco di fragilità, che spesso e volentieri sfociano in contenziosi, che arricchiscono le tasche di avvocati ed intasano i carichi di lavoro nei tribunali. Quali potrebbero essere le alternative per nuovi percorsi di reclutamento?
Con questo decreto si aveva la possibilità di porre rimedio al marasma generale del reclutamento dovuto ai ripetuti errori degli esecutivi di destra e sinistra che si sono susseguiti negli ultimi anni ma tutte le forze politiche non hanno ritenuto opportuno affrontare la questione con questo provvedimento. Noi avevamo proposto soluzioni valide che ponessero fine alla guerra tra aspiranti insegnanti, abilitati di vario genere, e desse a tutti la possibilità concreta di entrare in una graduatoria. I partiti e il governo hanno preferito rimandare ancora una volta.

6. Spesso Dirigenti Scolastici con scarsa attitudine all’organizzazione del lavoro ed al rispetto delle norme contrattuali e legislative, vengono condannati dal giudice del lavoro. I loro errori  costano tanti soldi all’Amministrazione. Non crede che ci sia bisogno dell’introduzione all’interno delle scuole di commissioni di garanzia, che limitino lo strapotere dei dirigenti scolastici ed evitino l’intervento del giudice del lavoro?
In realtà basterebbe formare buoni dirigenti scolastici e il problema sarebbe risolto senza introdurre altre strutture di controllo, ne abbiamo già troppe di strutture in questo paese.
Il ruolo del dirigente scolastico poi è ormai anch'esso svilito alla mera gestione delle (scarse) risorse, quando invece potrebbe dare un importante apporto anche al coordinamento della didattica. Inoltre bisogna anche dire che il clima di stress e sconforto derivante dalla scarsità delle risorse, l'impotenza e la frustrazione generale provata da tutti i soggetti coinvolti nel mondo scolastico favorisce comportamenti “poco virtuosi” da parte di tutti.

7. C’è chi pensa che bisognerebbe spingere sul piede dell’acceleratore per ottenere un’autonomia scolastica sempre più forte. Ma siamo proprio sicuri che il forte decentramento dei poteri autonomistici, rappresenti un’opportunità per offrire un servizio migliore, oppure potrebbe rappresentare, così come è successo per gli enti locali con la modifica del Titolo V della Costituzione, l’occasione per il moltiplicarsi di fenomeni di corruzione?
Come ho già detto, l'autonomia è un valore nella misura in cui questa si muove entro parametri fissati dal Ministero. Nel rapporto tra Stato e scuole la valutazione svolge una funzione fondamentale. Bisogna applicare nuovi sistemi di valutazione che tengano in considerazione tutte le variabili che condizionano i processi didattici e la conduzione amministrativa. Non è una cosa semplice ma è indispensabile per garantire la qualità del servizio.

8. Cosa pensa dell’insegnamento della religione cattolica all’interno della scuola pubblica? È un’anomalia che limita la laicità del nostro sistema scolastico o è un’ opportunità educativa da non perdere?
Quella della laicità è una tematica a me cara. Credo che la scuola pubblica debba essere completamente svincolata dall'autorità ecclesiastica che dalla stipula dei Patti Lateranensi in poi è l'unica autorità titolata nella formulazione dei programmi e nella formazione dei docenti di religione. Lo trovo un fatto molto grave. Se consideriamo l'Italia come un paese moderno e multiculturale dobbiamo concepire quest'ora come un'opportunità per favorire l'integrazione tra gli studenti e questo si può fare solo se si trasforma l'ora di religione in ora delle religioni, un momento di confronto tra culture diverse che arricchirebbe tutti.

9. Quali soluzioni propone per risolvere il fenomeno incancrenito del precariato storico?
Ingenti investimenti nel settore dell'Istruzione. Bisogna puntare tutto sulla formazione e sulla Cultura se si vuole uscire dal pantano in cui si è cacciato il nostro meraviglioso Paese. Vede, la mia non è una sterile polemica ma purtroppo in Italia siamo troppo abituati ad una politica di grandi proclami che nasconde purtroppo la scarsità dei fatti. Quest’anno Letta e la Carrozza hanno investito 460 milioni su tutto il comparto nazionale pubblicizzandolo come “grande intervento”, ovvero solo il 5% di quanto sottratto nella scorsa legislatura (circa 8 miliardi). Se si avessero più fondi a disposizione si potrebbero stabilizzare tutti i soggetti coinvolti nel mondo della scuola, ne gioverebbe la Scuola nel suo complesso. Io immagino una Scuola completamente diversa, dove il docente è solo uno dei titolari del processo educativo complessivo. Educatori, psicologi, counselor dovrebbero entrare a pieno titolo nel mondo della scuola e potenziare l'offerta formativa coadiuvando i docenti, ognuno con le proprie competenze.

10. TFA, PAS, GAE, concorsi ordinari, non crede che si stia esagerando con i percorsi abilitanti?
Credo che il mestiere dell'insegnante sia tra i più nobili al mondo e come tale debba essere trattato. La politica ha dato risposte sbagliate che hanno diviso persone con lo stesso sogno, mettendole le une contro le altre, trasformando le diverse categorie in bacini elettorali da controllare con promesse mai mantenute, il tutto a scapito della scuola. E’ necessario individuare un unico percorso abilitante, una via magari dura ma chiara, lineare, univoca che prepari insegnanti di alto livello che trovino subito collocazione.
Con la Scuola non si scherza. Io ho scelto di lavorare nella VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione perché credo fermamente che la Scuola sia il presente ed il futuro del Paese e da essa si deve ripartire.