domenica 3 novembre 2013

“Né soldi né poteri, in queste condizioni è meglio dimettersi”

di Maria Teresa Martinengo

 «All’indomani della sentenza Darwin, con la condanna dei docenti della scuola responsabili della sicurezza, numerosi presidi ci hanno segnalato che i loro professori responsabili della sicurezza hanno serie intenzioni di dimettersi. Non lo hanno ancora fatto, ma è chiaro che valutano le condizioni in cui operano e i rischi che corrono». Mario Perrini, presidente regionale dell’Anp, Associazione nazionale presidi, racconta che nell’assemblea di mercoledì scorso, al D’Azeglio, l’ordine del giorno è stato spazzato via dalle reazioni alla condanna dei responsabili della sicurezza del liceo Darwin.

Reazioni
«Un responsabile interno della sicurezza, previsto dalla legge, per quanto abbia fatto tutta la formazione prevista, non può avere le competenze di un ingegnere o di un architetto che fanno quel lavoro di mestiere», osserva Tommaso De Luca, presidente dell’Asapi, Associazione delle scuole autonome del Piemonte. «Il fatto è che le regole sono state trasferite nella scuola dal mondo aziendale che ha altre risorse, assicurazioni e retribuzioni. I nostri professori si tireranno fatalmente indietro.All’Avogadro, la mia scuola, abbiamo i contro  soffitti a pannelli e di tanto in tanto saliamo




su una scala e guardiamo cosa c’è sopra. Al Darwin erano in muratura: il docente responsabile della sicurezza e della prevenzione avrebbe potuto segnalare una crepa. Ma un controsoffitto non ispezionabile? Avrebbe dovuto radiografarlo?».

Il documento
Dall’assemblea dell’Anp è uscito un documento in cui Perrini, a nome di dei colleghi, parla di «profondo turbamento della scuola piemontese. E’ bene ricordare - dice - le diverse competenze, suddivise tra enti locali proprietari degli edifici, responsabili della loro manutenzione, e i dirigenti scolastici, datori di lavoro per lo svolgimento delle attività: un difficile equilibrio che fa i conti con strutture a volte degradate, inadeguate a ospitare l’attività didattica». Poi l’allarme: «Le condanne rischiano di allontanare dall’assunzione di incarichi che comportino così gravi responsabilità addirittura su interventi edilizi pregressi e per di più assai difficilmente individuabili».

La sofferenza
Il presidente dell’Anp aggiunge poi che «alcuni commenti riferiti dai mezzi di informazione in relazione alla sentenza feriscono e fanno realmente soffrire tutti coloro che quotidianamente si spendono per rendere sempre più sicure le nostre scuole. In Piemonte la scuola non ha bisogno di sentenze esemplari, non parte dall’anno zero sul tema della sicurezza: ottempera agli obblighi pur in un clima di grandi ristrettezze economiche, supplisce alle carenze del sistema». A colpire i presidi è stata in particolare una dichiarazione del procuratore Guariniello in cui auspicava che la sentenza facesse «capire a tutti, compresi Comuni, enti e le scuole stesse, che la sicurezza è fondamentale per i nostri figli e nipoti».

Solidarietà
Per Chiara Alpestre, preside del D’Azeglio, la condanna dei docenti «è un precedente che creerà gravi difficoltà in una situazione già difficile: i dobbiamo occuparci della sicurezza senza gli strumenti e le risorse per poterlo fare davvero. Anche per questo ai docenti condannati va la nostra solidarietà». Per Giuseppe Inzerillo, preside dell’Istituto tecnico per geometri Guarini e in passato responsabile della sicurezza all’Avogadro, «il livello delle responsabilità sta andando al di là delle effettive possibilità di intervento sia dal punto di vista economico, sia delle competenze tecniche. Dovremmo integrare le competenze delle figure interne con quelle di esperti, ma mancano le risorse». Farebbe ancora il responsabile della sicurezza? L’ex oggi preside non ha dubbi: «Ci penserei molto di più. Il rapporto tra rischi e gratificazione economica è assolutamente svantaggioso. Di fronte ai rischi che si possono correre, chi si era assunto responsabilità con spirito di servizio, rinuncerà».

http://www.lastampa.it/2013/11/03/cronaca/n-soldi-n-poteri-in-queste-condizioni-meglio-dimettersi-7plUXma4sKJEpVm6tIsmOJ/pagina.html