sabato 9 novembre 2013

Nel concorso per d.s. si sono confusi sulla “trasparenza”. Diciamoglielo: non doveva essere quella delle buste piccole.

   (di Polibio)


In Lombardia, le buste bianche contenenti i cartoncini con i nomi dei candidati, contrariamente a quanto sostenuto dall’Usr e dal Miur, sono risultate trasparenti anche nel “girone dei lucernai”. Ora è la volta del Lazio. La trasparenza era quella del concorso. Già, la trasparenza doveva essere quella del concorso, ma per molti aspetti il concorso è risultato carente di “trasparenza”. A partire dalla violazione del diritto all’accesso agli atti, ovvero agli elaborati e al rilascio delle copie degli elaborati degli ammessi alla prova orale ai richiedenti aventi diritto. Il contagocce ha avuto la meglio: prima soltanto i due elaborati del candidato richiedente, poi quelli di altri due candidati e in seguito, ma non è stato così in tutte le regioni, perché si sono verificate “ristrettezze”, di altri sei candidati. In palese violazione del diritto di accesso a tutti gli atti e del diritto ad avere gli elaborati della metà più uno dei candidati ammessi alla prova orale del concorso. Tuttavia, nonostante l’uso del contagocce nel rilascio delle copie degli elaborati, risultano evidenti, dalla lettura degli elaborati di candidati ammessi alla prova orale e di candidati non ammessi alla prova orale, in Puglia, in Calabria e in altre regioni, anomalie e imperfezioni, anche macroscopiche, nonché errori di grammatica e di sintassi inconcepibili, negli elaborati di candidati che hanno “raggiunto” il 21 (a fronte di elaborati corrispondenti alle tracce e grammaticalmente e sintatticamente corretti di candidati non ammessi alla prova orale. Proviamo a immaginare cosa si potrebbe dire, ma forse è per questo che è stata utilizzata la linea del contagocce, se non fosse stato violato il diritto di accesso a tutti gli elaborati e ad averne copia del 50 per cento più uno.

E l’accesso alle buste bianche, quelle piccole finalizzate a contenere il cartoncino con le generalità del/della candidato/a, cioè i dati identificativi, al concorso? Sembra, dando ascolto alle voci circolanti, che non sia stato concesso. D’altra parte, la copia, ovvero la fotocopia, è tutt’altra cosa dell’originale. Ma non per questo l’acceso deve essere negato. Serve, a chi chiede l’accesso, per verificare e per rendersi conto dell’eventuale trasparenza della busta bianca piccola al cui interno il/la candidato/a ha posto il cartoncino nel quale ha scritto i propri dati anagrafici, e, se ritiene che essa sia trasparente, a presentare il ricorso alla magistratura amministrativa. Peraltro, l’accesso alle buste bianche piccole e ai cartoncini contenenti i dati anagrafici dei singoli candidati ha la finalità, per il/la richiedente l’accesso, di avere consapevolezza se il cartoncino risulta leggibile direttamente e con qualsiasi tipo di luce o se posto in controluce.
 


Pertanto, essendo mancata l’assoluta trasparenza, quella a cui è tenuta l’amministrazione, sarebbe il caso che il diritto dei candidati al concorso per quanto concerne la trasparenza del comportamento del Miur e degli Uffici scolastici regionali venga soddisfatto, con riferimento all’eventuale trasparenza delle buste, pubblicamente dall’amministrazione pubblica in ciascuna delle regioni, consentendo agli interessati di accedere a un determinato numero di buste bianche e di altrettanti corrispondenti cartoncini con i dati anagrafici dei candidati per avere conoscenza, naturalmente soggettiva, sulla consistenza, sullo spessore della carta utilizzata per realizzare la busta che deve contenere il cartoncino, sulla presenza o sull’assenza del rivestimento interno alla busta bianca. Rivestimento che “solitamente dovrebbe avvenire con riguardo a tutte le buste destinate a essere utilizzate in sede di concorso”. Figuriamoci la funzione, assurda e comunque inammissibile, come avremo modo di vedere, delle fotocopie delle buste. (Vd., di Polibio, “Le  buste erano trasparenti: L’Usr per la Lombardia e il Miur dicevano no. Anni di ritardo e danni alle scuole e ai candidati”, 23.08.2013; “Anche nei ‘girone dei lucernai’ di Milano erano trasparenti le buste bianche con i nomi dei candidati al concorso per d.s.!”, 28.08.2013). Interessantissime, per quanto concerne le buste bianche trasparenti utilizzate in Lombardia per il concorso a d.s., la sentenza del Tribunale amministrativa regionale per la Lombardia (n. 2035 del 18 luglio 2012) e la sentenza del Consiglio di Stato (n. 03747 dell’11 luglio 2013).

C’è stato anche qualche record: per esempio, il record di lettura, correzione e valutazione degli elaborati in Puglia, “conquistato”, in un determinato giorno, dalla prima sottocommissione, che, come risulta dal verbale, e il sospetto dell’esistenza di qualcosa di strano sorge spontaneo, ha impiegato (tutto compreso, quindi anche per le operazioni iniziali e conclusive, la compilazione delle schede di valutazione, le interruzioni e le sospensioni dei lavori) 7 ore e 15 minuti, ma per la “lettura” dei 62 elaborati, detratti  i tempi di cui si è detto, sarebbero state impiegate 5 ore, corrispondenti a circa un terzo del tempo necessario soltanto per la lettura, addirittura veloce, e per molti aspetti incomprensibile da chi ascolta, ma anche da chi legge, dei 62 elaborati. Nella sostanza, 4 minuti e 48 secondi per la lettura di ciascuno dei 62 elaborati, mediamente di sei pagine. Complessivamente, quindi, 372 pagine dalla scrittura piccola; 496 pagine dalla scrittura relativamente grande. Per la lettura delle 372 pagine dalla scrittura piccola, mediamente 2 minuti per ciascuna pagina, occorrerebbero 12 ore e 24 minuti; per la lettura delle 496 pagine dalla scrittura relativamente grande, mediamente 1 minuto e 40 secondi per ciascuna pagina, occorrerebbero 13 ore. A cui, rispettivamente, aggiungere 62 minuti (un’ora e due minuti) per il tempo necessario all’attribuzione dei punti, alla somma dei punti e al giudizio di valutazione. Cosicché il totale, esclusi i tempi per le operazioni iniziali e per quelle conclusive, per le interruzioni e per le sospensioni dei lavori, diventerebbe 13 ore e 26 minuti oppure 14 ore e 2 minuti.  (Vd., di Polibio,. “Concorso d.s.: “Alta velocità” nei tempi di correzione in Puglia e commissione discutibile anche in Sicilia: Ispezioni e perizie?”, 10.05.2003; “In Puglia, respinto dal Tar il ricorso sulla ‘ricorrezione’ di elaborati del concorso ds. Emergono anomalie e paradossi”, 11.07.2013; “Record di lettura degli elaborati del concorso d.s. in Puglia? Verifichiamolo in seduta pubblica al ‘Petruzzelli’ di Bari!”).

La trasparenza vuole che ai candidati che ne abbiano diritto e interesse (anche perché ci sono stati candidati/e che sono stati ammessi alla prova orale e che hanno superato il concorso dal record mondiale di lettura degli elaborati) il Miur e l’Usr per la Puglia dimostrino la correttezza della lettura, dei tempi della lettura e di quelli complessivi che risultano dal verbale della prima sottocommissione (n. 10 del 10 gennaio 2012), dei 62 elaborati, ma anche della correttezza di quanto è stato svolto il giorno precedente (verbale n. 10 del 9 gennaio 2012). Si rende necessaria, pertanto, la nomina di una commissione (tre ispettori tecnici) e comunque si rendono altresì necessari, e doverosi da parte della pubblica amministrazione, gli interventi presso le sedi competenti per quanto concerne i due verbali, soprattutto quello del 10 gennaio 2012, quali atti pubblici redatti da persona incaricata di svolgere tale funzione e sottoscritti dalla stessa persona, dalla presidente e dai due commissari.  

E ritorniamo adesso alla “trasparenza”, quella delle buste bianche piccole ciascuna delle quali contenenti i dati identificativi del/della corrispondente candidato/a al concorso per d.s. svoltosi nella regione Lazio. In particolare, all’ordinanza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), decisa in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2013 e depositata in segreteria il 14 ottobre 2013, “sul ricorso numero di registro generale 5394 del 2012, integrato da motivi aggiunti, e su contestuale domanda di accesso a documentazione amministrativa, proposto dalla prof.ssa Maria Grazia Cardillo, rappresentata e difesa dagli avv.ti Ottavia Grandinetti, Alessia Fiore e Daniele Majori, contro il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in persona del legale rappresentante ‘pro tempore’”, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, in persona del legale rappresentante ‘pro tempore’, nonché il Ministero della Pubblica amministrazione e Semplificazione, il Ministero dell’economia e delle finanze, la Presidenza del Consiglio dei ministri in persona del Presidente del Consiglio, tutti ‘pro tempore’, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato presso cui ex lege domicilia, nonché di altra persona e nei confronti di altre tre persone, “per ottenere la dichiarazione di nullità, l’annullamento e la disapplicazione, in ‘partis quibus’ e nei limiti dell’interesse”, di una circostanziata serie di D.D.G., di atti, di verbali o provvedimenti.

Il Tar per il Lazio (Sezione Terza Bis) –  visti il ricorso, i motivi aggiunti e la domanda di accesso (quella alla documentazione amministrativa), viste le memorie difensive e visti tutti gli atti di causa, nonché visti gli atti di costituzione in giudizio del Miur, dell’Usr per il Lazio, dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio dei ministri, relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2013 il dott. Paolo Restaino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale, e rilevato: che la ricorrente ha preso parte al concorso per esami e titoli per il reclutamento di dirigenti scolastici; che la stessa ricorrente ha impugnato con il ricorso introduttivo tutti gli atti del procedimento di cui trattasi; “che al ricorso introduttivo ha fatto seguito atto contenente motivi aggiunti con i quali tra l’altro insiste sul rilievo che le buste utilizzate nel Lazio per il Concorso in esame abbiano caratteristiche di ‘trasparenza’ per effetto della visibilità (anche attraverso le buste chiuse) dei dati identificativi dei candidati apposti su cartoncini per la quale regione ha fatto domanda di accesso”; “che la istante ha anche richiamato quanto già riconosciuto dal TAR Lombardia, che, con sentenza n. 2035/2012, ha accertato e conseguentemente statuito (per altro diverso concorso) che ‘da esame svolto è emerso nitidamente che il contenuto dal cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati risulta agevolmente leggibile, se posto in controluce, anche all’interno della busta bianca piccola in cui il predetto cartoncino è stato posto dallo stesso candidato”; che “il Collegioin riferimento ad apposita domanda di accesso della ricorrente ritiene disporsi incombenti istruttori diretti ad acquisire in originale (e non già in fotocopia suscettibile di occultare la visibilità dei dati contenuti all’interno anche se poste in controluce): le buste contenenti le prove di concorso della ricorrente onde consentire di verificare la trasparenza delle buste piccole contenenti i cartoncini con i dati anagrafici dei ricorrenti. Oltre quelle della ricorrente dovranno essere depositate anche le buste di almeno altri due concorrenti” – ha ordinato al Miur e all’Ufficio scolastico per il Lazio “di depositare nella segreteria della sezione i documenti in motivazione indicati nel termine di giorni 20 (venti) decorrenti dalla comunicazione (o notifica ove preventivamente eseguita dalla parte interessata) della presente ordinanza”, stabilendo, per la definizione, la Camera di Consiglio del 21 novembre 2013.

Dovranno essere depositate, oltre alle buste piccole contenenti i cartoncini con i suoi dati anagrafici, “anche le buste di almeno altri due concorrenti”. Un “almeno” che lascia presupporre la consegna di un maggior numero di buste contenenti i cartoncini con i dati anagrafici dei concorrenti. Una scelta che deve essere casuale, magari a sorteggio, e peraltro alla presenza della candidata ricorrente che ha chiesto l’accesso e lo ha ottenuto con ordinanza del Tar per il Lazio. Buste e cartoncini originali e non fotocopie. Le fotocopie non rispecchiano affatto la realtà, sia per il tipo, per il peso e per lo spessore della carta utilizzata, sia perché la fotocopia potrebbe essere stata realizzata ponendo la busta in posizione capovolta. Peraltro, se la carta utilizzata è di peso e pertanto di spessore limitato, così per quanto concerne la carta da 60 o 70 grammi per metro quadrato, essa è di per se stessa trasparente e rende evidente ciò che è scritto nel foglio che le sta sotto, sempre che non sia stato ridotto al minimo, o comunque ridotto, il livello di riproduzione del foglio che le sta sotto, perché in tal caso non c’è la trasparenza.

La trasparenza dell’amministrazione è caratterizzata da molti punti oscuri. Punti oscuri che hanno riguardato la composizione delle commissioni, le nomine di presidenti e di commissari, le dimissioni addirittura a catena e senza alcuna verifica di presidenti e di commissari, le sostituzioni, le lungaggini nella correzione degli elaborati caratterizzate da sospensioni, la presenza di preparatori al concorso presenti a scuola durante la prova preselettiva, i commissari che nella qualità di dirigenti scolastici non hanno dichiarato che tra i candidati c’erano persone (primo e secondo collaboratore, e altre figure interne) in condizione di stretta e giornaliera, e pertanto abitudinaria, frequentazione in ambito scolastico, in situazione di dipendenza (e poi si trovano, in cinque o in sei, tra gli ammessi alla prova orale del concorso).

Tra i punti oscuri quello dei mestieranti della preparazione al concorso, retribuiti direttamente dai candidati al momento dell’iscrizione al corso di preparazione. Si tratta di dirigenti scolastici, ma anche di dirigenti degli uffici scolastici regionali e territoriali, di presidenti di associazioni e di consorzi di scuole statali (interessati anche alla preparazione per altri concorsi, alla formazione, all’aggiornamento, sempre a seguito di iscrizione e di pagamento della quota, a mezzo di bonifico bancario o in altre forme, da parte degli iscritti), di pseudodirigenti sindacali di pseudoassociazioni sindacali, dalle sigle “meritevoli” di attenzione, rottamati e rottamate dalle sentenze della magistratura. In determinati casi, si potrebbe dire dell’esistenza di una sorta di cerchio magico di affaristi che hanno operato in regime di evasione fiscale. Di personaggi che hanno utilizzato gli istituti scolastici statali senza avere chiesto e avere ottenuto alcuna autorizzazione, svolgendovi attività “conto terzi”. Ebbene, i dirigenti scolastici erano autorizzati dai rispettivi direttori generali degli Uffici scolastici regionali? Potevano utilizzare i locali scolastici per svolgervi preparazione al concorso a pagamento da parte dei candidati al concorso (ai concorsi e ad altro)? Hanno inviato l’elenco dei candidati al concorso da loro a pagamento preparati? Hanno comunicato all’Ufficio scolastico regionale quanto hanno incassato? Esistono ricevute (o fatture) di quanto hanno incassato? Hanno operato nel rispetto della fiscalità o si tratta di evasori fiscali? Per frequentare i corsi di preparazione a pagamento (per ciascuna delle tre fasi – preselezione, prove scritte e prova orale – il costo variava da 200 a 800 euro) sono stati spesi dai candidati almeno 20 milioni di euro.

Oltre ai ricorsi (compresi quelli concernenti la trasparenza delle buste bianche) presentati alla magistratura amministrativa da moltissimi candidati, tra i non ammessi alle prove scritte e i non ammessi alla prova orale, e comprese le notizie che circolano circa l’intervento della magistratura penale in determinate regioni, ci sono stati, in Sicilia, i “rimproveri” nei confronti di chi (Aldo Domenico Ficara, su Regolarità e Trasparenza nella Scuola, RTS) aveva pubblicato in un sito (latecnicadellascuola) un articolo che conteneva l’espressione “cominciano a circolare nel web illazioni su un dirigente scolastico in quiescenza Iannello Irene” che “avrebbe tenuto corsi di preparazione al concorso DS” e “pertanto se tutto questo fosse ufficialmente confermato da una sentenza, determinerebbe la sua incompatibilità con il ruolo di componente del concorso” e “secondo alcuni docenti esclusi dal concorso potrebbe essere motivo di annullamento del concorso”. “Rimproveri” preceduti dall’improvvisa scomparsa dell’articolo dal sito latecnicadellascuola, ma non tanto velocemente da non essere messo sui motori di ricerca e diffuso ad  ampio raggio, e pertanto era entrato in circuito e quindi ampiamente presente nei siti internet (vd., di Polibio, “Si infittisce il ‘mistero’ dell’articolo scomparso di A.D. Ficara. Riferiva di ‘illazioni’ sulla d.s. Iannello commissaria d’esami”, 31.12.2012).

L’aspetto della sequenza dei “rimproveri” che tuttora lascia perplessi consiste nel comportamento tenuto da una triade di d.s. alquanto “preoccupati” della questione; un comportamento fatto oggetto di una stravagante interlocuzione per evitare, agendo celermente, che l’articolo di Aldo Domenico Ficara venisse messo sui motori di ricerca. In quel tempo, uno della triade era presidente di un’associazione di scuole statali; un altro della triade era vicepresidente della stessa associazione, presidente di un consorzio di scuole statali e pseudovicepresidente nazionale di una pseudoassociazione sindacale (coi trattini) di presidi, alla data odierna ormai rottamata. Entrambi parecchio impegnati nei corsi di preparazione a pagamento dei candidati al concorso per dirigente scolastico, autonomamente gestiti e tenuti dal primo nella Sicilia occidentale e dal secondo nella Sicilia orientale, con versamento, da parte di ciascuno degli iscritti, delle quote di partecipazione in due diverse banche: una in ciascuna delle due macroaree territoriali. Potrebbe essergli richiesto, ovviamente dalla autorità competenti, oltre alle banche di riferimento per quanto concerne i versamenti per le iscrizioni ai corsi di preparazione, il rispettivo elenco dei candidati iscritti e frequentanti, da ritenersi ciascuno dei due alquanto esteso.

Nella stravagante interlocuzione risulterebbe indicato anche il fratello di Aldo Domenico, Lucio Ficara, peraltro quale amico di Polibio; e i due fratelli, che invece sono persone correttissime, molto attente al sistema scolastico, rigorose nei confronti di coloro che arbitrariamente agiscono nelle scuole nei confronti dei docenti e degli ata (e pertanto Polibio è lietissimo di essere un loro amico), verrebbero qualificati, chissà perché, “sovversivi” o “seminatori di zizzania”, ovviamente da uno sconsiderato che avrebbe avuto qualcosa di scorretto da nascondere e che avrebbe da sempre “suggerito” ai colleghi (si tratterebbe di colleghi d.s.?) una marcatura stretta dei due fratelli. Ma non siamo in un campo di calcio. Purtroppo, le sequenze, quando i singoli elementi non vengono isolati, sono caratterizzate, in ordine crescente o decrescente, dalla compresenza di tutti gli elementi che le compongono. E tutti insieme, gli elementi,  giungono, purtroppo per i componenti di qualsiasi gruppo, a chi non dovrebbero giungere, soprattutto se l’ultimo dei destinatari è esterno e assolutamente estraneo al gruppo.

Polibio