giovedì 21 novembre 2013

Scuole infestate dalla peste aziendalista

La redazione di RTS è letteralmente inondata da segnalazioni di mobbing esercitato da un gran numero di Dirigenti scolastici riconducibili alle strategie scolastiche di gelminiana memoria. Un problema che sta demotivando molti docenti validi e preparati. A tal proposito si riporta come esempio il seguente post dal titolo " Burn - Out "  scritto nel sito web MarialetiziaBlog:


La mia più cara amica forse ha la sindrome da burn-out e questo mi riempie di tristezza e di rabbia.
Sì, di rabbia. Voi non la conoscete come la conosco io, ma vi assicuro che è la persona più preparata che io abbia mai incontrato e fino a poco tempo fa era anche molto motivata e felice di svolgere questo lavoro. Ci siamo sostenute a vicenda nei lunghi anni di precariato, abbiamo lavorato insieme per riuscire ad ottenere la tanto sospirata abilitazione e siamo riuscite ad entrare in ruolo quasi nello stesso tempo. Per me è sempre stata un punto di riferimento insostituibile. Negli anni abbiamo passato (e, in realtà passiamo ancora) molto tempo a parlare del nostro lavoro, delle strategie da adottare coi ragazzi per renderli partecipi rispetto ad argomenti complessi e di cui spesso essi preferirebbero fare a meno. Lei, insomma, è una persona in gamba che questa maledetta scuola aziendalista sta mandando in tilt. Da qualche anno è arrivato nella sua scuola, (ma purtroppo ormai, come ben sappiamo, è un fenomeno assai diffuso) uno di quei nuovi dirigenti “formati” alla catena di montaggio voluta dalla Gelmini: legato alla forma in modo ossessivo, arrogante e sprezzante nei rapporti coi docenti, velocissimo ad offendere le persone (io l’ho sperimentato di persona qualche tempo fa, durante gli esami di Stato e quelle due settimane mi sono bastate per capire che è bene stare alla larga da lui, soprattutto dopo una litigata furibonda in cui, alla fine, esasperata, gli ho gridato davanti a tutti che è un incompetente), un dirigente che, tra le altre cose, non ha mai passato un solo giorno della sua vita in un’aula e si vede, perché di didattica sa poco o nulla. Nella scuola della mia collega ed amica ha imposto uno “staff” (eh, già, ormai è così che ci si esprime) che è ridotto ad una corte neroniana di adulatori, mentre ha progressivamente emarginato chi nelle questioni cerca la sostanza e non le cose fatue, come le feste di inizio anno o i progetti, spesso creati solo per dare alla scuola un aspetto patinato e dunque più appetibile per l’utenza (neanche fossimo all’Enel).





L’altro giorno l’ho sentita particolarmente abbattuta: vorrebbe andarsene da quella scuola, ma motivi familiari glielo impediscono e, comunque, nei dintorni non esistono istituti che non siano infestati dalla peste aziendalista. Allora mi è venuta una gran rabbia. Certo. Rabbia. Perché far avvilire in questo modo le persone è un delitto, il mobbing non è cosa inventata e può trasformarsi in un tarlo capace di erodere qualsiasi sicurezza, di minare l’autostima di una persona, specie in tempi così difficili dal punto di vista sociale.


http://marialetiziablog.wordpress.com/2013/11/20/burn-out/