lunedì 18 novembre 2013

TRUFFARE LO STATO A SCUOLA, LA TESTIMONIANZA DI UN EX DIRIGENTE

di Serena Ferrara
 
 
Il prof. Antonio Bombini (idv), non è mai stato di quei dirigenti con i peli sulla lingua. Né tanto meno ha mai tentato di nascondere, con l’espediente della diplomazia, quanto accade nella scuola, paradigma di altri mondi, di altre realtà. I PON e i POF utilizzati come mezzo per arrotondare, a volte raddoppiare, gli stipendi, i giorni di malattia programmata da alcuni dipendenti, i tentativi di raggiro bene architettati da chi è abile nel fare di conto e gli orari dilatati di chi munge allo Stato compensi immotivati. “Ma l’aspetto più grave nella vicenda – spiega-  è che non si denuncia e facendo ciò ci si rende complici di tali reati“. Riportiamo ancora un racconto e una denuncia a firma del prof. Antonio Bombini, di quanto accade quotidianamente nelle aule e nelle segreterie scolastiche delle scuole, probabilmente in tutta Italia. Denunce già a suo tempo inoltrate a Guardia di Finanza, Corte dei Conti, Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Economia, nella consapevolezza che chi tace acconsente sempre.
San Paolo sostiene che la Speranza riconosce due momenti: la constatazione del male e la sua denuncia.
Al presente la Pubblica Amministrazione è oggetto di aggressione da parte di coloro che operano al suo interno. Ciò si traduce in reati di carattere economico, alias truffe e ruberie di ogni sorta. Non è frequente che tali reati siano scoperti e sanzionati;  ciò si verifica in percentuali assai modeste, nella misura del 15% dei casi.  Perché la maggior parte dei reati contro la Pubblica Amministrazione  – truffe, indebite attribuzioni e percezione di compensi, a fronte di immotivati e ingiustificati incarichi -  non vengono alla luce?  Per difetto di controlli rigorosi e, ancor più, perché nessuno si sogna di denunciarli. Non è sufficiente essere onesti;  per esserlo sino in fondo occorre denunciare il malaffare nelle forme dell’illecito e dell’ingiustificato.  Mi spiego con un esempio frutto della mia esperienza professionale.
 
 

 
Anni or sono fui incaricato di reggere una scuola elementare nella mia città. Quando, a fine anno, mi fu sottoposto per la firma il prospetto con l’indicazione delle ore e dei compensi correlati dei dipendenti in ordine alle prestazioni di lavoro straordinario, rilevai anomalia riferita al responsabile amministrativo: egli aveva accumulato un compenso di oltre otre milioni di lire in un anno, pari a quasi due mensilità di stipendio.  Intervenni e ridimensionai drasticamente l’entità delle prestazioni di lavoro  straordinario per l’anno successivo.  Lo stesso soggetto era riuscito nei due-tre anni precedenti  – e tentò di farlo anche con me –  a farsi attribuire un numero abnorme di ore di lavoro straordinario utilizzando le motivazioni più fantasiose e giustificandolo con la scarsità del tempo a disposizione per adempiere compiutamente alle sue mansioni.  Per dare più forza alla richiesta aveva messo a punto un metodo truffaldino di registrazione della presenza in servizio, che consisteva nel differire l’apposizione della firma di uscita al mattino successivo.  Ho motivo di ritenere che tale metodo  - meglio sistema -  sia stato dallo stesso messo in atto negli anni successivi  - io non ero più a capo della Scuola -  senza rischi di sorta, in assenza di adeguati controlli e, ancor più, di denunce esplicite.  Lo stesso dicasi in relazione all’attribuzione di compensi per prestazioni aggiuntive rispetto all’orario di servizio, in spregio alle norme di legge e ai Contratti di lavoro vigenti.
La connivenza che si determina tra chi commette un reato ai danni dello Stato  – percepire compensi per prestazioni ingiustificate o, peggio, trasformare il lavoro ordinario in straordinario attraverso ingegnosi sistemi è reatoe coloro che assistono indifferenti a tali ruberie è alla base della riuscita e delle impunità delle stesse.  Ho denunciato più volte tali condotte ed il soggetto che le ha compiute a Guardia di Finanza, Corte dei Conti, Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Economia firmandomi ed esprimendo la mia disponibilità a fornire ogni indicazione utile a sanzionare i reati commessi. Senza la denuncia puntuale e rigorosa del crimine  – perché di crimine si tratta -  non si viene a capo di niente.  Anzi, si accredita in chi commette il reato ai danni della Pubblica Amministrazione l’idea dell’impunità della condotta criminosa. Se invece qualcuno denunciasse ….