lunedì 30 dicembre 2013

20 Nobel Italiani: intelligenze da prendere a modello

Premi Nobel  italiani:


Premi Nobel per la pace:
Ernesto Teodoro Moneta (1907)

Premi Nobel per la chimica:
Giulio Natta (1963)

Premi Nobel per l'economia:
Franco Modigliani (1985)

Premi Nobel per la fisica :
Guglielmo Marconi (1909)
Enrico Fermi (1938)
Emilio Segrè (1959)
Carlo Rubbia (1984)
Riccardo Giacconi (2002)

Premi Nobel per la letteratura:
Giosuè Carducci (1906)
Grazia Deledda (1926)
Luigi Pirandello (1934)
Salvatore Quasimodo (1959)
Eugenio Montale (1975)
Dario Fo (1997)

Premi Nobel per la fisiologia e la medicina:
Camillo Golgi (1906)
Daniel Bovet (1957)
Salvador E. Luria (1969)
Renato Dulbecco (1975)
Rita Levi Montalcini (1986)
Mario Capecchi (2007)
Di seguito il video di RTS su i 20 Nobel italiani:
 








Gli italiani compaiono per la prima volta nell’albo d’oro dei Nobel nel 1906 con due nomi: Giosuè Carducci (letteratura) e Camillo Golgi (medicina). Il nome di Golgi non è molto noto al grande pubblico. Egli fu un medico che studiò le cellule nervose, battezzate neuroni dallo scienziato tedesco Heinrich von Waldeyer, utilizzando un sistema originale di colorazione con cui venivano messi in evidenza i loro prolungamenti, che, attraverso le cosiddette sinapsi, si collegano a quelli delle altre cellule dello stesso tipo. Le osservazioni di Golgi furono sviluppate dallo spagnolo Santiago Ramon y Cajal che con lui divise il premio.

Oltre a Golgi, l’Italia vincerà altre cinque volte il Nobel per la medicina con Daniel Bovet nel 1957, Salvador Luria nel 1969, Renato Dulbecco nel 1975, Rita Levi Montalcini nel 1986 e Mario Capecchi nel 2007. Daniel Bovet era un farmacologo svizzero naturalizzato italiano che, lavorando su un prodotto (il Prontosil) presso l’Istituto Pasteur di Parigi, insieme con la futura moglie Filomena Nitti (figlia dello statista Francesco Saverio), scoprì che il principio attivo del composto era il cosiddetto gruppo sulfamidico, una struttura molecolare formata da zolfo, ossigeno, idrogeno e azoto. Il Prontosil fu il primo farmaco in grado di combattere i batteri e la scoperta del gruppo sulfamidico che caratterizzava quel composto permise di sviluppare tutta una serie di farmaci della stessa famiglia in grado di allargare lo spettro di attività della sostanza. Bovet scoprì anche il curaro sintetico, un prodotto che si rivelerà utile per l’anestesia e per gli studi successivi sui farmaci antistaminici.

Nei documenti ufficiali Salvador Edward Luria passa per cittadino americano. Egli invece nacque a Torino il 13 agosto 1912 dove si laureò in medicina. Si trasferì successivamente a Roma dove studiò fisica e radiologia. Nel 1938, come molti, dovette lasciare l’Italia per motivi razziali. Si recò prima a Parigi città in cui rimase fino al 1940 e si trasferì successivamente negli Stati Uniti dove si stabilì definitivamente. Durante l’ultima guerra mondiale insieme con il biologo tedesco Max Delbruck studiando i virus capaci di distruggere le cellule batteriche detti batteriofagi o semplicemente fagi (dal greco phagos = che divora), dimostrò sperimentalmente che la resistenza di alcuni batteri agli antibiotici non è indotta dall’antibiotico, ma è presente in essi come mutazione nascosta. Questi esperimenti costituirono il punto di partenza per la moderna biologia molecolare. Luria ricevette il premio Nobel con Delbruck e Alfred D. Hershey il quale, insieme con Martha Chase (che non ebbe alcun riconoscimento), aveva dimostrato che a penetrare nei batteri infettandoli non era tutto intero il virus, ma solo il suo DNA.

In tempi recenti il premio è andato a Renato Dulbecco (nel 1975) per le sue ricerche sulle cellule tumorali e a Rita Levi Montalcini (nel 1986) per una scoperta, il “fattore di crescita nervosa”, avvenuta trentacinque anni prima.

Il primo italiano ad essere insignito del Nobel per la fisica fu Guglielmo Marconi il quale aveva offerto gratuitamente la sua invenzione al Ministro delle Poste e Telegrafi che però la rifiutò. Tramite la madre irlandese si rivolse allora al ministro delle Poste inglese che accettò con entusiasmo l’offerta e così Marconi si trasferì in Inghilterra. Il 12 dicembre 1901 avvenne la prima trasmissione radio transatlantica dalla Cornovaglia al Canada, un evento che cambierà il mondo. Nel 1909, a soli 35 anni, Marconi ricevette il Nobel per la fisica che divise con il tedesco Karl Ferdinand Braun al quale si devono alcune innovazioni nei circuiti di sintonia.

Nel 1938 vinse il premio Nobel per la fisica, senza condividerlo con alcuno (fatto piuttosto raro), Enrico Fermi. Il premio gli fu assegnato per la scoperta del potere selettivo dei neutroni lenti, quelli che consentono di dividere gli atomi di uranio ed estrarre da essi energia. Nel discorso ufficiale (unico dovere del premiato è quello di tenere una conferenza) Fermi fece riferimento a due elementi transuranici che chiamò “Ausonio” ed “Esperio”, ma che in realtà non erano emersi dai suoi esperimenti.

Emilio Segré, insieme all'americano Owen Chamberlain, ricevette il Nobel per la fisica nel 1959 per la scoperta dell’antiprotone. Diciotto anni dopo quel premio gli venne contestato da un suo connazionale, Oreste Piccioni, il quale sosteneva di essere stato lui il vero ideatore dell'esperimento che portò a quella scoperta. La vicenda finì in tribunale dove i giudici dettero torto a Piccioni, ma solo perché aveva lasciato passare troppo tempo prima di denunciare il fatto. In realtà Piccioni aveva accettato di stare zitto in quanto gli erano stati promessi dei favori che poi non arrivarono. I fisici addetti ai lavori sapevano che Piccioni aveva ragione e glielo dimostrarono con testimonianze puntuali.

Nel 1984 a ricevere il premio Nobel per la fisica fu il goriziano Carlo Rubbia il quale, insieme con l’ingegnere olandese Simon Van der Meer, nell’estate del 1983, scoprì le particelle W+, W¯ e Z0 che fungono da intermediarie della forza debole. L’individuazione di queste particelle che vengono anche chiamate “bosoni vettoriali intermedi deboli” rappresentava la conferma della teoria di Steven Weinberg, Abdus Salam e Sheldon Glashow, anch’essi premi Nobel, sulla unificazione dell’interazione debole con quella elettromagnetica.

A fronte di sei premi Nobel per la medicina/fisiologia e di cinque per la fisica l’Italia ne ha vinto uno solo per la chimica. Il premio fu assegnato nel 1963 a Giulio Natta il quale, utilizzando i catalizzatori scoperti dal chimico tedesco Karl Ziegler, che divise con lui il premio, riuscì a polimerizzare il propilene in una forma molecolare che presentava caratteristiche meccaniche eccezionali. Il composto plastico venne prodotto su scala industriale dal più importante gruppo chimico italiano di quei tempi, la Montecatini, che lo commercializzò con il nome di Moplen (sintesi di Montecatini-polipropilene).

Nella letteratura, oltre a Giosuè Carducci che fu il primo vincitore, l’Italia conquistò il premio Nobel con Grazia Deledda (1926), Luigi Pirandello (1934), Salvatore Quasimodo (1959), Eugenio Montale (1975) e Dario Fo (1997). Per l’economia l’Italia fu premiata un’unica volta, nel 1985, con Franco Modigliani.

Il nostro Paese vinse anche un premio per la pace nel 1907 con Ernesto Teodoro Moneta volontario garibaldino e fondatore dell’Unione lombarda per la pace, una associazione che ben presto lo stesso Moneta tradì approvando l’impresa di Libia e dichiarandosi interventista nella prima guerra mondiale.