domenica 29 dicembre 2013

Facebook: pericolo riservatezza

Oggi si riporta un articolo dal titolo " No alle foto online dei propri figli, ecco perché " pubblicato nel blog Zen in the City ( http://zeninthecity.org/2013/09/10/no-alle-foto-online-dei-propri-figli-ecco-perche/ )

Viene considerato sempre più normale pubblicare su Facebook le foto dei propri bambini, dalle loro prime ore di vita alle vacanze con la famiglia. Si pensa che questo tipo di condivisione rimanga nella stretta cerchia degli “amici“. Ma non è affatto così ed è bene che ogni genitore ne sia consapevole.
Qualsiasi padre o madre sa con quale piacere immortaliamo tutti i momenti dell’effimera giovinezza dei nostri bambini e quanto forte sia il desiderio di condividere con gli amici e la famiglia questo affetto profondo. E internet sembra essere lo strumento perfetto, per rispondere al meglio a queste esigenze.
Ma prendersi cura del futuro dei propri figli dovrebbe includere anche il rispetto delle loro scelte riguardo alla riservatezza. Scelte che un giorno compieranno. Ma se quel giorno in rete si saprà già tutto di loro, sarà troppo tardi.
Facebook ha già introdotto, negli Stati Uniti, un sistema automatico di riconoscimento facciale, che provvede da solo ad individuare i volti delle persone nelle foto, senza bisogno che siano “taggati” da qualcuno. Questo consentirà al social network – e quindi a chiunque – di mettere in correlazione le immagini con i fatti della vita reale, con scarso controllo da parte delle persone interessate.
Tra gli adulti che conosciamo, ce n’è sempre un’ampia quota che non vuole stare su Facebook, o che ci sta inserendo pochissime informazioni personali, perché preferisce un certo grado di riservatezza. E se tuo figlio o tua figlia , da grande, fosse una di quelle persone così? Non avrebbe più alcuna possibilità di scelta.
Oltre a Facebook, sono sempre di più i siti, i software e le app che consentono di condividere foto e video e/o che fanno ricorso a sistemi di riconoscimento facciale. Già sono stati sviluppati software che consentono di ricavare il nome di una persona inquadrandola col telefono e un giorno lo faranno accessori come Google Glass, gli occhiali per la realtà aumentata.
Entrare in questo sistema che consente a tutti di sapere chi siamo e cosa facciamo può piacere o meno: è un modo per dare forma al karma digitale che marcherà la nostra presenza nel mondo. Ma se vogliamo educare nella libertà i nostri figli, lasciamo che siano loro a deciderlo.

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