martedì 10 dicembre 2013

I somari del Sud e i test OcsePisa2012

di Mila Spicola.


  • Ho aspettato un po’ per smaltirmi la rabbia, ma non cala e dunque tanto vale scriverla. Grande, grande amarezza. Che si somma ad altre amarezze.
    La mia scuola è una delle “ultime” nelle Invalsi, e lo sarebbe ancor di più nei Pisa. I dati Ocse Pisa 2012 consegnano la Sicilia a un divario sempre maggiore rispetto alle regioni del Nord. Io lo sapevo che sarebbe stato così. Chi insegna e chi studia in questi ambiti sa che esiste una relazione direttamente proporzionale tra lo stato socio/economico/culturale familiare e i rendimenti scolastici  degli studenti. Il famigerato indicatore ESCE oggi scientificamente rilevato e misurato proprio dalle prove Ocse Pisa. E il grafico relativo è quello più impietoso per me, per noi e per chi ha un minimo di anelito verso l’equità e la giustizia sociale.
    Il milione di bambini che vivono in povertà assoluta (dati odierni) sono maggiormente concentrati nelle regioni del sud. A questi devono sommarsi quelli in povertà relativqa e quelli che sono sulla soglia di povertà. L’insieme di questi tre gruppi non ha libri. I miei sono gli studenti più poveri della regione più povera: perchè dovevano dare risultati diversi? Forse la mia terra negli ultimi anni non è sprofondata ancor di più nella povertà? Un bambino su due a Palermo vive sotto la soglia di povertà, lo dice SaveTheChildren e lo dico io che gli compro la merenda. Voi li leggete questi dati, noi li viviamo con loro.
    E compriamo alcuni libri. Le docenti di Palermo fanno la colletta per comprare i libri base ai bimbi più poveri, quando il buono libri non arriva. I somari. Il libro di arte, la mia materia, generalmente non lo comprano. Sono stata docente digitale e con “ebook” alla buona ante litteram, portavo il mio pc in classe già nel 2007 per far vedere Caravaggio a colori e non su una fotocopia. Questi sono i somari. Sono quelli che vedremo girare nel quartiere in motorino dopo i 15 anni, esaurito l’obbligo non continueranno gli studi, non lavoreranno, non studieranno. I Neet con l’ Handa Bali rivisitata. Quelli su cui anni di ipocrisia si affannano a scrivere libri e a organizzare i “fortini della legalità” dell’antimafia dalle bellissime intenzioni e dalle zoppicanti ricadute.  Perchè non agisce su coloro che veramente ne hanno bisogno, agisce sugli altri, sui primi della classe, sui capaci e meritevoli.
    Ma spesso a un’insegnante sta più a cuore l’incapace e l’immeritevole che si vede sfuggir tra le mani. Nonostante gli sforzi, nonostante l’impegno, nonostante la passione. Quel bimbo appare sordo, muto e cieco, perchè non agiamo sulla sua vita, ma su poche impossibili ore. E con una logica perfetta ti smonta subito: studiare perchè proessorè? Tanto disoccupato resto. Per te stesso, per la tua libertà, per la tua coscienza…ed è già via.




    Spesso si parla di merito per i docenti, e nelle scuole a rischio, ce ne stanno di docenti che altro che misurazione del merito, farebbero andare in tilt la slot machines della valutazione…ma..come mi ha scritto una collega che divide con me certi guai: “ Mi chiedo, e ti chiedo, Mila… cosa ce ne facciamo del podio, noi che operiamo con professionalità e passione. Noi che preferiremmo una maggiore attenzione ai bisogni dei nostri ragazzi?” 
    Io, personalmente, nulla. Ho sofferto enormemente nel vedere titolati tutti i giornali, ma proprio tutti, con “i somari del sud”. Contro quei ragazzi. Ma la mia sofferenza è il meno rispetto alla rabbia perchè non so, non sappiamo più a chi chiederlo e a chi ripeterlo: aiutate la scuola siciliana. Non i docenti siciliani, attenzione, non è una rivendicazione sindacale ma un appello morale, civile e sociale: aiutate la scuola siciliana. Intanto raccontando la verità e approfondendo le questioni prima di commentarle.
    Cos’hanno quei ragazzi da Crocetta o dallo splendido sindaco Orlando delle cose che è urgente avere? Zero.
    E cos’hanno avuto? Zero.
    Da settembre escono alle 11 per mancanza e sciopero dei bidelli quando a Bolzano (una delle prime città nei rendimenti) entrano alle 8 ed escono alle 17 dalla scuola.
    E generalmente escono alle 12.30, parlo di primaria. Alle medie non va meglio.
    I test Ocse Pisa rilevano le competenze in lettura e calcolo (non le conoscenze, attenzione, ma le competenze) maturate al termine del ciclo primario della scuola e misurate su un campione di 15enni nel mondo. Cosa vuol dire? Che misurano non tanto ciò che sanno, ma il grado di competenza nella comprensione di un testo e la capacità di calcolo. I dati dicono che l’Italia, nel suo complesso è avanzata di parecchio. I dati disaggregati invece ci regalano la nota fotografia di un paese sempre più diseguale. Il nord est schizzato in avanti nei rendimenti, il sud sempre più indietro. Soprattutto la Sicilia.
    Però vorrei completare le informazioni che ci provengono da quel rapporto. Analizzando i risultati delle indagini, nazionali o internazionali, qualcuno dei commentatori ha considerato il tempo scuola? Un 15 enne siciliano, privato di scuole a tempo pieno, matura circa due anni in meno di scuola rispetto al coetaneo di Trento.
    E matura quegli anni in meno in un contesto sociofamiliare immensamente diverso. Per dirne una: la media dei libri presenti in una famiglia di trento è circa 90, in una famiglia siciliana 15. Compresi i libri di cucina. Dal punto di vista sociale/organizzatico/storico/culturale c’è un altro dato, che non tutti considerano: la scuola pubblica siciliana ha circa 60 anni di storia, la scuola nel nord est ne ha 200. Esiste, come obbligo e come strutture, e come impianto simbolico/sociale dall’impero austro-ungarico. Cioè si tratta di contesti sociali, anche umili, ma culturalmente e storicamente formati alla scuola.
    Non crediamo dunque, riflettendo su queste cose, (sì, lo so, lo crediamo), che per agire sul famigerato indicatore escs si debba agire innanzitutto allontanandoli dalla famiglia e dal “fuori” per tenerli a scuola? E per agire sui rendimenti li si debba “accompagnare” con maggiore presenza assistita?
    Il 65% delle scuole siciliane agisce in quartieri ” a rischio”.  Il 30% dei ragazzi abbandona la scuola e l’altro 30% ha delle debolezze scolastiche che dovrebbero essere smorzate sul nascere e invece si acuiscono negli anni. Non vengono aiutati a casa. Potremmo aiutarli a scuola se avessero il tempo pieno.
    L’asilo, lo provano proprio le Ocse Pisa, agisce in modo determinante nel successo scolastico successivo. A Trento la percentuale di bimbi che può andare all’asilo è del 45%, a Firenze del 98%,  in Sicilia è del 3%. Ripeto: il 3%. A Palermo, la 5° città d’Italia i bambini a cui è data la possibilità di frequentare l’asilo comunale non raggiungono il 2%. Va da sè che proprio i bambini che son deboli per contesto e provenienza familiare sono quelli che l’asilo non lo vedono nemmeno da lontano. “Tanto le loro mamme non lavorano dunque che bisogno c’è?”. Il bisogno dell’asilo non è tanto o solo una questione femminile, ma un indicatore che agisce in modo decisivo sui rendimenti, soprattutto nei contesti degradati. Per compensa la formazione delle conoscenze implicite e la socializzazione. I due fattori che maggiormente incidono nella formazione delle prime debolezze nei contesti a rischio. Ripeto, tali contesti in Sicilia rappresentano la maggioranza della popolazione colastica.
    Le mense. Dio mio, le mense. Non ci stanno. E le scuole? Come stanno messe? Male come altrove? DIrei peggio, peggio, peggio. Siamo al paradosso. Circa un mese fa la Protezione Civile di Palermo dichiarava inagibili 13 scuole. 13 scuole. E il sindaco? Invece di fare l’inferno, ha pacificamente dichiarato, lui, che non c’è nessun problema. Sapete che vuol dire: che in quelle scuole ci stanno (perchè sono ancora aperte) proprio quei ragazzi. Nella muffa, nelle pareti scrostate, nel freddo. E perchè dovrebbero studiar meglio proprio loro che voglia zero e inferni già vissuti tanti? In quelle scuole? Esattamente quei “somari” che dovremmo salvare.
    A me piacerebbe dirvi che la colpa è dei docenti, cioè mia. Mi metterei sottosopra per migliorare e spenderei ancor di più la mia salute per aiutare quei ragazzi, e so che così la pensiamo il 90% dei colleghi, e non è retorica dirvi che ci ammaliamo sul serio, il burn out e le malattie professionali ci colpiscono in una percentuale del 65%, ma purtroppo non è così. Non siamo in queste condizioni il fattore che incide. Lo dico come sconfitta. Perchè se il problema fossimo noi a voglia averlo risolto in questi anni: formare e selezionare docenti migliori sarebbe azione a costo zero. In un paese dove le classi dirigenti fossero all’altezza (e dentro la classe dirigente ci metto i professori universitari responsabili dei percorsi formativi dei docenti, e i dirigenti della pubblica amminsitrazione e della classe politica che mettono in piedi i processi selettivi per i docenti). Queste cose devo dirle non per me, non per mia difesa, ma per aiutar loro, i ragazzi.  Se prima non si  uniforma l’offerta strutturale scolastica in merito a: tempo scuola, strutture e organizzazione il dato “attività del docente” non è misurabile. Questo dice Ocse Pisa. E infatti non lo misura.
    Cosa ci vorrebbe allora? Fare gli asili, costruire le mense e offrire il tempo pieno. Ad esempio. Questa la base per comparare i dati tra le regioni.  Ci vuole una cosa semplice: tenerli a scuola e farli studiare con noi, sempre. Fatto ciò, allora sì potremmo comparare i dati, comparare le azioni e agire con i fattori interni alla scuola: organizzazione e docenti. Attenzione: sarei spietata, con me come con altri. Spietata, se dovesse servire. Ma se non elimino le diseguaglianze e le disparità strutturali i docenti del Sud possono agire e fare la differenza per un 30% di allievi, lasciare nella sufficienza un altro 40%, e vedersi perdere un 30% rimanente. Esattamente quello che abbiamo adesso. Adesso è come se, dal punto di vista strutturale, avessimo sistemi d’istruzione di nazioni diverse in due nazioni che marciano con velocità opposte. La nostra indietro, l’altra avanti. Ovviamente mi riferisco a quel 65% di scuole a rischio, che poi son quelle che rappresentano la “palla al peide” che determina la media. Non sto cioè parlando della vostra classe al liceo. Quella rappresenta il 6% della popolazione scolastica, selezionatissima e scrematissima. Le classi di cui parlo io e di cui tratteggiano le medie gli Ocse Pisa son quelle che determinano i dati peggiori e il crollo di posizioni: l’0immensa platea dei ragazzini che frequentano a 15 anni un professionale o un tecnico e che provengono esattamente dai contesti di cui parlo. I deboli che son già deboli per destino e non per scelta. E un debole per destino e non per sua esclusiva responsabilità io non lo definisco somaro. Lo definisco: l’oggetto primario della mia attenzione. Dove “l’io” è il nostro Paese.

    Il pesce puzza dalla testa, tanti guai nel Sud ci son venuti da classi politiche incapaci e ottuse, assessori all’acqua di rose per governi corrotti e in malafede. Quanti soldi sono stati rubati per la “s-formazione professionale” in Sicilia in cinque anni? Quasi un miliardo di euro. Quanti soldi di questi sono finiti alla scuola, anche solo per fare gli asili? Zero. Quanti per assicurare l’equità ai nostri figli? Cioè per dare loro lo stesso tempo scuola che hanno i ragazzi del nord? Zero. Quanto si sta facendo adesso per la scuola siciliana con i soldi provenienti dai fondi UE? (Dico siciliana, come campana, come calabra, come sarda) Zero.
    Si poteva riscrivere il destino della scuola siciliana. Come campana, come calabra,..e invece. Nulla. Svaniti, come l’acqua sporca nel lavandino.
    Ma i presidi, questi sconosciuti, che fanno? Quale voce contro alzano o hanno alzato in questi anni riguardo alle diseguaglianze e alle disparità strutturali (decisamente anticostituzionali) presenti nella scuola italiana? Zero. Ai dirigenti scolastici, ai dirigenti degli uffici scolastici provinciali e regionali, ai loro silenzi collettivi, mentre recriminano azioni sommessamente e singolarmente, quanta parte di responsabilità nello sfacelo è da addebitarsi? Noi ricercatori, che ci occupiamo di indagini sul sistema d’istruzione, possiamo fare tutte le considerazioni scientifiche che vogliamo. Serie, scientificamente valide, ..ma purtroppo nella scuola vince l’eteronomia non l’autonomia e in questo ci possono sguazzare pure docenti non votati al sacrificio.  Perché di questo si tratta, di votarsi al sacrificio senza nessun riconoscimento, se non quello dei propri ex alunni, e di questo e d’aria noi campiamo. Una recente indagine inglese regala ai docenti italiani il podio riguardo la possibilità di incidere positivamente sugli allievi.
    Non chiamiamo somari dunque quei ragazzi e cerchiamo di capire cosa fare per ottenere dei miglioramenti effettivi per loro, per le loro vite, e dunque, direttamente per la nostra terra e il nostro Paese. Solo se le condizioni strutturali di partenza e in itinere fossero identiche potremmo comparare i rendimenti di un ragazzo del nord con uno del sud. E allora sì potremmo interrogarci sull’azione dei docenti. Posto che la maggior parte dei docenti, anche nelle scuole del nord è meridionale.
    No, chiamate somari, voi, alunni miei, noi adulti, genitori, docenti, dirigenti, che non capiamo nulla, che non chiediamo nulla, che non pretendiamo dalle classi politiche e dirigenziali del sud nulla per voi, chiamate somara me che non riesco a trovare una via d’uscita e degli interlocutori adeguati per tutto ciò. Però una cosa non faccio, a differenza di altri, non definisco somari le vittime delle nostre pessime azioni e del nostro disinteresse.


    http://laricreazionenonaspetta.comunita.unita.it/2013/12/10/i-somari-del-sud-e-i-test-ocsepisa2012/

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