martedì 31 dicembre 2013

IL RUOLO PERDUTO DELL'INSEGNANTE

mboscainodal sito blog-micromega Marina Boscaino
Ci sono alcune battaglie che paiono velleitarie e di retroguardia ai nostri occhi annacquati dal vuoto pneumatico; non sono né moderne, né à la page, né tecnologicamente significative, né provocatorie, né urlate. Mancano, cioè, dei requisiti minimi di accettabilità e visibilità in un mondo galleggiante e decomplessificato come il nostro.
Ma sono le più importanti. Sono battaglie culturali che affidano ancora alla cultura il valore che essa ha rivestito e le è stato riconosciuto prima della trionfale ascesa del Pensiero Unico. Ci vuole tempo per seguirle e sostenerle. Esse non sono comunicabili con un sms (short message service), né con un tweet. Si basano su studio, approfondimento, competenza accumulata in anni di ricerca. Leggete, ad esempio, l’interessante lettera indirizzata alla Carrozza dall’Associazione degli Italianisti al ministro Carrozza in merito ai test Invalsi. Ci vogliono pochi minuti, ma penserete un sacco di cose.
La legge affida integralmente al collegio dei docenti le competenze in materia didattica. Ciascun insegnate, dunque, in quanto membro di quell’organismo, nonché delle sue articolazioni – i dipartimenti disciplinari, i consigli di classe – e ciascun insegnante nella propria libertà di insegnamento esercita tale competenza e prerogativa. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante e implacabile impoverimento sia di queste stesse funzioni, sia della capacità dei docenti di rivendicarne l’esercizio. È accaduto così che la concezione didattico-pedagogica (sic!) che orienta le prove Invalsi si sia insinuata e, in alcuni casi, abbia orientato potentemente, quando non soppiantato, il cosa, il come e il perché gli insegnanti facevano scuola. L’obbligatorietà dei test Invalsi in alcune classi della scuola primaria e all’esame che conclude il ciclo della scuola secondaria di primo grado ha limitato scelte, strategie, modalità, obiettivi, dando luogo in alcuni casi al ribaltamento delle prospettive che sono alla base di quelle domande che il singolo docente – e, con lui, il sistema scolastico nazionale – dovrebbe porsi quotidianamente: che cosa, come e perché insegno?

In Italia scendono del 3% i lettori di libri


 
Nella pagina web dell’ISTAT  (http://www.istat.it/it/archivio/108662 ) in un interessante articolo sulla produzione e la lettura di libri in Italia si scrive: “ Nel 2013, oltre 24 milioni di persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto, nei 12 mesi precedenti l'intervista, almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2012, la quota di lettori di libri è scesa dal 46% al 43%. Nel corso dell'anno ha letto almeno un libro il 49,3% della popolazione femminile e solo il 36,4% di quella maschile. La differenza di comportamento fra i generi comincia a manifestarsi già in età scolare, a partire dagli 11 anni. La fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (57,2%). La propensione alla lettura dipende dalla scuola, ma anche dall'ambiente familiare: leggono libri il 75% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 35,4% di quelli con genitori che non leggono. Permangono le differenze territoriali: nelle regioni settentrionali legge oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (50,1% nel Nord-ovest e 51,3% nel Nord-est), mentre nel Sud e nelle Isole la quota di lettori è pari solo al 30,7% “ A tal proposito per favorire la lettura a scuola occorre  trovare tempi (momenti) e spazi (aree di lavoro) alternativi. Occorre definire con gli studenti tempi per la lettura libera e finalizzata, dare la possibilità di non finire un libro o di cambiarlo, programmare l’ascolto di libri attraverso la lettura a alta voce dell’insegnante (elemento quest’ultimo molto significativo perché ricompone la separazione tra oralità e scrittura). E’ altresì importante allestire uno spazio-lettura per creare un’atmosfera adeguata, offrire la libertà di scegliere la posizione preferita, più comoda e rilassante, consigliabile il “cerchio magico della lettura”, cioè disporre sedie (o cuscini) in circolo per favorire l’espressione di emozioni e la comunicazione. 

 

Aldo Domenico Ficara

 

lunedì 30 dicembre 2013

ANNO 2013 PER LA SCUOLA E' STATO UN ANNO TURBOLENTO

Una scuola più breve e selettiva

di Alessandro Ferretti e Francesca Coin



Ridurre il liceo a quattro anni: una mossa curiosa per un paese come l’Italia in cui la percentuale di popolazione (25-64 anni) senza diploma è nettamente superiore rispetto alla media europea. Perché, dunque, questa riforma, a nostro avviso l’azione più dannosa intrapresa sino ad ora dal ministro Carrozza?
Il piano complessivo di “adeguamento agli standard europei” ha uno scopo chiaro ed esplicito: anticipare di un anno la fine della scuola (loro dicono, anticipare “l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro” – quale lavoro?). Secondo l’articolo del Corriere A scuola c’è un anno di troppo del 5 dicembre 2013, tagliare è fondamentale per ottenere tre miliardi di risparmio, il dubbio è solamente se fondere la quinta elementare con la prima media, e/o ridurre il liceo a quattro anni. Il dibattito aleggia già da diverso tempo. Lo scorso anno era stato l’economista Daniele Checchi a mostrare, all’interno della conferenza dell’Associazione Treelle e della Fondazione Rocca, come in Italia la scuola primaria e secondaria avessero “indicatori anomali rispetto alle medie UE”. Per indicatori anomali, si vedano le slides, invece che sulla insufficiente retribuzione degli insegnanti o l’elevato numero di drop out, si puntava il dito sul numero troppo basso di studenti per insegnante e su una spesa per studente troppo alta nella scuola primaria. “Spesa troppo alta”: un concetto che fa quasi ridere. Ergo, per “ridurre gli sprechi”, i.e. il numero troppo basso di alunni per classe e il numero troppo basso di ore annue di insegnamento frontale per insegnante, l’economista suggeriva di razionalizzare l’allocazione delle risorse. La riforma attuale va in questa direzione.
Infatti tagliare significa accorpare i piani di studio dell’ultimo anno del liceo agli anni precedenti, in modo tale da mantenere intatti “gli obiettivi di apprendimento rispetto al percorso in cinque anni” e rivoluzionare il tempo-scuola aumentando il monte orario settimanale. Come dice il preside Giuliano del liceo Majorana: “Per capirci, se prima avevamo 27 ore a settimana al biennio e 30 ore a settimana al triennio, nel liceo a quattro anni si fanno fin da subito 36 ore a settimana”. In altri casi si parla di un primo biennio di 34 ore settimanali, con un incremento non da poco rispetto alle 27 del liceo tradizionale, mentre sono 35 anziché 30 quelle del secondo biennio. Ma non finisce qui: si può anche estendere il numero dei giorni, riducendo le vacanze: il San Carlo di Milano oltre a prevedere 30 ore al mattino e tre rientri al pomeriggio, prevede di passare da 200 giorni di scuola all’anno a 225, tagliando netto 25 giorni di vacanza a studenti e insegnanti.


Gli auguri del Ministro Carrozza


CHI INCASSA QUEI 2 MILIONI DI EURO E PERCHE'?

di Lucio Ficara
In un momento storico difficile del nostro Paese, dove la crisi economica e finanziaria è ormai sfociata in una vera e propria crisi sociale, sapere che esistono ancora sprechi di risorse pubbliche fa gridare allo scandalo. D'altronde le denunce puntuali  fatte da giornalisti d'inchiesta come Gian Antonio Stella  e Sergio Rizzo, ci fanno capire che in italia la corruzione è diffusa e che gli sprechi di denaro pubblico sono sotto gli occhi di tutti. Sarà per questo motivo che cresce in noi una forma di avversione nei confronti di questa politica? Sicuramente lo spreco di danaro pubblico in tempi di crisi economica e sociale, contribuisce notevolmente a prendere le distanze dalla politica, di destra, sinistra e centro. Un altro scandalo che accade sotto i nostri occhi, è quello del pagamento, da parte delle province, degli affitti dei locali privati adibiti a scuola pubblica. Una vera vergogna!!!

20 Nobel Italiani: intelligenze da prendere a modello

Premi Nobel  italiani:


Premi Nobel per la pace:
Ernesto Teodoro Moneta (1907)

Premi Nobel per la chimica:
Giulio Natta (1963)

Premi Nobel per l'economia:
Franco Modigliani (1985)

Premi Nobel per la fisica :
Guglielmo Marconi (1909)
Enrico Fermi (1938)
Emilio Segrè (1959)
Carlo Rubbia (1984)
Riccardo Giacconi (2002)

Premi Nobel per la letteratura:
Giosuè Carducci (1906)
Grazia Deledda (1926)
Luigi Pirandello (1934)
Salvatore Quasimodo (1959)
Eugenio Montale (1975)
Dario Fo (1997)

Premi Nobel per la fisiologia e la medicina:
Camillo Golgi (1906)
Daniel Bovet (1957)
Salvador E. Luria (1969)
Renato Dulbecco (1975)
Rita Levi Montalcini (1986)
Mario Capecchi (2007)
Di seguito il video di RTS su i 20 Nobel italiani:
 





La scuola al tempo della chiamata diretta

PUBBLICATO IL 29 DICEMBRE 2013 DA Claudia Pepe


Ora insinuano la “chiamata diretta” come soluzione alla disastrata situazione della Scuola italiana. Ebbene, quando leggo definizioni  che non mi rappresentano e anzi mi umiliano dopo anni di lotta, di sacrifici e di speranza, tento di non dire parole che mi farebbero apparire quella che non sono. Io sono un’insegnante che legge dichiarazioni  irresponsabili proprio da chi dovrebbe essere documentato e consapevole per affrontare tutti i dilemmi della Scuola. E mi arrabbio ancor di più se questi concetti sono proclamati  da un’ iscritta al Partito che ha partorito un Ministro dell’Istruzione degna di non ricordare. Ci siamo capiti. Affermazioni dette da una donna, Elena Centemero, che ritiene  l’età media dei professori  troppo alta (40 anni), e pensa che la colpa sia la forma di reclutamento. Consultando il vocabolario alla voce reclutamento, subito dopo l’accezione riguardante il servizio militare, viene la spiegazione che mi sembra  più idonea. La più vera rispetto alla questione delle nostre assunzioni.  “Reclutamento”: di cavalli, di muli, registrazione, previa visita veterinaria, dei quadrupedi di proprietà privata, che resteranno a disposizione dell'autorità militare in caso di bisogno”. Come, infatti, negare la nostra discendenza dai muli che hanno attraversato tanti campi di battaglia e che, nonostante tutte le bastonate ricevute, rimangono a disposizione dello Stato per eventuali nuovi conflitti con armi tradizionali o nucleari. Il nostro reclutamento, fino all’anno scorso, prevedeva la visita dal medico per sapere se avessimo la sifilide  e, adesso, dopo tutti questi anni vissuti da umili, servizievoli, maltrattati e negletti muli, siamo diventati di loro esclusiva e feudale proprietà. Ci troviamo all’ombra di una nuova era di fascismo. All’epoca del duce dicevano: 'La terra ai contadini'. Ora, invece, i nuovi duci predicano la nuova verità: “L’insegnante deve ritrovare la propria dignità” Ma, se non ricordo male, terminata la guerra, furono varati solo dei timidi provvedimenti per passare alle cooperative di ex-combattenti, le lande incolte, cioè le terre più povere, che nessuno voleva coltivare perché non compensavano la fatica. Nell'Italia meridionale alcuni moti disordinati per l'occupazione dei ricchi latifondi dei padroni vennero presto repressi dal governo. I grandi proprietari terrieri fecero poi distruggere dalle squadre fasciste tutte le organizzazioni che davano forza alle pretese dei contadini. E dopo la 'marcia su Roma' non si sentì più parlare di riforma agraria. Il fascismo difendeva i privilegi dei signori e regalava al popolo solo le buone parole esortando alla muta virtù dell’obbedienza in cambio della promessa alla vita eterna. Ora non occorre affrontare questo avvento di neo-fascismo nei fatti. Bisogna essere fortissimi a non viverlo nella nostra normalità.


domenica 29 dicembre 2013

L'inizio della divulgazione scientifica nei blog italiani



Vi racconto chi era Alessandra che aprì Palermo alla scuola

di Mila Spicola


Mi chiamò una mattina dei primi di novembre nel 2007. “Ciao sono Alessandra Siragusa, sei Mila? Volevo incontrarti.” Erano i primissimi giorni del neonato PD, elette entrambe tra i delegati nel parlamentino regionale del Partito.  E’ iniziato così un grande rapporto umano che ha avuto alti e bassi come tutte le amicizie. Mi hanno chiesto di scrivere di lei, adesso che un male fulminante ce l’ha tolta e siccome il personale è politico eccomi qua a parlare di Alessandra Siragusa, palermitana, ex parlamentare del PD, in modo politico e in modo personale.  Le stragi del ‘92 furono uno spartiacque nella vita di entrambe e di questo parlammo durante quella prima chiacchierata al bar delle Magnolie di Palermo. Nel ‘92 lei era già impegnata in politica e decideva di impegnarsi ancor di più. Io fuggivo da Palermo letteralmente il 21 luglio del ’92, due giorni dopo la strage di Borsellino, per far ritorno proprio nel settembre del 2007, come vincitrice di cattedra nella scuola. «Ho un fratello magistrato, io faccio politica, cosa vuol dire fare antimafia se non fare politica in modo onesto e serio per i bambini?».Non l’avevo vissuta dunque la stagione della primavera di Palermo, io non c’ero, come tanti della mia generazione. Non la conoscevo direttamente ma tutti sapevano chi era Alessandra Siragusa, a partire dagli insegnanti. Era entusiasta mia madre, maestra, di come le scuole vennero aperte. Ma era la città che si era aperta alla scuola. “Palermo apre le porte”, la sua intuizione, fu innanzitutto una grande festa di riappropriazione di una città che era stata per troppi anni occupata dalla paura, per gli studenti, per le famiglie e per i docenti di Palermo. C’è ancora quella settimana in cui ogni scuola adotta un monumento e piccoli cicerone lo raccontano ai palermitani. E non c’è maestra o maestro ormai in pensione, palermitano o palermitana, che non si faccia il giro dei monumenti in quei giorni a sentir parlare i bambini e i ragazzi di storia e arte.


IL MINISTRO CARROZZA INTERVISTATO DAI CUCCIOLI DELLE IENE

dal FattoQuotidiano.it
Il ministro Carrozza parla dell'aumento dei 27 mila posti di sostegno in organico di diritto e lo rivendica con orgoglio. Cottarelli in regime di spending review  parla invece di pesanti tagli ai posti di docenti di sostegno. Essendo le due dichiarazioni  in evidente contrasto tra loro, ci viene da dire: "chi dice la verità o meglio chi mente tra i due?" 

                                




Facebook: pericolo riservatezza

Oggi si riporta un articolo dal titolo " No alle foto online dei propri figli, ecco perché " pubblicato nel blog Zen in the City ( http://zeninthecity.org/2013/09/10/no-alle-foto-online-dei-propri-figli-ecco-perche/ )

Viene considerato sempre più normale pubblicare su Facebook le foto dei propri bambini, dalle loro prime ore di vita alle vacanze con la famiglia. Si pensa che questo tipo di condivisione rimanga nella stretta cerchia degli “amici“. Ma non è affatto così ed è bene che ogni genitore ne sia consapevole.
Qualsiasi padre o madre sa con quale piacere immortaliamo tutti i momenti dell’effimera giovinezza dei nostri bambini e quanto forte sia il desiderio di condividere con gli amici e la famiglia questo affetto profondo. E internet sembra essere lo strumento perfetto, per rispondere al meglio a queste esigenze.
Ma prendersi cura del futuro dei propri figli dovrebbe includere anche il rispetto delle loro scelte riguardo alla riservatezza. Scelte che un giorno compieranno. Ma se quel giorno in rete si saprà già tutto di loro, sarà troppo tardi.
Facebook ha già introdotto, negli Stati Uniti, un sistema automatico di riconoscimento facciale, che provvede da solo ad individuare i volti delle persone nelle foto, senza bisogno che siano “taggati” da qualcuno. Questo consentirà al social network – e quindi a chiunque – di mettere in correlazione le immagini con i fatti della vita reale, con scarso controllo da parte delle persone interessate.
Tra gli adulti che conosciamo, ce n’è sempre un’ampia quota che non vuole stare su Facebook, o che ci sta inserendo pochissime informazioni personali, perché preferisce un certo grado di riservatezza. E se tuo figlio o tua figlia , da grande, fosse una di quelle persone così? Non avrebbe più alcuna possibilità di scelta.
Oltre a Facebook, sono sempre di più i siti, i software e le app che consentono di condividere foto e video e/o che fanno ricorso a sistemi di riconoscimento facciale. Già sono stati sviluppati software che consentono di ricavare il nome di una persona inquadrandola col telefono e un giorno lo faranno accessori come Google Glass, gli occhiali per la realtà aumentata.
Entrare in questo sistema che consente a tutti di sapere chi siamo e cosa facciamo può piacere o meno: è un modo per dare forma al karma digitale che marcherà la nostra presenza nel mondo. Ma se vogliamo educare nella libertà i nostri figli, lasciamo che siano loro a deciderlo.

sabato 28 dicembre 2013

È morta a Palermo l'ex parlamentare Pd Alessandra Siragusa

È morta oggi a Palermo l'ex parlamentare del Pd Alessandra Siragusa, 50 anni, eletta alla Camera nel 2008 e non rieletta al Senato nel 2013. Negli anni della Primavera di Palermo, fu assessore alla Pubblica istruzione, dal 1993 al 2000, nella giunta guidata da Leoluca Orlando.
Sua l'iniziativa «Palermo apre le porte», che consentì «l'adozione» di monumenti e spazi pubblici da parte dei ragazzi delle scuole. Siragusa era malata da alcuni mesi.

Il Sindaco Leoluca Orlando, di concerto con il Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando,  ha disposto che Villa Niscemi, sede di rappresentanza del Comune, ospiti la Camera ardente per l'on.le Alessandra Siragusa.
«Palermo perde una persona importante. Una donna che con passione e competenza ha dedicato la propria vita alla città» ha detto il Sindaco Leoluca Orlando, apprendendo della scomparsa di Alessandra Siragusa, che fu componente della sua Giunta negli anni '90 come Assessore alla scuola. «Sono certo di parlare a nome di tutta la città - ha aggiunto Orlando - nell'esprimere la tristezza e il dolore per la perdita di un'amministratrice che costruì un nuovo modello di rapporto fra Comune e mondo dell'istruzione, che rese la scuola il perno di un cambiamento e di un rinnovamento culturale e sociale, simboleggiato dall'adozione dei monumenti cittadini da parte dei bambini».
«Quell'impegno e quella attenzione competente per la città - conclude il Sindaco- era proseguito negli anni con l'impegno di parlamentare nazionale.
Cordoglio è tato espresso anche da Salvatore Orlando, presidente del Consiglio comunale: «A nome personale e a nome del Consiglio Comunale esprimo il profondo cordoglio per la prematura scomparsa di Alessandra Siragusa, con cui ho anche condiviso l'esperienza di consigliere. Alessandra ha rappresentato l'unione di passione e competenza, con una grande capacità di far dialogare il mondo della politica e la società civile per il bene della nostra comunità». 
 
 
http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/palermo/dettaglio/articolo/gdsid/311075/


Tutta la redazione di RTS esprime il proprio cordoglio

Perché un video dal titolo “ Invalsi only you “ ?


Perché pubblicare un video dal titolo “ Invalsi only you “ ? Perché solo tu  Invalsi, con i tuoi test,  hai sollevato un mare di riflessioni pro e contro il tuo operato, perché solo tu Invalsi hai scatenato le resistenze di molti insegnanti, al punto da rendersi indisponibili alla somministrazione dei tuoi test, perché solo tu Invalsi hai diviso gli addetti ai lavori nella valutazione di sistema, creando malumori forse insanabili. Per tutto quanto sopra esposto si è voluto predisporre il seguente video, che contiene sia test Invalsi che item preparatori ai test Invalsi:

Invalsi e il falso termometro dell’Inquizsizione

di Vincenzo Pascuzzi – 27 dicembre 2013
 
 
Paragonare i test Invalsi al termometro o è una svista macroscopica e imperdonabile oppure è un inganno voluto di proposito. Assunto per buono un simile paragone (che ripetiamo è improponibile!), è poi facile giungere alla conclusione voluta, ma questa risulta anch’essa errata. Perché si usano sì passaggi logici e suggestivi ma a valle di una premessa inconsistente e falsa. «Rinunciare ai test significa fare come quel malato che butta via il termometro per non sapere se ha la febbre oppure no» così ripropone Piero Cipollone intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera. Intervista probabilmente sollecitata dalla …. lobby pro-Invalsi, entrata in panico a seguito del decreto Miur n. 985/28.11.2013. Senza invertire l’onere della prova, che rimane tutto a carico di chi propone il paragone, osserviamo che il termometro associa un numero a una temperatura. Il numero viene letto su una scala graduata costruita in un certo modo. La temperatura rilevata può essere confermata con una seconda lettura (dopo averlo “abbassato” se è un termometro clinico) oppure da un altro termometro. Il termometro ha un costo relativamente basso, può essere prodotto in diversi esemplari, non varia nel tempo, può essere facilmente usato da chiunque e quando occorre. Non serve il costruttore del termometro per decidere l’uso o per leggere la temperatura. Invece i test Invalsi hanno caratteristiche e modalità d’uso differenti. Non esiste una soglia che indica la febbre, non esiste una scala di riferimento. I test vengono usati a tappeto (modalità censuaria) come una specie di screening coatto applicato anche a chi non ha sintomi di febbre, per restare nel paragone.  L’Invalsi elabora poi del livelli medi di valutazione per cui – se fosse davvero possibile il paragone col termometro - risulterebbe che metà della popolazione testata ha sempre la febbre, né sarebbe possibile determinare se si tratta di febbricola o di febbrone. I test variano di anno in anno, e l’Invalsi non fa una seconda tornata di test per confrontare i risultati della prima e così verificare anche se stesso.
 
 

mercoledì 25 dicembre 2013

Scuole sicure e cultura della sicurezza


L’educazione alla salute e sicurezza sul lavoro rappresenta un punto importante per la crescita del cittadino.  Anche la normativa in materia, con l’ aggiornamento (D. Lgs 9 aprile 2008 n. 81), ha rafforzato la necessità di avvicinare l’individuo al concetto di prevenzione, sin dalle prime istanze di sviluppo della sua coscienza civile di uomo e di cittadino. A tal proposito Regolarità e Trasparenza nella scuola vuole pubblicare e condividere  un video di sua produzione per far vedere le immagini che girano su Google riguardanti i crolli all’interno dei nostri edifici scolastici. L’obbligo di adeguare le scuole alle prescrizioni europee in tema di salute e sicurezza nasce da una duplice esigenza: quella di ottenere una scuola sicura e quella di divulgare una ”cultura della sicurezza” proprio nell’ ambiente in cui vengono formati i lavoratori del futuro. La scuola infatti non può esimersi, in quanto istituzione, dal costituire un momento propulsivo per la condivisione dei valori di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Di seguito si riporta il video di RTS dal titolo "La sicurezza a scuola è un diritto, ma è in profondo rosso " :

REGGIO CALABRIA : LA SOFFERENZA DI UNA CITTA' CHE VORREBBE RIALZARE LA TESTA

di Lucio Ficara
Reggio Calabria è la mia città, la città che ha dato i natali ai miei genitori a cui sono legato da profonde ed antiche radici affettive. In questa città ho deciso, dopo tanti anni passati fuori, di tornare a vivere, a svolgere la mia professione di docente di matematica e fisica, a contrastare ciò che non funziona attraverso il mio ruolo di dirigente sindacale della scuola. Una città che amo, ma che non posso fare a meno di criticare. Le critiche nascono spontanee, perché è una città dove la sofferenza si respira nell'aria , dove la classe dirigente che ha governato e governa questa città è eticamente responsabile del disastro in cui versa. In questa città stupenda dove si vive l'incantevole fenomeno della  Fata Morgana, il cittadino vive l’ignominia di vedere il proprio Comune sciolto per infiltrazioni mafiose, scopre che i politici locali hanno creato un debito, quantificato dalla Corte dei Conti in oltre 600 milioni di euro, vede, anche durante i giorni del Santo Natale, i cumuli di spazzatura accatastati lungo le strade della città, che arrivano a lambire i primi piani dei palazzi. Ogni giorno in questa città alcuni cittadini bruciano i cumuli di spazzatura, sprigionando fumi carichi di diossina e cancerogeni, un territorio  devastato dall'anarchia dei singoli individui e anche dall'organizzazione delle ecomafie. In questa città per risanare il debito pubblico delle casse del Comune, si pagano tasse salatissime e non si ricevono servizi. Questa non è Europa, non è nemmeno Italia. Si tratta di degrado ed inciviltà. Adesso apprendiamo anche che in questa bellissima città che sorge in una delle sponde dell'incantevole stretto di Messina, a partire dal prossimo anno scolastico non ci saranno più asili pubblici. Anche gli incolpevoli bambini, nati a Reggio Calabria con un debito da fare girare la testa, sono privati del diritto di avere ospitalità in un asilo pubblico. Grazie ad una politica votata pienamente da un popolo sottomesso culturalmente alle logiche clientelari e di potere lobbistico, i bambini reggini dovranno trovare ospitalità in asili nido privati. Un'interessante articolo su questo argomento lo troverete sul Corriere-Scuola. (link alla fine dell'articolo)

martedì 24 dicembre 2013

MINISTRO CARROZZA, UN BUON LIBRO LO LEGGA ANCHE LEI !

di Vincenzo Pascuzzi - 24 dicembre 2013

Leggiamo la sua indicazione “Meno compiti e più libri”, come viene riportata da “Il Messaggero” di Roma (*): Meno compiti, più letture. La ricetta è semplice, ed è un cavallo di battaglia per il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che ora lo ripropone anche per le vacanze di Natale. «Ragazzi chiedete ai professori di darvi meno com
piti», ha detto ieri a Pisa, davanti a duemila studenti riuniti in occasione di un'iniziativa contro l'abuso di alcol tra i giovani. La reazione a queste parole: un boato di entusiasmo. «Chiedete di farvi dare più letture - ha aggiunto il ministro - perché leggere un libro significa avere consapevolezza nei confronti della cultura e può essere un gesto d'evasione importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri».

Sorvoliamo sulla genericità assoluta dell’indicazione: quanto “meno compiti”? e quanto “più libri”?
Sorvoliamo anche sulla critica, peraltro ben motivata e condivisa, che viene da Firenze (**): «per la seconda volta in pochi mesi lei [ministro Carrozza] si è rivolta a una platea di studenti in modo tale da delegittimare gli insegnanti ai loro occhi. A settembre li invitò addirittura a ribellarsi “ai genitori, ai prof, alla scuola”; ieri a chiedere ai professori di dare meno compiti per le vacanze; e naturalmente ha riscosso in ambedue i casi un’ovazione».
Ma prendiamo in positivo la sua indicazione di leggere libri e gliela ricambiamo molto sentitamente.
 
 

Buon Natale da RTS

Crolli, crepe nei muri e termosifoni spenti nella scuola Majorana di Torino

lunedì 23 dicembre 2013

A Natale si può fare di più ( anche per la scuola pubblica )





Auguri di buon Natale a tutti i lettori di RTS

A Messina violente scosse di terremoto alle 5.20 del mattino. Le strutture delle scuole vanno controllate.


Tre violente scosse di terremoto hanno svegliato pochi minuti fa Messina. Le scosse si sono succedute una dietro l’altra, tutte molto forti, intorno alle 5.20 di questa mattina. Visto l’orario, la memoria della città è subito andata al terribile sisma del 28 dicembre del 1908, quando alle 5.21 del mattino per 30 lunghissimi secondi la terra tremò e sussulto con una violenza inaudita. I sismografi impazzirono e per la prima volta si raggiunse l’XI grado della Scala Mercalli. Molta paura, anche a causa del rumore violento, quasi ci fosse stata un’esplosione, ma per il momento, sembra non ci siano stati danni a cose o persone. Sui social network si moltiplicano i commenti. Aggiornamenti nelle prossime ore, quando si saprà dove sia stato l’epicentro.

Aggiornamento delle 5.46

Dalla pagina dell’Istituto Italiano di Vulcanologia: “Un terremoto di magnitudo(Ml) 4 è avvenuto alle ore 05:20:38 italiane del giorno 23/Dic/2013 (04:20:38 23/Dic/2013 – UTC). Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico Stretto di Messina. I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo

Data-Ora
23/12/2013 alle 05:20:38 (italiane)
23/12/2013 alle 04:20:38 (UTC)
38.186°N, 15.568°E
Profondità
7.3 km
Stretto_di_Messina
Comuni entro i 10Km
CAMPO CALABRO (RC)
VILLA SAN GIOVANNI (RC)
MESSINA (ME)
Comuni tra 10 e 20km
CALANNA (RC)
FIUMARA (RC)
LAGANADI (RC)
REGGIO DI CALABRIA (RC)
SAN ROBERTO (RC)
SANT’ALESSIO IN ASPROMONTE (RC)
SCILLA (RC)
ITALA (ME)
MONFORTE SAN GIORGIO (ME)
ROCCAVALDINA (ME)
ROMETTA (ME)
SAPONARA (ME)
SCALETTA ZANCLEA (ME)
SPADAFORA (ME)
VALDINA (ME)
VENETICO (ME)
VILLAFRANCA TIRRENA (ME)

Aggiornamento delle 5.58

Altre due violente scosse alle 5.58 del mattino una dietro l’altra.
 
 
PS:
Considerando l'entità del sisma, è auspicabile che tutti gli edifici scolastici residenti nei comuni sopra elencati abbiano i conseguenti controlli di verifica strutturale per accertare eventuali danni.




 

domenica 22 dicembre 2013

Torrevecchia: crolla tetto alla scuola Maffi, operaio precipita su un banco


Un pezzo di tetto è crollato durante dei lavori di manutenzione. Nessun ferito. La scuola informa che sono stati allertati i tecnici del Municipio


Tragedia sfiorata all'Istituto Comprensivo di via Pietro Maffi, in zona Torrevecchia ( Roma ). Un pezzo di tetto è crollato durante dei lavori di manutenzione. Per fortuna non ci sono stati feriti.  I dipendenti della scuola ci hanno confermato la notizia. A quanto emerso un operaio sarebbe caduto dentro un'aula dove gli alunni facevano lezione.  Sempre dall'istituto ci informano che i tecnici del Municipio sono stati allertati e già per domani è previsto un intervento. 

 
http://www.romatoday.it/cronaca/crollo-tetto-scuola-via-pietro-maffi.html

sabato 21 dicembre 2013

Notizia bufala "DS musulmano: L’istituto lo gestisco io? E io faccio le regole.Il 25 Dicembre sarà un giorno di normale lezione".

Si riporta una notizia bufala pubblicata sul sito web Lercio:


Non ci ha dovuto pensare due volte Ernesto Scozzatti, cinquantatreenne musulmano al suo primo anno da preside dell’Istituto Tecnico Commerciale “Daniele Interrante” della provincia campana. Il suo messaggio di “augurio” ai giovani del complesso è stato sommerso da una vagonata di fischi, urli di incitamento all’odio e sediolini divelti che hanno causato ai ragazzi due ore di lezione a porte chiuse e la squalifica della terza fila per tre giornate. Il 25 Dicembre sarà un giorno di normale lezione, come spiega lo stesso Scozzatti: “L’istituto lo gestisco io? E io faccio le regole. I ragazzi hanno fatto le loro tre settimane d’occupazione per protestare, le faccio un elenco, contro la legge Moratti, la legge Bossi Fini, la legge Marzullo (“si faccia una legge, si dia la scappatoia” n.d.r.), contro le leggi anti-costituzionali, contro la Costituzione, ritenuta da molti di loro essere troppo costituzionale, e contro la facoltà di Legge. Insomma, il solito motivo insulso per fare festa prima di Natale, che poi è di nuovo festa e per il primo quadrimestre non si combina una mazza. E quindi io cancello le festività natalizie e tutti a scuola. E chi fa festa è bocciato. Me ne frego delle tradizioni. E pure di quel tizio che è morto per noi. Ma chi gli ha mai chiesto niente!”.
La protesta del sindacato genitori non si è fatta attendere, come si evince dalle parole di Adelmo Ercolini, capo dello stesso: “E’ una vergogna! Natale è il periodo dell’anno in cui i nostri figli devono stare alle nostre tavole a mangiare roba per quattro-cinque ore consecutive con i parenti che non vedevi da Pasqua! E’ una tradizione! E le tradizioni si rispettano. Questi musulmani devono smetterla di venire qui a fare le leggi a casa nostra. Non è ammissibile! Vogliamo la rivoluzione. Vogliamo la tradizione. Vogliamo i presepi con i calciatori del Napoli e Pullecenella con pizza e mandolino. Vogliamo la normalità. Viva l’Italia, viva gli Italiani”, afferma prima di essere trasportato in ospedale in preda ad un attacco di populismo. Gli studenti, dal canto loro, non hanno dato grande peso alla notizia: “Per noi il 25 è un giorno come un altro, posso pure venire a scuola”, ammette Ennio Termiti, giovane frequentatore dell’istituto, “basta che mia nonna mi dà i soldi, poi posso fare tutto ciò che volete. Così evito pure di fare finta di divertirmi con i miei parenti. Una gioia che non vi dico. Senti, ma la pagate quest’intervista?”
Parole dure che non vorremmo mai aver sentito.


http://www.lercio.it/caserta-preside-ebreo-cancella-le-festivita-natalizie-il-25-tutti-scuola/

Una nuova burla delle teste di Modigliani: la relazione “a distanza” sulle Università Telematiche

Quello delle teste di Modigliani fu un colossale scherzo, uno dei più riusciti della storia del nostro Paese. Oggi è stato superato dalla relazione scritta dalla Commissione di studio sulle problematiche afferenti alle Università Telematiche, istituita con CM 429 del 3 giugno 2013.
Composta dai professori Stefano Liebman (Università Bocconi), Marco Mancini (Università della Tuscia-Viterbo e Presidente CRUI fino al 4.8.2013) e dalla Dott.ssa Marcella Gargano, Vice Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca scientifica, il lavoro della Commissione si è concentrato solamente su una ricostruzione normativa sulla materia d’oggetto d’analisi prima e su alcune audizioni in secondo tempo.
Ciò che lascia sbigottiti, e che fa pensare ad una burla sul modello di quella delle teste di Modigliani, da parte del MIUR, è che gli esperti chiamati a redigere la relazione sulle presunte criticità delle Università telematiche, abbiano invece dimostrato di non conoscere del tutto, o in parte, leggi e regolamenti che governano il sistema universitario italiano. L’Università Niccolò Cusano ritiene perciò, se non fosse una burla, estremamente lacunoso e superficiale il lavoro della stessa Commissione. Tralasciando gli evidenti conflitti di interessi riguardanti la composizione della Commissione stessa, e soprassedendo sull’opportunità che un relazione di tale importanza sia stata prima affidata alla stampa (ne parlava ieri Corrado Zunino su La Repubblica) che ai diretti interessati oggetto dell’analisi (le stesse Università), è bene sottolineare come nessuno, dalla suddetta Commissione, si sia mai preso la briga di ascoltare rappresentanti, professori, ricercatori o studenti dell’Università Niccolò Cusano o di visitarne la sede. L’Unicusano è un campus universitario di 16.500 mq circondato da 6 ettari di parco verde, con aule multimediali, biblioteca e sale lettura, mensa, bar, palestra e una foresteria da 260 posti letto per gli studenti fuori sede. In poche parole, quella della Commissione è una relazione “realizzata a distanza” su quello che viene definito superficialmente insegnamento a distanza, e che nel caso dell’Unicusano, rappresenta solo un aspetto dell’attività didattica, erogata quotidianamente anche in presenza come in ogni università tradizionale pubblica, nelle aule del proprio Ateneo.


NOTA DEL MEF INQUIETA I PUBBLICI DIPENDENTI

Ministero dell’Economia e delle Finanze 
DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE GENERALE, DEL PERSONALE E DEI SERVIZI DIREZIONE CENTRALE DEI SISTEMI INFORMATIVI E DELL’INNOVAZIONE 
 


Data Roma, 19 dicembre 2013 
Messaggio 152/2013 
Destinatari Utenti NoiPA 
Tipo Informativa 
Area Stipendi 



OGGETTO: Interventi in applicazione del D.P.R. n. 122 del 4 settembre 2013, pubblicato sulla G.U. del 25 ottobre 2013, in merito alla proroga del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti. 

SCUOLA: I SEI PUNTI DEL PROGRAMMA DI MATTEO RENZI.

 
"Una scuola dove si impara davvero". Un programma in 6 punti per rivoluzionare l'attuale
assetto scolastico:
1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica;
2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull’azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull’azione della Ofsted;
3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della performance delle strutture loro affidate;
4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull’effettiva capacità di insegnare;
5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull’uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell’età evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.
6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all’attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andrà il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota “Valorizza”, già sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.

Dicembre 2012.


http://www.eticapa.it/eticapa/wp-content/uploads/2013/12/PROGRAMMA-RENZI-SULLA-SCUOLA-ALLE-PRIMARIE-DEL-PD-del-dic-2012-1.pdf
 
 

 
 
 
 
 
 

INVALSI, la piccola élite e la “rivoluzione dall’alto”


di Albero Baccini

20 dicembre 2013

Uno spettro si aggira per la redazione del Corriere e di alcuni blog economici. Non è il comunismo, ma una commissione di esperti a cui spetterà il compito di selezionare la rosa di candidati per la nuova presidenza dell’INVALSI. Da dove viene il pericolo? Forse che non si tratta di esperti, ciascuno nel suo campo? Gli strepiti degli editorialisti sono dovuti al fatto che alcuni di quei nomi non sono perfettamente in sintonia con il “comitato di salute pubblica” che in questi anni ha imposto una “rivoluzione dall’alto” della scuola e dell’università dettando l’agenda in fatto di valutazione a governi (non importa se berlusconiani o PD) che hanno rinunciato ad averne una propria. Ma al di là dei fanatismi ideologici, cosa si può dire delle valutazioni INVALSI dal punto di vista metodologico e quali sono le criticità che richiederebbero un cambiamento di rotta?

1.Un recente provvedimento della Ministra Carrozza ha subito un fuoco di fila impressionante: due editoriali sul Corriere (qui e qui), il rilancio sulblog di un senatore, unpost sul la voce.info, etc. etc. Oggetto del provvedimento, udite udite, la nomina di una commissione di esperti il cui compito, udite udite, è selezionare, a seguito di una procedura ad evidenza pubblica, il nuovo presidente di INVALSI, l’organismo di valutazione delle scuole italiane. Di quale nefandezza si sono macchiati questi esperti?Forse che non si tratta di esperti, ciascuno nel suo campo?No, la colpa di alcuni membri della commissione, in particolare del prof. Giorgio Israel, è di avere espresso posizioni critiche sui processi di valutazione messi in atto da INVALSI negli anni passati.La sola presenza di Israel e l’assenza di economisti dell’educazione e statistici potrebbe affossare l’eccellente lavoro fatto da INVALSI fino ad oggi. Perché una tale levata di scudi su questo provvedimento?

2.INVALSI soffre dell’ambiguità propria della via italiana alla valutazione che gli osservatori più attenti hanno più e più volte rilevato in relazione ad ANVUR. Non c’è una netta separazione tra attività tecnica di valutazione e indirizzo politico del sistema dell’istruzione.  INVALSI ha subito una torsione che lo ha trasformato da ente di ricerca strumentale rispetto alle esigenze conoscitive del MIUR – secondo quanto previsto dalla norma istitutiva -, in una “agenzia” di valutazione con compiti diretti di indirizzo, e di valutazione individuale di studenti e, in prospettiva, di docenti. In particolare negli ultimi anni INVALSI ha sistematicamente applicato strumenti ancora in fase di sperimentazione o consolidamento in procedure valutative formalizzate ed amministrativizzate, ad esempio dei risultati dell’esame per il terzo anno della scuola secondaria di primo grado. Immancabilmente la retorica che accompagna il tutto è quella della superiorità delle misure oggettive, contrapposte alla valutazione degli umani (gli insegnanti). In analogia a quanto accaduto per la bibliometria fai-da-te della VQR, i risultati delle valutazioni INVALSI non sono stati soggetti a validazione da parte di una ampia comunità scientifica, sono spesso per loro natura non-replicabili e soggetti a restrizioni nella divulgazione (fatta salva un ristretta cerchia di amici, che può accedere a dati riservati per pubblicazioni anch’esse non replicabili, perché i dati di partenza non sono disponibili). Anche per INVALSI la complessa comunità di riferimento  – insegnanti, famiglie, osservatori etc. – non accetta né condivide modalità e forme in cui è attuata la valutazione.