martedì 4 marzo 2014

I presidi rispondono a Renzi: "Ecco le nostre scuole a pezzi"

di Claudia Daconto                       


Se entro il 15 marzo i sindaci degli 8 mila comuni italiani potranno segnalare a Matteo Renzi un edificio scolastico da sistemare, la lista degli interventi urgenti i dirigenti ce l'hanno pronta già da parecchio tempo. In base all'ultimo rapporto Ance-Cresme (l'Associazione nazionale dei costruttori edili e il Centro di ricerche economiche e sociali di mercato per l'edilizia e il territorio) almeno un terzo del patrimonio edilizio scolastico esistente è da rottamare. 15mila edifici sono infatti diventati inadatti a ospitare una scuola, o perché strutturalmente incompatibili con le norme tecniche e di sicurezza o perché caratterizzati da un rischio eccessivo per gli alunni e docenti in caso di sisma o dissesto idrogeologico. Un problema che al premier – forse anche perché sua moglie Agnese è un'insegnante precaria – sembra stare molto a cuore. Per questo, adesso, professori, presidi, genitori e studenti si aspettano che l'ex sindaco mantenga le promesse e restituisca dignità alla disastrata scuola italiana. Per farlo, però, servono 14 miliardi di euro. Ammesso anche che ci fossero, come farebbero gli enti locali (comuni e regioni) ad utilizzarli senza violare i vincoli imposti dal patto di stabilità?
Nella lettera inviata ai primi cittadini, Matteo Renzi si è impegnato a “snellire le procedure burocratiche e a intervenire sul patto di stabilità interno per sbloccare le risorse”.
Panorama.it ha intanto raccolto, tra i dirigenti scolastici romani, alcune segnalazioni su quello che ci sarebbe da fare subito e su quali sono gli intoppi burocratici che, troppo spesso, rendono complicatissimo lavorare a scuola.




A mancare quasi completamente (ad eccezione delle strutture di recente costruzione) sono, per esempio, le certificazioni antincendio e antisismiche. Le prime richiederebbero interventi di adeguamento alle recenti normative mentre la normativa antisismica è talmente recente che qualsiasi adeguamento che coinvolga tutti gli edifici allo stesso tempo è inattuabile per via dei costi ingenti e, attualmente, insostenibili da parte degli enti locali. Ci sono scuole dotate di scale antincendio costruite successivamente all'edificio, e comunque circa 20 anni fa, assieme alle quali non è stata prodotta alcuna documentazione “forse perché – ipotizza la dirigente - costruite in modo tale da favorire l'uscita verso i cortili interni solo dopo percorsi tortuosi negli spazi aperti”.
In alcuni casi i problemi sono legati alla scarsa qualità dei materiali di costruzione utilizzati, alla scelta di terreni non idonei, talvolta al fatto che gli edifici sono davvero troppo datati.
“Ma forse il problema più annoso - denuncia il preside di una scuola elementare – sono le coperture dei tetti da rifare (con infiltrazioni continue nei locali didattici), bagni che si ostruiscono costantemente e scarichi che non funzionano, tubature che cedono causa la troppa usura, maioliche fatiscenti”. In alcune palestre (ma anche nelle aule e per i corridoi) ci piove dentro; solo il 5% dei banchi e delle sedie più vecchi vengono sostituiti; gli impianti elettrici rarissimamente vengono sottoposti a revisione; la dotazione dei laboratori è praticamente un miraggio.
I municipi (cui spetterebbe la manutenzione delle scuole) hanno le mani legate per mancanza di fondi. In una scuola in zona Cassia (ma è così anche altrove), dopo il crollo di parte del solaio di copertura di un’aula, non si sa dove mettere 20 alunni. Il cortile esterno dello stesso edificio è inutilizzabile a causa di un cornicione pericolante e quello interno ha una copertura di plexiglas forata. Una situazione generale di precarietà e instabilità che in molti casi ha subito un peggioramento a seguito delle piogge del 6 e 7 febbraio scorso quando tutta Roma è finita sott'acqua.
La mancata sostituzione di grondaie e discendenti di scarico ha provocato, per esempio, l’allagamento del piano terra di una scuola della zona nord della Capitale finito sotto un metro d'acqua e il conseguente deterioramento di tutti i materiali e i laboratori all'interno.
Un'altra dirigente scrive a Panorama.it: “nella nostra scuola tutti i locali posti al seminterrato necessitano di una verniciatura antimuffa e c'è bisogno un adeguato sistema di deumidificazione ed aerazione”. Per non parlare di quegli edifici che sono addirittura scollegati dalla rete fognaria e idrica e si riforniscono d'acqua con le autobotti. Nel suo discorso alle Camere da premier incaricato, Matteo Renzi aveva detto che mettere in sicurezza le scuole è anche più importante di farlo con i conti pubblici. Scegliendo una scuola di Treviso come meta della sua prima uscita pubblica, il premier ha lanciato un segnale. Al termine della visita il suo tweet recitava “Investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi”. Dalla ricognizione dell'Ance sui vari programmi per l'edilizia scolastica emerge che restano ancora da attivare 1,2 miliardi, sui 2,3 stanziati tra il 2004 e il 2012, e 1,3 miliardi stanziati dal governo Letta. Per esempio si potrebbe iniziare da qui, perché dopo tanti annunci adesso si aspettano i fatti.

http://news.panorama.it/cronaca/scuola-manutenzione-renzi

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