sabato 29 marzo 2014

Prepensioniamo i docenti oltre i 60 anni?

Proposta-petizione lanciata a Matteo Renzi da Mila Spicola  Palermo, Italy
 
In Italia abbiamo la classe docente più vecchia al mondo.
In Italia nel 2011, il  62% degli insegnanti aveva compiuto i 50 anni, mentre i giovani docenti in cattedra erano una rarità: appena lo 0,27 per cento. Media destinata a salire ancora.
Nel 2014 ai docenti per la pensione serviranno 63 anni e 9 mesi di età: siamo quasi al blocco del turn over. In un momento in cui la scuola deve acquisire grandi capacità di rinnovamento e mutamento, di acquisizione di strategie didattiche e pedagogiche innovative, ci ritroviamo un personale con l'età media di oltre i 50 anni e presto si lascerà la cattedra non prima dei 67 anni. Una situazione che nei prossimi anni rischia di scavare un solco ancora più profondo tra generazioni sempre più digitali e insegnanti sempre più vecchi. Inoltre in Italia i nostri governanti continuano a dimenticare che l'insegnamento è scientificamente collocato tra le categoria professionali più a rischio burnout, rischio che aumenta con l'avanzare degli anni di servizio. Come può una maestra di 67 anni correre dietro a bambini di 5/6 anni se non ce la fa più? Molti sono i docenti che continuano con entusiasmo e motivazione ad insegnare, a innovare e ad adeguare i propri metodi e le strategie didattiche. Per alcuni invece non è così, specialmente dopo i 60 anni, prevalgono stanchezza o altre motivazioni e la scuola diventa un calvario. Un calvario che si riflette e arriva sugli alunni e le loro famiglie. Significativo il caso dei docenti della cosidetta Quota96 per i quali comunque la pensione è un diritto acquisito e sarebbero da ascoltare fin da subito.



Chiediamo che costoro, i docenti oltre i 60 anni (perchè no anche 58), SU BASE VOLONTARIA, possano optare per modalità di prepensionamento o per meccanismi di riconversione ad altre funzioni strumentali all'insegnamento o alla gestione scolastica interne alla scuola (attuando una diversificazione nella carriera dei docentie una funzionalizzazione del management scolastico che all'estero è a norma e da noi non esiste, schiavi di governi che hanno avuto sempre una visione molto provinciale dell'organizzazione scolastica), lasciando il posto in cattedra a colleghi giovani, motivati, energici e più vicini per linguaggio e per visione ai propri allievi.
E' del 25 marzo la notizia che il governo si impegna "nel rispetto della normativa europea, a definire un nuovo piano pluriennale di assorbimento delle graduatorie a esaurimento". Espletate le procedure di assunzione relative all'ultimo concorso a cattedra del 2012 il governo è impegnato a bandire, con cadenza biennale, nuove prove concorsuali e, nel rispetto della normativa europea, a garantire il regime del doppio canale per i docenti abilitati, a partire da coloro che siano in possesso di almeno tre anni di servizio; ad assumere iniziative per ovviare ad una carenza della riforma pensionistica attuata che non ha tenuto nel necessario conto le peculiarità del comparto della scuola, nel quale la data di pensionamento è legata, per esigenze di funzionalità e di continuità didattica, alla conclusione dell'anno scolastico." Come si attua la stabilizzazione dei colleghi non stabilizzati senza una corrispondente deroga alla legge Fornero, che consenta un prepensionamento su base volontaria dopo i 60 anni, in virtù della condizione di lavoro altamente susurante quale è l'insegnamento?
In questi giorni il ministro Madìa ha prospettato modalità di prepensionamento nella pubblica amministrazione per lasciar spazio ai giovani. Eccoci! Il mondo della scuola è esattamente l'ambito dove applicare da subito tale modalità.

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