martedì 14 luglio 2015

La Treelle non è la stazione appaltante di tutta la Scuola Statale italiana, di Giancarlo Memmo

Sta facendo scalpore in rete, l’articolo  “La bufera sulla scuola italiana, quel che nessun vi ha detto” pubblicato su un inserto on-line del IL SOLE 24 ORE, l’articolo è ad opera di Attilio Oliva, presidente della TreeLLLe, un’associazione della Confindustria che si occupa di cultura, scuola, editoria.

Sgombriamo il campo da un equivoco di fondo, l’associazione di Oliva non è super partes, è il think tank del Presidente del Consiglio, ricevuta con tutti gli onori dalle Commissioni Istruzione del Parlamento ed è l’estensore del progetto “La Buona Scuola”.

Per onestà intelletuale, sgombriamo ancora il campo da ambiguità: la testata il SOLE 24 ORE è l’house organ della Confindustria e se giornalisticamente da una parte propone ricette ordo-liberiste, con l’esaltazione del mercato e dell’individualismo economico-sociale, dall’altra non disdegna i copiosi finanziamenti pubblici necessari a garantire il diritto costituzionale al pluralismo informativo.
Analogamente se da una parte contiene l’esaltazione della concorrenza nel mercato del lavoro e delle sue declinazioni, dall’altra le critiche sul “capitalismo assistito” familistico italiano sono molto rare.

Sia chiaro in tutto questo non c’è nulla di illegale o di “inaccettabile” tuttavia serve per evitare confusioni e dare le coordinate contestuali.

Proviamo a questo punto ad entrare nel merito e rispondiamo in modo succinto al presidente dell’associazione genovese, l’articolo afferma:

Cominciamo con il rilevare un dato: l’unico obiettivo esplicito della protesta è stato il ritiro dell’intero progetto. Si riteneva necessaria solo l’assunzione di centomila insegnanti, che comunque venivano giudicati troppo pochi.

Mi pare che il dottor Oliva, non coglie il nodo della protesta: gli insegnanti che hanno un contratto fermo ormai da 8 anni, hanno detto NO alle “card da 500 euro, NO ai premi del preside”.
Quindi una categoria che è economicamente svantaggiata ha detto NO AGLI INCENTIVI ECONOMICI DI RENZI.

Il dottor Oliva quindi non ha capito che gli insegnanti ne fanno in primis “una questione morale ed etica”, direi di “principi”, non interessano i soldi.
Per gli insegnanti la libertà di insegnamento, la scuola statale e laica, il pluralismo e l’inclusione, l’equità e la trasparenza sono i principali asset costituzionali, non monetizzabili o “rottamabili”. … per tutto il resto, ironicamente,  c’è mastercard come dice una nota pubblicità.

Dopo aver chiarito che non è una questione di soldi nonostante l’indecenza umiliante delle retribuzioni, proseguiamo nella puntuale lettura dell’articolo del dottor Oliva, il quale propone nove domande retoriche a cui proveremo a rispondere:

1. Lo sapevate che, già prima delle centomila assunzioni, la nostra scuola è quella che in Europa ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti? Che il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15? Che l’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40? E che da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi? 

Nella Scuola italiana fanno parte dell’organico docente, secondo le Leggi costitutive, gli insegnanti IRC di Religione Cattolica e asimmetricamente gli insegnanti “laici” delle “attività complementari-alternative" (circa 24.000 IRC+ 15.000 IAC), a questi circa 40.000 docenti, vanno aggiunti gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP).
Probabilmente Oliva non sa che negli istituti superiori esistono gli insegnanti di teoria (ad esempio  gli Ingegneri) e gli insegnanti di laboratorio (ITP), parliamo di altre 15.000 unità a cui vanno aggiunte quelli transitati dagli Enti Locali a vario titolo con la Legge Berlinguer 124/99, anche lui prestigioso esponente della Treellle.
Per gli insegnanti di Educazione Fisica (EF), mi pare la Moratti provò ad abbracciare modelli organizzativi anglosassoni con ipotetiche convenzioni delle scuole con palestre del territorio, ma il progetto, anche per le pressioni del CONI, si fermò. 
A tutti questi si devono infine aggiungere almeno 100.000 titolari della DOS-sostegno, perché “noi” per ora (ma ancora per poco) siamo per l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole dei “normali”.
Nel caso Oliva facesse le somme si accorgerebbe che al netto di queste peculiarità, la Scuola italiana è molto, ma molto efficiente in termini di pianta organica, lascio un appunto:
OD=Organico Docente                                                                                    OC=organico curricolare
                                                     OD= OC+IRC+IAC+ITP+ITPEL+EF+DOS
                                                      OD=OC=alcuni paesi europei

Sull’età media degli insegnanti Oliva potrebbe proficuamente parlare con la Fornero o con qualche esodato trattenuto in servizio o con i familiari di chi è deceduto ma doveva andare in pensione e non avranno nemmeno il tfr: vedrà caro Oliva che le si aprirà un mondo.

Sull’estenuante precariato non ho visto la TreeLLLe costituirsi “ad audiuvandum” presso la Corte di Giustizia Europea nella causa sull’abuso dei contratti a tempo determinato del personale scuola.

Comunque se è un problema di soldi, possiamo adottare il modello scolastico australiano del canale satellitare, Murdoch sarà lieto di assegnarci qualche bouquet libero.


2. Lo sapevate che ormai da decenni il reclutamento degli insegnanti avviene per lo più grazie a sanatorie, senza alcuna attenzione né alla selezione di giovani laureati motivati né ad una valutazione dei precari sulla base della loro prova sul campo? E che questo viene definito “tutela dei diritti acquisiti”, mentre la scuola dovrebbe tutelare prima di tutto i diritti degli studenti?

Se vogliamo chiamare sanatoria l’assunzione di un laureato, specializzato con abilitazione universitaria o con concorsi abilitanti, inserito in una graduatoria di merito, possiamo anche farlo ma per onestà dobbiamo  dire che sono procedure concorsuali costituzionali, certo non è la chiamata diretta delle aziende private.
Oliva non sa che esiste l’anno di prova e che può essere ripetuto una sola volta e che svolge proprio quella “prova sul campo” di cui parla.
La sanatoria nella “buona scuola” c’è ma non sul lato docente.
Oliva dovrebbe informarsi sulle procedure concorsuali dei presidi, dovrebbe informarsi sui test preselettivi errati, ormai un’abitudine, sulle buste trasparenti, sulle commissioni e collegi “imperfetti” e mi fermo qui perché se no mi piacerebbe anche parlare delle “pillole del sapere”.
Ora affermare che chi viene chiamato per concorso pubblico ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, vuole “tutelare i diritti acquisiti” mentre l’aggiramento legislativo e sistematico del giudicato di tribunali che annullano procedure concorsuali illegittime, semplicemente è non pervenuto nelle divagazioni di Oliva, francamente mi pare stravolgere la realtà. Comunque eventualmente si faccia fare un briefing da Giorgio Rembado dell’ANP ampiamente rappresentata nella TreeLLLe.
Come la vuole la Scuola Oliva? Dobbiamo dire agli studenti: “sapete ci sono le regole, c’è la Costituzione, voi dovete essere responsabili, cittadini..” poi gli diciamo la legge è uguale per tutti tuttavia per alcuni si applica e per altri si interpreta? Voi studenti dovete imparare il rispetto del regolamento scolastico mentre “noi” facciamo quello che vogliamo?....non credo che i genitori a cui si rivolge Oliva sarebbero d’accordo e ancora meno i docenti della scuola statale italiana.
Lo diciamo agli amici della TreeLLLe, se vi stanno a cuore i diritti degli studenti, credetemi non è questo il modo per tutelarli, se vi mancano idee chiedete pure (gratis) a qualunque collega docente che vi suggerirà delle soluzioni.

3. Lo sapevate che la nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono oltre il doppio rispetto alla media? Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli e interessarli?

Gli abbandoni, il drop-out e la mortalità scolastica, sono una tragedia e una frustrazione per qualunque degli insegnanti che ho conosciuto, anche quelli più lontani dal mio modo di pensare.
  L’area del disagio sociale di cui si fa carico il corpo docente è molto, ma molto, ampia.  Si tranquilizzi Oliva, lo facciamo gratis e lo facciamo perché è il nostro lavoro, è la nostra professionalità ma soprattutto la nostra umanità che ce lo impongono, nonostante gli strumenti che abbiamo a disposizione sono scarsi e spesso inutilizzabili.
Su come rendere “interessanti” le attività didattiche potremmo chiedere a Oliva di intercedere tramite Confalonieri, membro emerito della TreeLLLe, con la De Filippi per poter dare qualche suggerimento nazionale.
Comunque le argomentazioni proposte equivalgono a dare la colpa allo psicologo, al medico, al poliziotto, dell’attività dello psicopatico, della malattia del malato, dei furti del reo.

E’ semplicemente una cosa che fa sorridere anche i genitori che conosciamo noi e che riceviamo costantemente.

4. Lo sapevate che il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi? Si è manifestato contro una immaginaria “privatizzazione”, contro un attacco alla scuola pubblica, mentre ci si avvia di fatto al monopolio statale, con tutti i difetti di ogni monopolio.

Articolo 33 della Costituzione, comma 3: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Cosa non è chiaro nel termine “senza oneri per lo Stato”?
Comunque caro Oliva, fin da Berlinguer, le scuole non statali ricevono ampi finanziamenti pubblici e sgravi fiscali, ampiamente previsti nella “buona scuola”, naturalmente a scapito della scuola pubblica.
            A proposito di difetto del monopolio statale, perché Oliva non ci spiega come mai i ragazzi diversamente abili non vanno nelle scuole “private”? E le considerazioni sui “diplomifici” e sui “punteggifici”? Provi a spiegarlo ai genitori.
L’apertura e l’imponente supporto politico alle scuole non statali prima o poi dovrà fare i conti con le istanze delle “scuole islamiche”, poi vedremo cosa ne pensano i genitori e la TreeLLLe.


5. Lo sapevate che una famiglia interessata a trovare una buona scuola non dispone ad oggi di nessuna informazione ufficiale e deve affidarsi al “passaparola”? e che questo avviene perché la scuola statale è in realtà un luogo “privatissimo”, della cui qualità non si riesce a sapere quasi nulla, nemmeno che ogni anno gli insegnanti (anche quelli di sostegno) ruotano “a domanda” fra una scuola e l’altra per circa il 20%? Dove è l’attenzione per l’auspicabile “continuità didattica”?

Dunque qui Attilio Oliva sembra non sapere che addirittura Brunetta ha imposto l’obbligo, almeno per i dirigenti scolastici, di pubblicare on-line il loro curriculum.
Forse non tutti i presidi  riescono a pubblicare sul portale della scuola il loro curriculum e quello dei docenti, forse non pubblicano i tassi di assenteismo (che sono comunque disponibili in rete perché trasmessi al dipartimento della Funzione Pubblica) o i contratti integrativi d’istituto con ad esempio quanto spende la Scuola per i corsi di recupero: se questo accade, è probabilmente dovuto anche al tipo di sanatorie che spesso le procedure concorsuali di queste figure direttive  usufruiscono e che Oliva e la TreeLLLe ignorano e confondo con le assunzioni da pubblico concorso dei precari.
In altre parole dove queste disfunzioni accadono, molta responsabilità è in capo ai presidi, che invece di esercitare l’indispensabile leadership, spesso preferiscono assecondare i comportamenti burocratici della segreteria piuttosto che occuparsi pienamente di aspetti organizzativi e di trasparenza.
Comunque ha ragione Oliva, ci dovrebbe essere di più e meglio, ma non dipende dai docenti, così come non dipende dai pazienti pubblicizzare le strutture ospedaliere, anzi i docenti come i pazienti, vorrebbero ottime strutture ospedaliere con buoni laboratori e diagnostica d’eccellenza: mi creda Oliva è così.
Caro Oliva, ha la fortuna di avere nel board della TreeLLLe  il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, che sa, si confronti con Lui.


6. Lo sapevate che i nostri curriculi hanno un carattere enciclopedico (facile all’oblio) e una forte prevalenza delle materie cosiddette umanistiche rispetto a quelle scientifiche e tecniche? Che sono così rigidi da non permettere alcuna opzionalità per gli studenti? Che perfino il latino, che è opzionale in tutti i paesi del mondo, in Italia (e in Grecia) è invece materia obbligatoria per circa il 40% degli studenti delle secondarie? 

Queste teorie le ho sentite ai tempi di Berlinguer, non a caso altra eminenza grigia della TreeLLLe, diciamo del filone “anti-licei”.

Solo chi ignora che le metodologie “problem solving” sono veicolate brillantemente dalle traduzioni di  Latino e Greco, che rappresentano quindi un ottimo banco di prova per l’apprendimento metodologico scientifico, ripeto solo chi ignora ciò può fare queste affermazioni.

Pensi un po’ Oliva con il Greco e il Latino impari il metodo scientifico e in più corri il rischio di saper scrivere, leggere e parlare correttamente e apprendi più velocemente le altre lingue.  

A meno che Oliva non intenda inconfessabilmente auspicare una Scuola come “centro di addestramento”, un profilo “minimale” dell’istituzione.

Caro Oliva la Scuola non può e non deve sostituire i centri di addestramento lavorativo della Confindustria: sarebbe finalmente ora che il capitalismo italiano cominci un po’ ad investire in ricerca e sviluppo e magari paghi adeguatamente il personale laureato.
Provi ad immaginare Oliva come sarebbe questo Paese se non ci fosse la Scuola s-t-a-t-a-l-e, se potesse contare solo sui laureati del settore “privato”….ci rifletta un po’.

Però Oliva è fortunato, sull’importanza della cultura enciclopedica e dell’Illuminismo, come sul resto, può chiedere a Umberto Eco, anche lui del board della TreeLLLe e che sicuramente saprà spiegare meglio di quanto possa fare io.


7. Lo sapevate che da noi la didattica è prevalentemente “trasmissiva” e che buona parte del tempo scuola è impegnato da lezioni ed interrogazioni, senza un coinvolgimento più motivante e interattivo degli studenti? E che le verifiche orali hanno la netta prevalenza su quelle scritte e sui test, al contrario di quanto accade negli altri paesi? 

I genitori che conosco io, vogliono che il figlio sappia p-a-r-l-a-r-e bene, per cui  o Oliva, o il suo board, conosce un altro modo, s-c-r-i-t-t-o, per fare esprimere o-r-a-l-m-e-n-t-e  le abilità dell’asse della comunicazione e allora ce lo dica, così impariamo. ...

Oppure è la solita “boutade” da bar dello sport.

La verità purtroppo è che spesso, nostro malgrado, siamo costretti  a fare quelle cose che piacciono ad Oliva, che sono i test più o meno a crocette, perché il taglio del monte ore disciplinare, l’elevato numero di allievi per classe, la personalizzazione della didattica,  ci impongono caro Oliva, la rapidità delle “crocette”, un comportamento direi più burocratico che didattico  pedagogico.  La prego di crederci sulla parola: questo non ci piace proprio perché ci teniamo ai nostri ragazzi e alle famiglie, perché siamo genitori anche noi e anche noi abbiamo figli che studiano.

8. Lo sapevate che nelle varie indagini Pisa dell’Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media?

A parte che le metodologie OCSE Pisa sono tutt’altro che sicuramente scientifiche, sono come le metodologie delle agenzie di rating che il giorno prima del fallimento quotavano la tripla AAA a Lehman Brothers.

Caro Oliva, lei che è un “aziendalista” di lungo corso e che ha conosciuto con il PSI genovese il mondo delle municipalizzate, sicuramente potrà “aziendalisticamente” apprezzare un confronto non solo della tabella che cita, ma anche della tabella comparativa retributiva dei docenti italiani: mi creda per quello che pagano i risultati sono brillanti, lo chieda ad esempio alle migliaia di cervelli in fuga che sono apprezzati all’estero e che voi della Confindustria non riuscite a tenere in Italia.

Vedrà Oliva che oltre le crocette c’è “un mondo” reale.


9. Lo sapevate che tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e soprattutto che il nostro “ costo per studente” è addirittura più alto? Il problema sta tutto nella loro cattiva allocazione: troppe risorse al personale addetto (con stipendi più bassi, ma per un numero di addetti troppo alto) e troppo poche per la qualità del servizio (edilizia, premialità agli insegnanti e presidi meritevoli, assenza di un sistema di valutazione esterno delle scuole, pochissima ricerca).

Qui mi scusi Oliva devono averle fatto uno scherzo, siccome non dubito della serietà dell’associazione e del presidente, l’unica spiegazione plausibile è che le hanno dato le fotocopie di dati vecchi di 20 annni oppure parlavano di un altro Paese oppure era il programma di Matteo Renzi.

In ogni caso credo che il prof. Carlo dell’Arringa, del board dell’associazione, oltre che figura apicale dell’Aran, le saprà dare tutte le delucidazioni, si faccia anche dire benevolmente come si colloca il comparto Scuola, dal punto di vista retributivo e dei trattamenti accessori, rispetto agli altri comparti pubblici….così per farsi un’idea.

Vedrà gentilissimo dottor Oliva che avrà un quadro sicuramente più veritiero, nel frattempo con i genitori ci parliamo noi, mi creda è meglio.


Cordialità e grazie per il contributo di riflessione.