domenica 25 ottobre 2015

AVANZA LA SECOLARIZZAZIONE E - DI CONSEGUENZA - DIMINUISCONO LE SCUOLE CATTOLICHE

di Vincenzo Pascuzzi – 24 ottobre 2015

Diminuirono le iscrizioni e alcune scuole cattoliche sono costrette a chiudere. È questo il proseguimento di un declino iniziato da anni, almeno 10, se non 20.
Cei, Avvenire, Famiglia Cristiana, Agesc, suor Anna Monia Alfieri rinnovano periodicamente grida e allarmi, danno la colpa alla crisi, lamentano la riduzione dei contributi statali (peraltro minimi e anticostituzionali), si appellano alla legge 62/2000 (anch’essa sospettata di incostituzionalità e sicuramente incompleta e zoppa), gli argomenti che propongono a sostegno sono sempre gli stessi, fragili se non inconsistenti, ma comunque fanno notizia, tentano sempre qualche politico. 
Inutile riproporre a Cei, Avvenire, ecc. considerazioni già sviluppate e sempre snobbate per partito preso. Anche inutile suggerire nuovamente un ricorso alla Corte Costituzionale o una legge di modifica dell’art. 33, comma 2 della Costituzione: sono vie non gradite forse perché sicuramente perdenti. 
Sulla questione può essere utile segnalare quella che potrebbe essere la causa madre o principiale della contrazione delle scuola cattoliche, e cioè la secolarizzazione sempre maggiore della società. Aumenta la secolarizzazione, diminuiscono le scuole cattoliche. Crisi economica, riduzione di finanziamenti statali sono concause marginali. 
La secolarizzazione è testimoniata da alcuni dati statistici affidabili. Dati riportati nel “IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia”, curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti. 

In venti anni – 1991/2011 – si sono verificate le seguenti riduzioni:
Preti, frati, suore: - 16%
Religiosi: - 33%
Religiose: - 30%
Battesimi: - 19%
Matrimoni in chiesa: - 6%

Il calo delle scuole cattoliche è in linea e compatibile con dette percentuali.

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SCUOLE PARITARIE CATTOLICHE IN CRISI. ‘DIFFICILE PER LE FAMIGLIE AFFRONTARE SPESE’

A dimostrarlo è il rapporto del Centro studi per la scuola cattolica della Cei, che spiega quanti istituti abbiano chiuso e, di conseguenza, quanti docenti abbiano perso la cattedra. Il direttore Sergio Cicatelli: “Siamo di fronte al proseguimento di un declino iniziato da anni"

di Alex Corlazzoli - 24 ottobre 2015

Scuole paritarie cattoliche che chiudono e docenti che rimangono senza classi. A causa della crisi economica, in un anno 5mila professori hanno perso la cattedra e 72 delle 8.691 scuole registrate sono state cancellate. A lanciare l’allarme per questa emorragia dovuta alla crisi economica è il Centro studi per la scuola cattolica della Conferenza episcopale italiana che ha presentato la XVII edizione del rapporto che fotografa la situazione delle istituzioni paritarie che garantiscono l’istruzione a chi sceglie questo modello.
I dati negativi con i quali hanno dovuto fare i conti le associazioni che aderiscono al Cssc diretto da Sergio Cicatelli, hanno fatto suonare il campanello d’allarme ai gestori delle scuole cattoliche che continuano a comporre la maggioranza delle paritarie (63,8%). 
Lo scorso anno a settembre erano entrati in classe 12.556 alunni in più. A perdere ragazzi sono soprattutto l’infanzia (- 3.121), la primaria (- 3.660) ma anche la secondaria di primo grado e le superiori dove appare il segno meno davanti al numero degli alunni: – 2.846 alle medie e – 2.929 alla secondaria di secondo grado. 
“Siamo di fronte al proseguimento di un declino iniziato da anni. La crisi economica – spiega Sergio Cicatelli, direttore del Cssc – rende sempre più difficile per le famiglie affrontare le spese per mandare i figli nelle nostre scuole. Da quando non è stato più indicizzato il contributo statale fissato dalla Legge 62/2000 la situazione è peggiorata. Abbiamo bisogno della ripresa di capacità di offrire un servizio sempre più adeguato ma anche di avere un sostegno economico. La detrazione prevista dal governo è una misura irrisoria che non risolve nulla. Di fatto consta di 76 euro che non sono certo sufficienti a convincere alcuna persona ad iscriversi ad una scuola paritaria. E’ una misura assolutamente inadeguata. Dobbiamo tornare ai livelli di finanziamento della Legge 62: da 500 milioni l’anno dopo più di un decennio siamo scesi a 470 milioni”. 
Nel frattempo le scuole che riescono a mantenersi e a non chiudere perdono sezioni: nel 2015 sono diminuite 625 unità (-303 sezioni dell’infanzia; -87 alle elementari; – 102 alla secondari di primo gradi e – 133 alle superiori).
“La perdita media – precisa Cicatelli che ha curato il rapporto – di circa tremila alunni in ogni livello scolastico incide ovviamente in maniera diversa su ognuno di essi e pesa sensibilmente di più soprattutto sui due gradi della secondaria, dove nell’insieme si è perso in un anno il 5% degli studenti. A parziale conforto si può solo osservare che l’anno scorso la perdita di alunni rispetto all’anno precedente era stata quasi tripla”. 
Tra i dati presentati si nota una presenza degli studenti di origine straniera anche nelle paritarie cattoliche: sono 32.163 ovvero il 4,9% del totale con una concentrazione maggiore nell’infanzia. Si tratta di immigrati di seconda generazione: “C’è persino – precisa il direttore – una minoranza di alunni non cattolici che scelgono i nostri istituti per la loro validità indipendentemente dal credo”. 


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ECCO COME LE SCUOLE PARITARIE SONO DISCRIMINATE IN ITALIA

di  Anna Monia Alfieri – 23 ottobre 2015

Numeri e confronti tratti dal libro "Il diritto di apprendere" (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Pubblichiamo un breve estratto del libro “Il diritto di apprendere” (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Nel corso degli ultimi dieci anni le risorse destinate alle scuole paritarie, complessivamente poco più dell’1% della spesa Miur per l’istruzione, a fronte di una percentuale di allievi dieci volte superiore (11,5% del totale della popolazione scolastica), non solo non sono sostanzialmente aumentate, ma hanno subito sistematicamente dei tagli. È evidente la considerevole disparità di finanziamento, a discapito del pluralismo educativo; con pari evidenza emerge quanto sia sterile e lesiva della famiglia italiana la polemica di chi continua a sostenere che queste risorse (evidentemente esigue) debbano essere destinate a migliorare la scuola statale.
Riferendosi ai dati forniti dal Miur ne La Scuola in cifre, a.s. 2009/2010, si analizza la spesa pubblica per ciascun corso dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Secondaria di II grado. Si traggono interessanti conclusioni, che, mentre avvalorano i passaggi sin qui compiuti, confermano la costante di una disparità di trattamento dei cittadini in fase di esercizio del proprio diritto di scelta educativa. 
Di particolare rilievo due considerazioni che emergono dal confronto della spesa per singolo ordine di scuola. Da un lato, la spesa che lo Stato sostiene per ciascun allievo della scuola sembra non tener affatto in considerazione la specificità dei singoli ordini di scuola, che hanno certamente dei costi differenti e specifici. La  spesa sostenuta per il funzionamento di ciascun corso (compreso il costo dei ripetenti) appare similare. La disparità poi di trattamento rispetto all’allievo che frequenta la scuola pubblica paritaria, che – ricordiamolo – fa parte del medesimo Sistema scolastico di istruzione, risulta “grave”, come segue: a) a fronte di  € 6.355,33  per un bambino della Scuola dell’Infanzia Statale,  le risorse destinate al bambino della Scuola dell’Infanzia Paritaria sono di soli  € 540,19; b) a fronte di € 6.703,40 per un allievo della Scuola Primaria Statale, si destinano € 814,26 per la spesa di un allievo che frequenta la Scuola Primaria Paritaria; c) a fronte di € 7.413,67 per un allievo della Scuola Secondaria di I grado, si destinano € 108,51 per la spesa di un allievo che sceglie la Scuola Secondaria di I grado, ma Paritaria; d) ben peggiore – semmai fosse possibile – la sorte del giovane che sceglie la Scuola Secondaria di II grado Paritaria: troverà destinati € 50,49 dal medesimo Stato che destina € 6.919,20 per sostenere la spesa di un giovane coetaneo che sceglie però la Scuola Pubblica Statale. 
Emerge pertanto una discriminazione, che vede costretta la famiglia, dopo aver pagato le tasse, a dover intervenire una seconda volta con il pagamento della retta per colmare il gap di risorse non erogate da parte dello Stato Italiano. Per altro, le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa pubblica che lo Stato Italiano affronta per un allievo della scuola pubblica statale. Un dato che lungo questi anni è emerso in svariate occasioni. 


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CHIESA ITALIANA: DIMINUISCONO MATRIMONI E BATTESIMI, TRAMONTANO LE VOCAZIONI. I RISULTATI DEL RAPPORTO SULLA SECOLARIZZAZIONE

di Gregorio Romeo - L'Huffington Post – 3 marzo 2014

Volendo sintetizzare, potremmo dire che la Chiesa italiana è sempre più piccola: tramontano le vocazioni, diminuiscono i battesimi, i matrimoni religiosi sono sempre meno diffusi e il numero delle scuole cattoliche va riducendosi. Sono questi i risultati del IX Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Fondazione Critica Liberale e dalla Cgil-Nuovi Diritti. Il dossier, basato sugli ultimi dati completi del 2011, è stato elaborato incrociando le statistiche di Istat, Cei, Miur, e dell’Annuario Statistico della Chiesa Cattolica.
Il primo elemento saliente è il crollo del numero complessivo di sacerdoti, frati e suore: tra il 1991 e il 2011 i presbiteri sono passati da 57.274 a 48.333, i religiosi da 5.000 a 3.392 e le religiose da 125.800 a 89.299.  
Una riduzione impossibile da arginare con le nuove ordinazioni, appena 408 nel 2011. “E’ questo il problema principale per la Chiesa, a livello simbolico ma anche a livello organizzativo: per la gestione concreta delle parrocchie e della vita ecclesiale serve del personale che oggi scarseggia” spiega Marco Marzano, sociologo dell’università di Bergamo e autore di “Quel che resta dei cattolici”, volume in cui l’erosione dell’influenza religiosa in Italia è messa rigorosamente a fuoco. “A questa crisi la Chiesa ha reagito con il reclutamento di clero straniero – continua Marzano – ma si tratta evidentemente di una risposta tampone. Il crollo delle vocazioni potrebbe essere contenuto con scelte epocali, come l’abolizione del celibato per riavvicinare i giovani al sacerdozio”. 
Secondo i dati messi in fila da Fondazione Critica Liberale e Cgil, a contrarsi sono tutti gli indicatori riferiti alla pratica religiosa degli italiani. A partire dai bambini battezzati, passati dagli oltre 515mila del 1991 ai 420.553 del 2011. Mentre scende, di conseguenza, il numero di prime comunioni e cresime, un altro dato rilevante è il calo dei matrimoni religiosi che (oltre a diminuire da 217.700 a 204.800 tra 2010 e 2011) proprio nel 2011 sono stati superati, per la prima volta nella storia, dalle nozze civili (51,7% del totale) nelle regioni del nord. 
Altri dati indicano un lento ma visibile arretramento della cultura cattolica nella società, come la riduzione del numero complessivo di scuole cattoliche in Italia (-2% rispetto al 1991) e degli studenti che frequentano l’ora di religione (fino al 2003 stabili intorno al 93%, scesi all’89,3% nel 2011). Per quanto riguarda, infine, i finanziamenti privati alla Chiesa, il dossier rileva che le donazioni volontarie sono diminuite tra il 1991 e il 2009, calando da 21.200 a 14.908 milioni di euro. 
Ma come reagiscono le gerarchie di fronte a questi dati critici? “In molti ambienti cattolici si fatica ad accettare l’evidente fenomeno di secolarizzazione in corso e si fa, semplicemente, finta di non vedere” spiega il professor Marzano. I dati elaborati dal Rapporto, tuttavia, si fermano al 2011 e dunque non tengono conto di un possibile “effetto Francesco” capace di avvicinare molte persone alla Chiesa. “La secolarizzazione, insieme alla nascita di una religiosità sempre più personale, sono fenomeni profondi, cambiamenti storici che vanno oltre il temperamento Papa Francesco – conclude Marco Marzano -. Al quale, comunque, è comprensibile che si affidino speranze di rinnovamento e modernizzazione, a partire dalle scelte che potrebbero essere prese già al prossimo sinodo sulla famiglia”. 


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FLASH MOB: FRATI E SUORE IN PIAZZA YENNE

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