sabato 12 dicembre 2015

Tiberio si affidò a un manipolo di calabresi per eliminare Gesù Cristo ?


“ La Calabria è la punta dello Stivale, l’estremo sud dell’Italia. Lambita dalle splendide acque del mar Ionio e del mar Tirreno è separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. Il clima accogliente, gli splendidi colori del mare, le coste rocciose alternate a litorali sabbiosi, la sua natura selvaggia e misteriosa, i sapori intensi e genuini della cucina locale e le testimonianze delle sue antiche origini rendono la Calabria un posto unico, da ammirare sia d'inverno che d'estate. Ogni desiderio potrà essere esaudito. Chi ama la natura, i suoi profumi, i suoi misteri potrà addentrarsi nell’entroterra calabrese, scoprendo un paesaggio puro e incontaminato, dove immense distese di verde sono interrotte dal blu di laghi e cascate “. Questa è una cartolina  immaginifica, utile ad attrarre ignari turisti, che presto devono fare i conti con una terra, che in Europa si trova con merito ultima in qualsiasi classifica  ipotizzabile.  Di solito un territorio conquista la stima degli altri con la propria laboriosità e con il ricordo nel tempo della propria dignità è integrità morale. A tal proposito si ricorda che i progenitori degli odierni calabresi.  vengono comunemente individuati  nei Bruzi.  L’immagine stereotipa che dei Bruzi diedero gli storici latini (i Bruzi furono nemici acerrimi dei Romani e quindi i secondi avevano tutto l’interesse a tramandare dei primi una pessima fama) si attagli perfettamente al topos moderno dei calabresi (nato, in Europa, dall’epopea del brigantaggio contro le truppe d’occupazione napoleoniche, agli inizi dell’Ottocento, e propagandato dai reduci dell’esercito francese), dipinti di solito come gente rude, vendicativa, non incline a sottomettersi alle autorità e alle leggi (http://www.rubbettinopills.it/perche-la-calabria/ ). Ma ciò che ha pesato di più sulla pessima fama dei presunti unici predecessori dei calabresi, oltre al giudizio dei Romani, è il luogo comune – non suffragato da alcuna fonte o evidenza storica – dell’essere stati proprio Bruzi i soldati della Legio X che torturarono e uccisero Gesù Cristo. Come ricorda puntualmente Vito Teti, infatti, ancora nel 2004, in occasione dell’uscita del film di Mel Gibson The passion of Christ, su «Libero» del 28 febbraio, Miska Ruggeri accreditava, inopinatamente e acriticamente, la teoria di cui abbiamo parlato, come se si trattasse di una verità storica inoppugnabile e soggiungendo sarcasticamente: «a chi meglio di un manipolo di calabresi, già allora abili con pugnali, spade e affini, il boss dei boss, Tiberio, poteva affidarsi per eliminare l’incauto ribelle?» E la Ruggeri non è né la prima né l’ultima, tra i giornalisti contemporanei, ad aver ripreso questa presunta verità storica. Se dovessimo attenerci davvero alle fonti, potremmo affermare che i Bruzi svolgevano nell’esercito romano esclusivamente attività servili, come ricorda Pier Giovanni Guzzo citando Gellio, sicché non era possibile per essi assumere la veste di soldati.

 

Aldo Domenico Ficara