sabato 28 febbraio 2015

Faraone: 'Precari, non sappiamo ancora quanti ne assumeremo'

Procedure di immissione del Personale Educativo Precario e progetto Buona Scuola

Riceviamo da Antonio D'auria ( RSU Convitto Nazionale Cicognini, Prato ) e volentieri pubblichiamo:


Il personale educativo delle istituzioni educative (convitti e educandati), classe di concorso L030 (III) PEDAGOGIA E DIDATTICHE SPECIALI DELL'INSEGNAMENTO, ordine di scuola PPPP, equiparato in tutto e per tutto ai docenti della primaria fin dal DPR 417/74 (art. 121), svolge una funzione, collocata dall'art. 3 del D.P.R. 23 agosto 1988 n. 399 nell'area della funzione docente, finalizzata alla formazione ed educazione degli alunni convittori e semiconvittori (C.M. 111/89).
In forza di tale equiparazione il personale educativo, che segue le procedure di immissione in ruolo della categoria docente, gi
à troppe volte vittima di inopinati tagli che hanno messo a repentaglio la stessa sopravvivenza delle istituzioni in cui opera, ben conscio di svolgere unimportante e delicata funzione formativa e di referenza educativa in tali istituzioni, unica nello scenario scolastico ed educativo italiano, e ben consapevole della più volte sollecitata possibilità di allargamento di tale importante figura educativa finanche allintero panorama scolastico italiano, anche a seguito della recente sentenza sul precariato della corte di giustizia europea e onde reclamarne lopportuna attuazione anche per gli educatori,
rivendica:
   Una chiara e ben definita esplicitazione del previsto inserimento degli educatori (citati con infanzia e primaria a pag.23 del progetto governativo) nel programma di assunzioni della Buona Scuola
   Immediate immissioni, fin dalle prossime procedure, su tutti i posti vacanti e disponibili per tutti gli educatori precari da anni inseriti nelle GAE e nelle GI
Il recupero e la rimodulazione degli organici del personale educativo con conseguente ripristino dei parametri precedenti il DPR 81/2009, atteso che gli attuali, impediscono, di fatto, la corretta organizzazione scolastica, così da incidere negativamente sulla stessa efficacia didattico-educativa, dal momento che depotenziano, la figura delleducatore, con conseguente riduzione dello stesso a mero vigilante
   Lallargamento della figura allintero comparto educativo e scolastico
   Investimenti ben definiti per il pieno funzionamento delle Istituzioni Educative

Rivendica e propone altres
ì lutilizzo di tale figura:
   nellambito dellistituendo Organico Funzionale, ad ora già sperimentato in varie Istituzioni Educative come quelle del torinese,
   attraverso linserimento in attività di integrazione ed inclusione di alunni con disabilità, oggi già attuate in alcune Istituzioni Educative come quelle di Torino e di Caluso,
   attraverso lutilizzo in progetti di rete (ad es. semiconvitto) con altre scuole, da anni già sperimentati dai convitti di molte regioni dItalia

per il personale educativo dei convitti e degli educandati, gli educatori
Vittorio Balestrieri, RSU Convitto Nazionale V.Emanuele II, Napoli, FLC CGIL
Marco Bencivenga, Convitto Nazionale T. Tasso, Salerno, fondatore del gruppo
Antonio D
Auria, RSU Convitto Nazionale Cicognini, Prato, USB Pubblico Impiego-Scuola
amministratori del gruppo Facebook
Personale Educativo (*)
https://www.facebook.com/groups/58809574147/
(*unico gruppo ufficiale online del personale educativo delle istituzioni educative, con 1100 iscritti su circa 2000 educatori in Italia)

giovedì 26 febbraio 2015

SETTIMANA CORTA, RESIDUI ATTIVI E TEMPO SCUOLA

 
GUIDA PER GENITORI DA A.GE. TOSCANA



 
E'’ giusto chiudere la scuola il sabato? Si possono avere classi a 36 ore? Come fare per recuperare i finanziamenti statali bloccati nei ‘residui attivi’? “E'’ incredibile vedere quante situazioni sul filo dell’'illegittimità emergono facendo consulenza ai genitori, ed è per questo che abbiamo pensato di mandare alcune coordinate fondamentali ai genitori impegnati nei Consigli d’istituto, che sono gli organi di governo nelle scuole -dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione genitori A.Ge. Toscana- Certo non si può fare di ogni erba un fascio, ci sono tantissimi istituti scolastici che conoscono approfonditamente la normativa e la applicano con scrupolo. La situazione però è davvero a macchia di leopardo e non si può mai sapere quali sorprese ci può riservare la scuola di nostro figlio”.
SETTIMANA CORTA – Occorre tenere presente che l’unico organo competente a decidere in merito alla chiusura del sabato è il Consiglio d’istituto (art. 10 D. Lgs. 297/1994). Per svolgere il suo compito al meglio, dovrà sentire non solo il parere del Collegio dei docenti, ma anche quello delle famigliee, per la scuola superiore, degli studenti. Le aspirazioni al risparmio degli enti locali, pur meritorie, debbono rimanere un elemento di contorno.
Il nostro parere è che la settimana corta può andare benissimo per la scuola primaria e quella dell’'infanzia –dichiara Jachen Gaudenz, presidente di A.Ge. Arcipelago toscano e referente scuola di A.Ge. Toscana- ma già per la scuola media occorre fare un sondaggio per coinvolgere le famiglie nella decisione. Alle superiori poi è indispensabile sentire gli studenti, che passando da 6 a 5 giorni di scuola si troverebbero a fronteggiare un maggior carico di lavoro: più ore di lezione consecutive con un minimo di 6 ore e un rientro pomeridiano e fino a tre pomeriggi nei professionali, con maggiori disagi per gli studenti pendolari”.
CLASSI FUNZIONANTI A 26 E A 36 ORE – Se nella vostra scuola esistono delle classi di scuola primaria che funzionano a 26 ore (pari a 27 mensa compresa) ovvero a 36 o 38 ore, sappiate che quello è un vero e proprio abuso. La circolare sulle iscrizioni (n. 51 del 18.12.2014) e il D.P.R. 89/2009 sono molto chiari in proposito: gli orari ammessi sono 24, 27, fino a 30, 40 ore settimanali. Qualsiasi altra struttura oraria è illegittima. Gli organi collegiali della scuola non possono adottare delibere che stabiliscano diversamente.

SORTEGGIO – Sempre la circolare n. 51 del 18.12.2014, ammonisce i Consigli d’istituto a deliberare e rendere pubblici, prima dell’avvio delle iscrizioni, i criteri di precedenza per l’ammissione alla scuola. Tali criteri dovranno rispondere a principi di ragionevolezza quali ad esempio la vicinanza dell’abitazione alla scuola o gli impegni lavorativi dei genitori. “In quest’ottica, l’eventuale adozione del criterio dell’estrazione a sorte rappresenta l’estrema ‘ratio’a parità di ogni altro criterio”.
ADOZIONE DEL PIANO DELL'’OFFERTA FORMATIVA – Capita non di rado che nei Consigli d’istituto si chieda di approvare il POF a ‘scatola chiusa’, magari perché “l'’ha già approvato il Collegio dei docenti”. Tutto ciò è assolutamente illegittimo: consigliamo a tal proposito di prendere visione del Regolamento dell’autonomia scolastica DPR 275/99 e in particolare della sintesi ad uso dei genitori disponibile sul nostro sito agetoscana.it nella rubrica Documenti scaricabili, unitamente alla scheda “Piano dell’'offerta formativa: tempi e modi di attuazione”. REGOLA GENERALE: Non si approva nulla che non si sia potuto prima esaminare con la dovuta attenzione.
RESIDUI ATTIVI – La secca smentita del Ministero, subito a ridosso della notizia che i famigerati “residui attivi”, ossia i crediti che le scuole vantano nei confronti dello Stato, sarebbero stati radiati (ossia cancellati) per sempre, ha rincuorato molti Consigli d’istituto. A essere pignoli nella nota 18780 del 22 dicembre 2014 lo avevano detto davvero che: “Attesa la attuale situazione finanziaria di bilancio dello Stato e in considerazione della vetustà temporale di ‘residui attivi’ che risultano ancora iscritti nei bilanci di diverse istituzioni scolastiche , si auspica che con progressiva e ragionata programmazione gli stessi possano essere radiati nell’ambito della autonoma gestione amministrativo contabile e nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente, tramite mirate delibere dei consigli d’'istituto”.
La smentita però ci dà fiducia e allora vediamo cosa dobbiamo fare:

1 – riesumare i residui attivi spostandoli dall'’aggregato Z01 alle schede di bilancio, dove potranno essere impegnati e spesi;
2 – inviare ‘flussi di cassa mensili’ che riportino effettivamente residui attivi (di cui si attende il finanziamento promesso) e non un ammasso indistinto di Z01 – Risorse da destinare;
3 – approfittare dei monitoraggi del Ministero in cui si richiede di dettagliare l’'esistenza dei residui attivi (li hanno effettuati già due volte e alcune scuole più coraggiose hanno ottenuto indietro fino a 250.000,00 euro);
4 – utilizzare i fondi per la “sofferenza finanziaria”, elargiti già a fine 2013 e a fine 2014, e un po' più malvolentieri anche i fondi provenienti dalla Legge 440 e destinati a spese per il funzionamento (D.M. 21.05.2014, n. 351), per ripianare i residui attivi esistenti in bilancio.
Non dobbiamo dimenticare che i ‘residui attivi’ non sono altro che finanziamenti per stipendi, esami di maturità ecc. (ossia spese di pertinenza dello Stato) promessi anni fa e mai giunti alle scuole. Per far fronte alle spese, le scuole hanno utilizzato tutto ciò che avevano: fondi dei comuni o provenienti da progetti, ma soprattutto il contributo volontario dei genitori. Occorre quindi far sì che i soldi ‘prestati’, tornino al mittente e vengano utilizzati a favore dei nostri figli e della didattica.
Nel dubbio, potete consultare le due lapidarie circolari ministeriali n. 312/2012 e 593/2013, disponibili sul nostro sito agetoscana.it alla rubrica Contributo volontario dei genitori.

 

lunedì 23 febbraio 2015

Post di RTS citato su OrizzonteScuola Forum

Su OrizzonteScuola  Forum si cita un articolo di RTS, dove Lucio Ficara ( Presidente del direttivo regionale FLC -CGIL per la Calabria ) approfondiva  l'argomento sulla legittimità o meno di un  DS di intervenire in classe, interrompendo la lezione del docente, onde notificargli eventuali mancanze lavorative:

http://www.orizzontescuolaforum.net/t100245-giocare-a-carte-a-scuola

in cui si legge:
 
Il DS entra quando vuole, addirittura può prendere il tuo registro personale e vidimare ogni pagina se lo ritiene opportuno. A lui fa capo la funzione di controllo, anche della didattica.
Di quali momenti di pausa parli? Un conto è la ricreazione, un conto è che durante la lezione si crei la bisca. Personalmente ho più volte invitato i ragazzi a non portare le carte, sarò una bacchettona ma non mi sembra un'attività adeguata al contesto scolastico


Sul fatto che il DS possa entrare quando vuole, bè, la so diversamente: Il DS entra quando vuole
http://aldodomenicoficara.blogspot.it/2013/10/le-visite-ispettive-del-ds-in-classe.html

Diverso è il discorso del controllo del registro.

Sulle pause: d'accordo, c'è la ricreazione, ma credo che il docente ne possa concedere altre, se vuole.

Sulle carte:
è chiaro che non condivido il fatto di farli giocare. Non sto dicendo che è una cosa giusta. Ma sto parlando di situazioni ingestibili, dove fare lezione è quasi impossibile, dove il DS non vuole mettere in atto sospensioni, dove il DS fa di tutto per non fare bocciare, ecc..
Che armi ha, il docente, a questo punto, se non scendere a qualche compromesso con i ragazzi?
Si fa qualcosa, si studia un po', e un po' vi lascio liberi.

Inoltre, che c'entra la bisca?
Sto parlando di una partitella a briscola o a scopa, senza soldi ovviamente.

LA SCUOLA CHE CAMBIA. RENZI CONTESTATO. GILDA, SOLO SLOGAN

domenica 22 febbraio 2015

RENZI ONE MAN SHOW E LA BUONA SCUOLA

di Vincenzo Pascuzzi - 22 febbraio 2015
 
 
All'iniziativa Pd sulla scuola di oggi (22 febbraio 2015), Matteo Renzi ha partecipato in doppia veste, ha recitato due ruoli. Il Renzi Presidente o Premier ha parlato di scuola al Renzi Segretario Pd che si è trovato pienamente d’accordo col Premier! Anche alcuni altri dei presenti avevano doppio ruolo o doppia casacca: sia quella del governo o del Miur, sia quella del Pd!
Ferreo e discreto il servizio d’ordine e non per bloccare nordici hooligan o altri potenziali e violenti aggressori, ma solo pacifici contestatori verbali che non condividono la riforma della Buona Scuola. Assenti, in incognito o mimetizzati gli annunciati 1000 innamorati della scuola.
Del resto la sala del meeting nel Nazionale Spazio Eventi “location unica ed esclusiva localizzata nel cuore del tessuto secolare e stratificato di Roma”, era piccolina, non aveva la capacità della Stazione Leopolda, poteva contenere solo 400 persone
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Renzi, l'Italia riparte dalla scuola, cambiamo le regole
Renzi all'iniziativa Pd sulla scuola, la contestatrice: "Non si può fare spazzatura dei precari"
Nazionale Spazio Eventi

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Iniziativa Pd sulla scuola, contestato ministro Giannini: "No a classi pollaio"

"No alle classi pollaio, abolite la riforma Gelmini". Queste le parole gridate da un contestatore al termine dell'intervento del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini che ha aperto l'iniziativa del Pd sulla scuola organizzata anche per festeggiare un anno di governo Renzi ( http://video.repubblica.it/dossier/le-riforme/iniziativa-pd-sulla-scuola-contestato-ministro-giannini-no-a-classi-pollaio/192838/191809?ref=vd-auto ) (di Marco Billeci e Francesco Giovannetti)

Buona scuola, Renzi contestato da due insegnanti: "Fate parlare anche noi"

All'inizio del suo intervento all'evento sulla scuola organizzato dal Pd, il premier è stato contestato da due insegnanti che lo accusavano di voler riformare l'istruzione senza confrontarsi con la categoria dei docenti. "Facciamo questo da sei mesi, poi ci prendiamo un caffè", ha ribattuto Renzi, con riferimento alla consultazione pubblica aperta dal governo prima di mettere in atto la riforma ( http://video.repubblica.it/dossier/le-riforme/buona-scuola-renzi-contestato-da-due-insegnanti-fate-parlare-anche-noi/192848/191819 ) (video di Marco Billeci e Francesco Giovannetti)

LA BUONA SCUOLA: RIFORMA FATTA A COLPI DI DEMAGOGIA?

Riceviamo da Associazione Genitori A.Ge. Toscana e volentieri pubblichiamo      

 
  
Se impensierisce il buio impenetrabile in cui è avvolta la tanto annunciata Riforma della scuola, ancor più preoccupante è ciò che trapela. Appare evidente che, ancora una volta, chi si propone di cambiare la scuola non ne conosce i meccanismi e quindi non è in grado di intervenire in modo fruttuoso. Alla fine la soluzione di comodo resta quella di riformare gli Organi collegiali e buttare fuori i genitori, così occhio non vede e cuore non duole.

In verità lasciano abbastanza perplessi le dichiarazioni del Ministro Giannini su fatto che “I nostri tempi devono essere serrati perché l’impegno è quello di mandare la buona scuola in classe il primo settembre 2015” , e altrettanto le anticipazioni del sottosegretario Faraone, che vuole "mettere gli studenti al centro" con un curriculum opzionale durante l’'ultimo anno delle superiori, l'’introduzione di nuove materie, l’'elaborazione dello ‘Statuto delle studentesse e degli studenti in stage’, come se fosse quella la risposta al grave problema della dispersione scolastica.

E i professori (
dove saranno finite le maestre?) che devono essere professionisti e non “meri esecutori di compiti”, ma non possono realizzarsi professionalmente se non fuori dalla classe, come tutor o supporto organizzativo. Allora, ci chiediamo, a che serve?

L'’unica cosa che condividiamo, come Associazione genitori A.Ge. Toscana, è quella di ridurre i dirigenti scolastici a “sindaci della comunità scolastica, non più manager”. Che finalmente al Ministero si siano accorti di ciò che asseriamo da tempo, ossia che, a fianco di tanti ottimi dirigenti scolastici, ce n'’è una percentuale non minima che dà da pensare? Una parte che, in questo scorcio di 2015, è stata capace di dare vita a un bestiario come quello emerso dalle richieste di consulenza: a) una DS che ammette che offrire 36 ore alla primaria è illegittimo, ma non interverrà perché altrimenti le maestre si rivoltano; b) una maestra che lascia sole tre bimbe, una si rompe un dito e il DS dichiara che, nei panni della maestra, avrebbe fatto altrettanto; c) un Consiglio d'’istituto che spiega al genitore neoeletto che il Piano dell'’offerta formativa è sempre stato approvato senza che nessuno di loro lo avesse prima visto.

La prospettata riforma appare un progetto confuso, destinato a suscitare pesanti reazioni.
”Il pericolo è che, alla fine, si scelga ancora una volta la soluzione di comodo di riformare gli organi collegiali, estromettendo i genitori. I genitori sono il naturale antidoto contro tante illegittimità, e allora perché si vogliono mettere fuori gioco? –chiede Rita Manzani Di Goro, presidente A.Ge. Toscana- Praticamente non se ne parla, quasi che non costituiscano una componente scolastica. Inoltre troviamo fuorvianti i risultati diffusi in merito al questionario La Buona Scuola , in base ai quali ‘l’89% vorrebbe modificare gli organi collegiali, soprattutto per quanto riguarda le loro funzioni piuttosto che la composizione’ ”.
Come si può –chiede ancora Di Goro- decidere di riformare il governo della scuola solo perché, a fronte di un singolo quesito con 5 possibili risposte molto variegate, la maggioranza dei partecipanti si è espressa a favore di: ‘Si dovrebbero modificare le funzioni degli organi collegiali armonizzandoli con i poteri decisionali del preside’, quando non erano presenti adeguate alternative, come poteva essere ad esempio ‘Si dovrebbero modificare le funzioni degli organi collegiali LIMITANDO i poteri decisionali del preside’ ?”

Due anni fa 5.435 genitori di tutta Italia si mobilitarono contro la proposta di riforma Aprea, sottoscrivendo la petizione di A.Ge. Toscana. Adesso il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori (Fo.N.A.G.S.), che ringraziamo, ha sottoscritto un documento in cui ripropone i medesimi contenuti, dimenticando però l’'aspetto più importante, quello della formazione. Se nonostante ciò l'’idea di estromettere le famiglie andasse avanti, contiamo di mobilitare un numero ben più grande di genitori, per chiedere al Governo di invertire la rotta. Intanto sono tutti già allertati” conclude Di Goro.

lunedì 16 febbraio 2015

Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 
Al signor Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella
c/o Palazzo del Quirinale
00187 - Roma

Egregio Signor Presidente,

nel complimentarci con Lei per l'elezione a Capo dello Stato, desideriamo innanzitutto porgerLe i nostri più sinceri e calorosi auguri di buon lavoro. Ascoltando il suo primo discorso a Camere riunite, abbiamo particolarmente apprezzato l’attenzione che ha voluto riservare al diritto allo studio e al futuro dei nostri studenti: "garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro".
Chi le scrive rappresenta il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare "Per una buona scuola per la Repubblica", un insieme che raccoglie attorno a sé decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, tecnici di laboratorio, collaboratori scolastici, personale amministrativo, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati dalla scuola pubblica così come disegnati dalla nostra Costituzione: una scuola accogliente, aperta a tutte e tutti, inclusiva, capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza e pari opportunità nella formazione delle nuove generazioni. Un vero e proprio Organo Costituzionale, come ebbe a definirla l’indimenticabile giurista Piero Calamandrei.
Il nostro impegno per la scuola della Repubblica ci ha portati ad elaborare collettivamente, una Legge d’Iniziativa Popolare nata direttamente dalla passione e dalla sensibilità di chi studia e lavora nelle scuole del nostro Paese: quell’articolato, sottoscritto in modo certificato da oltre 100.000 elettori dieci anni fa, fu affidato a chi è delegato dal popolo a fare approvare le leggi; purtroppo nelle due legislature da allora trascorse, non venne mai discussa. Riconoscendone ancora oggi l’importanza e l’attualità, negli ultimi mesi, parlamentari di tutte le forze politiche ne hanno riproposto il testo, opportunamente aggiornato: "Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia" questo è il titolo del disegno di legge che ne è seguito, presentato sia alla Camera (Ddl 2630, 12/9/2014) che al Senato (Ddl 1583, 2/8/2014), primi firmatari, rispettivamente, Paglia e Mussini.
E’ ormai di dominio pubblico l’intenzione del Governo di procedere, per il riordino del nostro sistema scolastico, con "un decreto in cui ci starà dentro tutto quello che riteniamo utile per la scuola italiana. Lo strumento del decreto ci consente di fare tutto in fretta perché sono molte le riforme che vanno in Parlamento ma poi si perdono in quella palude, quindi non si conclude mai una riforma utile della scuola" (Davide Faraone, sottosegretario alla pubblica istruzione, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit, canale pubblico Rai 3, 13 febbraio 2015)
Ci chiediamo e chiediamo a Lei, unica Istituzione legittimata a giudicare in tal senso, se su una materia così complessa e di interesse generale, sia giustificabile il carattere "d’urgenza e di straordinaria necessità" dell’annunciato decreto legge.
Sull’uso abnorme della decretazione d'urgenza Lei si è già opportunamente espresso nel suo discorso di insediamento e già ebbe modo di esprimersi a proposito della Riforma Gelmini (L. 133/2008) quando scrisse: "Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver deciso una questione di questa portata con decreto legge: con poche righe viene travolto l’ordinamento, il modo di essere di un intero settore scolastico fondamentale. In questo modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame parlamentare".
Come non essere d’accordo!
Siamo francamente convinti che la nostra proposta di legge, unitamente a quella prefigurata dal Governo, potrebbe avviare in Parlamento un fruttuoso e approfondito confronto, al fine di giungere ad una necessaria e peraltro attesa riforma del nostro sistema scolastico. Dopo i tanti insuccessi del passato, sarebbe più che auspicabile far sì che i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento progettassero il futuro della scuola con quanti, in essa, operano e vivono ogni giorno.
Il Governo, viceversa, pare intenzionato ad includere nel decreto annunciato, non solo la regolarizzazione del personale precario imposta dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 novembre 2014 - unico aspetto dove il carattere d’urgenza appare indubbiamente giustificato - ma anche "tutto ciò che si riterrà utile per una riforma della scuola".
Ci appelliamo pertanto al Suo ruolo di Garante della Costituzione e alla Sua sensibilità istituzionale perché intervenga nei modi che riterrà più opportuni, al fine di evitare il rischio di una palese forzatura nell’uso della decretazione d’urgenza inibendo in tal modo anche le istanze di partecipazione dei cittadini.

Auguri di buon lavoro, signor Presidente.
Per il Coordinamento nazionale a sostegno della Legge "per una Buona scuola per la Repubblica":

Antonia Baraldi Sani, Marina Boscaino, Giovanni Cocchi
15 febbraio 2015

venerdì 13 febbraio 2015

Pomezia, sen. D'Onghia a studenti liceo artistico: "Mai pensare di essere arrivati"

Roma - 12 feb (Prima Pagina News) “Non pensate mai di essere giunti alla mèta: soltanto vivendo ogni buona riuscita con un pizzico di insoddisfazione potrete raggiungere obiettivi ben più alti”. Così la Senatrice Angela D’Onghia, Sottosegretario di Stato all’Istruzione con delega all’alternanza scuola-lavoro, si è rivolta agli studenti del Liceo artistico di Pomezia – Anzio lo scorso 11 febbraio, quando è intervenuta ad una tavola rotonda sulla possibilità di costruire un ponte tra la formazione scolastica e il mondo del lavoro organizzata dal nuovo dirigente scolastico dell’Istituto, la prof.ssa Alessandra Silvestri. La giornata è stata un’occasione importante che ha trasformato lo storico istituto in una piazza in cui hanno avuto visibilità le molteplici attività artistiche che formano i ragazzi nel corso dei cinque anni di studio. Il liceo, che ha raccolto l’eredità del vecchio Istituto d’arte, è riuscito a coniugare il “sapere” della formazione liceale al “saper fare” della tradizione professionale, offrendo così ai suoi giovani la possibilità di entrare nel mondo del lavoro con disinvoltura e competenza. Alla tavola rotonda, presentata e moderata dal dirigente scolastico, hanno preso parte numerosi esponenti delle istituzioni e delle imprese del territorio. Il sindaco, Fabio Fucci, dopo aver salutato la numerosa platea, ha ribadito il supporto delle istituzioni locali alla scuola e il suo personale impegno “affinché essa divenga un luogo confortevole di educazione e di formazione”. Sull’importanza della creazione di un connubio vincente tra scuola e mondo occupazionale hanno speso parole stimolanti sia il vice-presidente di Unindustria Latina, il dottor Pierpaolo Pontecorvo, che il direttore di Confartigianato del capoluogo pontino, il dottor Ivan Simeone. “Credete sempre in un sogno e inseguitelo” ha affermato inoltre il dottor Marco Renzi, sindaco di Sestino, una cittadina della provincia di Arezzo, definita “la città dell’oro” e dei maestri orafi, gli stessi a cui si ispirano spesso gli allievi del Liceo artistico nella creazione dei propri gioielli. Sulla stessa scia è intervenuta anche il dirigente scolastico dell’Istituto Carlo Urbani di Ostia – Acilia, dove pure la conoscenza si lega quotidianamente con la messa in pratica di quanto appreso nelle lezioni tradizionali. Non è mancato neppure l’intervento dell’Esercito e della Guardia di Finanza di Pomezia, che hanno prospettato ai ragazzi, nella persona del colonnello Russo, la possibilità di entrare nel mondo delle Forze armate attraverso i concorsi pubblici, per i quali c’è bisogno però di preparazione e di impegno: ecco, dunque, il ruolo fondamentale del liceo. Erano presenti anche diverse aziende, tra cui l’ Agenzia Mazzoni, la Bloggokin, la Domus Dei, la Exagon Design, la King Box – Pappini Group, la Flexoitalia, la Rotoform e Mediaset con le quali si auspica di dare l’avvio ad un proficuo protocollo d’intesa proprio sul modello alternanza scuola-lavoro, studio e stage. La tavola rotonda è stata inoltre un’occasione per coinvolgere i ragazzi nella valorizzazione della propria scuola e per mostrare all’esterno i propri lavori. L’iniziativa ha visto coinvolto anche l’Istituto alberghiero Tognazzi di Velletri, che con la professionalità e la gentilezza dei suoi studenti ha organizzato il coffee break e il brunch dell’evento. La scuola, dunque, si è presentata come un luogo “aperto” alla comunità per la promozione delle attività sociali e culturali. In questo senso il Liceo artistico di Pomezia – Anzio intende mettere in cantiere una serie di attività che ne facciano sempre di più una realtà da frequentare e da vivere: una vera e propria agorà del sapere liceale e artistico.

http://www.primapaginanews.it/dettaglio_articolo.asp?id=280363&ctg=6

lunedì 9 febbraio 2015

Carlo Salmaso sulla LIP

Il professor Carlo Salmaso, del Comitato nazionale di sostegno alla LIP (Legge di Iniziativa Popolare per una Buona Scuola per la Repubblica), interviene alla trasmissione televisiva "iReporter Sera" dedicata alla "Buona Scuola" (su TV7 Triveneta).

domenica 8 febbraio 2015

Casting in Calabria per il film “San Francesco di Paola”

Casting per attori, attrici e comparse in Calabria, presso Mendicino (in provincia di Cosenza) per il film “San Francesco di Paola” scritto e diretto dal regista Franco Barca. Si cercano attori, attrici e comparse di qualsiasi età e tipologia.
Il casting avrà luogo nelle giornate sabato 21 febbraio e domenica 22 febbraio 2015, con inizio alle ore 10:00, presso la sala consiliare del Comune di Mendicino.

sabato 7 febbraio 2015

Muore il prof. Jacques Guenot


L'Unical attraverso il suo sito ufficiale fa sapere che è scomparso ieri, all’età di 73 anni, il prof. Jacques Guenot. Ordinario di Geometria e a lungo Preside della Facoltà di Ingegneria, è stato tra i Fondatori dell’Ateneo. Nato a Losanna, in Svizzera, nel 1942, è arrivato all'Unical nel 1975 a soli 33 anni. Matematico di professione, è divenuto ordinario di Geometria e ha legato la sua attività a quella della facoltà di Ingegneria, che ha poi guidato per nove anni, dal 1987. il suo nome, tra i cubi dell'ateneo, resta storicamente legato al conferimento della laurea honoris causa a Silvio Berlusconi (http://www.ilquotidianoweb.it/news/idee-societa/714255/Unical--va-in-pensione-lo.html ).  Era il 1991 e il Cavaliere ancora non era sceso in politica. Guenot riuscì a ottenere per lui il titolo ad honorem di ingegnere gestionale, tra le polemiche. Si parlò della promessa di finanziamenti per l'ateneo, addirittura di un coinvolgimento del docente come consulente scientifico per un programma che sarebbe dovuto partire su Canale 5. Berlusconi, nella lectio che seguì la consegna della laurea, affermò, profeticamente: «Per il bene del Paese qualcuno deve assumersi il coraggio di scendere in campo senza far prevalere gli interessi della politica. È non c’è figura migliore di un imprenditore affermato». E tre anni dopo nacque Forza Italia.

martedì 3 febbraio 2015

QUALE FUTURO PER I LICEI?

Tavola Rotonda promossa dal Centro Pannunzio di Torino in collaborazione con USR Piemonte , Sala Sergio Pininfarina Torino 02.02.2015

Moderata dal Dirigente Tecnico Sergio Blazina, che ha raccordato con incisiva efficienza i diversi interventi, la Tavola Rotonda ha offerto plurimi ed interessanti punti di vista sulla situazione attuale dei Licei italiani (“riordinati” con DPR 89/2010) e su alcune ipotesi di loro innovazione. Il primo intervento, del Prof. Sergio Roda, Ordinario di Storia Romana all’Università di Torino, ha focalizzato alcuni aspetti essenziali: anzitutto, l’eccellenza di tale indirizzo di studi (spesso offuscata – almeno questo è il parere di chi scrive – da statistiche generalistiche che fanno “di ogni erba un fascio”, assommando senza alcun discernimento dati ed esiti di Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali), comprovata dall’ottima riuscita dei liceali in tutti i percorsi universitari e, ancor più, dal significativo apprezzamento che ottengono all’estero, a ragione della loro flessibilità cognitiva (en passant, Roda ricorda che il sistema scolastico italiano letteralmente “regala” cervelli e carriere nostrane ad altri Paesi: in soldoni, per formare uno studente in tutto il ciclo d’istruzione la spesa è di circa 600.000 euro!!). La specificità dei Licei consiste proprio nella costruzione del pensiero logico e del pensiero critico, risorse che risultano essere un “possesso per sempre”, assolutamente preziose nella “fluida” realtà professionale ed economica nella quale siamo immersi. Last but not least, i Licei hanno dato e continueranno a dare un contributo essenziale, imprescindibile per la formazione della coscienza critica e per l’acquisizione di una consapevolezza autenticamente democratica (“trincea della democrazia”, ha definito Luciano Canfora il Classico nel corso del “Processo al Liceo Classico”, svoltosi al Teatro Carignano il 14 novembre 2014). Emanuela Ainardi, Dirigente Scolastica del Liceo Classico “Cavour” di Torino, ha rimarcato con vigore la necessità di coniugare tradizione con innovazione, in particolare per quanto concerne proprio l’indirizzo classico: sì, quindi, al potenziamento dell’inglese e in genere dello studio delle lingue straniere, all’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche che modificano sostanzialmente e strutturalmente anche le dinamiche dall’apprendimento (da una logica sequenziale ad una spaziale, per mappe concettuali). Il fine da perseguire, però, resta quello indicato da Edgar Morin: “una testa ben fatta”, e non una testa ben piena! Anche per questo è importante mantenere l’esercizio di traduzione: lo sforzo per comprendere la complessità morfosintattica delle lingue classiche addestra ad immedesimarmi in altre logiche, ad acquisire quell’indispensabile duttilità che è il vero presupposto per l’accettazione e la comprensione dell’altro – oltre a costituire, aggiungo io, un formidabile esercizio scientifico dal punto di vista metodologico, per il procedere per ipotesi e verifiche, come ha osservato Dario Antiseri. E, ancora, caratteristica dell’apprendimento liceale è  e dovrà sempre più essere  l’abituare a lavorare in équipe, creare un sereno ambiente relazionale che favorisca il cooperative learning, altra dote importante per poter poi svolgere proficuamente e significativamente le future professioni, nell’ottica di quell’apprendimento permanente (Life Long Learning) che è ormai la vera norma del nostro tempo. L’Ing. Miriam Pescatore, Dirigente Scolastica del Liceo Scientifico “Bruno” di Torino, ha parlato con vivace trasporto della propria personale esperienza: brillante studentessa del Liceo Classico, all’Università si cimentò in Ingegneria, conseguendo anche lì eccellenti risultati e riplasmando poi la propria carriera sino a divenire ciò che è attualmente. Prova evidente, quindi, della validità anche professionalizzante di una scuola e di un indirizzo che punta sulla formazione di una metodologia di studio spendibile a larghissimo raggio, che mette in condizione di “imparare ad imparare” più che a fornire nozioni, oggi per altro ricavabili con minimo sforzo dal PC (anzi, proprio questo sarebbe un ulteriore punto da sviluppare ed approfondire magari in prossimi convegni: come la scuola possa difendere dall’ information overloading, dal sovraccarico cognitivo, fornendo precisi criteri assiologici).  Ed è importante anche rimarcare l’unitarietà del sapere e della cultura, il superamento di quella schizofrenica dicotomia tra “umanesimo” e “scienza” che tanti danni ha arrecato al sistema di formazione superiore: per questo è giusto oggi parlare di Licei al plurale e riflettere anche sulla necessità di personalizzare davvero i curricula, permettendo allo studente ad un certo punto del suo percorso scolastico di scegliere qualche materia da potenziare (come avviene in altri sistemi scolastici europei e come è auspicato oggi da più esponenti politici, fautori di un “Curriculum dello studente” che dovrebbe nascere forse già sin da settembre 2015).
Infine, la Prof.ssa Giovanna Morone, Docente di Storia e Filosofia al Liceo “Cocito” di Alba, ha ripercorso con efficace sintesi la storia dell’insegnamento della materia “più inutile” per definizione, la filosofia, negli ultimi centocinquant’anni, da prima a dopo Gentile: dal procedere diacronicamente (storia della filosofia) al proporre problemi e macro-contenitori (logica; etica; estetica); da disciplina relegata in pochi ordini di scuola a materia proposta ovunque, persino ai bambini!  Attraverso il restringersi e il dilatarsi del suo spazio didattico si possono leggere i mutamenti, le trasformazioni dei convincimenti ideologici sulla didattica.  Insegnare ciò che serve, che è immediatamente fruibile o insegnare ciò che privilegia l’astrazione? Insegnare a fare o ad essere? Privilegiare l’apprendimento o l’addestramento? Quesiti di fondo, per nulla nuovi (dibattuti dalla Sofistica del V sec. a. C. a Rousseau, da Skinner a Bruner, ecc…) sui quali a ben vedere si gioca il vero futuro dei nostri Licei. Chi scrive è intervenuto per segnalare quelli che sono i peggiori rischi per il mantenimento dell’identità liceale.  Il proliferare dei test sta determinando una perniciosa trasformazione della didattica, il teaching to the test resuscita quel nozionismo fine a se stesso che si credeva definitivamente superato solo qualche anno fa! Varrebbe la pena di leggere e meditare quanto hanno recentemente affermato in merito illustri studiosi statunitensi, da Diane Ravitch (parlando delle scuole di New York, i cui studenti sono i meno alfabetizzati degli USA: il sistema dei test ha fallito. I programmi diversificati hanno prodotto disparità di preparazione. E il persistere di diseguaglianze sociali ed economiche ha fatto il resto. Il risultato è un paradosso: l’aumento parallelo del numero dei laureato e degli abbandoni scolastici) a David Lohman (invece che promuovere la meritocrazia questi test la ritardano).  E, ancora, la repentina trasformazione della valutazione: da formativa (con tutto un corredo di aggettivi quali: incoraggiante, premiante, ecc…) a meramente sommativa; dal primato dei giudizi alla tirannia dei voti numerici (basti pensare a come è profondamente mutato a questo riguardo l’Esame di Stato), dall’eccesso all’eliminazione di ogni discrezionalità. Oggi, molto più di una volta, si studia per il voto!  Infine, il dovere di riflettere se si voglia istruire o educare, produrre degli esecutori di compiti o contribuire a formare dei caratteri intraprendenti. E’ parere di chi scrive che dal 2008 in poi si sia intrapresa una strada molto pericolosa, che non ha comportato solo un’oggettiva riduzione del tempo-scuola, ma che ha letteralmente “disorientato” moltissimi docenti, non solo liceali. E’ quanto mai urgente un profondo ripensamento su quale dev’essere la paideia di questo nostro tempo, una volta constatato il fallimento della panacea (?!) delle tre “I”.  Anche il Preside Ramella ha espresso col suo intervento la forte preoccupazione di chi ha assistito alla trasformazione della scuola in qualcosa di profondamente diverso da una comunità di apprendimento: si sono scatenate dinamiche competitive, ci si impegna in modo sempre più calcolato e meno disinteressato, il piacere dello studio è oggi cosa del tutto obsoleta. Importante  la sua citazione di John Dewey, convinto assertore del pensiero riflessivo, dell’educazione progressiva e, soprattutto, dell’inscindibile nesso tra democrazia ed educazione. È speranza di chi scrive che l’entusiasmo generato dal diffuso dibattito su “La buona scuola” si traduca in tempi abbastanza rapidi in una diversa presa di coscienza di tutti i problemi relativi all’istruzione pubblica, smettendola una buona volta di considerarla “spesa” e tornando a ritenerla quella che essa davvero è:  “investimento” per un futuro di cui si dovrebbe insegnare ai giovani a non paura! Un’ultima considerazione. Proprio in questi giorni è stato consegnato a Martha Nussbaum il Premio Nonino. Due sue opere in particolare possono fornire spunti di riflessione importanti al nostro discorso: Coltivare l’umanità (1997, trad.it. 2006, con l’eloquente sottotitolo: I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea) e Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (2010, trad.it. 2013).  In tale occasione l’attuale Ministro Stefania Giannini si è espressa in termini che fanno ben sperare per il futuro dei licei, insistendo sull’unitarietà del sapere e sulla propedeuticità della formazione teorica (l’episteme platonica) rispetto all’applicazione pratica (la techne).  E’ esattamente questo, ieri come oggi e come domani, il senso d’essere della formazione liceale.       


Stefano Casarino
Presidente Delegazione di Cuneo A.I.C.C.
Associazione Italiana Cultura Classica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 2 febbraio 2015

L’INTEMERATA DELLE SCUOLE CATTOLICHE CONTRO LA TASSA SUI RIFIUTI

di Vincenzo Pascuzzi – 1 febbraio 2015


“Sia invece il vostro parlare sì, 
sì; no, no; il di più viene dal maligno”. 
(Mt 5, 37)

L’articolo “Nella Capitale si fa ‘cassa’ con le scuole paritarie” di Anna Monia Alfieri (v. tecnicadellascuola.it – 31.1.2015) rende opportune alcune puntualizzazioni. 
La sostanza e la consistenza della questione. 
L’amministrazione comunale di Roma ha revocato le agevolazioni sulla tassa sui rifiuti per le scuole non statali. Queste, che prima pagavano solo 1/3 (il Campidoglio si faceva carico del restante 66.7%), dovranno ora pagare per intero la tassa. 
Tassa triplicata? 
Si tratta chiaramente della revoca di una agevolazione e non di aumento del 300% (rispetto a prima e non rispetto alle statali) come invece viene presentato esagerando e così facendo disinformazione a fini propagandistici (?). Il 300% è tale ma solo in termini matematici. 
Concretamente. 
Ad esempio, la Scuola Paritaria Paolo VI, stando alle dichiarazioni del suo direttore don Massimo Tellan, dovrà pagare 13.200 euro in più, che però ripartiti fra i circa 200 bambini e ragazzi delle 8 classi tra materna ed elementare fanno circa 50 euro annui e pro capite. Questa somma corrisponde a circa l’1,5% della retta annua (stimata in 4-5.000 euro) di ogni iscritto. La scuola dispone di doposcuola (fino alle 16,30) e di altre attività (inglese, educazione al suono, laboratorio di informatica e di ceramica, sportive “con numerose e attrezzate strutture”). 
Il Comune di Roma. 
È praticamente da escludere che il sindaco Ignazio Marino abbia voluto fare dispetti e discriminazioni ai danni delle paritarie cattoliche, deve essere stata la situazione di bilancio che ha richiesto la revoca delle agevolazioni finora concesse e godute. 
Intemerata gridata. 
Non ha senso (o ne ha molto poco) prendere spunto o pretesto dal “modesto fatto di cronaca” per riproporre – in una lunga e gridata intemerata – tutte le argomentazioni che Agesc, Cei, Scola, Bagnasco e la stessa Alfieri ripetono insistentemente a sostegno delle richieste di finanziamenti ulteriori alle scuole cattoliche.  Argomentazioni fragili, ribattute più volte e comunque non da indirizzare al Comune di Roma e al suo Sindaco Marino. 

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Link

 
Nella capitale si fa “cassa” con le scuole paritarie
Scuole private, ricorso al Tar contro l’aumento della tassa rifiuti 
«Tassa rifiuti triplicata per la privata, no a disparità» 
Rifiuti, “stangate” le scuole private: aumento del 70%. «Così chiudiamo» 
Scuola Paritaria Paolo VI 
O INTEMERATA et in aeternum benedicta, singularis atque incomparabilis Virgo …. 

domenica 1 febbraio 2015

Così la scuola torna a De Amicis

di Sergio Mattarella - 5 settembre 2008


L’inserimento a sorpresa del maestro unico nel dl del 28 agosto è stato
definito un colpo di mano: in effetti ne ha tutti i requisiti.
Il comunicato ufficiale del consiglio dei ministri di quel
giorno esclude espressamente che l’argomento sia stato inserito in
quel decreto e, inoltre non vi è alcuna urgenza dato che sarà applicato
tra un anno.
Ma il vero colpo di mano, sostanziale, sta nell’aver
deciso una questione di questa portata con decreto legge, in
vigore già da quattro giorni: con poche righe viene travolto
l’ordinamento, il modo di essere di un intero
settore scolastico fondamentale e, finora, il più efficiente.
In questo
modo si è riusciti a eludere confronto, discussione e un vero esame
parlamentare.
La Gelmini, inoltre, si è abbandonata a dichiarazioni
perentorie: «La scelta dei tre maestri alle elementari non ha avuto
nessuna motivazione educazionale e pedagogica.
È stata fatta per aumentare
il numero degli insegnanti». È sorprendente che un ministro
dell’istruzione si esprima in maniera così grossolana su una riforma
realizzata con serietà diciotto anni addietro: occorre più rispetto
verso scelte fatte da altri governi e dal parlamento se si vuole, a
propria volta, essere rispettati.
La riforma del ’90 fu il risultato di
un lungo e approfondito dibattito; non soltanto politico e parlamentare ma
anche della cultura, anzitutto tra i pedagogisti, del mondo della scuola,
tra le associazioni di docenti e nel sindacato.
Avverto come un privilegio
aver firmato quella riforma come ministro della pubblica istruzione.
Ma sarei presuntuoso se pensassi che è stata la mia riforma: è nata
da questo ampio concorso di elaborazione, di cui è giusto ricordare
il contributo fondamentale dell’Associazione maestri cattolici,
allora guidata da Carlo Buzzi, quello del presidente della
commissione istruzione, Francesco Casati e l’opera di un serio servitore
dello stato, il direttore generale delle elementari Aurelio
Sinisi.
 La ragione della riforma del ’90 non è stata, al contrario
di quanto incautamente dice la Gelmini, «aumentare il numero degli
insegnanti» che non è aumentato, e neppure quello di mantenerne il livello
a fronte del calo demografico.
La ragione è stata la consapevolezza del
grande ampliamento dell’ambito dei saperi che la scuola elementare era
chiamata a impartire ai bambini verso il duemila. Bambini che, già
allora e oggi molto di più, giungono alla scuola elementare con numerosi
elementi di conoscenza acquisiti dalla tv e dai mini computer; bambini
chiamati ad affrontare la realtà del loro futuro con il bisogno di
padroneggiare conoscenze e strumenti molto più articolati di quanto si
proponeva ai bambini di decenni addietro: la scuola elementare non è
più soltanto insegnare a leggere e scrivere, a far di conto, un po’ di
geografia e la storia patria.
Quella – sia detto con molto rispetto – è
la scuola di De Amicis, che è stata di fondamentale importanza
per unificare il paese, per alfabetizzarlo e per trasmettere buone norme
basilari di comportamento ma non è quella di oggi. L’atteggiamento di
amarcord verso il maestro unico con cui il ministro copre la manovra di
drastico taglio di bilancio, e che trova alcuni sostenitori che tendono a
pensare che il mondo sia rimasto quello della loro infanzia, ormai può
essere riferito alla scuola materna ma non più a quella elementare di oggi
e di domani.
L’ampiezza di contenuti che questa deve trasmettere e il loro
adeguato approfondimento non possono essere affidati a un solo insegnante
se non tagliando contenuti o riducendo alla superficialità il loro
insegnamento. Oggi alle elementari si insegna non soltanto italiano,
storia, geografia e matematica (questa in modo ben diverso dal passato):
si insegna, e si deve insegnare, anche inglese, musica, tecnologia, arte e
immagine, scienze, educazione fisica; si realizzano laboratori di teatro, di
cinema, di capacità di uso dei materiali.
Tutto questo, tutto, è
necessario per i bambini di oggi: come si può pensare che venga svolto da
un solo insegnante se non con superficiale approssimazione? Che vi sia un
insegnante prevalente, condizione prevista dalla riforma del ’90 e
rafforzata dal ministro Moratti, è bene ma non è possibile un
maestro unico senza piombare in un passato estraneo alla condizione
odierna.
Difatti la scelta che il governo opera è brutale: l’orario di
insegnamento della scuola elementare si contrae, repentinamente, a
ventiquattro ore: il tempo che la scuola italiana dedica ai bambini perde
molte ore a settimana, trenta ore al mese in meno. Le famiglie saranno in
difficoltà e l’insegnamento impartito ai bambini perderà segmenti
importanti di contenuto e scenderà di qualità. In aggiunta l’età degli
insegnanti, senza ricambio per molti anni, dovendo riassorbire quelli in
soprannumero, salirà sempre di più, e anche questo è un danno; e verrà
meno il passaggio di esperienze tra chi insegna da tempo e chi inizia a
insegnare oggi, per il semplice motivo che non vi sarà chi inizia a
insegnare.
La vera ragione del ritorno al maestro unico è chiarita dalla
stessa formulazione della norma del dl: il risparmio di bilancio,
tagliando decine di migliaia di posti di insegnante.
Intendiamoci: tagliare le spese e, se ragionevole, i pubblici dipendenti è
bene ma soltanto se l’effetto è il miglioramento del servizio reso al
paese. In questo caso è il contrario: il risultato è una brusca e
repentina contrazione della qualità del servizio scolastico primario.
È
davvero un grave passo indietro ed è un peccato contro il paese e il
suo futuro: la nostra scuola elementare è definita dagli istituti di
valutazione internazionali tra le migliori al mondo.
Lo era anche prima
della riforma del ’90 ma il merito di questa è averne mantenuto alto il
livello qualitativo nelle ben diverse condizioni di oggi rispetto alle
stagioni precedenti.
Non si dica, per coprire questa brutale operazione
contabile, che il bambino è più rassicurato se a scuola incontra una sola
figura: bambini abituati a una vita di interrelazioni intensa come
oggi avviene e che in famiglia hanno quanto meno due interlocutori nei
genitori e in numero maggiore se vi sono fratelli e frequentano i nonni
sono abituati a più figure di riferimento; che, tra l’altro, consentono
loro maggiore libertà di relazione.
Pregiudicare con tanta
frettolosa leggerezza il nostro miglior settore scolastico si inserisce in
una visione più volte manifestata da questo ministro: occorre cancellare
gli ultimi quaranta anni della scuola italiana. Desta preoccupazione un
ministro dell’istruzione che mostra di pensare che la storia della scuola
italiana cominci oggi. In questi decenni si è verificato un
grande fenomeno di avanzamento sociale, un’autentica pacifica rivoluzione
positiva: l’istruzione diffusa e generalizzata in Italia, per tutti e
ovunque. Si è realizzato, cioè, uno dei principali dettati della
Costituzione sotto la guida di ministri e di forze politiche la cui
opera merita di essere rispettata.
All’inizio degli anni sessanta soltanto un
bambino su quattro proseguiva gli studi oltre le elementari e soltanto uno su
dodici andava oltre la scuola media: a partire dalla riforma del ministro Gui si
è realizzato il sistema scolastico nazionale italiano. Le scelte di quegli anni
vanno rispettate e va difesa l’attuazione del diritto allo studio. Non vorrei
che fosse questo, in realtà, il vero approdo: indebolire questo sistema che
offre opportunità di istruzione a tutti per sostituirvi un sistema, in cui fatte
salve alcune punte di eccellenza consegnate al mercato, si abbandoni tutto il
resto, cioè la scuola per tutti, e si scarichi sugli enti locali l’onere
maggiore della risposta alla domanda di istruzione, tornando in questo modo non
a De Amicis ma ancor più indietro.

SERGIO MATTARELLA

http://www.europaquotidiano.it/2008/09/05/cosi-la-scuolatornaa-de-amicis/