venerdì 29 maggio 2015

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI DELLA SCUOLA: INTERVISTA ALL’ UOMO QUALUNQUE, DA GIANNINI (GUGLIELMO) AI GIORNI NOSTRI di Giancarlo Memmo


Siamo orgogliosi di presentare l’intervista intertemporale che gentilmente ci ha concesso “l’uomo qualunque”.

Buongiorno, potrebbe ricordare ai nostri lettori come sintetizzare il vostro messaggio politico?
“Non ci rompete più le scatole”……………. perché la ripresa c’è e siamo usciti dal tunnel della deflazione. Il mercato del lavoro è in ripresa e aumentano i contratti a tempo indeterminato, così anche i giovani possono progettare il loro futuro e le banche concedono mutui alle coppie di lavoratori e il debito, che è una “colpa” come dicono giustamente i tedeschi, per fortuna è sotto controllo!

Bene, parliamo di Scuola, ha letto i dati del MIUR sul personale della Scuola?
Certo che li ho letti, come sa sono un numerologo nel senso che mi intendo di numeri. I dati disponibili del 2012 dicono chiaramente che ci sono 1.400.000 dipendenti della Scuola, con un rapporto studenti-docenti pari a 20.8 in Europa siamo a oltre 28…una vergogna quella italiana!

Mi scusi ma conosce la differenza tra posto, cattedra, contratto e part-time? 
I dati sono dati, non vanno interpretati vanno acquisiti. Lasciamo che li interpretino i sindacalisti che hanno rovinato il Paese insieme ai politici corrotti.

Lo sa che per esigenze di convergenza europea, nelle riclassificazioni di bilancio i precari sono "partita di spesa straordinaria" mentre il personale di ruolo è "partita di spesa fissa e ricorrente"?
Lei parla troppo, ascoltare non vuol dire assecondare per forza.

Ho capito, ma senta negli altri Paesi non sono presenti gli insegnanti di religione cattolica (IRC) o gli insegnanti di laboratorio (ITP) e anche per le attività sportive ci sono modelli diversi…per non parlare degli insegnanti di sostegno che in altri Paesi sono contabilizzati nel servizio sanitario nazionale, come fa a fare le comparazioni?
 Mi sembra che lei giovanotto voglia menare il can per l’aia, io i dati li capisco benissimo e non sono interpretabili, sono dati. Per esempio è una vergogna che ci siano più insegnanti di sostegno che alunni invalidi e noi paghiamo!

Mi scusi, signor uomo qualunque, ma lei sa che gli organici sono costruiti sulle Diagnosi Funzionali redatte dalle ASL e che il MIUR tende a tenere conto solo dei rapporti di gravità “ex art. 3 comma 3”?
Lei per i miei gusti parla troppo, ci vogliono i fatti. Noi gli invalidi li dobbiamo aiutare nelle strutture speciali con personale altamente specializzato che possa fare il loro bene non certamente con professori con specializzazioni polivalenti che sanno fare tutto..cioè niente. Del resto non possono stare in classi con altri ragazzi, troppo distanti dagli obiettivi della classe, pensi solo ad Educazione Fisica… E’ chiaro che è un ramo secco da tagliare!

Ho capito signor uomo qualunque, insomma la connotazione sociale dell’handicap…?
E’ un’invenzione per depredare noi poveri contribuenti che ci alziamo alle 6 del mattino per creare ricchezza per il Paese, lo sanno tutti.

Quindi non ha nemmeno cercato un riscontro con i dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato?
Giovanotto, io non cucio la polenta, la veda come vuole ma qui noi contribuenti paghiamo troppo….e poi guardi l’Europa, le scuole olandesi per esempio. C’è mai stato? Io si! Appena entrato nelle scuole “tedesche” i ragazzi comprendono perfettamente l’inglese e il francese. Da noi la situazione degli apprendimenti è vergognosa, siamo sempre abbondantemente in centro-coda delle classifiche internazionali, lo sanno tutti.

Certo, tuttavia la retribuzione dei docenti italiani è al 27esimo posto su 28 e comunque alla fine i ragazzi italiani che vanno all’estero sono molto richiesti e apprezzati anche per la loro preparazione. Insomma il quadro della produttività leggendo bene gli input e  gli output in termini di valore aggiunto formativo non pare così disastroso?
Con la cultura non si mangia, dobbiamo detassare i liberi professionisti e gli imprenditori che sono gli unici che creano ricchezza in questa Italia. Gli studenti possono fare le alternanze lavoro e gli stages gratuiti triennali.

Capisco, lo sa che in Germania ad esempio non ci sono i bidelli, ma le aule le puliscono gli studenti?
Beh..questo non "creto"…io non ho visto…non mi pare.

Cosa pensa del valore legale dei titoli di studio?
Guardi non valgono più nemmeno i titoli di stato del debito pubblico, si figuri le lauree e i diplomi. Sono lacci e lacciuoli che vanno aboliti per la crescita del benessere collettivo che può avvenire solo con l’intrapresa.

Capisco, senta ma i finanziamenti alle scuole private secondo lei non violano l’art. 33 della Costituzione oltre che le sue convinzioni liberiste?
Va tutelata la scelta delle famiglie. Le scuole private svolgono un servizio meraviglioso anche contro la dispersione scolastica, pensi a quanti ragazzi possono prendere un diploma e terminare gli studi grazie all’offerta dei privati! Mi creda è un servizio contro la dispersione scolastica e che rispetta le scelte etiche delle famiglie.

Bene, la ringraziamo per l’intervista.
Prego è un dovere per il mio Paese, ma mi consenta una domanda a me….

Prego, dica…
Ma lei in quale albo territoriale è inserito?


Sono per tre anni con il DS Bava Beccaris. …. 


sabato 23 maggio 2015

Binomio Renzi-Berlusconi: scuole in allarme per un'amicizia nata nella difficoltà

 


foto di Regolarità e trasparenza nella scuola.
In un articolo di Francesco Bei  pubblicato nel dicembre 2010 su Repubblica (http://www.repubblica.it/politica/2010/12/07/news/renzi_berlusconi-9907865/ ), con riferimento ai rapporti amicali tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, si scrive: “Renzi gli ha toccato il cuore la scorsa settimana, quando Berlusconi annaspava senza trovare una soluzione al problema dei rifiuti a Napoli. I leghisti non ne volevano sapere di dare una mano ai "terroni" e Berlusconi, disperato, ha fatto chiamare Renzi al telefono. "Salve sindaco, mi consente di darle del tu? Dammi del tu anche tu". Un approccio subito confidenziale, che sortisce l'effetto desiderato. Al termine di una telefonata molto amichevole, il sindaco di Firenze tende al Cavaliere una mano preziosa: "Presidente, ti possiamo mandare a Napoli sei camion compattatori per raccogliere l'immondizia dalle strade". "Grazie Matteo, affare fatto. Grazie a Firenze". Un'amicizia nata nella difficoltà, di quelle che possono prolungare i loro effetti ben oltre l'emergenza. Del resto non è da oggi che il Cavaliere tiene d'occhio quel ragazzo (classe 1975) così "promettente" e di successo, come piacciono a lui. La prima volta che s'incontrarono fu nel 2005, in occasione del flop di Maurizio Scelli, quando l'allora commissario della Croce Rossa tentò di organizzare il suo movimento politico. Berlusconi aspettò due ore (invano) in prefettura che il palazzetto dello sport si riempisse con gli Scelli-boys e, nel frattempo, si intrattenne con quel trentenne presidente della provincia di Firenze che lo era andato a salutare per "cortesia istituzionale". Al termine del colloquio, il premier si congedò a modo suo, lasciando di stucco gli esponenti locali di Forza Italia: "Caro Renzi, ma come fa uno bravo come lei a stare con i comunisti?".  Da allora i due hanno continuato a seguirsi a distanza. Renzi è anche il dirigente che ha proposto di "rottamare" gli attuali capi del Pd, a partire da D'Alema, Veltroni e Bersani. Un "coraggio" che, in privato, Berlusconi non ha mancato di lodare. Così come non sono sfuggite al premier quelle dichiarazioni contro la proposta di "Union sacrée" per scacciare il tiranno da palazzo Chigi: "La sinistra - ha detto Renzi - non può mettere insieme la solita ammucchiata selvaggia anti-Berlusconi". Dopo aver rivisitato i contenuti di questo articolo, nessun dubbio sull’eventuale aiuto che Berlusconi potrà dare a Renzi, prima alle elezioni regionali del 31 maggio e poi in senato sul voto al Ddl 2994. A tal proposito cade come il cacio sui maccheroni la frase di
Pier Silvio Berlusconi: «Tifo per Renzi» (http://www.corriere.it/politica/14_luglio_02/pier-silvio-berlusconi-tifo-renzi-migliore-mio-padre-9b49da62-01bf-11e4-b194-79c20406c0ad.shtml ).

 
Aldo Domenico Ficara

giovedì 21 maggio 2015

LA PRIMA FIRMATARIA DELLA LIP SCUOLA ESCLUSA DAI LAVORI DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ISTRUZIONE DEL SENATO

TEMPI RISTRETISSIMI, AUDIZIONI COL CONTAGOCCE: E' QUESTO IL TANTO SBANDIERATO ASCOLTO?
Il Comitato nazionale di sostegno alla legge di iniziativa popolare " per una buona scuola per la Repubblica", considera politicamente e formalmente molto grave la decisione assunta dalla maggioranza del Senato poco fa di escludere dai lavori della Commissione la senatrice Maria Mussini, prima firmataria al Senato della proposta di legge di iniziativa popolare, appartenente al gruppo misto.
Anche al Senato si conferma cosi' la assoluta non disponibilità allo svolgimento di un serio e approfondito confronto di merito sul testo di legge approvato dalla Camera, a riprova che l'apertura all'ascolto e alle modifiche sbandierata ai quattro venti da Presidente del Consiglio e esponenti vari della maggioranza è una pura e vergognosa finzione. Il preannuncio di discussione in tempi rapidissimi ne è una ulteriore preoccupante conferma.
Chiediamo percio' che a seguito dell'esclusione della prima firmataria dalla Commissione, rappresentanti della Legge di iniziativa popolare siano auditi al Senato sul nuovo testo.
Il Comitato nazionale di sostegno alla legge di iniziaziativa popolare " Per una buona scuola della Repubblica"

mercoledì 20 maggio 2015

Passa alla Camera il Ddl 2994

316 a 137 la Camera approva il Ddl 2994. Per fare un po' di conti si propone la composizione della Camera dei Deputati della XVII legislatura.


Gruppi parlamentari
Inizio legislatura
Consistenza attuale
297
309
109
91
97
70
0
33
37
25
47
25
20
17
0
13
9
8
15
39
• Alternativa Libera
0
10
4
4
5
6
Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI)
0
5
0
14
Totale
630
630

 

lunedì 18 maggio 2015

La chiamata diretta (di Giancarlo Memmo)



Capisco che fa male comprenderlo così, tuttavia credo sia più chiaro come mai il maestro di Predappio in fondo veniva fuori dall'ala massimalista del Partito Socialista oppure capire come mai in fondo l'imbianchino di Monaco è il prodotto della crisi della socialdemocrazia tedesca.
E' il Totalitarismo, quello che qualche filosofo ha apostrofato come "il male assoluto" della società, ma ha tuttavia indicato anche come superarlo: con la riflessione e con l'autoriflessione con se stessi.
Basta questo unito poi a una relazione sociale per evitare di dare le sconcertanti risposte di Eichman, un "brav'uomo" che in fondo faceva "solo" arrivare in orario dei "treni" ed eseguiva "solo" degli ordini.
Credo che adesso si tratterà di verificare la tenuta dei Sindacati, vediamo quanto ci mettono a defilarsi, sicuramente non potranno dire che non riescono ad ottenere dei risultati perchè non hanno avuto l'appoggio pieno degli "operatori della scuola"...questo film non è andato in onda.
Questa volta non è neppure andato in onda il film dell'accettazione 
supina e incondizionata degli insegnanti alle voglie del Potere politico.


Comunque la situazione è tutt'altro che finita qui, ad esempio la vedo dura per presidi sceriffi rimontare il malcontento generato nella Scuola come la vedo dura resistere alla pioggia di contenziosi soprattutto perchè finiranno al giudice ordinario non a quello amministrativo.
A volte la Storia sa essere beffarda come non mai, oggi ho sentito alla Camera dire che la Scuola è responsabile della disoccupazione in quanto c'è una domanda di lavoro "inevasa", la risposta al "problema" sarebbe una sorta di "centro di addestramento" e forse anche di ammaestramento, inutile è stato ricordare lo studio americano che certifica nero su bianco che ben che vada l'evoluzione del mercato del lavoro è così veloce che è impossibile seguirla da parte della Scuola: capito?..ce lo spiegano gli americani..ma la cosa più beffarda secondo me, non è emersa per niente.

Mettiamola così: anche un diversamente intelligente "pauco", capirebbe che l'unico modo di resistere alla competizione della globalizzazione (ammesso che vogliamo per forza tenerci il capitalismo addirittura nella forma "finanziaria") è quello di trascinare l'altra metà del pianeta sul terreno dei diritti, dell'equità, del welfare state: ad esempio solo costringendo la Cina a realizzare un sistema previdenziale pubblico potremmo "competere", perchè diversamente, come chiarisce perfettamente Bankitalia, il futuro è un futuro di disoccupazione crescente, di bassa qualità dei posti di lavoro.
Cioè dovremmo fare esattamente l'opposto di quello che facciamo.
Permettetemi una considerazione finale, da persona innamorata della Scuola laica, democratica e repubblicana, ma anche credente.
Posso immaginare che se il DDL rimarrà così, in attesa di abrogarlo, produrrà dei suoi effetti: ecco occorre mantenere l'unità dei docenti, unità di intenti, unità di intelligenze ma anche soprattutto "morale".
Perchè se siamo uniti, comunque certe cose sono assolutamente irrealizzabili, se invece cediamo sui principi, sui valori, sulle idee, allora verremo annientati individualmente...e questo mi ricorda perchè l'assemblea che si riunisce nella Santa Messa chiede scusa pubblicamente per i suoi peccati:
perchè sbagliando oltre ai danni per noi, LIMITIAMO IL POTERE DI SCELTA DEGLI ALTRI e questo in un ambiente educativo è assolutamente devastante.
Per il resto prepariamoci per le regionali, per le disdette sindacali, per resistere, procedura per procedura, alle meraviglie degli albi sub provinciali e a tutto "l'indotto" perchè è tutt'altro che finita qui e comunque è meglio essere sconfitti su una battaglia giusta che vincerne una immorale.
Un docente partigiano della Scuola Democratica e Costituzionale

domenica 17 maggio 2015

LA PREVEDIBILE RESA DEI SINDACATI “RAPPRESENTATIVI”


di Vincenzo Pascuzzi – 17 maggio 2015 

Leggiamo sul Corriere di oggi quella che è la dichiarazione di resa garbata e graziosa dei sindacatoni, cioè dei cinque “rappresentativi” (secondo la normativa ministeriale). Forse contro voglia e poco convinti, i cinque avevano alla fine co-aderito allo sciopero “unitario” del 5 maggio, intestandosi poi la paternità esclusiva dell’esito positivo. 
Invece di portare subito all’incasso il successo ottenuto - anche grazie a loro, sia chiaro – chiedendo a gran voce il ritiro del ddl 2994, i cinque si sono baloccati in attesa di convocazioni e di tavoli veri di trattative. Ma la situazione dei rapporti sindacali ora è cambiata. Il governo li ha snobbati ed era prevedibile, si sapeva. Lo sapevano anche loro, tanto che c’è da chiedersi se sono stati al gioco o hanno avuto paura del loro stesso successo. 
Ora siamo alle ultime battute, il tempo è ridotto, le intenzioni del governo sono chiarissime: ottenere subito, comunque e per puntiglio un successo di immagine, una riforma che è devastante e letale per la scuola. Una riforma che schiavizza i docenti e gli ata, che illude i presidi, che scansa definitivamente qualsiasi sindacato. 
C’è da giocarsi insieme, ancora “uniti” la carta dello sciopero degli scrutini, pur rimanendo nella legalità e-o denunciano accordi già disattesi e stracciati dal governo: i cinque rappresentativi si girano i pollici e guardano altrove! In altre parole, si stanno facendo suicidare! 

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LA SFIDA DEI COBAS SULLA SCUOLA «BLOCCHEREMO GLI SCRUTINI»

Ma l’annuncio resta per ora isolato: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, forti dei 618 mila portati in piazza il 5 maggio, con uno sciopero costato ai dipendenti 42 milioni, si smarcano dal sindacato di base, che rappresenta il 3,5%.

di Valentina Santarpia – Corriere della Sera – 17 maggio 2015 

«Blocco di tutti gli scrutini e di ogni attività scolastica per tutto il personale per due giorni consecutivi, a partire dal giorno seguente la fine delle lezioni, differenziata per regione», oltre a una «manifestazione nazionale il 7 giugno» e a «due giornate di mobilitazione unitaria tra il 18 e il 20»: i Cobas provano ad alzare il livello dello scontro sulla riforma della scuola, approdata alla Camera, e annunciano lo sciopero degli scrutini. Il rischio? Che voti ed esami slittino, con conseguenze spiacevoli per studenti, famiglie, casse dello Stato.   
Ma l’annuncio resta per ora isolato: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, forti dei 618 mila portati in piazza il 5 maggio, con uno sciopero costato ai dipendenti 42 milioni, si smarcano dal sindacato di base, che rappresenta il 3,5%. «Sappiamo che il clima potrebbe spingere anche molti nostri iscritti ad aderire», ammette Francesco Scrima, Cisl: ma i confederali aspettano che il governo «faccia un atto di responsabilità».
Non ci stanno a essere trascinati nella polemica politica: «La nostra battaglia non ha niente a che vedere col rapporto tra maggioranza e opposizione e coi rapporti all’interno del Pd», precisa Massimo Di Menna, Uil.  
Insistono: «Su assunzioni per tutti, contratti e poteri dei dirigenti non cediamo», dice Mimmo Pantaleo, Cgil. Ma prestano anche orecchio ai segnali che arrivano dal governo. A partire dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che twitta tutto il sabato pomeriggio per rispondere agli insegnanti e ai critici: «Certo che chi è stato assunto non è licenziato dopo tre anni. È una delle tante leggende metropolitane». E poi: «Cosa c’entra la mafia con i dirigenti scolastici?». E ancora: «Non stiamo licenziando nessuno. E il piano pluriennale c’è. Ma con concorso». Per concludere: «Faremo tesoro di suggerimenti e critiche, ma ascoltare non significa assecondare». 
L’obiettivo è chiaro, e confermato dallo staff che sta cercando quella mediazione che a oggi sembra ancora possibile: «L’importante è mantenere integro l’impianto. Di tutto il resto si può discutere», spiega il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. Piccole aperture sono in arrivo: «Alla Camera modificheremo il 5 per mille nella direzione richiesta», quindi nell’ottica di non favorire i versamenti solo per le scuole più ricche e fortunate, anticipa.  
E prende piede anche l’ipotesi che a Montecitorio la riforma possa essere approvata senza scossoni, come ha dimostrato il voto veloce degli articoli dal 1° al 7° (escluso il 6°). E che poi a Palazzo Madama possano arrivare i cambiamenti veri, anche su assunzioni (all’esame l’ipotesi di aprire a precari di II fascia e Tfa) e presidi. «Stiamo cercando punti di incontro — conferma la relatrice Maria Coscia — come l’emendamento approvato contro le chiamate discriminatorie: ma bisogna parlarne, altrimenti la tensione resta alta». 

Valentina Santarpia


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Perciò le varie sigle sindacali dovrebbero rapidamente realizzare che è indispensabile e vitale una decisa azione unitaria sia fra di loro stesse che fra loro e gli insegnanti e gli ata, che non servono distinguo, protagonismi, prime donne, e poi agire di conseguenza.

LE SIGLE SINDACALI PARLINO ORA O TACCIANO PER SEMPRE !!

di Vincenzo Pascuzzi – 12 maggio 2015

Così ha scritto la prof.ssa Maria Costa su facebook (*): “Con la complicità dei sindacati che hanno convogliato l nostra rabbia, se ne sono impadroniti, dando vita ad uno sciopero che non ha avuto nessun effetto, perché concordato con il governo. Adesso governo e sindacati si discreditano a vicenda, ma nessuno dei due potrebbe sopravvivere senza l’altro. I sindacati si dicono pronti a lottare. Quando? come? tutte parole e proclami, e intanto il governo procede a tamburo battente, così sicuro di non avere nessuna opposizione, da permettersi di mentire, di denigrare spudoratamente.”
Il ddl “buona scuola” e l’ostinazione del governo ad approvarlo in tempi strettissimi hanno creato una situazione sindacale esplosiva e la reazione spontanea della categoria dei docenti (v. flash mob dei “lumini” del 24 aprile e vari appelli “non voto Pd”). Situazione che ha spiazzato i sindacati “rappresentativi” (secondo le norme Miur) e li ha spinti, quasi costretti,  ad aggiungersi allo sciopero del 5 maggio, sciopero che però è riuscito anche per la loro partecipazione. 
Ora però le cinque sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda) sembrano incerte e smarrite sul da farsi, emettono solo comunicati stampa che promettono e minacciano ma per il futuro. 
Va sottolineato che governo Renzi (con il Pd al guinzaglio) sta perseguendo almeno due obiettivi strategici: 1) mandare in malora la scuola, con il pretesto di riformarla e 2) emarginare definitivamente i sindacati sopra indicati (anzi proprio tutti i sindacati). 
Perciò le varie sigle sindacali dovrebbero rapidamente realizzare che è indispensabile e vitale una decisa azione unitaria sia fra di loro stesse che fra loro e gli insegnanti e gli ata, che non servono distinguo, protagonismi, prime donne, e poi agire di conseguenza. 
Oggi stesso, subito dopo l’incontro di falsa e strumentale cortesia a palazzo Chigi (senza Renzi, guarda un po’!), le sigle sindacali devono decidere e dire cosa intendono fare !! 

Oppure tacciano per sempre !!

venerdì 15 maggio 2015

Sono passati 6 anni: stessi errori grammaticali stesse politiche scolastiche

In questo post si vogliono confrontare 2 articoli: il primo de La Tecnica della scuola riguardante l'errore di Renzi sulla " cultura umanistica ", il secondo de L'Unità riguardante  " i carceri " della Gelmini. Stessi errori, di origine grammaticale, stesse politiche scolastiche.
Su La Tecnica si inizia scrivendo: " Nel video che il Presidente del Consiglio ha proposto nel tentativo di spiegare le motivazioni riguardanti il varo del Ddl 2994 su  “La Buona Scuola “, fa bella mostra un errore grammaticale: “cultura umanista“ al posto di  “cultura umanistica”. Vediamo le principali reazioni a tale errore da parte della stampa" ( http://www.tecnicadellascuola.it/item/11499-renzi-quando-un-video-propaganda-diventa-un-boomerang-grammaticale.html ). Su L'Unità invece si scrive: " Ahiahiai signora Gelmini, avrebbe detto Mike. Lo avrà fatto per mettere a loro agio i più ciucci nel primo giorno di scuola? Fatto sta che, primo giorno di scuola, il ministro dell'Istruzione, intervistata dal Tg1, ti piazza là un erroraccio bello e buono. Raggiunta dalle telecamere nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, il ministro riassume in poche battute il Gelmini-pensiero. Se la prende con i prof che fanno politica. Minaccia controlli per chi non applica la riforma. E poi, ispirata dal luogo, parla dello stato de “i carceri”. Proprio così. Plurale di carcere. Solo che il ministro Gelmini lo declina al maschile: “i carceri” invece delle “carceri”. Ahiahiai..." ( http://www.unita.it/italia/ahiahiai-signora-gelmini-e-il-ministro-cade-sulla-grammatica-1.30655 ). Sono passati quasi sei anni, ma le politiche scolastiche non sono cambiate, organizzate sempre contro la categoria degli insegnanti e della scuola pubblica statale.

Aldo Domenico Ficara

martedì 12 maggio 2015

LE SIGLE SINDACALI PARLINO ORA O TACCIANO PER SEMPRE !!

di Vincenzo Pascuzzi – 12 maggio 2015 

Così ha scritto la prof.ssa Maria Costa su facebook (*): "Con la complicità dei sindacati che hanno convogliato l nostra rabbia, se ne sono impadroniti, dando vita ad uno sciopero che non ha avuto nessun effetto, perché concordato con il governo. Adesso governo e sindacati si discreditano a vicenda, ma nessuno dei due potrebbe sopravvivere senza l'altro. I sindacati si dicono pronti a lottare. Quando? come? tutte parole e proclami, e intanto il governo procede a tamburo battente, così sicuro di non avere nessuna opposizione, da permettersi di mentire, di denigrare spudoratamente."
Il ddl “buona scuola” e l’ostinazione del governo ad approvarlo in tempi strettissimi hanno creato una situazione sindacale esplosiva e la reazione spontanea della categoria dei docenti (v. flash mob dei “lumini” del 24 aprile e vari appelli “non voto Pd”). Situazione che ha spiazzato i sindacati "rappresentativi" (secondo le norme Miur) e li ha spinti, quasi costretti,  ad aggiungersi allo sciopero del 5 maggio, sciopero che però è riuscito anche per la loro partecipazione. 
Ora però le cinque sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda) sembrano incerte e smarrite sul da farsi, emettono solo comunicati stampa che promettono e minacciano ma per il futuro. 
Va sottolineato che governo Renzi (con il Pd al guinzaglio) sta perseguendo almeno due obiettivi strategici: 1) mandare in malora la scuola, con il pretesto di riformarla e 2) emarginare definitivamente i sindacati sopra indicati (anzi proprio tutti i sindacati). 
Perciò le varie sigle sindacali dovrebbero rapidamente realizzare che è indispensabile e vitale una decisa azione unitaria sia fra di loro stesse che fra loro e gli insegnanti e gli ata, che non servono distinguo, protagonismi, prime donne, e poi agire di conseguenza.   
Oggi stesso, subito dopo l'incontro di falsa e strumentale cortesia a palazzo Chigi (senza Renzi, guarda un po'!), le sigle sindacali devono decidere e dire cosa intendono fare !! 
Oppure tacciano per sempre !! 

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(*) Iuas Insiemeunaltrascuola (gruppo) - Gruppo pubblico

domenica 10 maggio 2015

Non un passo indietro: vogliamo lo stralcio delle assunzioni dei precari ed il ritiro del ddl per un reale confronto.

Leggiamo con stupore e sgomento la notizia che – in anticipo addirittura sui tempi contingentati e forti della ghigliottina imposta sugli emendamenti – il ddl scuola del Governo è stato interamente discusso ed approvato in Commissione Cultura ed è pronto per approdare alla Camera.
Il Comitato per il sostegno alla legge di iniziativa Popolare Per la Buona Scuola per la Repubblica considera inaccettabile l’incuria ed il dileggio con cui Governo e PD hanno risposto al più grande sciopero della scuola di tutti i tempi; nella giornata del 5 maggio – dati provvisori del ministero della Funzione Pubblica alla mano – almeno il 65% dei lavoratori avrebbe scioperato. La previsione relativa ai dati definitivi si attesterebbe attorno all’80%. A fronte di questi inediti numeri e della consistenza della protesta – per la quale i lavoratori della scuola hanno sacrificato 42 mln di euro delle proprie giornate di salario in nome della democrazia – siamo stati apostrofati nelle maniere più volgari ed irriverenti nei confronti di una protesta democratica, consapevole e diffusa che, innanzitutto, meriterebbe rispetto.

- Chiediamo a opposizioni e sindacati di mantenere unitariamente e intransigentemente l’impegno assunto con chi ha scioperato ed è sceso in piazza: continuando a chiedere lo stralcio delle assunzioni dei precari ed il ritiro del ddl per un reale confronto.

- Chiediamo a tutti i soggetti interessati dalla nuova tornata di audizioni-farsa del Partito-Governo e del Governo-Partito di non abboccare al tentativo di rompere il fronte del dissenso: la scuola vi guarda!

- Chiediamo a tutti i lavoratori della scuola, agli studenti, ai genitori, ai cittadini di non allentare vigilanza e mobilitazione. Ci attende un confronto duro, ed è necessario ribattere colpo su colpo con gli strumenti della condivisione e della partecipazione. Senza esitazioni ed intempestivi rilassamenti.

Il Comitato per il Sostegno alla Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la repubblica aderisce con convinzione allo sciopero del 12 maggio contro i test Invalsi alle scuole superiori, nonché all’assemblea in piazza Montecitorio, organizzata dagli Autoconvocati, per le ore 17 dello stesso giorno.

In ragione della condivisione trasversale della Lipscuola, ritiene inoltre fondamentale continuare l’impegno unitario per la scuola della Costituzione, propone che il 18 maggio fioriscano mille iniziative nelle scuole e che la giornata del 19 maggio, giorno in cui il Ddl entrerà in Aula, sia caratterizzata ancora una volta da una forte mobilitazione in tutto il Paese; a Roma, Montecitorio sia circondato da una imponente catena umana, così come le prefetture, terminali locali del governo centrale.
Chiediamo a tutte/tutti di essere presenti alle mobilitazioni portando con sé una copia del testo della Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la repubblica (scaricabile dal sito http://lipscuola.it/blog/), l’unica alternativa democratica e partecipata alla scuola del podestà Renzi.



Il Comitato nazionale di sostegno alla Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica


https://comitatoscuolapubblica.files.wordpress.com/2015/05/10-maggio-def.pdf

Lettera di un professore al premier (di Giuseppe Rondinelli)


In questa lettera Le spiegherò perché la Sua riforma della scuola è una sciocchezza e Le spiegherò perché Le converrebbe mollare per non inciampare. 
A 18 anni mi trovai davanti ad una scelta. Avevo tre possibilità. La Marina Militare, l'Italsider, la facoltà di Ingegneria.

La Marina Militare era la più semplice. Mi garantiva la pensione a 38 anni.

L'Italsider era meno attraente ma lo stipendio era ottimo, i privilegi tanti.
Anche li se eri amico degli amici , in questo caso la Curia, potevi imboscarti alla grande, fare i turni, beccare lo straordinario.
Molti miei amici fecero questa scelta e oggi sono in pensione con 10 anni di abbuono grazie a Riva, ai sindacati e alla politica.

Io feci la scelta più difficile.

Mio padre s'incazzò come una bestia e fece casino ma quella notte pianse di felicità.

Gli esami come muri invalicabili, scritti e orali, uno dopo l'altro.

La selezione fu devastante.

Ottocento eravamo al primo anno, dodici al quinto.
Cadevano come fucilati da un plotone di esecuzione, uno dopo l'altro.

Dopo la laurea mio padre morì, ma per sei mesi quando andavo in clinica a trovarlo i medici mi salutavano chiamandomi ingegnere, e lui si commuoveva.

Superai l'esame di Stato per l'esercizio della professione. Lo superai brillantemente con 120 su 120.

Mi iscrissi all'Albo provinciale e cominciai a lavorare.

Poi mi capitò una proposta di incarico annuale nella scuola, accettai.

Fu una rivelazione per me, era appassionante l'insegnamento, mi piaceva anche se la paga era fatta su misura per le mamme da 18 ore settimanali che in cambio di una miseria davano solo metà del loro tempo. Invece per me dopo le 13 iniziava lo studio, l' aggiornamento, inseguendo le tecnologie, internet, la multimedialità.
Feci il concorso e lo superai agevolmente.
Non m'importa, oggi, che qualcuno mi dica che sono un bravo insegnante, quello che a me interessa è il numero assoluto dei ragazzi delle mie quinte che prendono 100, come a fumare una sigaretta.
Moltissimi di loro oggi sono classe dirigente.
Uno di loro, che Lei ha conosciuto in California, da Twitter, Le parlò di me e del mio libro sull' ILVA, esercizio di denuncia e di civiltà.

Ora Presidente ho bisogno che Lei mi dica chi, il nome voglio, dovrà giudicare la mia professionalità di insegnante, la mia didattica, il mio comportamento.

Presidente, io non sono un operaio che avvita bulloni, non sono un manager che deve fare profitto.

In questo paese la politica che candida indagati, condannati e pregiudicati, non è credibile.

Quindi la politica non può fare una riforma su quella parte ancora eccellente del paese, noi docenti.

Prima la politica deve riformare se stessa e poi acquista la credibilità per poter discutere con noi, di scuola e non solo.

Concludo.

E' vero, anche noi abbiamo qualche mela marcia, poche e puzzolenti, ma per impedire loro di dare fastidio il modo c'è, si chiama Legge in vigore. 
Non serve una riforma. Sono i Presidi che non li licenziano e sa perché ? Perché sono numericamente ridicoli, uno su 100 ? E sia.
E' un numero fisiologico, ci può stare.
Presidente, la scuola è sana, è buona.
Lei deve solo trovare le risorse per portare le nostre paghe a valori di dignità europea e deve impedire che la pioggia vada sui banchi e che i termosifoni si spengano per guasti.
Poi, tolga una cosa di soldi alla scuola del clero a Lei tanto caro, siamo meglio noi.
Ne vogliamo parlare ?
Presidente, con noi non sarà facile spuntarla, c'è un muro insuperabile per Lei, è fatto di libri che noi abbiamo letto e Lei no, è fatto di anni di duro lavoro e di esperienze.

Noi siamo quelli che hanno rallentato la deriva morale ed etica che la politica ha costruito in questi anni.
La riforma serve, siamo i primi a volerlo. Faccia un gesto di umiltà e con gentilezza ci chieda di scriverla. 
Siamo pronti.
A Lei il compito di trovare le risorse.
Le significo che siamo tra i paesi OCSE che spendono meno per la scuola, in assoluto e in rapporto al PIL.
Per pareggiare i numeri di Hong Kong e Finlandia ( le due migliori scuole del mondo ) servono 15 miliardi l'anno in più.
La saluto dai Tamburi. Conosce ? E' quel quartiere costruito intorno all'ILVA …. ( cit. Corrado Clini ).

Tratto da un Post di INFORMASCUOLA


martedì 5 maggio 2015

IL BUON SENSO IN PIAZZA di Giancarlo Memmo


Io francamente di squadristi non ne ho visti, almeno non nella Scuola, 
ho visto picchiare maestre e precari che manifestavano civilmente e pacificamente 
mentre ho visto indietreggiare la sicurezza di fronte a incappucciati di nero con il rolex al polso..
da altre parti ho visto gente non eletta da nessuno ma solo nominata, 
persone che irridono ai Sindacati, 
sindacati che certo hanno gravi colpe, 
ma che almeno hanno una qualche rappresentanza democratic
al contrario di quella di alcuni che è pari a zero, 
ho visto chiedere i voti contro Berlusconi per poi, appena ottenuti, 
allearsi con Verdini e Alfano, 
ho visto programmi elettorali senza alcun riferimento a riforme costituzionali 
o a ribaltamenti degli ordinamenti nella Scuola 
su cui sono stati presi dei voti 
e una volta presi fare esattamente l'opposto di quello che avevano detto che facevano, 
ho visto persone che allegramente passano da qualunque partito 
pur di non passare mai, 
ho visto mogli di ex premier che hanno attimi di notorietà 
parlando male degli insegnanti su giornaloni per cui sono state assunte, 
qualche sconosciuta scrittrice 
moglie come sempre dei soliti noti conosciuti sociologi iper-liberisti, parlare male degli insegnanti.....
ah si l'ineffabile manipolo di crocettatori, veri "miracolati" del sistema, 
li ho sentiti parlare male delle istituzioni e delle persone per cui e con cui lavorano....
ho visto urla per arringare l'opinione pubblica contro maestri e professori 
nel tentativo di proporre una "rivoluzione culturale" da libretto rosso di Mao, 
perchè secondo loro gli insegnanti sono i veri responsabili del disastro economico...
ho visto parlare delle 3C da parte dei propinatori delle "pillole del sapere"....
ho visto tanti silenzi su fatti gravi che investivano la Scuola....
ecco hanno tentato di proporre al popolo italiano una scuola senza democrazia 
in cui curvare gli apprendimenti, le abilità e le competenze...
una scuola incostituzionale che apprendimenti può dare?...
Quale efficienza può avere una scuola a-democratica? ...
credo che oggi il primo messaggio è arrivato: 
grazie a voi, grazie a noi, grazie all'opinione pubblica.

domenica 3 maggio 2015

OCCORRE UN’ALTRA “SPINTA DAL BASSO” A STIMOLO E SOSTEGNO DEI SINDACATI

   
di Vincenzo Pascuzzi – 3 maggio 2015
 
 
“I sin­da­cati hanno una colpa gra­vis­sima: hanno ante­po­sto la loro sigla alla difesa della scuola. Lo scio­pero del 5 mag­gio è il frutto di una spinta dal basso che ha richie­sto con forza una data uni­ta­ria”. Così scriveva, giorni fa, Stefania Ghedini, una delle insegnanti che hanno contestato Stefania Giannini alla Festa dell’Unità a Bologna.    
Quasi sicuramente, dopo lo sciopero del 5 maggio, il mondo della scuola dovrà farsi carico e azionare una seconda, decisa e robusta “spinta dal basso” per indurre tutte le varie sigle sindacali a non cedere a lusinghe, ricatti, trabocchetti governativi ma proseguire unite la protesta “fino al ritiro del ddl”! 
Dopo il flash mob auto-organizzato dei “lumini” in 120 città (era il 24.4.2015), è in programma un “selfie mob” per il 4 maggio 2015 sera, anche questo auto-organizzato. La organizzazione spontanea, dal basso costituisce novità positiva, importante e da proseguire e rafforzare. Con l’aiuto del web e dei social FORSE dal mondo della scuola sta nascendo un soggetto rappresentativo e operativo, diffuso, articolato, unitario, non a rimorchio passivo delle sigle sindacali ma di utile stimolo per esse.
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Selfie Mob 4 Maggio già in programma
Ascoli Piceno corso Trento e Trieste ore 20.00
Aversa (CE) piazza Vittorio Emanuele ore 20.00
Avellino nei pressi della chiesa del Rosario ore 20.00
Bagheria piazza madrice ore 19.00
BARI – Piazza del Ferrarese ore 19.00
Battipaglia (SA) Piazza Amendola ore 19.00
Caltanissetta Corso Umberto I ore19.00
Casalnuovo di Napoli Piazza Municipio ore 19.00
Civitanova Marche ( Macerata) piazza XX settembre ore 19:00
Corato (Ba) p.za C. Battisti ore 19.30
Foggia teatro Giordano ore 19.00
Frascati (Rm) p.zza s.Pietro, ore 19.00
Frosinone via Aldo Moro (palazzo Magnolia) ore 19.00
Grosseto – piazza Dante, ore 19.00
Lamezia Terme (cz), Piazza d’Armi (vicino il grande albero) ore 19.00
La Spezia Piazza Verdi (lato Poste) ore 19.00
LATINA Piazza del Popolo ore 19.00
Lecce Piazza Sant’ Oronzo ore 19.00
Livorno piazza Grande ore 19.00
Lodi piazza Vittoria ore 19.00
LUCERA (Fg) – Piazza Duomo – ore 19.00
Mazara del Vallo scalinata di piazza Mokarta ore 20.00
Mestre, Piazzetta Pellicani ore 19.00
MILANO – ARCO DELLA PACE – ORE 19.00
NAPOLI piazza Dante ore 19.00
Palermo, Piazza Ruggero Settimo (davanti Teatro Politeama) ore 19.00
Partinico (PA)- piazza Duomo ore 19.00
Pescara piazza salotto ore 19.00
Perugia, piazza IV Novembre (accanto fontana Maggiore) ore 19.00
Pisa pzza Vittorio Emanuele ore 20.00
Pomigliano D’Arco (NA) Piazza Leone 19.00
Poggibonsi – SI – Piazza Matteotti (Piazza Nova) ore 19.00
Porto Empedocle piazza Italia ore 19.00
ROMA PIAZZA MONTECITORIO ORE 19.00
Salerno, piazza caduti di Brescia, ore 19.00
Tivoli piazza Garibaldi ore 19.00
Torino piazza Castello ore 19.00
Vasto, piazza Rossetti ore 19.00