giovedì 30 luglio 2015

NON PIÙ L’EUROPA, ORA …. “CE LO CHIEDE L’OHIO” ?

  
di Vincenzo Pascuzzi - 30 luglio 2015 
 
  
1 - Ce lo chiede sempre qualcuno!
   
Fino a pochi mesi fa era ricorrente l’espressione “ce lo chiede l’Europa”, usata da personaggi politici sbrigativi, come passepartout, lubrificante, mantra, giaculatoria, slogan, litania, colpo di maglio o ghigliottina per troncare a proprio favore una qualche disputa dialettica.
L’evocazione dell’Europa era sempre generica, senza indicazione della fonte, né riferimenti temporali o documentali, perciò non controllabile, e riusciva a spiazzare e ammutolire l’interlocutore.
Capitava spesso che l’evocazione dei presunti desiderata, diktat, consigli, ipotesi dell’Europa fosse infondata o inesistente, ma intanto sortiva l’effetto.
L’astuzia o l’inganno venne scoperto e denunciato così la cattiva abitudine si ridusse. Per completezza e testimonianza, Luciano Canfora scrisse (2012) pure un breve saggio: “È l’Europa che ce lo chiede! FALSO!”
Privati del passepartout dell’Europa, politici ed altri personaggi disinvolti ricorsero e ricorrono ad altri espedienti per supportare e oggettivizzare le proprie affermazioni e punti di vista.
Ricorrente è l’uso di dati statistici opportunamente scelti, amputati o estrapolati, decontestualizzati, a volte anche falsificati.
È anche frequente il ricorso a frasette sbrigative tipo: “è tempo ormai di ….”, oppure “la tua/vostra posizione è ideologica (ovviamente l’ideologia altrui è sempre perniciosa, fallace, da rigettare)”, ancora “noi stiamo razionalizzando”. Con queste espressioni l’interlocutore che vuole prevalere si pone da solo in una posizione di falsa terzietà: si nomina giudice e si dà ragione da solo!
Può darsi che qualche intellettuale scriva un saggio su questi comportamenti dialettici, intanto conviene stare guardinghi. 
  
2 - Adesso …. “ce lo chiede l’Ohio” ?
 
Così viene da pensare (forse maliziosamente) leggendo il recente articolo di Luisa Ribolzi e a sostegno del buono-scuola (o voucher), ed altro, in favore delle scuole private cattoliche. Ribolzi riporta che dal 1995 lo stato dell’Ohio ha adottato un suo “school voucher program” e che nel 2002 la Corte Suprema USA dette torto a chi si opponeva a detto programma dei voucher. Secondo Ribolzi quanto accaduto in Ohio è virtuoso, utile e perciò dovremmo copiarlo o emularlo in Italia! Rispettabile come convinzione personale, ma del tutto infondata e gratuita se diventa proposta o richiesta per il sistema scolastico italiano. Vediamo alcuni perché.
  • Perché proprio l’Ohio come esempio e non uno o più degli altri 49 stati? Perché utile per le conclusioni e indicazioni gradite?
  • Perché un esempio proprio dagli Usa e non da altri stati federali: Brasile, Argentina, Australia, Canada, …?
  • Scrive Ribolzi che l’Ohio intervenne con i voucher per fronteggiare la “pessima situazione delle scuole nel distretto di Cleveland”, mentre in realtà “La nostra non è una cattiva scuola. È una scuola senza risorse” (Mariapia Veladiano – la Repubblica – 4.9.2014). Quindi situazioni molto diverse. E poi la popolazione di Cleveland (400mila) è meno dell’1% di quella italiana!
  • Una semplice ricerca in internet testimonia che Ribolzi ha dimenticato od omesso particolari non trascurabili che meglio focalizzano l’iniziativa dell’Ohio. All’inizio, ma forse ancora adesso, per motivi di bilancio, i voucher vennero estratti a sorte. L’Ohio (11 mln di abitanti) ora investe $ 103 mln per circa 31.000 voucher per altrettanti studenti. Solo il 2% degli studenti usufruisce del voucher scuola.
  • Considerato che Ohio ha 11 mln di abitanti e che da noi, Stato e Regioni finanziano gli istituti privati “con una dote che sfiora i 700 milioni di euro l’anno” (L’espresso, 2.2.2015), risulta che in proporzione le scuole private italiane ricevono già circa 1/3 in più di quelle Ohioan o Buckeye !
3 - La Corte Suprema Usa
 
Post scriptum. Visto che Luisa Ribolzi apprezza e cita la sentenza della Corte Suprema Usa datata 27 giugno del 2002, segnaliamo la più recente sentenza della stessa Corte Suprema del 26 giugno 2015 – anche questa emessa con 5 favorevoli e 4 contrari – che “guarantees a nationwide right to same-sex marriage”.
(segue)
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Alcuni link
 
7 dati per “smontare” i pregiudizi sulle scuole paritarie
 
Cleveland, Ohio, school voucher program
 
How Ohio’s Voucher Program Works
 
Cleveland Scholarship and Tutoring Program (1996) and Educational Choice Scholarship Pilot Program(2006)
La "Buona Scuola" partita senza meta e senza bussola.
 
Alle scuole private un fiume di soldi pubblici – L’espresso, 2.2.2015
 
Mantello: la Cassazione ha ragione, le cattoliche sono enti privati. Gontero: ma fanno risparmiare 6 miliardi!
 
The Supreme Court ruled that the Constitution guarantees a nationwide right to same-sex marriage.
 
the Supreme Court ruled by a 5-to-4 vote that the Constitution guarantees a right to same-sex marriage.
 


Gli insegnanti e la rimozione di neuroni della Stanford University

Recenti ricerche scientifiche fatte anche alla Stanford University hanno dimostrato che ascoltare per più di 30 minuti al giorno contenuti intrisi di “negatività” nuoce a livello cerebrale. La lamentela viene processata in quella parte di cervello dedicata alle funzioni cognitive normalmente usata per risolvere i problemi e la sua presenza causa letteralmente una rimozione di neuroni “. Questo è l’inizio di un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/29/lamentarsi-rende-stupidi-e-scientificamente-provato/1913465/ ). Ora prese per vere le affermazioni dell’articolo, la domanda nasce spontanea: poiché gli insegnanti stanno protestando dal 2008 senza alcuna interruzione di sorta ( riforma Gelmini, riforma Fornero, Riforma Renzi – Giannini ), quanti neuroni saranno andati persi ? Chi pagherà i danni di tale rimozione ? Gli insegnanti fanno bene a lamentarsi,  ma attenzione alle ricerche scientifiche della Stanford University.

sabato 25 luglio 2015

Legge 107/15: referendum frettoloso o referendum ponderato, le polemiche su FB

Polemiche tra il Comitato  Nazionale “ Leadership alla scuola “ Referendum abrogativo  e  il Comitato Lip Lamezia sull’opportunità o meno di presentare  fin da subito il referendum contro la riforma scolastica rappresentata dalla legge 107/15. Infatti,  mentre da una parte il  Comitato  Nazionale “ Leadership alla scuola “ Referendum abrogativo (  in un appello ai principali sindacati scuola scrive un comunicato di cui si riporta la parte iniziale: “Autorevolissimi Rappresentanti dei Sindacati della Scuola, umilmente vi chiediamo di fare un ultimo sforzo definitivo e risolutivo per salvare la scuola italiana dagli effetti nefasti della legge di Renzi. A nome di tutto il mondo della scuola, operatori scolastici ed utenti, vi rivolgiamo questo appello. Noi siamo un comitato di base che non vuole caratterizzarsi né sindacalmente né politicamente. Con passione abbiamo partecipato a tutte le iniziative messe in campo da voi sindacati ma contemporaneamente ci siamo preparati al peggio:

A) che la legge fosse approvata

B) che la legge fosse approvata a ridosso dell’estate ( così come purtroppo è avvenuto) intercettando, in questo, il probabile scopo recondito di creare enormi difficoltà a chi avesse voluto promuovere un’iniziativa referendaria e con l’intento -questo palese ed evidente- di soffocare la protesta nel silenzio delle ferie.

Intuendo la deriva autoritaria e sorda del modus operandi adottato dal governo Renzi, già dal mese di marzo il comitato nazionale “leadership alla scuola”, ha iniziato a predisporre l’organizzazione dell’iniziativa referendaria, in particolare:

- un portale appositamente allestito che consentirà ai promotori del referendum, caratterizzati e non caratterizzati sindacalmente, di riconoscersi in questo spazio virtuale in modo da favorire i contatti sul territorio, la collaborazione e l’organizzazione di comitati territoriali e scolastici.

- reti di comunicazione in tempo reale realizzate attraverso social network (facebook), mailing list, applicazioni mobili (whatsapp)

- materiale informativo e pubblicitario

- adempimenti tecnico-burocratici e legali

Il nostro unico obiettivo finale è arrivare all’abrogazione della legge “.

Dall’altra il Comitato Lip Lamezia ( https://www.facebook.com/riformadellascuolalip?fref=nf ) in un comunicato scritto il 22 luglio alle ore 17.49 su Facebook dice: “  Questo referendum promosso da un gruppo di 14 persone che gravitano intorno allo Snals Napoli e si fanno chiamare "Comitato Leadership Nazionale" ( https://www.facebook.com/groups/136909883308554/ ) non va bene per:

- la tempistica (il 30 settembre è vicinissimo)
- il quesito depositato (sono presenti precetti di natura finanziaria non referendabili e quindi sarà bocciato)
- l'abrogazione secca, a forte rischio bocciatura
- il tema unico sulla Scuola che non porta voti (quorum)
- la mancanza di chiarezza e trasparenza nel comitato promotore
- la mancanza di coesione sociale, alleanze elettorali e piattaforma condivisa
-la mancanza di dialogo con tutto il mondo della Scuola in lotta
- la mancanza di comitati locali preesistenti
- la convinzione che l'importante è "fare il referendum , non vincerlo"
- fa solo danni alla lotta seria.
- A cosa serve? a raccattare tessere sindacali? A ricambiare qualcosa?
- la Gilda, la Uil e la Cgil hanno fatto un comunicato ufficiale contro i referendum improvvisati e non condivisi con il mondo della scuola
- Anche dallo Snals nazionale dicono che questi di Napoli agiscono senza comunicare nulla al nazionale e quindi questa iniziativa non è snals
- La Chimienti dei 5stelle ha scritto un post in cui dice che non appoggiano questo referendum.


Aldo Domenico Ficara

 

domenica 19 luglio 2015

Book in progress bocciato al CSPI ?


Con la Nota Prot. n. 5268 del 10 giugno 2015 al nuovo CSPI sono proclamati eletti i seguenti candidati:

Componente elettiva personale docente per la scuola dell'infanzia:
  1. SERENA ASSAIANTE nata a Formia il 26.10.1978 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale docente per la scuola primaria:
  1. FEDELI ANNA nata a Roma il 7.9.1952 (CGIL - VALORE SCUOLA);
  1. MONGILLO ROSA nata a Giffoni Valle Piana (SA) il 29.05.1953 (CISL SCUOLA – AIMC: IN PRIMA PERSONA AL PLURALE);
  2. MARGIOTTA DANIELA nata a Pompei (NA) il 6.11.1986 (SNALS – CONFSAL: LA FORZA DELLE TUE IDEE);
  3. OLIVIERI LOREDANA nata a Foggia il 19.5.1965 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale docente per la scuola secondaria di I grado:
  1. MIGLIETTA RAFFAELE nato a Capua (CE) il 3.2.1963 (CGIL - VALORE SCUOLA);
  2. BIGELLI LAURA nata a Ostra (AN) l’11.8.1964 (SNALS – CONFSAL: LA FORZA DELLE TUE IDEE);
  3. CURTI STEFANO nato a Roma il 23.7.1954 (CISL SCUOLA – AIMC: IN PRIMA PERSONA AL PLURALE);
  4. PISANO PAOLA nata a Firenze il 9.12.1966 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale docente per la scuola secondaria di II° grado:
  1. CAMPANARI AMERICO nato a Pieve Torina (MC) l’1.8.1953 (CGIL - VALORE SCUOLA);
  2. ALBANO ANTONIO nato a Poggiomarino (NA) il 29.9.1960 (SNALS – CONFSAL: LA FORZA DELLE TUE IDEE);
  3. BAGNI GIUSEPPE nato a Lastra a Signa (FI) il 13.5.1953 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale dirigente:
  1. CIANFRIGLIA LICIA nata a Roma il 13.8.1963 (ANP PER L’AUTONOMIA E PER LA DIRIGENZA);
  2. MONTANARI LAMBERTO nato a Imola (BO) il 2.9.1955 (ANP PER L’AUTONOMIA E PER LA DIRIGENZA).
Componente elettiva personale A.T.A.:
  1. SANTORO ANNAMARIA nata a Martina Franca (TA) il 10.10.1959 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale dirigente, docente e A.T.A. per le scuole della Valle d’Aosta:
  1. FOLETTO KATYA nata ad Aosta il 30.5.1973 (CGIL - VALORE SCUOLA).
Componente elettiva personale dirigente, docente e A.T.A. per le scuole di lingua tedesca:
  1. KAINZ HUBERT nato a Merano (BZ) il 27.1.1967 (FÜR MEHR MITBESTIMMUNG - DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE).
Componente elettiva personale dirigente, docente e A.T.A. per le scuole di lingua slovena:
  1. ČERNIC PETER nato a Gorizia il 19.11.1972 (SKUPAJ ZA SLOVENSKO ŠOLO).


Tra questi non c’è il Dirigente scolastico Salvatore Giuliano candidato CSPI in quota ANP




Questo vuol dire che il book in progress è stato bocciato al CSPI ?

sabato 18 luglio 2015

Premessa per una riflessione sulla sconfitta di Tsipras e dei "riformisti" di Giancarlo Memmo


Ho letto sia l'articolo su Huffington che questo "greco" di Rifondazione, qui:

- http://www.huffingtonpost.it/andrea-ranieri/accordo-umiliato-tsipras-europa-popoli_b_7791672.html
(L'accordo non ha umiliato Tsipras, ma l'idea di un Europa dei popoli)

- http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=18959
(Alexsis Tsipras: eroe, traditore, eroe, traditore, eroe)

Mi permetto di non essere d'accordo con entrambi, per il semplice fatto che la scadenza europea per i greci, non era una battaglia di una guerra...ma era "la guerra".

Dovremmo aprire una discussione tra "tattica" e "strategia" e dovremmo dire che l'unica tattica valida è quella che permette di perseguire una strategia utile e l'unica strategia utile è solo quella che si "salda" con una prospettiva reale "umanamente" migliore di quella attuale e sicuramente (per quanto mi riguarda) in grado di ricoprire completamente gli interessi sociali dei più deboli.

Con riferimenti al "riformismo" ( a proposito vale sempre la regola che le riforme si fanno nei momenti di "crescita" economica e le "rivoluzioni" nei momenti di crisi?), mi pare che  si può dire ironicamente che "il rivoluzionario è solo un riformista ben informato", questo per dire che un pò d'acqua nel bicchiere del "bilancio" delle scelte con conseguenze sgradevoli,  se vogliamo la troviamo sempre.

Il militante fa parte di una milizia, quindi è uno "convinto" dove "comunque vada è un successo", ma il militante perde il momento dell'autoriflessione e dell'autocritica, i feedback correttivi della sua azione, e in una prospettiva di lungo periodo può essere utile alla tattica ma credo sia deleterio per la strategia.

Il debito greco non è "saldabile", non c'è riforma o crescita che tenga, lo si può solo "ristrutturare" come dice addirittura il FMI e la Grecia può diventare, anzi già lo è, un "protettorato" dell'Eurogruppo (entità europea che giuridicamente non esiste ma realmente dispone di tutto).
Qui i "riformisti" dovrebbero aprire una discussione del tipo "può una struttura non democratica, forse non troppo rappresentativa, invischiata in processi codecisionali (Commissione-Parlamento-Presidente) poco democratici, LIMITARE LA SOVRANITA' DI STATI DEMOCRATICI?", ecco..
..perchè strutture "euriste" di questo tipo sono molto, ma molto, permeabili a "certi condizionamenti".

Tsipras ha perso perchè non ha rappresentato quell'Oxi del popolo e non ha solo perso la battaglia a Bruxelles ma anche quella nazionale perchè il No lo ha lasciato solo ad Alba Dorata di Ilias Ksidiaris.

Ovviamente capisco che le sconfitte sono orfane al contrario delle vittorie che hanno una pluralità di padri, ma comunque "vanno preparate" e Tsipras ha detto dall'inizio che non usciva dall'euro.
Tuttavia premettendo questa sua fedeltà "eurista", tutto quello che ha messo dopo nel "suo" programma era pura demagogia, propaganda elettorale fraudolenta.

Yanis Varoufakis avrebbe spinto di più e trattato meglio (non avrebbe lasciato la giacca sulla sedia) e avrebbe introdotto una moneta parallela ( i pagherò in euro che adesso piacciono pure a Schauble), una specie di "esco ma non esco" che avrebbe limitato r-e-a-l-m-e-n-t-e le pretese degli usurai.

Ma non a caso la Troika ha chiesto e ottenuto la sua testa.

I riformisti italiani, della galassia Civati & Co., ora dicono che il risultato di Tsipras è migliore di quello che avevamo prima.

Tuttavia la logica politica è pericolosissima, perchè poi alle prossime elezioni greche, quando magari il Paese sarà consegnato all'estrema destra (con contagio negli altri paesi europei), allora poi l'analisi sarà la stessa che il giovane Veltroni, segretario sardo, fece al comitato centrale del PCI, relazionando su un voto elettorale di sconfitta regionale: diceva Veltroni " avevamo i candidati più onesti, quelli più preparati, i migliori militanti hanno fatto una capillare campagna elettorale, il programma era valido....ma le urne non ci hanno premiato". Pajetta disse: "compagno Veltroni, quindi è la situazione che non ci ha capito?!"
Ecco prepariamoci alle analisi dei riformisti, del tipo: è la situazione che non ci ha capito.

Invece, occorre ammettere con tristezza la  "vittoriosa sconfitta",  attualmente siamo al "governo Renzi in Grecia", abbiamo dato consistenza da statista alla Serracchiani che diceva che in Italia lo spazio politico di Syriza è occupato/rappresentato dal PD:
ora è vero !

giovedì 16 luglio 2015

Scuola. Bugie e scempiaggini di Attilio Oliva (Treellle) per conto Confindustria

Nota di: Alvaro Belardinelli, Bianca Maria Cartella, Maria Costa, Luigi Cozza, Nina Effemele, Francesco Paolo Magno, Francesco Mele, Giancarlo Memmo, Vincenzo Pascuzzi, Eliana Petralia, Cecilia Riginelli, Anna Torrente.
Pubblicata Giovedì, 16 luglio 2015 

Nel sito it.blastingnews.com (vedi link) possiamo leggere il brano che segue:
«La Buona Scuola è stata appena approvata ma la sua effettiva implementazione non sarà certo agevole. Il Referendum abrogativo e la preannunciata disobbedienza civile negli istituti scolastici potrebbero, infatti, metterne in forse la piena realizzazione. Si spiegano così i recenti interventi di molti intellettuali di regime, Galimberti in testa, scesi in campo a gamba tesa per legittimare la Riforma imposta da Renzi.
A rafforzare la compagine mediatica in favore del provvedimento, Il Sole 24 Ore ha ultimamente (10/7/2015) ospitato l’intervento (vedi link) di Attilio Oliva, Presidente dell’Associazione TreeLLLE, affiliata Confindustria e principale committente, suggeritore e in parte vero estensore di quella Riforma.
Con una serie di domande retoriche volte a informare la pubblica opinione sul pietoso stato della Scuola italiana, il sig. Oliva sciorina una lunga sequenza di dati statistici nei paesi UE, a dimostrazione dell’arretratezza e della scarsa competitività del sistema istruzione nazionale; si duole, poi, ma senza accennare ai loro pessimi risultati, di come le scuole private stiano diminuendo per mancanza d’iscrizioni e, infine, lamenta il carattere troppo umanistico dei curricoli scolastici.
Per l’articolista confindustriale la responsabilità del disastro è da imputare sostanzialmente a una classe docente arroccata a difesa di corporativi diritti acquisiti (per lui privilegi) che, per questo, avrebbe sino ad oggi imposto alla politica scelte organizzative e gestionali caotiche ed inefficienti, del tutto inadeguate a governare la nuova dimensione dell’istruzione di massa; opponendosi alla Riforma, i docenti dimostrerebbero dunque il loro interessato conservatorismo a fronte delle necessarie innovazioni governative.»
L’autore dell’articolo, Massimo Calcarella, per economia espositiva, evita di “esaminare nel dettaglio le affermazioni del rappresentante TreeLLLe”. Ed è invece proprio quello che vogliamo fare noi (siamo un piccolo gruppo), cioè mettere a fuoco, verificare e nel caso ribattere alle tesi e affermazioni esposte da Attilio Oliva nell’articolo citato.

Il titolo dell’articolo di Attilio Oliva è: «La bufera sulla scuola italiana: quel che nessuno vi ha detto» ed ha come in premessa:
«Di scuola si è parlato molto negli ultimi mesi e questo, direbbe il saggio, è cosa buona. Ma cosa si è detto?
In tanto clamore, il normale cittadino non addetto ai lavori si è potuto fare l’idea che si sia voluto stravolgere a forza un modello di scuola che invece andava difeso. E’ proprio così?
Cominciamo con il rilevare un dato: l’unico obiettivo esplicito della protesta è stato il ritiro dell’intero progetto. Si riteneva necessaria solo l’assunzione di centomila insegnanti, che comunque venivano giudicati troppo pochi.
Vediamola allora, in pochi punti chiave, questa scuola che si voleva conservare ad ogni costo:»

In proposito, osserviamo subito che il “normale cittadino” non legge Il Sole-24 Ore, quindi ha poco senso chiedere “lo sapevate ….” e ripeterlo per nove volte di seguito.
È falso che l’unico obiettivo della protesta fosse il ritiro del ddl “buona scuola”. Già dal 2006 esiste, ed è stata ripresentata nel 2014, una proposta di legge di iniziativa popolare  – detta LIP per una Buona Scuola per la Repubblica – ma è stata del tutto ignorata dal Parlamento su indicazione o ordine del Governo.
Poi, è anche falso che “si voleva conservare ad ogni costo” questo “modello di scuola”, ma, a fronte di un progetto bislacco e peggiorativo (e giudicato inemendabile) come la c.d. “buona scuola”, la situazione precedente di partenza appariva e appare meno peggio.
È stato Renzi ad aver saldato artificialmente l’assunzione di 148.000 supplenti precarizzati (più propriamente, la loro regolarizzazione, anche in adempimento di sentenza Ue!) a una macro-riforma ovviamente “epocale”.
Così scrive Michele Ainis sul Corriere del 26 giugno: “Nel caso della scuola, questa maschera deforme comprende 209 commi, che s’allungano per 25 mila parole [e 9 deleghe in bianco al governo !!]. Neppure Samuel Beckett, …. Intanto, sui contenuti la riforma è in chiaroscuro, altrimenti non avrebbe innescato una valanga di proteste. Restano elementi critici sull’offerta formativa, sui poteri del preside-sceriffo (decide lui chi assumere), sul finanziamento alle scuole private (vietato dalla Costituzione). Dopo di che non mancano i progressi: maggiore autonomia, stabilizzazione dei precari, aiuti alle scuole disagiate, processi di valutazione dei dirigenti e dei docenti . Restano chiaroscuri anche sul maxiemendamento, rispetto al testo originario. Quanto al piano d’assunzioni, per esempio, è in chiaro il reclutamento degli idonei usciti dall’ultimo concorso, è in scuro il rinvio della pianta organica al 2016”.

Ed ecco al punto 1 il primo “lo sapevate?” di Attilio Oliva.
«1. Lo sapevate che, già prima delle centomila assunzioni, la nostra scuola è quella che in Europa ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti? Che il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15? Che l’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40? E che da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi? »
 La nostra risposta.
Questa sbandierata e gridata sovrabbondanza o eccesso di docenti è una balla colossale e datata, già spacciata e smascherata fin dai tempi di Gelmini (2008), ma che viene spudoratamente riciclata e riproposta ora e quando occorre intorbidire le acque. È una menzogna vintage che resiste nel tempo!
Nel rapporto 1:11 tra docenti e studenti si dimentica di specificare che sono inclusi i docenti di religione cattolica (24 mila circa) e gli insegnanti di sostegno (110 mila circa) che in altri paesi non sono previsti.
Non si tiene conto del fatto che gli studenti italiani sopportano un carico di ore di lezione più gravoso del 20-25% rispetto alle medie Ue.
Non si tiene conto della particolare morfologia di alcune parti del territorio italiano come Calabria e Sardegna.
Risultato: ci sono classi “pollaio” con 28/30/33 alunni. Cifre permesse dalla riforma Gelmini. Gli spazi però non consentono tali numeri perché il più delle volte gli spazi sono angusti e non rispettano le minime norme di sicurezza e vivibilità. Le stesse norme previste dal ministero col DM 18/12/1975 e richiamato dalla legge 23/1996: 1,80mq alunni scuola materna – elementare – media 1,96 ma alunni scuola superiore sono regolarmente disattese. Aule che possono contenere 15 alunni ne contengono 25. E allora di cosa stiamo parlando?
Per quanto riguarda l’età dei docenti, dove eravate quando è stata aumentata l’età pensionabile per volontà di Dini, Maroni, Fornero. Confindustria e Capitale finanziario? Vi stava bene perché alla fine della fiera ciò che conta sono i tagli che continuate ad operare. Uso il plurale perché siete stati voi stessi a dettare questa riforma ai governanti di turno.
Chi ha ascoltato le audizioni al Senato, in quel momento, ha avuto la certezza che erano una farsa perché tutto era già stato deciso. Da voi.
Non si vede come questa riforma possa allineare l’Italia all’Europa. Il precariato è voluto dal sistema.

Al punto 2, compare il secondo “lo sapevate?”
«2. Lo sapevate che ormai da decenni il reclutamento degli insegnanti avviene per lo più grazie a sanatorie, senza alcuna attenzione né alla selezione di giovani laureati motivati né ad una valutazione dei precari sulla base della loro prova sul campo? E che questo viene definito “tutela dei diritti acquisiti”, mentre la scuola dovrebbe tutelare prima di tutto i diritti degli studenti?»
 La nostra risposta.
Quelle di Attilio Oliva sono considerazioni basate su presupposti falsi, che se anche fossero veri, la responsabilità non sarebbe certo dei docenti ma dei governi, dei ministri, dei politici in genere, forse anche dei sindacati. Alla responsabilità dei politici risale la scelta di indire i concorsi con frequenza più che decennale (1990, 2000, 2012), allo scopo di “risparmiare” utilizzando i precari, cioè sfruttandoli. È stato calcolato che un precario fa risparmiare tra gli 8 e i 9.000 euro/anno, rispetto a un docente di ruolo. Con 15 anni di precariato lo Stato “risparmia”, cioè sottrae a un precario, l’equivalente del costo di una casetta o di un appartamento.
Sa di demagogia vile e a buon mercato il richiamo strumentale ai “giovani laureati motivati”, forse per ingraziarseli e-o per aizzarli sia contro i precari storici, bloccati nella loro situazione, sia contro gli anziani che sarebbero ben volentieri in pensione se non ci fosse stata la lacrimevole Fornero.
“La scuola dovrebbe tutelare prima di tutto i diritti degli studenti?” si chiede Oliva. Intanto nella riforma renziana non si trovano cenni di tutela delle varie forme di “diversa abilità” e non si trovano nemmeno indicazioni specifiche relative a coloro che poi sono destinati all’abbandono scolastico (hanno diverso modo di apprendere). Traspare poi un incitamento maniacale e patologico a una contrapposizione assurda fra docenti e studenti, dopo l’incitamento dei “giovani laureati motivati” contro precari storici e docenti anziani (meno motivati?!). Insomma la buona scuola che piace a Treelle e Confindustria sembra essere la scuola di tutti contro tutti? Magari con metodi sleali (sgambetti, coltellate alla schiena, revolver silenziati, bucce di banana, calci agli stichi o altrove, sgomitate e spinte a lato, ….). Cioè “à l’école comme à la guerre”?
Conviene invece riflettere sullo slogan dei docenti americani: “You can’t put STUDENTS FIRST if you put TEACHERS LAST” !

Al punto 3, compare il terzo “lo sapevate?”
«3. Lo sapevate che la nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono oltre il doppio rispetto alla media? Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli e interessarli?»
La nostra risposta.
L’affermazione che le assenze e gli abbandoni siano da imputarsi a scarso coinvolgimento e interesse delle attività è l’espressione di un pregiudizio.
Lo studio è una cosa seria, i ragazzi italiani sono avvezzi all’intrattenimento. Intrattenerli non è difficile, il problema insorge quando devono “impegnarsi” nello studio. Prima o poi arriva il momento in cui devi prendere un libro in mano e studiare.
Tra le righe, non è difficile riconoscere il messaggio subdolo che abbandoni e assenze siano conseguenza dell’incapacità dei docenti di suscitare interesse e tener viva l’attenzione degli studenti: è uno scarica barile usato volentieri dai presidi!
In realtà sono la mancanza di reali prospettive lavorative e la logica clientelare imperante che demotivano gli studenti. Sanno che studiare non è la discriminante. L’opportunismo, la furbizia, le conoscenze e, ovviamente, la corruzione sono molto più gratificanti, rapidi e remunerativi.
C’è anche il sovraccarico di discipline e la gravosità di orario scolastico, uniti alla prassi diffusa di condoni in sede di scrutini finali, caldeggiati dagli stessi presidi.
Causa concorrente è il fatto che gli studenti si trovano troppo spesso stipati come sardine in aule strette, di pochi metri quadri, alcune fatiscenti e con rischio di crollo dei soffitti.

Al punto 4, compare il quarto “lo sapevate?”
«4. Lo sapevate che il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi? Si è manifestato contro una immaginaria “privatizzazione”, contro un attacco alla scuola pubblica, mentre ci si avvia di fatto al monopolio statale, con tutti i difetti di ogni monopolio.»
La nostra risposta.
Il dato statistico citato in percentuale è errato in modo grossolano. Gli studenti che frequentano le paritarie sono più del doppio del 5% indicato. Nel corrente a.s., gli studenti italiani risultano così ripartiti: 993.544 alle paritarie e 7.881.632 alle statali, in percentuale rispettivamente 13% e 87%. Le sedi scolastiche paritarie sono 13.625, quelle statali 41.383, in percentuale le paritarie sono al 25%, le statali al 75%.
È esagerazione e allarmismo affermare che le “scuole paritarie chiudono l’una dopo l’altra” (salvo diverse e precise indicazioni da fonti affidabili). È vero che gli iscritti sono scesi sotto la soglia psicologica del milione di alunni, ma il calo più consistente è avvenuto nei c.d. diplomifici dove, in 6 anni, gli iscritti sono passati da 155mila a 119mila.
poi da dimostrare che l’abbandono (ripetiamo minimo e da confermare) sia imputabile all’insostenibilità dei costi da parte delle famiglie (che mediamente sono in condizione economica superiore alla media, o no?).
Non sarà forse che le scuole statali vengono preferite alle paritarie perché gli insegnanti del pubblico sono più preparati e più attenti ai bisogni formativi degli studenti? Le famiglie preferiscono il pubblico perché garantisce maggiore qualità. L’obiettivo delle private è trarre profitti economici spremendo il personale e le famiglie. Alle private si rivolgono le famiglie che vogliono ottenere il titolo di studio, non di certo una preparazione di qualità.
La questione scuole paritarie merita approfondimenti e, in proposito, segnaliamo il recente volume “Il libro nero della scuola italiana” di Paolo Latella.
Sicuramente nella riforma imposta dal governo c’è una spinta alla privatizzazione e si concretizza nel rendere variamente disagevole (a studenti, docenti, anche ai presidi) la scuola pubblica.
Infine, è improprio e fuorviante parlare di scuola evocando il termine “monopolio”, si vuole indurre l’opinione pubblica ad assuefarsi alle scuole-aziende che operano nel mercato e che si fanno concorrenza. Prospettiva assurda, da rigettare, non ancora incombente anche se auspicata da chi pensa di trarne benefici economici.

Al punto 5, compare il quinto “lo sapevate?”
«5. Lo sapevate che una famiglia interessata a trovare una buona scuola non dispone ad oggi di nessuna informazione ufficiale e deve affidarsi al “passaparola”? e che questo avviene perché la scuola statale è in realtà un luogo “privatissimo”, della cui qualità non si riesce a sapere quasi nulla, nemmeno che ogni anno gli insegnanti (anche quelli di sostegno) ruotano “a domanda” fra una scuola e l’altra per circa il 20%? Dove è l’attenzione per l’auspicabile “continuità didattica”?»
 La nostra risposta.
Dovrebbe essere scontato, lapalissiano che tutte le famiglie sono interessate a trovare una buona scuola (senza virgolette). Ugualmente il “passaparola”, cioè informazioni attinte da parenti ed amici che sanno perché hanno sperimentato direttamente, può essere un buon metodo di ricerca e selezione.
Invece non è vero che non esistono informazioni ufficiali sulle scuole da scegliere. In TUTTE le scuole, nel periodo settembre-dicembre o dopo, si organizzano attività di orientamento, i cosiddetti Open Day. Decine e decine di insegnanti sono impegnati in attività, pochissimo retribuite o gratuite, anche il sabato e la domenica, per illustrare a studenti e famiglie le proposte della scuole anche tramite attività-saggio laboratoriali.
Oltre gli open day, ci sono i siti on line o i portali delle scuole, in cui viene descritto in dettaglio l’istituto, illustrato il Pof, il programma offerta formativa, sono fornite altre informazioni.
C’è anche il portale del MIUR con il motore di ricerca “Scuola in chiaro”. Tutte le informazioni – riguardanti sia le scuole statali sia le scuole paritarie – sono lì contenute.
Certo, come indica Attilio Oliva, ci potrebbe essere di più e di meglio, ma ciò non dipende dai docenti, un po’ come non dipende dai pazienti pubblicizzare le strutture ospedaliere, anzi i docenti, come i pazienti, vorrebbero ottime strutture, buoni laboratori e diagnostica d’eccellenza.
Non costituisce certamente un problema reale, ma anzi è una soluzione e una risorsa, il fatto “che ogni anno gli insegnanti …. ruotano “a domanda” [?!] fra una scuola e l’altra per circa il 20%?”. All’origine ci sono i pensionamenti, gli esuberi con i perdenti posto, varie situazioni di disagio ambientale e umano che è meglio risolvere, quando possibile.
La “continuità didattica”, che non sempre è un bene, è principalmente interrotta dall’abuso del precariato.
Al Miur, e anche in Confindustria, dovrebbero considerare e tener presente che “Solo un insegnante felice può insegnare ad essere felice” (Maestra Mary).

Al punto 6, compare il sesto “lo sapevate?”
«6. Lo sapevate che i nostri curriculi hanno un carattere enciclopedico (facile all’oblio) e una forte prevalenza delle materie cosiddette umanistiche rispetto a quelle scientifiche e tecniche? Che sono così rigidi da non permettere alcuna opzionalità per gli studenti? Che perfino il latino, che è opzionale in tutti i paesi del mondo, in Italia (e in Grecia) è invece materia obbligatoria per circa il 40% degli studenti delle secondarie?» 
 La nostra risposta.
Ad Attilio Oliva, come pure a Confindustria, non piacciono sia i “curricoli con carattere enciclopedico” sia la “prevalenza delle materie umanistiche”. Ma è peculiare della coltura italiana essere insieme enciclopedica e umanistica. E non è certamente preferibile un sapere ridotto e spezzettato rispetto a un sistema conoscitivo ampio delle varie materie di studio e che permetta di avere una visione di insieme complessiva e articolata.
Al presidente di Treelle, che lamenta la minorità delle materie scientifiche e tecniche, sfugge che, negli istituti tecnici e professionali, è stata Gelmini a tagliare del 25% le attività laboratoriali, abolendole di fatto.
Sulla questione del latino è quasi inutile rispondere: se in un paese come l’Italia – dove la latinità è alla base del pensiero e della cultura occidentale – non si capisce perché il latino debba essere obbligatorio nei licei, allora forse non c’è più speranza ….

Al punto 7, compare il settimo “lo sapevate?”
«7. Lo sapevate che da noi la didattica è prevalentemente “trasmissiva” e che buona parte del tempo scuola è impegnato da lezioni ed interrogazioni, senza un coinvolgimento più motivante e interattivo degli studenti? E che le verifiche orali hanno la netta prevalenza su quelle scritte e sui test, al contrario di quanto accade negli altri paesi?» 
 La nostra risposta.
Citare, in modo generico, vago e gratuito, “quanto accade negli altri paesi” non serve proprio a nulla e non dimostra nulla!
Intanto per la didattica non trasmissiva ci vogliono condizioni che nelle scuole risultano assenti attualmente, né sono previste per il futuro: spazi adeguati, strumenti, numero ridotto di studenti.
Nella didattica “trasmissiva” si esplica e si realizza la funzione didattica propria e peculiare dei docenti, quella di fornire agli studenti i mezzi culturali per interpretare il mondo. Tanto che questa didattica si potrebbe meglio indicare come didattica “umana”!
A usare computer e navigare in internet (se e quando ce n’è la disponibilità!) i ragazzi sono già bravissimi!
È errato e falso asserire la “prevalenza dell’orale sullo scritto”, purtroppo, è vero il contrario. Fin dalle elementari si privilegiano comprensione e verifiche scritte, anche nelle materie a vocazione orale, perché così la valutazione ne risulta semplificata. Spesso e nostro malgrado, siamo costretti a ricorrere ai test perché il taglio del monte ore disciplinare, l’elevato numero di allievi per classe, la personalizzazione della didattica, impongono la rapidità delle “crocette”, un comportamento questo che però risulta più burocratico che didattico-pedagogico.
Infine, va sottolineato che il ricorso massiccio ed esasperato ai test è sotto accusa e sta vivendo una fase di ripensamento e di crisi, in particolare negli Stati Uniti.

Al punto 8, compare l’ottavo “lo sapevate?”
«8. Lo sapevate che nelle varie indagini Pisa dell’Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media?»
 La nostra risposta.
Cerchiamo di essere concreti e precisi. I paesi che partecipano all’Ocse non sono 60 ma appena 34, salvo errori.
L’Ocse non è il Verbo incarnato, è un’organizzazione internazionale o, come scrive Norberto Bottani, “un club che raggruppa una trentina di governi che stanziano risorse finanziarie e intellettuali”. Quindi l’Ocse dipende dai governi. Le sue metodologie non sono proprio rigorosamente scientifiche, sono un po’ come le metodologie delle agenzie di rating che il giorno prima del fallimento quotavano la tripla AAA a Lehman Brothers Holdings Inc..
In realtà, poco o nulla sappiamo sui veri obiettivi Ocse; da più parti, soprattutto dal mondo accademico, si comincia a sospettare che i dati Ocse siano pilotati al fine di realizzare strumenti e azioni atti a controllare le masse.
Le indagini come quelle promosse dall’OCSE Pisa, e dall’Invalsi, stanno per essere abbandonate dai paesi europei, ed anche dagli USA (l’abbiamo già notato), che ne hanno verificato l’impatto negativo sul rendimento e sulla preparazione scolastica degli studenti e, soprattutto, sul sistema scolastico pubblico.
Concludiamo questo punto con due domande per Attilio Oliva. Le prime indagini Pisa datano dal 2000, cioè quindici anni fa, in questo periodo “le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media”. Allora oltre alle responsabilità ovvie e scontate dei soliti docenti incapaci, fannulloni, ecc., dei soliti e potentissimi sindacati (?!), degli studenti, delle famiglie, ecc. che ci siano anche responsabilità governative e ministeriali, magari legate alla riduzione delle risorse?
Seconda domanda. La legge della Buona Scuola (ora legge n. 107 del 13 luglio 2015), in cui paradossalmente non esiste alcun cenno alle indagini OCSE PISA (!!), sarà capace di valorizzare e migliorare finalmente le competenze dei nostri quindicenni, allineandole almeno ai valori medi europei?

Al punto 9, compare il nono e ultimo “lo sapevate?”
«9. Lo sapevate che tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e soprattutto che il nostro “ costo per studente” è addirittura più alto? Il problema sta tutto nella loro cattiva allocazione: troppe risorse al personale addetto (con stipendi più bassi, ma per un numero di addetti troppo alto) e troppo poche per la qualità del servizio (edilizia, premialità agli insegnanti e presidi meritevoli, assenza di un sistema di valutazione esterno delle scuole, pochissima ricerca).»
 La nostra risposta.
Gli spettacoli pirotecnici (fuochi artificiali) terminano con una articolata e fragorosa esplosione finale composta da bombe di vario tipo, in gergo viene chiamata “fuga” o “strenta”. Ecco il punto n. 9 è la “strenta” di Attilio Oliva.
Non si capisce da quale partita di dati statistici avariati o tagliati male è stato tratto il 3% di Pil destinato alla scuola e in linea con la media europea!
Forse per evitare confronti e rifermenti, recentemente dai suoi siti il Pd ha rimosso il suo programma elettorale del 2013 in cui si proponeva di «riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del PIL)». Nel 2013, la percentuale di Pil era pari circa al 4,9%.
Attualmente “L’Italia spende il 4,2% del proprio Pil in istruzione pubblica. In Europa è 23esima, lontanissima dalla Danimarca prima in classifica (7,8%). Il nostro Paese è anche sotto la media Ue che è del 5,4 %. Dati del 2014”.
Anche il cenno alla “cattiva allocazione” delle risorse risulta del tutto approssimato, vago, non supportato da dati attendibili e verificabili.
 
La conclusione di Attilio Oliva.
«Questa è la scuola che le proteste dei mesi scorsi hanno cercato in ogni modo di mantenere inalterata, a profitto (forse) di chi ci lavora, ma non certo di chi ci studia e dovrebbe costruire qui il proprio futuro.» Seguono poi alte considerazioni.
 La nostra risposta.
Si ripete un concetto già espresso in premessa e al quale abbiamo già risposto.
Viene piuttosto da chiedersi se lo stesso Oliva, TreeLLLe e Confindustria si siano per caso accorti della consistenza e profondità delle proteste attuate da tutto mondo della scuola (d.s. esclusi) e se il loro significato e la loro interpretazione siano semplicisticamente e banalmente ridotti a quelli che il loro articolo cerca di accreditare.

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Alcuni link

La bufera sulla scuola italiana: quel che nessuno vi ha detto – Attilio Oliva – 10 luglio 2015

La bufera sulla Scuola: la mistificazione di TreeLLLe – Massimo Calcarella – 12 luglio 2015

martedì 14 luglio 2015

La Treelle non è la stazione appaltante di tutta la Scuola Statale italiana, di Giancarlo Memmo

Sta facendo scalpore in rete, l’articolo  “La bufera sulla scuola italiana, quel che nessun vi ha detto” pubblicato su un inserto on-line del IL SOLE 24 ORE, l’articolo è ad opera di Attilio Oliva, presidente della TreeLLLe, un’associazione della Confindustria che si occupa di cultura, scuola, editoria.

Sgombriamo il campo da un equivoco di fondo, l’associazione di Oliva non è super partes, è il think tank del Presidente del Consiglio, ricevuta con tutti gli onori dalle Commissioni Istruzione del Parlamento ed è l’estensore del progetto “La Buona Scuola”.

Per onestà intelletuale, sgombriamo ancora il campo da ambiguità: la testata il SOLE 24 ORE è l’house organ della Confindustria e se giornalisticamente da una parte propone ricette ordo-liberiste, con l’esaltazione del mercato e dell’individualismo economico-sociale, dall’altra non disdegna i copiosi finanziamenti pubblici necessari a garantire il diritto costituzionale al pluralismo informativo.
Analogamente se da una parte contiene l’esaltazione della concorrenza nel mercato del lavoro e delle sue declinazioni, dall’altra le critiche sul “capitalismo assistito” familistico italiano sono molto rare.

Sia chiaro in tutto questo non c’è nulla di illegale o di “inaccettabile” tuttavia serve per evitare confusioni e dare le coordinate contestuali.

Proviamo a questo punto ad entrare nel merito e rispondiamo in modo succinto al presidente dell’associazione genovese, l’articolo afferma:

Cominciamo con il rilevare un dato: l’unico obiettivo esplicito della protesta è stato il ritiro dell’intero progetto. Si riteneva necessaria solo l’assunzione di centomila insegnanti, che comunque venivano giudicati troppo pochi.

Mi pare che il dottor Oliva, non coglie il nodo della protesta: gli insegnanti che hanno un contratto fermo ormai da 8 anni, hanno detto NO alle “card da 500 euro, NO ai premi del preside”.
Quindi una categoria che è economicamente svantaggiata ha detto NO AGLI INCENTIVI ECONOMICI DI RENZI.

Il dottor Oliva quindi non ha capito che gli insegnanti ne fanno in primis “una questione morale ed etica”, direi di “principi”, non interessano i soldi.
Per gli insegnanti la libertà di insegnamento, la scuola statale e laica, il pluralismo e l’inclusione, l’equità e la trasparenza sono i principali asset costituzionali, non monetizzabili o “rottamabili”. … per tutto il resto, ironicamente,  c’è mastercard come dice una nota pubblicità.

Dopo aver chiarito che non è una questione di soldi nonostante l’indecenza umiliante delle retribuzioni, proseguiamo nella puntuale lettura dell’articolo del dottor Oliva, il quale propone nove domande retoriche a cui proveremo a rispondere:

1. Lo sapevate che, già prima delle centomila assunzioni, la nostra scuola è quella che in Europa ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti? Che il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15? Che l’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40? E che da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi? 

Nella Scuola italiana fanno parte dell’organico docente, secondo le Leggi costitutive, gli insegnanti IRC di Religione Cattolica e asimmetricamente gli insegnanti “laici” delle “attività complementari-alternative" (circa 24.000 IRC+ 15.000 IAC), a questi circa 40.000 docenti, vanno aggiunti gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP).
Probabilmente Oliva non sa che negli istituti superiori esistono gli insegnanti di teoria (ad esempio  gli Ingegneri) e gli insegnanti di laboratorio (ITP), parliamo di altre 15.000 unità a cui vanno aggiunte quelli transitati dagli Enti Locali a vario titolo con la Legge Berlinguer 124/99, anche lui prestigioso esponente della Treellle.
Per gli insegnanti di Educazione Fisica (EF), mi pare la Moratti provò ad abbracciare modelli organizzativi anglosassoni con ipotetiche convenzioni delle scuole con palestre del territorio, ma il progetto, anche per le pressioni del CONI, si fermò. 
A tutti questi si devono infine aggiungere almeno 100.000 titolari della DOS-sostegno, perché “noi” per ora (ma ancora per poco) siamo per l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole dei “normali”.
Nel caso Oliva facesse le somme si accorgerebbe che al netto di queste peculiarità, la Scuola italiana è molto, ma molto efficiente in termini di pianta organica, lascio un appunto:
OD=Organico Docente                                                                                    OC=organico curricolare
                                                     OD= OC+IRC+IAC+ITP+ITPEL+EF+DOS
                                                      OD=OC=alcuni paesi europei

Sull’età media degli insegnanti Oliva potrebbe proficuamente parlare con la Fornero o con qualche esodato trattenuto in servizio o con i familiari di chi è deceduto ma doveva andare in pensione e non avranno nemmeno il tfr: vedrà caro Oliva che le si aprirà un mondo.

Sull’estenuante precariato non ho visto la TreeLLLe costituirsi “ad audiuvandum” presso la Corte di Giustizia Europea nella causa sull’abuso dei contratti a tempo determinato del personale scuola.

Comunque se è un problema di soldi, possiamo adottare il modello scolastico australiano del canale satellitare, Murdoch sarà lieto di assegnarci qualche bouquet libero.


2. Lo sapevate che ormai da decenni il reclutamento degli insegnanti avviene per lo più grazie a sanatorie, senza alcuna attenzione né alla selezione di giovani laureati motivati né ad una valutazione dei precari sulla base della loro prova sul campo? E che questo viene definito “tutela dei diritti acquisiti”, mentre la scuola dovrebbe tutelare prima di tutto i diritti degli studenti?

Se vogliamo chiamare sanatoria l’assunzione di un laureato, specializzato con abilitazione universitaria o con concorsi abilitanti, inserito in una graduatoria di merito, possiamo anche farlo ma per onestà dobbiamo  dire che sono procedure concorsuali costituzionali, certo non è la chiamata diretta delle aziende private.
Oliva non sa che esiste l’anno di prova e che può essere ripetuto una sola volta e che svolge proprio quella “prova sul campo” di cui parla.
La sanatoria nella “buona scuola” c’è ma non sul lato docente.
Oliva dovrebbe informarsi sulle procedure concorsuali dei presidi, dovrebbe informarsi sui test preselettivi errati, ormai un’abitudine, sulle buste trasparenti, sulle commissioni e collegi “imperfetti” e mi fermo qui perché se no mi piacerebbe anche parlare delle “pillole del sapere”.
Ora affermare che chi viene chiamato per concorso pubblico ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, vuole “tutelare i diritti acquisiti” mentre l’aggiramento legislativo e sistematico del giudicato di tribunali che annullano procedure concorsuali illegittime, semplicemente è non pervenuto nelle divagazioni di Oliva, francamente mi pare stravolgere la realtà. Comunque eventualmente si faccia fare un briefing da Giorgio Rembado dell’ANP ampiamente rappresentata nella TreeLLLe.
Come la vuole la Scuola Oliva? Dobbiamo dire agli studenti: “sapete ci sono le regole, c’è la Costituzione, voi dovete essere responsabili, cittadini..” poi gli diciamo la legge è uguale per tutti tuttavia per alcuni si applica e per altri si interpreta? Voi studenti dovete imparare il rispetto del regolamento scolastico mentre “noi” facciamo quello che vogliamo?....non credo che i genitori a cui si rivolge Oliva sarebbero d’accordo e ancora meno i docenti della scuola statale italiana.
Lo diciamo agli amici della TreeLLLe, se vi stanno a cuore i diritti degli studenti, credetemi non è questo il modo per tutelarli, se vi mancano idee chiedete pure (gratis) a qualunque collega docente che vi suggerirà delle soluzioni.

3. Lo sapevate che la nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono oltre il doppio rispetto alla media? Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli e interessarli?

Gli abbandoni, il drop-out e la mortalità scolastica, sono una tragedia e una frustrazione per qualunque degli insegnanti che ho conosciuto, anche quelli più lontani dal mio modo di pensare.
  L’area del disagio sociale di cui si fa carico il corpo docente è molto, ma molto, ampia.  Si tranquilizzi Oliva, lo facciamo gratis e lo facciamo perché è il nostro lavoro, è la nostra professionalità ma soprattutto la nostra umanità che ce lo impongono, nonostante gli strumenti che abbiamo a disposizione sono scarsi e spesso inutilizzabili.
Su come rendere “interessanti” le attività didattiche potremmo chiedere a Oliva di intercedere tramite Confalonieri, membro emerito della TreeLLLe, con la De Filippi per poter dare qualche suggerimento nazionale.
Comunque le argomentazioni proposte equivalgono a dare la colpa allo psicologo, al medico, al poliziotto, dell’attività dello psicopatico, della malattia del malato, dei furti del reo.

E’ semplicemente una cosa che fa sorridere anche i genitori che conosciamo noi e che riceviamo costantemente.

4. Lo sapevate che il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi? Si è manifestato contro una immaginaria “privatizzazione”, contro un attacco alla scuola pubblica, mentre ci si avvia di fatto al monopolio statale, con tutti i difetti di ogni monopolio.

Articolo 33 della Costituzione, comma 3: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Cosa non è chiaro nel termine “senza oneri per lo Stato”?
Comunque caro Oliva, fin da Berlinguer, le scuole non statali ricevono ampi finanziamenti pubblici e sgravi fiscali, ampiamente previsti nella “buona scuola”, naturalmente a scapito della scuola pubblica.
            A proposito di difetto del monopolio statale, perché Oliva non ci spiega come mai i ragazzi diversamente abili non vanno nelle scuole “private”? E le considerazioni sui “diplomifici” e sui “punteggifici”? Provi a spiegarlo ai genitori.
L’apertura e l’imponente supporto politico alle scuole non statali prima o poi dovrà fare i conti con le istanze delle “scuole islamiche”, poi vedremo cosa ne pensano i genitori e la TreeLLLe.


5. Lo sapevate che una famiglia interessata a trovare una buona scuola non dispone ad oggi di nessuna informazione ufficiale e deve affidarsi al “passaparola”? e che questo avviene perché la scuola statale è in realtà un luogo “privatissimo”, della cui qualità non si riesce a sapere quasi nulla, nemmeno che ogni anno gli insegnanti (anche quelli di sostegno) ruotano “a domanda” fra una scuola e l’altra per circa il 20%? Dove è l’attenzione per l’auspicabile “continuità didattica”?

Dunque qui Attilio Oliva sembra non sapere che addirittura Brunetta ha imposto l’obbligo, almeno per i dirigenti scolastici, di pubblicare on-line il loro curriculum.
Forse non tutti i presidi  riescono a pubblicare sul portale della scuola il loro curriculum e quello dei docenti, forse non pubblicano i tassi di assenteismo (che sono comunque disponibili in rete perché trasmessi al dipartimento della Funzione Pubblica) o i contratti integrativi d’istituto con ad esempio quanto spende la Scuola per i corsi di recupero: se questo accade, è probabilmente dovuto anche al tipo di sanatorie che spesso le procedure concorsuali di queste figure direttive  usufruiscono e che Oliva e la TreeLLLe ignorano e confondo con le assunzioni da pubblico concorso dei precari.
In altre parole dove queste disfunzioni accadono, molta responsabilità è in capo ai presidi, che invece di esercitare l’indispensabile leadership, spesso preferiscono assecondare i comportamenti burocratici della segreteria piuttosto che occuparsi pienamente di aspetti organizzativi e di trasparenza.
Comunque ha ragione Oliva, ci dovrebbe essere di più e meglio, ma non dipende dai docenti, così come non dipende dai pazienti pubblicizzare le strutture ospedaliere, anzi i docenti come i pazienti, vorrebbero ottime strutture ospedaliere con buoni laboratori e diagnostica d’eccellenza: mi creda Oliva è così.
Caro Oliva, ha la fortuna di avere nel board della TreeLLLe  il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, che sa, si confronti con Lui.


6. Lo sapevate che i nostri curriculi hanno un carattere enciclopedico (facile all’oblio) e una forte prevalenza delle materie cosiddette umanistiche rispetto a quelle scientifiche e tecniche? Che sono così rigidi da non permettere alcuna opzionalità per gli studenti? Che perfino il latino, che è opzionale in tutti i paesi del mondo, in Italia (e in Grecia) è invece materia obbligatoria per circa il 40% degli studenti delle secondarie? 

Queste teorie le ho sentite ai tempi di Berlinguer, non a caso altra eminenza grigia della TreeLLLe, diciamo del filone “anti-licei”.

Solo chi ignora che le metodologie “problem solving” sono veicolate brillantemente dalle traduzioni di  Latino e Greco, che rappresentano quindi un ottimo banco di prova per l’apprendimento metodologico scientifico, ripeto solo chi ignora ciò può fare queste affermazioni.

Pensi un po’ Oliva con il Greco e il Latino impari il metodo scientifico e in più corri il rischio di saper scrivere, leggere e parlare correttamente e apprendi più velocemente le altre lingue.  

A meno che Oliva non intenda inconfessabilmente auspicare una Scuola come “centro di addestramento”, un profilo “minimale” dell’istituzione.

Caro Oliva la Scuola non può e non deve sostituire i centri di addestramento lavorativo della Confindustria: sarebbe finalmente ora che il capitalismo italiano cominci un po’ ad investire in ricerca e sviluppo e magari paghi adeguatamente il personale laureato.
Provi ad immaginare Oliva come sarebbe questo Paese se non ci fosse la Scuola s-t-a-t-a-l-e, se potesse contare solo sui laureati del settore “privato”….ci rifletta un po’.

Però Oliva è fortunato, sull’importanza della cultura enciclopedica e dell’Illuminismo, come sul resto, può chiedere a Umberto Eco, anche lui del board della TreeLLLe e che sicuramente saprà spiegare meglio di quanto possa fare io.


7. Lo sapevate che da noi la didattica è prevalentemente “trasmissiva” e che buona parte del tempo scuola è impegnato da lezioni ed interrogazioni, senza un coinvolgimento più motivante e interattivo degli studenti? E che le verifiche orali hanno la netta prevalenza su quelle scritte e sui test, al contrario di quanto accade negli altri paesi? 

I genitori che conosco io, vogliono che il figlio sappia p-a-r-l-a-r-e bene, per cui  o Oliva, o il suo board, conosce un altro modo, s-c-r-i-t-t-o, per fare esprimere o-r-a-l-m-e-n-t-e  le abilità dell’asse della comunicazione e allora ce lo dica, così impariamo. ...

Oppure è la solita “boutade” da bar dello sport.

La verità purtroppo è che spesso, nostro malgrado, siamo costretti  a fare quelle cose che piacciono ad Oliva, che sono i test più o meno a crocette, perché il taglio del monte ore disciplinare, l’elevato numero di allievi per classe, la personalizzazione della didattica,  ci impongono caro Oliva, la rapidità delle “crocette”, un comportamento direi più burocratico che didattico  pedagogico.  La prego di crederci sulla parola: questo non ci piace proprio perché ci teniamo ai nostri ragazzi e alle famiglie, perché siamo genitori anche noi e anche noi abbiamo figli che studiano.

8. Lo sapevate che nelle varie indagini Pisa dell’Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media?

A parte che le metodologie OCSE Pisa sono tutt’altro che sicuramente scientifiche, sono come le metodologie delle agenzie di rating che il giorno prima del fallimento quotavano la tripla AAA a Lehman Brothers.

Caro Oliva, lei che è un “aziendalista” di lungo corso e che ha conosciuto con il PSI genovese il mondo delle municipalizzate, sicuramente potrà “aziendalisticamente” apprezzare un confronto non solo della tabella che cita, ma anche della tabella comparativa retributiva dei docenti italiani: mi creda per quello che pagano i risultati sono brillanti, lo chieda ad esempio alle migliaia di cervelli in fuga che sono apprezzati all’estero e che voi della Confindustria non riuscite a tenere in Italia.

Vedrà Oliva che oltre le crocette c’è “un mondo” reale.


9. Lo sapevate che tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e soprattutto che il nostro “ costo per studente” è addirittura più alto? Il problema sta tutto nella loro cattiva allocazione: troppe risorse al personale addetto (con stipendi più bassi, ma per un numero di addetti troppo alto) e troppo poche per la qualità del servizio (edilizia, premialità agli insegnanti e presidi meritevoli, assenza di un sistema di valutazione esterno delle scuole, pochissima ricerca).

Qui mi scusi Oliva devono averle fatto uno scherzo, siccome non dubito della serietà dell’associazione e del presidente, l’unica spiegazione plausibile è che le hanno dato le fotocopie di dati vecchi di 20 annni oppure parlavano di un altro Paese oppure era il programma di Matteo Renzi.

In ogni caso credo che il prof. Carlo dell’Arringa, del board dell’associazione, oltre che figura apicale dell’Aran, le saprà dare tutte le delucidazioni, si faccia anche dire benevolmente come si colloca il comparto Scuola, dal punto di vista retributivo e dei trattamenti accessori, rispetto agli altri comparti pubblici….così per farsi un’idea.

Vedrà gentilissimo dottor Oliva che avrà un quadro sicuramente più veritiero, nel frattempo con i genitori ci parliamo noi, mi creda è meglio.


Cordialità e grazie per il contributo di riflessione.