mercoledì 30 settembre 2015

IL TROPPO E IL VANO…LETTURA DELLA L. 107/2015


Ventinove pagine, un solo articolo di 212 commi: ha ancora un senso nel 2015 scrivere così i testi legislativi (qualunque testo legislativo)? Altrove in Europa le leggi le formulano così?

Un solo articolo, un escamotage  per approvare più velocemente, certo: ma è un’anomalia ancora una volta tutta italica.

Il primo comma è una astratta petizione di principi sulla quale è impossibile non essere d’accordo: proprio necessaria?

Principi costantemente ribaditi: non basta, però, ripeterli come un mantra, ma bisogna concretamente, pragmaticamente creare le condizioni per la loro realizzazione.

Qui è lecito più di un dubbio, leggendo il corposo testo.

Va però fatta con estrema chiarezza e con un minimo di onestà intellettuale un’affermazione preliminare: questa legge eredita un’impressionante situazione di sfascio organizzativo del “sistema istruzione” – unica in Europa e particolarmente accentuatisi negli ultimi tempi quando una scellerata idea di “razionalizzazione” ha fatto scempio della scuola come servizio pubblico – , cerca di far fronte ad una situazione di (vergognoso) stallo ultradecennale quanto a norme sulla formazione e sul reclutamento del personale docente e dei dirigenti, che ha visto nel tempo provvedimenti improvvisati e tra loro contraddittori, senza mai una visione strategica, di lunga portata.

Dev’essere, credo, comunque almeno apprezzata come un tentativo di cambiamento, quanto nobile e quanto riuscito solo il tempo lo dirà.

Ciò detto, la prima osservazione è che ancora una volta si è messo dentro di tutto e di più, senza un’individuazione chiara delle priorità e delle urgenze.

Per questo, ritengo che la parte più importante  – e la partita più grossa da giocare, senza alcun dubbio – sia quella prevista dai commi 180 e seguenti: la delega al Governo, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della presente legge, a predisporre, nella forma di uno o più decreti legislativi, un sistematico riordino dell’intera legislazione scolastica italiana, vera giungla da diboscare e autentica delizia solo per i legulei.

Il Testo Unico delle disposizioni in materia d’istruzione (DLgs.297/1994) è vecchio di più di vent’anni, ma soprattutto è anteriore alla nascita dell’autonomia scolastica: per non parlare delle norme che disciplinano gli organi collegiali, i famosi decreti delegati del 1974, che hanno festeggiato i quarantuno anni di vita, senza peraltro essere in ottima salute!

Verrà mantenuta questa previsione-promessa? O continueremo a giustapporre commi su commi, norme su norme, in un processo di caotica, insensata, perenne stratificazione?

Di questo ha davvero urgente bisogno la scuola: di semplificazione e deburocratizzazione, di un bel po’ di passi indietro da parte di un Ministero sempre e comunque invasivo e dirigista, in barba alla decantata e mai davvero realizzata autonomia scolastica.

 

Veniamo a qualche aspetto contemplato nel testo, in cui la mania dell’elencazione senza lasciar fuori nulla sembra quasi patologica.

La scuola (ogni scuola?) grazie all’organico dell’autonomia –panacea di tutti i mali: come poi concretamente si realizzerà, questo è ancora tutto da vedere; ovviamente, se funzionerà il merito sarà del lungimirante Governo; se fallirà, la colpa sarà delle scuole disorganizzate e incapaci di esprimere appieno la loro autonomia e dei docenti sempre ultraconservatori – dovrà farsi carico di (seguo l’ordine del  comma 7, sintetizzando molto): valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, in particolare italiano e inglese; potenziamento delle competenze matematiche e scientifiche; potenziamento della cultura musicale, artistica, cinematografica, multimediale; potenziamento delle competenze per la cittadinanza attiva, per il rispetto della legalità e dell’educazione ambientale; potenziamento delle discipline motorie e di comportamenti per uno stile di vita sano; sviluppo delle competenze digitali; potenziamento dell’inclusione; incremento dell’alternanza scuola-lavoro; definizione di un sistema di orientamento.

Al comma 10, poi, compaiono anche le tecniche di primo soccorso, senza ovviamente che ciò comporti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica!

Insomma, davvero, di tutto e di più, continuando a rovesciare sulla scuola incombenze e responsabilità, salvo poi crocifiggerla perché i risultati degli apprendimenti dei nostri studenti non sono all’altezza di quelli di altri Paesi europei, dove forse non si fa di tutto un po’!

Spetterà ovviamente all’autonomia scolastica – almeno quello, grazie di tanta libertà decisionale! – discernere e rendere possibile la (magica) realizzazione di questo formidabile “libro dei sogni”, con un POF che ora sarà triennale, salvo qualche maquillage annuale.

Della serie: si mira ad alzo zero senza rendersi conto che le armi sono delle cerbottane, non dei cannoni!

Aldilà ed indipendentemente dalle ovvie ed indifferibili urgenze circa la soluzione dell’infamia tutta italica del precariato – creato nel tempo ad arte da classi politiche insensibili ed incapaci  e balzato alla ribalta solo per la reprimenda dell’UE – sarebbe stato auspicabile un diverso modo di procedere, iniziando anzitutto da una seria, articolata e scrupolosa disanima (che avrebbe potuto, anzi dovuto tranquillamente coesistere con la preoccupazione occupazionale dello smaltimento del precariato) degli ultimi provvedimenti legislativi: la famigerata “riforma Gelmini”, ad esempio, che ha spazzato via ore e ore di laboratorio dagli IT e dagli IP; che ha creato il monstrum di un indirizzo classico con più ore di latino che di italiano; che ha ridotto ovunque le ore di Arte; e l’elenco potrebbe certamente continuare.

Invece di normare i principi – la cosa tutto sommato più facile da fare – la gente che la scuola la fa quotidianamente (docenti, personale ATA e di segreteria, dirigenti, ma anche e non secondariamente gli alunni e le loro famiglie) si aspettava e si aspetta che si identifichino i mezzi, gli strumenti e i tempi per operare dei veloci, sostanziali cambiamenti.

Viene francamente un po’ da rimpiangere il “cacciavite” fioroniano!

 

In controluce qualcosa di positivo – ma anche lì solo a livello di principi – si intravvede: un richiamo all’”eccellenza italiana nelle arti” (comma 21: almeno una novità significativa rispetto alla gestione gelminian-tremontiana); una maggior attenzione all’alternanza scuola-lavoro (ma il “sistema duale” tedesco è davvero così improponibile come modello? Perché dobbiamo sempre ispirarci ai paradigmi anglosassoni e non guardare anche ad altri?); una maggiore attenzione – sperando non resti sulla carta – al curriculum dei docenti; la previsione della cadenza triennale dei concorsi a cattedre: se mai venisse rispettasse, sarebbe una novità epocale!; e, last but not least, l’affermazione, una volta tanta inequivoca, che la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale (comma 124).

Il che riporta a quello che secondo me è il vero punto centrale, la priorità delle priorità: come si diventa docente in Italia?

Cosa significa essere insegnante? Quali competenze si devono acquisire, mantenere, aggiornare e potenziare in tutto il corso dell’attività professionale?

E qui come non dolersi del fatto che i commi 115-117 non innovano affatto “il periodo di formazione e di prova” dei neoassunti, continuando a perpetuare un rito meramente formale, senza individuare procedure e metodologie per rendere significativo e qualificante l’ingresso in servizio, prevedendo anche un maggior rigore: con buona pace delle tante, troppe parole sulla “valutazione”, se concretamente nemmeno la si attua all’inizio della carriera professionale!

 

Si dice, per ottenere facili applausi, che “la scuola è degli studenti, dei giovani”: mezza verità.

La scuola è di tutti: sia di chi la frequenta sia anche di chi magari non ha rapporti diretti con tale istituzione (ricordiamo Calamandrei).

Ma la scuola, anzitutto, la fanno i docenti.

E se si continua pervicacemente a non preoccuparsi di come “fare”, cioè “formare” i docenti, non si avrà mai una “buona scuola”.

 
                                                                 Stefano Casarino

martedì 29 settembre 2015

TEMPO SCUOLA CREATIVO: CLASSI DI PRIMARIA A 36 ORE A FIRENZE

Che la normativa scolastica non sia esattamente il punto di forza dei dirigenti scolastici lo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la disinvoltura con cui in certe scuole di Firenze ci si dà al tempo scuola creativo, con classi da 36 ore settimanali: maestre con il venerdì pomeriggio libero e alunni affidati a laboratori doposcuola a pagamento.

Il genitore si lamenta, esibisce la circolare del Dirigente scolastico che illustra nei dettagli la situazione (la prot. n. 3788/B38d del 29 maggio 2015 avente ad oggetto “a.s. 2015/16 – iscrizione ai laboratori extrascolastici e incontro di inizio anno”), così l’Associazione genitori interviene e, udite udite, nulla cambia. Ovvero, un cambiamento c’è perché, riscossa la prima rata, la scuola non procede con la richiesta di pagamento a saldo.

Riepiloghiamo: le famiglie all’atto dell’iscrizione barrano la casella “40 ore” e invece ne ottengono 36, un tempo scuola non previsto dall’attuale normativa né consentito da “ La Buona Scuola ”, in quanto prima di cambiare il tempo scuola occorrono una programmazione, delle delibere e soprattutto l’informativa alle famiglie. Che si tratti di danno all’Erario? Non sta a noi giudicare, ma certo possiamo dire che a Firenze si verificano palesi irregolarità che penalizzano famiglie e bambini visto che, almeno a detta dei genitori, la qualità della sorveglianza non è al livello delle loro aspettative; inoltre non si puo’ certo costringere chi ha bisogno del tempo pieno per motivi familiari a pagare una cooperativa sociale per completare l’orario dovuto.

Agetoscana








 
 

 
 
 
 
 

Lucio Ficara e il rischio di Mila Spicola di esprimere un pensiero che sembri un pippone personale


Mila Spicola non conosce l’orario di servizio dei docenti  ( di Lucio Ficara )  ( http://www.tecnicadellascuola.it/item/14211-mila-spicola-non-conosce-l-orario-di-servizio-dei-docenti.html )

 
Eppure l'esponente del PD è un'insegnante, e anche se è distaccata al Miur, dovrebbe conoscere le norme contrattuali che regolano gli impegni orari e i doveri dei docenti.
Invece da quanto scrive sul suo profilo Facebook, sembrerebbe proprio di no! Tra le altre cose la prof.ssa Spicola prima di riscoprirsi renziana dell’ultima ora, e di approdare comodamente al Miur in qualità di responsabile scuola per i problemi della dispersione scolastica, richiamava spesso i valori ineludibili del contratto collettivo nazionale della scuola e delle contrattazioni decentrate.
Della Spicola del passato, ricordiamo, in diverse occasioni pubbliche, interventi di fuoco contro le precedenti politiche governative sulla scuola. Ricordiamo che rivendicava non solo il valore ineludibile del contratto e della contrattazione, ma ha sempre rivendicato la grande mole di lavoro sommerso degli insegnanti, mettendo a tacere chi, ignorantemente o ancora peggio in mala fede, sosteneva che i docenti lavorano solo per 18 ore settimanali o poco più.
Per tale motivo stride vedere la Mila Spicola, sostenere che di fatto gli insegnanti lavorano poco. Infatti la responsabile scuola per i problemi della dispersione scolastica in quota PD, scrive sul suo profilo Facebook: “La differenza è che non faccio 18 ore settimanali, più le 40 annuali. Ma entro alle 8 del mattino ed esco alle 21/22 circa, tutti i giorni. Anche in estate. Lavoro anche il sabato e la domenica”. Scrive questo per sottolineare la differenza che c’è tra chi come lei è impegnata in politica e chi, come gli insegnanti, è impegnato a scuola.
Evidentemente la Spicola sta vivendo una fase esaltante della sua esistenza ed ha perso la percezione della realtà e non ricorda, quasi fosse vittima di un attacco di amnesia, quanta fatica e quanto lavoro c’è sulle spalle di un insegnante. Inoltre l’ex responsabile scuola per il partito democratico della Sicilia non conosce nemmeno l’orario di servizio dei docenti, infatti si dimentica altre 40 ore di attività collegiali, non fa cenno a tutte le ore dovute per i rapporti scuola-famiglia, e poi non scrive nulla sul tempo che il docente deve dedicare alle attività individuali.
Forse per la Spicola le verifiche scritte si materializzano e si correggono per virtù dello Spirito Santo? E poi anche gli insegnanti lavorano il sabato e anche la domenica, e la Spicola che è un’insegnante questo la sa benissimo. Anche gli insegnanti di media entrano alle 8 del mattino, svegliandosi alle 6 o anche prima, escono da scuola alle 13, poi se non ci sono attività collegiali o progetti extracurricolari, tornano a casa per preparare le lezioni, le verifiche e affinare tutte le strategie didattiche. La Spicola, nelle poche righe che ha scritto, allude al fatto che gli insegnanti non lavorano d’estate. Anche in questo caso c’è una non conoscenza delle norme contrattuali. Infatti gli insegnanti hanno 36 giorni di ferie da godere nei mesi di luglio e agosto, dopo il termine degli esami di Stato e prima degli esami integrativi previsti ai sensi dell’Ordinanza Ministeriale n.92/2007.
Quello che ha scritto la Mila Spicola sarebbe stato giustificato, se a scriverlo fosse stata una docente fannullona, ma, poiché a scrivere questo pensiero è un’illustre professoressa, viene da pensare che sia una dichiarazione d’intenti per modificare l’orario di servizio dei docenti. Probabile, anche se in una nostra intervista a Marco Campione (PD), responsabile della segreteria del sottosegretario al Miur Davide Faraone, era stata scartata la possibilità di interventi legislativi che si potessero riferire in qualche modo all’orario settimanale di servizio dei docenti.
E poi è la stessa Spicola che ha sempre sostenuto l’importanza fondamentale del contratto e della contrattazione, e poiché l’orario di servizio è materia di contratto, sarebbe opportuno fare attenzione ai messaggi che si inviano.

La replica di Mila Spicola sull'orario dei docenti  ( di Mila Spicola ) (http://www.tecnicadellascuola.it/item/14214-la-replica-di-mila-spicola-sull-orario-dei-docenti.html?fb_ref=Default )


 
Riguardo l’articolo a me dedicato dal collega Lucio Ficara, desidero precisargli: se volevi provocare una reazione ci sei riuscito. E' ovvio che tutti noi docenti conosciamo esattamente le 48 ore su 24 che lavoriamo.
E' ovvio. E sai perfettamente che lo so e che quella frase, buttata là su un commento di facebook era un'iperbole. Ma fino a quando un contratto decente non farà emergere tutto ciò, scrivendolo nero su bianco, noi siamo tenuti a fare quelle ore lì, le 18 di lezione, e le 40 più 40. Il resto, per il Paese, anche per il parente più stretto è aleatorio. E lo sappiamo bene. E finché questa cosa non l'avremo chiara potremo metterci pure sottosopra non passa. Ne ho scritto mille volte e diffusamente.
Io sono per le 36 ore, sono per il badge, sono per un numero di ferie uguale a tutti gli altri. Sono stata criticata per questo. Ma lo penso ancora.
Perché so che la maggior parte dei docenti ne fa più di 36. E allora aggiungo, anche il collega Lucio sa che io lo so e forse voleva provocarmi. Ci è riuscito, ma insieme a questa provocazione mi ha tirato addosso gli ultrà della domenica. E il mio appunto è questo: perché cadere nell'errore di farne un attacco alla persona?
La scuola ha bisogno di discorsi impersonali, non di trovare volta per volta un nemico, sennò l'argomento perde autorevolezza.
So anche che i miei 24 lettori di sempre vogliono che io parli, vogliono "stanarmi". Mila, ma tu che ne pensi di questa riforma? Perché stai zitta?
Con calma lo dirò, ne scriverò presto, ma non per prendere parte di qua o di là al tifo, o alle giuste proteste, o alle proteste sbagliate. No. Lo farò per esprimere un pensiero. Che sia il meno strumentale possibile e che rimanga nel terreno di mezzo, quello più scomodo. Per quei 24 lettori, e per il pensiero. Per fare ciò ho bisogno di tempo. E non posso rischiare che sembri un pippone personale. Che trascini o eluda critiche personali, non cerco consensi, né dissensi per me.
Esprimo dei pensieri, come sempre.
Poi si possono condividere o meno, argomentare, criticare. Per crescere. 

 
Aldo Domenico Ficara
 

sabato 26 settembre 2015

Correva l’anno 2008: Aldo Ficara, Giorgio Israel e i supervisori delle SSIS



Quando verso la fine del 2008 cercavo di difendere le figure professionali dei supervisori del tirocinio nelle SSIS ( Il supervisore di tirocinio (SVT) era un docente, in servizio presso una scuola secondaria in regime di semiesonero, utilizzato presso le Università nell’ambito delle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (SSIS), con compiti di supervisione del tirocinio e di coordinamento del medesimo con altre attività didattiche.  Una figura la cui professionalità è stata accertata e documentata in ingresso, accresciuta nel corso dell’attività e attestata da pubblicazioni e lavori di ricerca scientifica ), ebbi il seguente botta e risposta con  Giorgio Israel. Uno scambio di idee postato nel blog del Prof  Israel  (http://gisrael.blogspot.it/2008/12/il-modo-pi-sicuro-per-rinviare-la.html ) che successivamente venne discusso in un consiglio dei docenti presso la SISSIS dell’Università degli studi di Messina

*    Aldo Ficara ha detto...

 
Chiar.mo Prof. Israel,
indipendentemente dalla futura struttura per la formazione iniziale degli insegnanti, volevo evidenziare un aspetto dell'esperienza SSIS , quello di aver selezionato con un concorso universitario per titoli ed esami docenti di scuola superiore rendendoli idonei al ruolo di supervisori per il tirocinio.
Tale selezione si è basata, oltre alle buone pratiche metodologiche, sui contenuti disciplinari delle singole classi di concorso. Questa "strategia culturale", non riuscita dal mai effettuato concorsone di Berlinguer, ha il merito di creare, finalmente, aspettative meritocratiche verso lo studio dei contenuti disciplinari, e non solo verso le carriere gestionali ( funzioni obiettivo, vicari, dirigenti scolastici).
Motivare ed incentivare l'approfondimento dei contenuti disciplinari crea un modello per i giovani insegnanti e per le nuove generazioni di studenti.

Ing. Aldo Ficara
12/04/2008 07:30:00 PM



BloggerGiorgio Israel ha detto...

 
Già, ma questa selezione ha prodotto delle persone confermate di anno in anno in violazione delle regole che si hanno costituito una vera e propria categoria, precludendo un rapporto più aperto con la scuola. Un costume tutto italiano, per cui qualsiasi cosa tu faccia diventa un ruolo a vita. Fai per una volta lo scrutatore di seggio? Nasce la categoria, il sindacato e l'associazione degli scrutatori di seggio.
In generale, le consiglio di non fare troppo trionfalismo sulle SSIS, struttura cristallizzata e autoreferenziale. Ho insegnato a più di una SSIS e talvolta mi sono trovato a essere l'unico docente a dare voti inferiori al 30 e lode. Ho partecipato a esami di abilitazione SSIS e sono rimasto molto negativamente impressionato dalla superficialità, dalla povertà disciplinare e dalla leggerezza con cui la gente veniva promossa. Non dico che sia stato tutto da buttare, ma ripeto che l'elogio trionfale è fuori luogo.
12/04/2008 08:15:00 PM

Qualche anno dopo iniziò l'era dei TFA e dei PAS. Ma questa è un'altra storia

 

Aldo Domenico Ficara

giovedì 24 settembre 2015

Bufale scolastiche in salsa teutonica ?


Sul web si leggono notizie riguardanti una  non ben specificata  riforma della scuola tedesca, di gran lunga più incisiva nei riguardi del corpo docente rispetto a quella appena varata dal premier Matteo Renzi in Italia . A tal proposito si riportano alcuni stralci di queste notizie:

1.     “Mentre il nostro premier, Matteo Renzi ha attuato la riforma La Buona Scuola andando, probabilmente, meno in profondità di quanto avrebbe dovuto,  per riportare il Pil dell’Italia a livelli competitivi, in Germania la Merkel attua una riforma della scuola profonda che ha modificato notevolmente i contratti dei docenti. Lo scopo della riforma tedesca è quello di rendere competitiva l’offerta formativa tagliando i privilegi esclusivi di cui erano beneficiari i docenti a favore dei contribuenti “.

2.     “ La riforma della scuola tedesca lo dimostra nella maniera più palese e quasi senza alcuna necessità di commento. La cancelliera Angela Merkel, sostenuta anche dai socialdemocratici che fanno parte del suo governo, ha voluto riformare in profondità i meccanismi contrattuali della scuola tedesca. Obiettivi: rendere competitiva l'offerta formativa dei professori; guadagnare flessibilità organizzativa nella gestione; attuare una spending  review  in favore dei contribuenti tedeschi e a svantaggio di alcuni privilegi esclusivi dei docenti “

3.     “Le scelte effettuate dalla Merkel in fatto di politica scolastica riescono persino a ridicolizzare le attuali scelte normative contenute all'interno della Buona Scuola di Renzi. Lo stesso Premier sembra aver pensato solo al 10% di quello che in Germania si sta mettendo in atto dal punto di vista delle riforme scolastiche. Una situazione estrema che rende pallida e spenta la rivoluzione ideata e realizzata dal nostro Governo italiano “

Ma di quale riforma scolastica tedesca stiamo parlando ? Quali sono le fonti ufficiali di queste notizie ?  Il nostro Vincenzo Pascuzzi dalla pagina FB di RTS scrive: “Aspettiamo chiarimenti e magari scuse da Edoardo Narduzzi di ItaliaOggi, Lucrezia Di Dio di Orizzonte Scuola  e Luciano Mondello di Blastingnews “.  Quindi rimaniamo in attesa di  nuovi sviluppi per comprendere meglio l’attendibilità delle notizie pubblicate.

 
Aldo Domenico Ficara

martedì 22 settembre 2015

Aggiornamenti in progress di ANIEF prima del varo della 107/15


Nel sito web dell’ANIEF l’otto giugno 2015 veniva pubblicato un aggiornamento in progress riguardante le dinamiche politiche che avrebbero condotto al varo parlamentare della riforma della buona scuola. Si vuole riproporre l’articolo (http://46.37.6.176/index.php?option=com_content&view=article&id=12453%3Aaggiornamenti-in-progress-lunedi-8-giugno-2015&catid=131&Itemid=841&showall=1&limitstart= ) come una sorta di amarcord legislativo di quella che sarà una delle riforme più sentite dal mondo della scuola

 

Orizzontescuola (f.to Lalla) spiega con la consueta competenza la ratio del provvedimento correttivo:“Il Miur raddrizza il tiro del dm n. 248 del 4 maggio con il quale aveva stabilito le finestre semestrali (1° agosto e 1° febbraio di ciascun anno) e negato a chi non sia già iscritto in terza fascia delle graduatorie ad esaurimento di poter transitare in seconda dopo aver conseguito l'abilitazione…. Il Miur quindi rivede tale decreto e con un nuovo decreto, il n. 326 del 3 giugno 2015, stabilisce che anche i docenti della scuola secondaria di I e II grado non presenti nelle corrispondenti graduatorie di III fascia hanno la possibilità di iscriversi nell'elenco aggiuntivo, relativo alla finestra di aggiornamento, alla II fascia delle graduatorie di istituto… . Nelle more della pubblicazione degli aggiornamenti, il titolo costituisce priorità per l'attribuzione degli incarichi in III fascia delle graduatorie di istituto”. (www.orizzontescuola.it/news - 4 giugno 2015).

° Una balena rosso chiarissimo

“Balena bianca” era denominata la DC, in quanto nel pachidermico ventre poteva ospitare comodamente tutti (o quasi), da Tambroni e Scelba, a La Pira e Fanfani. Nell’acquario della politica c’è ora un pachiderma rosso chiarissimo, e Renzi vi ospita – finché ne avrà convenienza – perfino prole montiana (ad esempio la Giannini) e soggetti dal caratterino difficile (Bindi versus De Luca). Ma non tutti stanno dentro comodamente. Il senatore PD Alfredo D’Attorre ha detto: "Serve ora un'analisi del voto meno superficiale: non serve a nulla indicare facili capri espiatori né in Liguria né altrove. Perché c'è il problema di un'emorragia di dimensioni molto preoccupanti in tutte le regioni… Dovremo trovare il modo di coinvolgere gli iscritti ed elettori sulle scelte da fare: non si può applicare un programma che viene avvertito estraneo dagli elettori e sul quale si pretende disciplina nei gruppi parlamentari”. In effetti, secondo quanto scrive Aldo Domenico Ficara:“Nell’ultima tornata del voto amministrativo del 31 maggio 2015 rispetto alle elezioni europee il Pd ha perso 2.143.003 voti, 1.083.557 rispetto alle politiche 2013, 600 mila rispetto alle regionali del 2010” (Latecnicadellascuola.it, 3 Giugno 2015). Limitandoci alla politica scolastica: in Senato, i parlamentari del PD facenti parte della minoranza del Partito sono, si calcola, 24; senza il loro voto, il d.d.l. 1934 non passa (a meno che FI non si sostituisca ai dissenzienti modificando la base politica del governo). Ecco dichiarazioni perplesse circa la maniera in cui Faraone e Puglisi gestiscono il decreto. A il Manifesto, il senatore PD Stefano Fassina ha dichiarato: Continuo a sperare in una correzione del Ddl scuola, dopo uno sciopero generale a cui hanno partecipato oltre 600 mila docenti e personale Ata. Mi auguro che i gruppi parlamentari, più che Renzi, abbiano un sussulto di autonomia. Se non ci sarà, dopo un risultato elettorale così evidente, allora credo che un cambiamento politico sia irreversibile…”. Su scuola Oggi.org, il senatore PD Walter Tocci fa un ragionamento lineare accompagnandolo con una operazione aritmetica: “Il governo dichiara nella relazione tecnica circa 50 mila insegnanti in aggiunta. Poi si aggiungono altrettanti neoassunti che vanno a coprire il turn over rimasto scoperto negli anni passati, arrivando così alla cifra totale dei centomila che è stata comunicata, ma non scritta in legge. In realtà risulta che i vuoti del turnover ammontino a 90 mila e di conseguenza l’organico aggiuntivo si ridurrebbe a 10 mila posti, un livello insostenibile per gestire entrambe le funzioni e forse già insufficiente per le supplenze. Chiederemo al governo di chiarire questo punto cruciale. L’aumento dei fondi di spesa riguarda solo le assunzioni aggiuntive, mentre il turn over è già coperto dall’impegno di spesa per il personale in servizio che va in pensione. Se davvero le 50mila assunzioni aggiuntive fossero solo 10 mila, ci sarebbe lo spazio senza ulteriore aggravio per consentire l’accesso ad altri 40 mila precari oltre quelli già previsti” (“Per una vera riforma della scuola”- 04/06/2015). Il nostro parere. La confusione sui numeri delle assunzioni è intenzionale, voluta per camuffare la grande scaltrezza: l’operazione nuove assunzioni (alla quale il governo è costretto dalla sentenza della CGUE) va contenuta al massimo e parzialmente finanziata con i fondi che fin qui sono serviti a pagare i contratti a t.d. annuali e le supplenze temporanee. Ovviamente, in questo modo, l’organico destinato all’ampliamento dell’offerta (annunziato, con gli squilli degli ottoni, all’art.2 del d.d.l.) si riduce a poche unità per scuola (ed è stata tolta ai vicepresidi l’esenzione dall’insegnamento !). In sostanza, il problema di fondo è: i governi che si sono succeduti dopo Berlusconi non intendono ripristinare gli organici che la Gelmini ha falcidiato. Come avviene con il Jobs act: i contratti a tempo assumono da denominazione “a t.i.” ma vengono strutturati in modo tale da depotenziarne le tutele. Nel caso della scuola, si cerca addirittura di attivare la chiamata discrezionale – senza rispetto delle gerarchie meritocratiche - quasi che il dirigente scolastico amministri capitali propri e che nel pubblico impiego non si entri per pubblico concorso. Cose da manicomio.     

 
Leonardo MAIORCA

 

giovedì 17 settembre 2015

Immissioni in ruolo nella scuola tra xenofobie e deportazioni


Cresce la  guerriglia retorica fatta di opposte assurdità: quella nordista contro l’arrivo dei professori del sud nei posti lombardi, veneti, liguri, piemontesi e quella sindacale contro la “deportazione” dei precari. Il nord reagisce  all’invasione costretta dei professori meridionali con le solite note xenofobe anti terroni, infatti, da una ricerca emerge  che sono oltre un migliaio i gruppi razzisti e xenofobi che si trovano su Facebook, di cui circa 400 anti terroni e napoletani.  Un valore certamente indicativo della miscela esplosiva che queste immissioni in ruolo da sud a nord potrebbero innescare.  A tal proposito  ha già alzato la voce Valentina Aprea, assessore regionale all’istruzione della Lombardia  ed ex sottosegretaria al ministero dell’istruzione (Miur) nei governi Berlusconi dicendo che  il governo doveva tener conto del rapporto tra graduatorie provinciali e posti disponibili nella stessa provincia. In sostanza, chiudere le frontiere scolastiche, privilegiando i precari autoctoni. Dalla parte opposta alzano il tiro le proteste sindacali  anti deportazione, ma anche su questo fronte ci sono stati dei pareri contrari alla lotta degli insegnanti. Infatti, sulla questione assunzioni dei docenti e in particolare sul termine improprio “ deportazione “, è intervenuto Enrico Mentana, direttore dei Tg del canale La 7. "Se coloro che devono insegnare ai ragazzi italiani il corretto uso della loro lingua - scrive Mentana sul proprio profilo FaceBook - si esprimono in questo modo, c'è da dubitare che conoscano adeguatamente l'italiano, e soprattutto la storia".

 

Aldo Domenico Ficara

 

martedì 15 settembre 2015

Matofobia: paure e pregiudizi, travestiti da normalità


Il termine matofobia, coniato negli Stati Uniti, deriva dalla fusione delle parole matematicae fobia”, pertanto il suo significato è definibile come la paura della matematica. Le cause della matofobia possono essere sintetizzate in 2 tipi: il primo fonda le sue basi sul  fatto che, a differenza della maggior parte delle materie umanistiche, in matematica o si capisce un concetto o non lo si capisce.  Ma se non lo si capisce non si può procedere nello studio. In altre parole  la matematica non può essere interpretata con le astuzie della dialettica.  La seconda ragione è come, troppo spesso, viene ancora insegnata, infatti,  nella maggior parte dei casi la matofobia nasce nelle aule scolastiche, soprattutto a livello di istruzione primaria. In tale contesto operano, spesso, degli educatori che possono essere essi stessi affetti da matofobia e che, trovandosi costretti a insegnare qualcosa che non amano, trasmettono al discente l'avversione per la disciplina. A tal proposito in Wikipedia  sono riportate alcune cause della matofobia,  e alcuni semplici consigli da dare agli studenti per affrontare nel modo migliore il loro blocco psicologico nei confronti della matematica.

Le cause della matofobia sono:

  • Reiterata impotenza nella risoluzione di un problema.
  • Ansia associata all'eventuale insuccesso.
  • Eccessivo uso del formalismo.
  • Convinzione dell'attitudine congenita per la matematica.
  • Assenza di situazioni di classe che stimolino la motivazione dei discenti.
  • Scarsa preparazione degli insegnanti, soprattutto nella scuola primaria.
  • Odio per la matematica da parte dei docenti che si trovino ad insegnarla pur non essendo specialisti in materia.
  • Convinzioni sociali circa l'inutilità della matematica.
  • Netta divisione tra "sapere scientifico" e "sapere umanistico".
  • Contratto didattico.
  • Cattive prassi dei genitori che odiano la disciplina.

I consigli da dare agli studenti sono:

1.     La matematica non è una disciplina arida, né sono necessarie delle particolari attitudini congenite. Le abilità matematiche possono essere acquisite.

2.     Effettuare i calcoli di base senza l’uso del calcolatore.

3.     Provare a risolvere problemi giornalmente, curandosi di scartare i problemi più difficili o di spezzarli in sotto-problemi più semplici.

4.     Non bisogna disperarsi quando non si riesce a risolvere un problema, ma è più utile chiedere aiuto.

5.     Trovare le giuste persone con le quali studiare.

6.     Uso consapevole di Internet

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

 

sabato 12 settembre 2015

La posta in palio: il libro del nostro Stefano Casarino






Il nostro autore Stefano Casarino presenta il suo nuovo lavoro: La posta in palio. Tra le varie forme di dipendenza, quella da gioco d'azzardo ha ormai assunto un peso specifico e una pericolosità straordinarie, una vera e propria “patologia sociale”. Si gioca ovunque e giocano soggetti di ogni età. La posta in palio analizza la problematica a 360 gradi in modo originale ed esaustivo, intrecciando la voce della letteratura con quella della psicologia. Nella prima parte, il fenomeno viene esaminato attingendo al patrimonio letterario nazionale e internazionale, evidenziando opere e brani, da Omero a Vassalli, grazie ai quali grandi narratori di ogni tempo hanno tramandato personaggi, situazioni e spaccati di società. Nella seconda parte, prima di un'accurata divagazione artistica e musicale sull' azzardopatia, si riportano cinque testimonianze di gambler che si sono messi in discussione effettuando percorsi terapeutici presso il Ser.T (Servizio Tossicodipendenze) dell'ASL di Finale Ligure. I ritratti, romanzati per motivi di privacy, sono intervallati dalla voce “fuoricampo” del terapeuta che pone l’accento, attraverso osservazioni cliniche e non solo, su quanto sta avvenendo.

 

“Il Gioco del rispetto “ rispetta tutto e tutti ?


foto di Regolarità e trasparenza nella scuola.
Il Gioco del rispetto  è un progetto nato in Friuli Venezia Giulia nell’ambito delle attività volte alla prevenzione della violenza di genere e che, a partire dalle scuole dell’infanzia, propone dei giochi che si vogliono “educativi” rispetto alle differenze di genere. Le dichiarazioni di alcuni genitori sul progetto evidenziano il fatto che ci ritroviamo in presenza dei  tanti punti presenti  nei famosi standard europei sull’educazione sessuale, attribuiti all’Oms, infatti,  la loro definizione del gioco è la seguente: “ è una scatola contenente diverse schede, che presentano le figure dei mestieri: il mestiere del casalingo e della casalinga, dell’idraulico e dell’idraulica, del pompiere e della pompiera, diversi lavori al maschile e al femminile, che mostrano come il genere maschile e il genere femminile siano assolutamente uguali, tanto che le figure sono rappresentate in maniera identica. C’è una scheda di gioco che si chiama “Se lui fosse lei e lei fosse lui”, dove è previsto che i maschietti e le femminucce si scambino i ruoli e i vestiti: il maschietto deve giocare come una femminuccia e la femminuccia come un maschietto “. Di diverso avviso sono le parole  del comune di Trieste (http://retecivica.trieste.it/new/Default.asp?tabella_padre=sezioni&ids=12&tipo=-&pagina=cstampa_leggi.asp&comunicato=11659 ): “ Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa. L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine. Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende. L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo “.   
 

Aldo Domenico Ficara

giovedì 10 settembre 2015

A scuola di Cinese Mandarino


In questi giorni di fine estate animati dalla fase B nelle immissioni in ruolo del personale docente, è partita la prima delle due giornate dedicate alla didattica del Cinese-Mandarino nelle scuole superiori italiane che la Direzione generale per gli Ordinamenti scolastici ha organizzato insieme al Dipartimento "Istituto Italiano di Studi orientali-ISO", della "Sapienza" Università degli studi di Roma e dell'Istituto Confucio dello stesso ateneo (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/avviso040915 ). Le scuole italiane in cui si pratica l'insegnamento del Cinese, curriculare e non, sfiorano le 150. Le regioni in cui maggiormente lo studio della lingua è diffuso sono: l'Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto. Regioni nelle quali, evidentemente, il tessuto economico e produttivo sembra rispondere più velocemente al processo di internazionalizzazione e apertura in atto. A conclusione delle due giornate, nel corso delle quali saranno presentate anche esperienze di altri Paesi europei, è prevista una tavola rotonda dedicata alla collaborazione tra le scuole e gli Istituti Confucio, un organismo creato dall'Ufficio "Hanban" del Ministero dell'Istruzione Cinese per la diffusione e la conoscenza della lingua e della cultura cinese. A tal proposito si ricorda che fin dall'antichità, la lingua cinese è sempre stata considerata un insieme di molti dialetti, quindi c'è sempre stato bisogno di un idioma comune per eliminare le distanze linguistiche (oltre a quelle territoriali) tra i vari popoli e renderli più vicini tra loro. Dopo la costituzione della Repubblica cinese nel 1912, fu più facile promuovere un linguaggio comune. All'inizio si provò ad introdurre elementi da vari dialetti cinesi, oltre a quelli già esistenti del dialetto di Pechino. Ma nel 1924 questo tentativo fu abbandonato e il dialetto di Pechino diventò la fonte principale della pronuncia nazionale, grazie al prestigio di questo dialetto fin dalla dinastia Qing. La Repubblica popolare cinese, fondata nel 1949, continuò in questa direzione. Nel 1955, il mandarino standard fu rinominato putonghua, "lingua comune".  Studiare il Cinese Mandarino nelle scuole superiori di secondo grado italiane è una iniziativa lodevole, ma speriamo che non sia utile a future immissioni in ruolo nella lontana Cina

Aldo Domenico Ficara


venerdì 4 settembre 2015

SINDACATONI E MONDO DELLA SCUOLA A BOLOGNA IL 5 E 6 SETTEMBRE 2015

di Vincenzo Pascuzzi – 4 settembre 2015
 
Scrive l’USI in una nota del 6.7.2015: “Oltre alle mobilitazioni dei sindacati confederali e autonomi questa volta la lotta ha coinvolto tutto il mondo della scuola con presidi, scioperi della fame e flashmob in moltissime città … con una presenza significativa dei sindacati di base e/o alternativi, di coordinamenti di precari, gruppi di fb e/o autoconvocati.”
A me sembra che questa volta – tutta la vicenda “buona scuola” sviluppatasi lungo un intero anno – i sindacatoni siano stati, se non a rimorchio, un po’ defilati, quasi in seconda linea rispetto al “mondo della scuola”. Allo sciopero del 5.4.2015 hanno aderito alla fine e anche per non rischiare isolamento e compromettere la fragile unità a cinque (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda). Va osservato che l’attività sindacale è ostacolata, se non impedita, dall’ostilità del governo, o forse meglio, dall’immagine mediatica si sé che il governo cerca di costruirsi.
Il mondo della scuola, rappresentato da diversi e numerosi comitati e organizzazioni, si riunisce a Bologna domani sabato 5 e poi domenica 6 settembre per affrontare e dare risposte alle seguenti domande (v. comunicato del 3.9.2015):
– Lavorare a una nuova legge d’iniziativa popolare, in opposizione alla legge 107, che restituisca alla scuola pubblica la centralità e il ruolo che la Costituzione le assegna?
– Lavorare in vista di un possibile referendum abrogativo della legge 107 o di parte di essa ?
– Immaginare e preparare iniziative di contrasto alla legge 107 alla riapertura del nuovo anno scolastico?
Può non essere inutile segnalare ai convenuti a Bologna alcune questioni di una certa importanza:
1) l’opportunità di monitorare sistematicamente le varie azioni di protesta attuate e programmate;
2) stimolare azioni di protesta auto-organizzate e locali come appunto “presidi, scioperi della fame e flashmob”;
3) costruire un comune alveo virtuale di operatività, auto-gestito e praticabile anche da comitati e organizzazioni che rappresentano situazioni minoritarie o minime;
4) valorizzare le presenze sul web;
5) chiarirsi e chiarire il rapporto con i sindacatoni tutti; esplicitamente: le altre organizzazioni non sono, né vanno considerate secondarie, marginali, gregarie, dilettantistiche o amatoriali: dall’altra parte, i sindacatoni, pur con tutte le critiche, errori, omissioni, inadeguatezze, anche collusioni e tradimenti, non vanno esclusi o combattuti a priori, ma valutati e trattati in base ai comportamenti;
6) ricercare l’unità da intendere come uno “stare e operare insieme” ma senza gerarchie di organizzazioni, né leadership, né primi inter pares, né “stiamo uniti e comando io”; ogni organizzazione o soggetto faccia quello che può e decide verso direzioni concordate;
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ALCUNE RIFLESSIONI E PROPOSTE … PER CONTINUARE LA LOTTA CONTRO LA RIFORMA DELLA “MALA SCUOLA” DI RENZI
(6 Luglio 2015)
Da mesi i lavoratori della scuola stanno contestando il DDL sulla MALA SCUOLA (l’USI ormai da alcuni anni è in prima fila nelle lotte in difesa della scuola e dell’istruzione pubblica in generale e per la stabilizzazione dei precari, molto spesso coprendo da sola gli scioperi o come per il 12 maggio chiedendo a tutti i sindacati a partire da quelli di base di allargare la lotta con uno SCIOPERO GENERALE che poi ha proclamato da sola con il boicottaggio di tanti … o lanciando l’appello di occupare a giugno simbolicamente le scuole per coinvolgere il territorio, le famiglie e gli studenti) ma questo sta passando a colpi di fiducia ..
Ricordiamo 400.000 firme raccolte contro, 680.000 lavoratori in sciopero il 5 maggio (dopo aver finalmente spinto i sindacati confederali ed autonomi a lotte unitarie con i sindacati di base) … uno sciopero il 12 maggio … e migliaia di scuole con il BLOCCO DEGLI SCRUTINI …
Oltre alle mobilitazioni dei sindacati confederali e autonomi questa volta la lotta ha coinvolto tutto il mondo della scuola con presidi, scioperi della fame e flashmob in moltissime città … con una presenza significativa dei sindacati di base e/o alternativi, di coordinamenti di precari, gruppi di fb e/o autoconvocati.
Una lotta che non va smessa ma che dovrà continuare anche dal prossimo mese di settembre…
MA GIA’ DOMANI 7 LUGLIO invitiamo tutti e tutte a partecipare alla MANIFESTAZIONE PRESIDIO che si terrà in Piazza Montecitorio, dato che la CAMERA dovrà approvare il testo del SENATO entro il 10 luglio.
Occorre essere in migliaia in piazza per dimostrare a tutte le forze politiche che il mondo della scuola questa CONTRORIFORMA non la vuole …. Ma questo significa anche restare in piazza con un presidio continuato fino al momento del voto … Una specie di accampata con i sacchi a pelo, come avviene in tutti i paesi che contestano le scelte dei propri governi (e vedete si può vincere … e la GRECIA né è un esempio) …
Una presenza massiccia ci permetterebbe di inviare delegazioni al QUIRINALE per chiedere al Presidente MATTARELLA di non firmare ma di rinviare tutto alle Camere per una evidente incostituzionalità di molte parti del maxiemendamento approvato.
Daremmo un segnale forte a tutto il paese … potremmo così rafforzarci per riprendere la lotta anche a settembre (e c’è già una proposta di una assemblea nazionale a fine agosto a Roma) sia dal punto di vista legale (per evidente incostituzionalità o per la stabilizzazione dei precari) ma anche con un forte fronte del NO ALLA COLLABORAZIONE … per impedire l’applicazione degli effetti della MALA SCUOLA renziana … per coinvolgere (anche con OCCUPAZIONE SIMBOLICHE sotto forma di presidi o assemblee aperte) ancora con più forza il territorio, le famiglie e gli studenti e per preparare una grande manifestazione nazionale con una proclamazione di sciopero generale …
Questo vorrà anche dire una partecipazione di DOCENTI ed ATA senza delegare, con nuove forme di autorganizzazione, la creazione nelle scuole di COMITATI DI LOTTA e DI DIFESA … la partecipazione anche alle altre mobilitazioni in corso nel paese contro il jobs act, per le pensioni, per il reddito di cittadinanza; non si può restare a guardare ma occorre contro informare in ogni occasione e cercare un collegamento reale con le altre situazioni di lotta per costruire uno SCIOPERO GENERALE contro le scelte politiche del Governo Renzi.
Roma 6 luglio
SEGRETERIA COLLEGIALE USI S.U.R.F.
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COMITATO DI SOSTEGNO DELLA LIP SCUOLA, EVENTI, LIP, REFERENDUM SCUOLA
COMUNICATO 03/09/2015
by admin on 3 settembre 2015 • 0 Comments
Lavorare a una nuova legge d’iniziativa popolare, in opposizione alla legge 107, che restituisca alla scuola pubblica la centralità e il ruolo che la Costituzione le assegna?
Lavorare in vista di un possibile referendum abrogativo della legge 107 o di parte di essa ?
Immaginare e preparare iniziative di contrasto alla legge 107 alla riapertura del nuovo anno scolastico?
Queste le domande cui sarà chiamato a rispondere il mondo della scuola il 5 e il 6 settembre 2015 a Bologna. La legge 107 appena approvata in via definitiva è ritenuta totalmente inaccettabile perché cancella, di fatto, l’impostazione costituzionale della scuola di tutti e per tutti, fondata sul principio della libertà di insegnamento e garanzia di uguaglianza, inclusività e solidarietà.
In un tempo in cui gli spazi di democrazia e partecipazione tendono palesemente a restringersi e, le istanze provenienti dal mondo della scuola, del lavoro e della società a rimanere inascoltate, riteniamo doveroso, oltre che necessario per il bene del Paese tutto, aprire una nuova stagione di rivendicazioni, di riflessione e di lotte, in vista di un obiettivo comune: restituire alla scuola pubblica la centralità e il ruolo che la Costituzione le assegna.
Tale possibilità deve però nascere a partire dal mondo della scuola, con l’intenzione di allargarsi a tutta la società, nella presunzione/necessità di farne una battaglia generale, culturale e di civiltà in grado di parlare trasversalmente a tutte e tutti, genitori, insegnanti, studenti e studentesse, cittadine e cittadini.
Sabato 5 settembre l’Assemblea nazionale dei comitati territoriali per una nuova legge d’iniziativa popolare di riforma del sistema scolastico, procederà nella discussione già avviata da mesi per fare il punto sul lavoro fin qui svolto e giungere alfine a un articolato di legge condiviso.
Domenica 6 settembre l’Incontro nazionale di mobilitazione della scuola si interrogherà sulla possibilità concreta di indire un referendum abrogativo della legge 107 verificando se esistono le condizioni tecniche, politiche e sociali per procedere in tal senso.
Entrambi gli incontri si terranno presso Università di Bologna – Scuola di Economia – Aula 3 Piazza Scaravilli, dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica sono caldamente invitati a partecipare.
Hanno finora comunicato le loro adesioni all’incontro del 6 settembre le seguenti realtà (elenco aggiornato al 2 settembre):
COMITATI E GRUPPI LOCALI
Coordinamento scuole del VII Municipio di Roma, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Comitato genitori ed insegnanti per la Scuola pubblica di Padova, Coordinamento Genitori Democratici (Genova), Comitato docenti autoconvocati di Cosenza, Coordinamento scuole Versilia, Comitato scuola Corato (Bari), Autoconvocati della Scuola Roma e Lazio, Autoconvocati della scuola – Coordinamento scuole in mobilitazione di Padova, Mida precari, Retescuole Milano, CESP Centro studi per la scuola pubblica di Padova, “Cattive maestre”, “Sostengo il sostegno”, Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia, Manifesto dei 500, Assemblea sciopero della fame Bologna, Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza, Gruppo L.S. Amaldi di Bitetto-Bari, Coordinamento scuole Viterbo, Partigiani della scuola pubblica, Snals Bologna, Coordinamento docenti Marche, Comitato Diecincondotta Città di Castello (PG), Associazione Trapani Cambia, Coordinamento Campano Lavoratori della Scuola, Coordinamento docenti Caserta, Docenti Campani, Comitato “Articolo 33 per la difesa e il rilancio della Scuola Pubblica” di Bari, Comitati Lip di Trentino, Lombardia, Veneto, Friuli, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. Sindacato ORSA della Calabria.
SINDACATI e ASSOCIAZIONI NAZIONALI
FLC, Gilda, Cobas, Unicobas, USB (nazionale e Bologna), Il sindacato è un’altra cosa – opposizione Cgil in Flc, Per la Scuola della Repubblica, Una nuova primavera per la scuola pubblica, Non Uno di Meno, Gessetti Rotti, Illumin’Italia, Unione degli studenti, Rete della conoscenza, Link – Coordinamento Universitario, Sempre in Lotta – Coordinamento studentesco, Coordinamento nazionale per la scuola della Costituzione, Coordinamento Nazionale Professori Associati (Conpass), FIOM, Forum italiano dei movimenti per l’acqua bene comune, Libertà e Giustizia (nazionale e Bologna), Coordinamento democrazia costituzionale, ACT (agire, costruire, trasformare) nazionale ed Emilia Romagna, Coordinamento delle Ricercatrici e dei Ricercatori non Strutturati.
PARLAMENTARI e GRUPPI POLITICI
Movimento 5 Stelle, SEL, Gruppo Misto Senato, PRC, Altra Europa con Tsipras, Azione civile, Sinistra anticapitalista.