lunedì 22 febbraio 2016

Scuole paritarie cattoliche: bugie, assurdità, trucchetti, illusioni (*)

di Vincenzo Pascuzzi – 22 febbraio 2016

“non giurate, né per il cielo, né per la terra …. 
Non giurare neppure per il tuo capo …. 
Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no;
poiché il di più vien dal maligno”
da Matteo Ev., 5:34-37
 
“Scuola d’élite, scuola per ricchi, scuola che riproduce le disuguaglianze sociali. Oppure scuola che promuove tutti perché ‘tanto paghi…’, scuola che vive alle spalle dello Stato“ e poi “la Fidae …. promette un triennio di lotta alla disinformazione e ai luoghi comuni”.
Così Eleonora Fortunato introduce l’intervista a Virginia Kaladich, d.s. e diaconessa padovana, neo-presidente Fidae, in cui viene tratteggiato il programma triennale delle quasi 4mila scuole paritarie cattoliche associate. Peccato che nelle sole 8 righe iniziali e in meno di 100 parole sia già contenuta – e basta una lettura informata, meditata e critica per rivelarlo - la confessione delle bugie e la contraddizione delle false tesi contenute nell’articolo.

infatti, è pura verità, e non certo disinformazione o luogo comune fallace, affermare o ritenere che le scuole paritarie siano scuole  per pochi e per ricchi (chi può permettersi una retta annuale di circa 4 o 5.000 euro). Del resto se non fossero scuole per abbienti o quasi, perché insistere con i contributi statali? E perché Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia, dovrebbe affermare: «Oggi la scuola italiana è diventata classista, perché i poveri non possono fare una scelta educativa in piena libertà» (v. Famiglia Cristiana del 5.10.2015)?

La paritaria “promuove tutti perché ‘tanto paghi…’”? Beh, proprio tutti tutti no, ma alcuni sì: può farlo e presumibilmente lo fa (lo fanno anche le statali …. ). Come molto presumibilmente seleziona in ingresso ed in itinere escludendo persone non gradite e per lei scomode.
La lotta alla disinformazione, secondo Virginia Kaladich, va combattuta su un fronte duplice: da una parte negare la realtà vera e concreta (v. i cenni suddetti) e dall’altra accreditare una realtà diversa, finta, inventata, funzionale agli scopi.
Si comincia con la “presunta incostituzionalità dei contributi” ex art. 33, c. 3, Cost. (v. “senza oneri per lo Stato”), ma l’incostituzionalità dei contributi non è niente affatto “presunta”! Al contrario, risulta presunta, millantata, rivendicata, perciò tutta da dimostrare – e dopo ben 68 anni di pacifico orientamento corretto! – la tesi inversa cioè la costituzionalità degli stessi contributi o finanziamenti. Allora, un qualche ricorso alla Corte Costituzionale, oppure direttamente una legge di modifica dell’art. 33, dovrebbe essere preferibile a una lotta alla (presunta) disinformazione per superare la “riluttanza dei cittadini”: per concludere poi cosa?
L’argomento secondo cui la paritaria che fa “risparmiare allo Stato circa 6 miliardi di euro/anno, fonte Agesc”, assieme all’altro anch’esso ricorrente (ma non richiamato nell’intervista) che “le famiglie che scelgono le scuole paritarie pagano due volte, prima le tasse e poi la retta” risultano inconsistenti perché conseguenza di scelte libere altrui, non concordate, tantomeno richieste dallo Stato e fingendo che l’art. 33, Cost. non esista o possa essere ovviato fischiettando. Inoltre, appare palesemente assurda, improponibile, contraddittoria una proposta tipo: “caro Stato, decido io cosa e quanto ti faccio risparmiare, faccio io i calcoli, tu dammi quanto ti ho fatto risparmiare ??!!”. Cioè la conseguenza che si mangia la causa !!
È tutto da dimostrare, costituisce solo opinione soggettiva l’affermazione che “Quando gli italiani si dicono contrari al finanziamento della scuola non statale, dimostrano di essere non bene informati …. “. In primo luogo sono i politici e il governo a decidere sui finanziamenti e non “gli italiani” direttamente. Seconda considerazione, probabilmente “gli italiani” – almeno alcuni – cominciano a collegare la detrazione fiscale di 400 euro/alunno alle paritarie con il contributo volontario-obbligatorio di 100 o 200 euro/alunno richiesto dalle statali, giungendo forse alla conclusione che complessivamente i due importi si equivalgono. Cioè e purtroppo, il contributo volontario ma obbligatorio imposto dai d.s. delle statali – tramite una triangolazione - finisce nelle detrazioni fiscali alle paritarie! Tra l’altro, la categoria degli “italiani che sono contrari ecc.” include anche la maggioranza dei cattolici praticanti, o no?
Poi “le scuole cattoliche danno lavoro”: ovvio, proprio come le statali, nessun merito particolare, a meno che non si alluda a qualche …. scambio informale e celato.
Ancora, “stipendi più bassi” e “scuola di serie B”: anche questo sicuramente vero e confermato dalla migrazione innegabile e riconosciuta verso “l’agognato posto di ruolo statale”, dove peraltro le condizioni sono fra le più critiche e misere d’Europa e ancora destinate a peggiorare con la l. 107/2015.
Svista, errore, trucchetto o vizietto nel richiamare il “sistema pubblico di istruzione” istituito dalla l. 62/2000? La dizione corretta si trova nelle prime 5 parole del comma 1, dell’unico articolo: “Il sistema nazionale di istruzione”. Scrivere “pubblico” stimola interpretazioni e aspettative infondate, incomprensioni.
“Siamo scuola da più di un secolo …. i collegi dei gesuiti e dei salesiani”. Bisogna guardare – insieme, se possibile - più al presente e al futuro che al passato. Anche perché guardando non troppo indietro potremmo anche imbatterci nel …. “flagello dell'istruzione obbligatoria” di S.S. Pio IX, e constatare il divieto di accesso delle donne ai licei e alle università, rimosso (almeno sulla carta) soltanto nel 1874.
Appare  pretestuoso, improprio e strumentale (un bla-bla-bla diversivo,  un perditempo dialettico) il richiamo a “antichi rancori e pregiudizi …. vessillo ideologico”. Richiamo che vorrebbe accantonare, silenziare e bypassare opinioni diverse dalla proprie. Ma le note – questa compresa – di chi la pensa diversamente da Fidae, Agesc, Cei, Bagnasco, Scola, A.M. Alfieri e altri/e non covano rancori, né esibiscono vessilli, sono solo ancorate alla realtà e fondate su solidi ragionamenti.
Almeno per il momento, tralasciamo ulteriori puntualizzazioni su aspetti minori e veniamo ad alcune considerazioni finali di tipo generale anche con argomenti non toccati nell’intervista.
1)      Paritarie cattoliche.
Sono sicuramente in crisi e in contrazione. “In due anni hanno chiuso 349 scuole paritarie, mentre le iscrizioni sono calate di 75.146 alunni” e gli iscritti sono scesi sotto il milione (v. Avvenire, 1.10.2015). Colpa della crisi, della denatalità, della secolarizzazione della società. Calano anche le vocazioni religiose e sono sempre meno scuole dei preti e della monache: in Veneto – lo dice Virginia Kaladich – si hanno 288 consacrati su 3mila docenti delle paritarie, meno di uno su dieci (uno per classe). Sicuramente i religiosi sono quelli ai vertici e che gestiscono, decidono, comandano. I docenti sono assunti in maniera discrezionale, al di fuori delle graduatorie statali, maturano (illogicamente) punteggio, se possono passano alle statali. Quindi nelle paritarie abbiamo più docenti precari, più giovani e meno esperti, il servizio fornito non è, non può essere – mediamente - al livello delle scuole statali. Infatti, i risultati (variamente misurati) sono inferiori.  Il pagamento di una retta non è alla portata di tutte le famiglie, sono scuole per abbienti perciò elitarie. Le paritarie dell’infanzia (o materne, o asili) sicuramente tamponano le gravi carenze delle statali, ma questa dovrebbe essere situazione transitoria e da sanare. Le paritarie non offrono – non sono tenute, non gli conviene – tutti i tipi di scuola superiore, né sono dislocate dappertutto sul territorio nazionale.
2)      Vicolo cieco.
L’aspirazione delle paritarie cattoliche di pervenire anche alla parità economica (cioè rette a carico dello Stato) tramite l. 62/2000 e l. 107/2015 non appare realistica e realizzabile. La prospettiva sognata da A.M. Alfieri di usare la l. 107/2015 “ come leva per scardinare una cultura nemica della libertà (?!)” (v. tempi.it,  17.7.2015) non sembra realizzabile nell’immediato, né alla portata in tempi medi. L’art. 33, Cost. rappresenta scoglio fastidioso e insormontabile o provvidenziale diga a difesa (a seconda dei pdv e degli interessi concreti). I circa 400 euro racimolati come detrazione fiscale costituiscono contentino poco più che simbolico e senza prospettiva oppure  abuso interessato e un po’ somigliante a voto di scambio, sempre secondo i diversi pdv. 
3)      Voucher.
L’obbiettivo ottimale e soddisfacente per le paritarie cattoliche sembra essere costituito da contributi statali pari ai 6 mld di “risparmio” calcolati da Agesc nel 2007, ma contestati da Andea Gavosto della Fondazione Agnelli: “La chiusura delle scuole private in crisi costerebbe allo Stato molto meno di 6 miliardi”(v. corriere.it, 27.6.2014). Ammessi i 6 mld detti, ne verrebbe di conseguenza un voucher individuale di circa 5.000 euro annui pari alla retta media.  Una tale ipotesi potrebbe innescare conseguenze spiacevoli e inaccettabili sia fra le paritarie che fra statali.  Come impedire a chi già può sostenere una retta per la paritaria di aggiungere al voucher statale un delta, qualcosa di suo (mettiamo 2.000 euro) per accedere a una paritaria super? Il meccanismo del delta di incremento al voucher si propagherebbe sicuramente alle statali snaturandole.
4)      Costo standard.
Da almeno un paio d’anni, il costo standard – sostanzialmente finalizzato a definire l’entità del voucher individuale – è il cavallo di battaglia della Fidae e di A.M. Alfieri. Lo Stato dovrebbe – sempre per risparmiare, bla-bla-bla – finanziare le scuole statali con buoni scuola o voucher di entità pari al costo standard, calcolato ecc., ecc.: tanti iscritti, tanti buoni scuola. Poi il meccanismo andrebbe esteso anche alle paritarie e il gioco sarebbe fatto, in barba alla Costituzione!
Sul costo standard, A.M. Alfieri ha fatto studi (ha una 2ª o 3ª laurea in  Economia), ha scritto articoli e da ultimo anche un libro-saggio insieme a Marco Grumo e Maria Chiara Parola (“Il diritto di apprendere”) pubblicizzato , il 12 novembre scorso, su un’intera pagina di Repubblica. Insomma A.M. Alfieri ha le carte più che in regola, tanto che, due mesi fa (v. tecnicadellascuola.it, 18.12.2015) ha scritto una lunga lettera aperta al suo coetaneo e Boy Scout Emerito Matteo Renzi, senza avere ancora risposta. L’Alfieri segnalava tra l’atro che l’adozione del costo standard ”consentirebbe allo Stato di risparmiare più di 17 miliardi di euro all’anno, rispetto agli attuali 56 miliardi”. Forse Renzi non si fida, sta rifacendo i conti e ci vuole tempo oppure si accontenta dei 17 miliardi di dollari, compresa valigiata di Rolex, una tantum dell’Iran di Hassan Rohani.
5)      La mitragliata.
Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur, ha la delega per le scuole private, ex PdL ora è con l’NCD. Per motivi elettorali, coccola e liscia le scuole paritarie cattoliche. 
Non crede applicabile il costo standard, ma ha ugualmente promesso alle paritarie la parità economica.
Ha dichiarato infatti: “Il costo standard è un bell’esercizio matematico. In sanità ci sono molte variabili, ma nella scuola no. Oltre il 90 per cento della spesa pubblica è data dagli stipendi e quelli sono regolati da un contratto collettivo nazionale” aggiungendo “Già dall’anno prossimo cercheremo di raddoppiare o quadruplicare le detrazioni. E l’obiettivo è quello di giungere entro fine legislatura a una detrazione totale delle spese che una famiglia sostiene per mandare i figli alle paritarie” (v. Daniele Guarneri, tempi.it, 25.10.2015).
È vero che NCD è un partito molto piccolo, ma c’è chi lancia l’allarme: “ la frase che arriva come un mitragliata al cuore di tutti noiDocenti della Scuola Statale, è questa: ‘Scuole statali e non statali non esisteranno più. Tutte saranno  Scuole Pubbliche’. L’attacco alla Costituzione e alla Democrazia è stato sferrato insieme a tutte le bombe esplose con la Buona Scuola” (v. Claudia Pepe, lettera43.it, 19.2.2016).
6)      Papa Bergoglio
Diversamente dalla Cei di Bagasco, papa Bergoglio, nel volo di ritorno da Cuba e dal Messico, ha dichiarato chiaramente: “su famiglia e unioni civili il Papa non si immischia nella politica italiana”.
Anche sulla scuola cattolica italiana Bergoglio non si immischia, lo testimoniano i fatti, maglio le omissioni sicuramente non casuali e significative.
Il 10 maggio 2014, ben 300.000 studenti delle scuole cattoliche furono portati all’incontro con il papa a piazza San Pietro. Due anni di preparazione, Cei mobilitata, Bagnasco ricevuto da Bergoglio poche ore prima, ma NULLA disse allora il papa riguardo ai contributi statali alle paritarie. Da segnalare  che tantissimi striscioni amplificavano un unico messaggio significativo: «Basta steccati tra istituti pubblici e privati»!
Più recentemente, nell’udienza all’Agesc  del 5 dicembre scorso, nessunissimo cenno di Bergoglio a contributi statali alle paritarie.

P.S. A breve verrà aggiunto un elenco di link attinenti.
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(*) NOTA.
Virginia Kaladich, d.s. e diaconessa padovana, il 28 nov. 2015 è stata eletta presidente nazionale della Fidae e il 17 febbraio ha rilasciato la sua prima intervista. Con riferimento a quanto da lei dichiarato, vengono espressi alcuni commenti dissenzienti, critici e puntuali, diretti ovviamente non all’autrice, ma alle posizioni espresse e riportate riguardo le scuole “paritarie” cattoliche. Posizioni accreditate acriticamente come verità dogmatiche o quasi negli ambiti cattolici e religiosi tipo Fidae stessa, Agesc, Cei, parrocchie, ecc., e recepite presso gruppi politici affini e interessati ad ingraziarsi l’elettorato cattolico più tradizionalista.
V.P.
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Scuole non statali, Kaladich: chi contrasta finanziamento paritarie non è bene informato sul ruolo. Solo in Veneto 3mila docenti e 25mila studenti
di Eleonora Fortunato - 17 febbraio, 2016
Scuola d’élite, scuola per ricchi, scuola che riproduce le disuguaglianze sociali. Oppure scuola che promuove tutti perché “tanto paghi…”, scuola che vive alle spalle dello Stato “perché siamo in Italia e c’è il Vaticano”.
Sarà capitato a molti di sentire parlare così delle scuole non statali, paritarie cattoliche comprese. Ma la Fidae, la Federazione italiana a cui aderiscono i quasi 4mila istituti cattolici presenti sul territorio nazionale, non ci sta e con la nuova Presidente Virginia Kaladich promette un triennio di lotta alla disinformazione e ai luoghi comuni.
La riluttanza dei cittadini e dei politici italiani a un sostegno finanziario certo e duraturo nel tempo alla scuola paritaria ha, come è noto, le sue origini nella presunta incostituzionalità dei contributi (‘senza oneri per lo Stato’ si legge all’art. 33 della nostra carta fondamentale) o nell’idea che a usufruire di essa sia solo una minoranza della popolazione (minoranza che a guardare bene, però, fa risparmiare allo Stato circa 6 miliardi di euro all’anno, fonte Agesc), tuttavia si nutre almeno di un dato oggettivo: come mai riescono a ottenere e a conservare i requisiti di parità anche i famigerati ‘diplomifici’?
“È vero – concorda Kaladich - quella dei ‘diplomifici’ è un’anomalia che nuoce all’identità di tutte le scuole che rientrano nel sistema pubblico di istruzione, ma mi preme ribadire che il futuro delle paritarie cattoliche dipenderà in primo luogo da noi, dalla nostra capacità di raccontare chi siamo e che cosa facciamo. Recriminare e rivendicare risorse senza creare una cultura corretta della nostra presenza sul territorio è inutile, se non dannoso. La svolta che vorrei imprimere è perciò culturale, ancor prima che politica. Quando gli italiani si dicono contrari al finanziamento della scuola non statale, dimostrano di essere non bene informati sul ruolo, sul lavoro e sugli enormi sforzi che la maggioranza di questi istituti compie ogni giorno per stare accanto alle famiglie, per assicurare loro una più ampia libertà di scelta educativa con una proposta culturale che è sintesi coerente tra fede, cultura e vita. Per portare un esempio che conosco da vicino, nel solo Veneto le scuole cattoliche danno lavoro a 3mila docenti - di cui i consacrati sono soltanto 288 - offrendo un servizio a oltre 25mila studenti”.
È, dunque, ai propri insegnanti, ai propri collaboratori amministrativi, ai propri dirigenti che la nuova guida della Fidae chiede uno sforzo di comunicazione in più. Ma come ignorare che un’ampia parte di queste stesse risorse viva la scuola paritaria come una fase di passaggio in attesa dell’agognato posto di ruolo statale? Colpa degli stipendi più bassi (solo il contratto Agidae garantisce un trattamento non troppo dissimile da quello statale), ma anche del pregiudizio che esista una scuola di serie A, quella dello Stato, e una scuola di serie B, la paritaria. “Ed ecco un altro punto su cui si misura il mancato riconoscimento del nostro ruolo di formazione e di accompagnamento dei docenti, specie di quelli più giovani - risponde Kaladich - Siamo scuola da più di un secolo, da prima che l’Italia si dotasse di un sistema nazionale di istruzione, eppure ci troviamo ogni volta a dover dimostrare o elemosinare qualcosa”.
Scuola da più di un secolo, proprio così, con i collegi dei gesuiti e dei salesiani che hanno collaborato alla scolarizzazione e al riscatto culturale di intere aree, anche molto deprivate, del nostro Paese, favorendo sviluppo e coesione del tessuto sociale. Un ruolo che fino a qualche lustro fa nessuno si sarebbe mai sognato di disconoscere, ma che paradossalmente viene messo in discussione proprio a partire dall’approvazione della legge n. 62 del 2000: da un lato la scuola paritaria entra a pieno titolo nel sistema pubblico di istruzione, dall’altro risveglia antichi rancori e pregiudizi, divenendo un pomo della discordia, un vessillo ideologico su cui i programmi elettorali marcano ancora oggi le loro identità.
“La Legge del 2000 voluta dall’allora ministro Berlinguer ha rappresentato una svolta significativa – continua Kaladich - ma l’obiettivo è ora passare dal sistema incerto dei contributi deliberati anno per anno dal Parlamento a quello di un finanziamento certo e garantito dallo Stato, come peraltro avviene in molti Paesi della stessa Unione europea. Le detrazioni fiscali a vantaggio delle famiglie che scelgono la scuola paritaria introdotte dalla Legge 107 rappresentano un buon inizio, così come il ripristino del contributo di 472 milioni, che ha la novità di aver stabilizzato i fondi per i prossimi anni (‘d’ora in poi’ c’è scritto sull’emendamento, ndr). Ma siamo purtroppo ancora lontani dai 535 milioni di qualche anno fa…” e soprattutto da soluzioni che realmente garantirebbero una equità retributiva ai docenti delle paritarie, come per esempio la presa in carico dei loro stipendi da parte dello Stato, una soluzione adottata in molti stati europei. A proposito di questo la Presidente Fidae conclude: “Un po’ di tempo fa mi trovavo a Budapest, e ho avuto modo di incontrare il ministro dell’istruzione; ebbene, la mia ospite mi ha comunicato quasi con imbarazzo che lo Stato lì da loro riesce a coprire ‘solo’ i costi degli stipendi dei docenti delle scuole cattoliche ungheresi. Si immagini un po’ il mio di imbarazzo…”.
I tempi non sono ancora maturi nel nostro Paese per un cambiamento strutturale del genere, Kaladich lo sa bene; basta pensare all’esclusione dei docenti di scuola paritaria dal beneficio dei 500 euro ad personam per la formazione, o alla rigida posizione contro il finanziamento alla scuola non statale assunta di recente da una forza politica nuova come il Movimento 5 Stelle, che dovrebbe nascere smarcato da ideologie da prima repubblica. Nell’attesa, certo, che l’antagonismo tra scuola statale e scuola non statale ceda il passo a un regime di sussidiarietà vero, dove la seconda affianca e aiuta la prima a erogare il servizio su cui più di ogni altro si misura la civiltà di un popolo. 
17 febbraio, 2016 - 06:52


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