venerdì 11 marzo 2016

Spunti di riflessioni contrastive dall'intervento del preside Zen "Non può esistere una scuola di qualità senza la valutazione del personale"


Mi permetto di chiosare il bellissimo intervento del preside, fermo restando l'ammirazione per il lavoro svolto che è sicuramente da prendere ad esempio, tuttavia:

1) la Legge 107 prevede la valutazione solo ed esclusivamente per i docenti, non per il personale ATA e per i ds non è prevista nemmeno la rotazione di sede e tralascio le tematiche di "investimento nell'istruzione" che come sa il preside non collocano il nostro paese diciamo "ai primi posti";

2) i criteri minimi dei processi di valutazione, ammesso che si possa fare con gli oggetti immateriali, secondo la letteratura scientifica sono:
a)competenza del valutatore identica al valutato (non esiste né per il preside,né per i genitori o gli studenti..),
b)la partecipazione del valutato alla valutazione (non esiste nella 107) e 
c) la possibilità di appello del giudizio ad un organismo di seconda istanza che non sia il giudice del lavoro (quello pare che la legge 107 non l'abbia potuto togliere). 
Questi criteri non li ho inventati io, si trovano nei manuali di Economia Pubblica in uso nelle università italiane a proposito dei processi di valutazione dei dirigenti pubblici e quadri;

3) nei manuali di Economia Aziendale in uso nelle Università italiane spesso viene riportata la diatriba sul TQM o "qualità totale" che pare sia una chimera antieconomica anche per le aziende private, per le aziende pubbliche le uniche certificazioni di qualità riportate sono solo quelle "di processo" e non "di prodotto", in queste ultime infatti ci sono ancora"terreni scientifici e metodologici scivolosi", naturalmente trovano spazio le tematiche del bilancio sociale, della certificazione etica ecc., tuttavia il problema sussiste: certifichiamo il processo non il prodotto cioè la procedura di imbottigliamento non l'acqua; 


4) per quanto concerne gli "accreditamenti regionali" un settore diciamo con luci e ombre, mi pare che il legislatore nazionale proceda con dei "ripensamenti" cioè, ad esempio, sta riportando l'istruzione professionale in toto alle Scuole Statali, quindi è sicuramente un'area in "movimento" con traiettorie tipo "gambero" e sicuramente non ancora approdata ad una configurazione stabile.


Comunque ho apprezzato il recupero dell'"esperienza" nelle selezioni, è in linea ad esempio su quelle che sono le metodologie che si studiano sui manuali di Organizzazione dei Servizi Sociali in uso nelle Università, dove si dice chiaramente che le selezioni psico attitudinali (quelle dei test anche in par condicio dell'errore) sono deleterie perchè soltanto con un "contratto psicologico" si può motivare ed essere sicuri che chi selezioniamo è compatibile con la struttura e le sue finalità: insomma quello che si perde ex-ante, in tempo ed energie, lo si ricava ex-post in termini di qualità del servizio ed efficacia.


Sarebbe stato bello trovare anche qualche riflessione sull'Invalsi, magari paragonando certe metodologie a quelle in uso nelle scuole pubbliche americane e sarebbe stato bello trovare anche qualche spunto sul tasso di presenza di leadership nella struttura scolastica italiana, ma temo che siano argomenti "divisivi" e "contrastivi".

....Tutto il resto..... direi che è assolutamente condivisibile ;-)


Giancarlo Memmo

http://www.tecnicadellascuola.it/item/18872-non-puo-esistere-una-scuola-qualita-senza-la-valutazione-del-personale.html