giovedì 18 agosto 2016

Classi capovolte? In alcuni casi sarebbe meglio tenerle dritte


Di insegnamento capovolto,  metodologia didattica che sta crescendo in modo esponenziale in tutto il mondo, a partire dalla pubblicazione della Bibbia del metodo, «Flip your classroom», di Jonathan Bergnman e Aaron Sams (2012),  si è parlato ( 2015 )  a Roma, in occasione del primo convegno nazionale, organizzato da Flipnnet, in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale. A introdurre l’argomento e tessere le lodi del metodo, Tullio De Mauro, linguista ed esperto di didattica innovativa.  A tal proposito De Mauro  dice: « Il nuovo metodo consente di abbattere i totem dell’istruzione, dei veri feticci: il prof in cattedra per la lezione frontale, a raccontare cose che lui o altri hanno scritto in un libro con più esattezza; la verifica orale, in cui uno o due rispondono alle domande e gli altri fanno quello che vogliono; e il manuale, una statua sacra ».  Ma  nelle applicazioni  sul campo della  classe capovolta non tutto può filare liscio, infatti, riportiamo alcuni aspetti pratici che potrebbero rendere problematico l’utilizzo della nuova metodologia (http://www.lenuovemamme.it/il-metodo-flipped-classroom-da-prendere-con-le-molle/ ):
·        Il problema dell’impossibilità per alcuni bambini di accedere a casa alla documentazione si ovvia facendogliela vedere a scuola…ma allora dov’è il risparmio di tempo? Per non parlare della ancora carente disponibilità a scuola di LIM e computer e perfino di collegamenti alla rete.
·        I bambini della scuola primaria e i ragazzi della secondaria di primo grado riuscirebbero a gestire in autonomia il materiale fornito? Non viene forse chiesto troppo ai genitori a casa…genitori che spesso, come sappiamo, non hanno neanche il tempo di controllare se il compito (“l’obsoleto compito”) è stato svolto?
·        Quanti insegnanti creerebbero personalmente le lezioni e quanti invece potrebbero attingere liberamente a quelle già fatte? Ciò spersonalizzerebbe il lavoro che invece, se aderente al modello, dovrebbe essere un momento altamente professionale e creativo per l’insegnante.

 

Aldo Domenico Ficara