sabato 1 ottobre 2016

Dicono agli insegnanti che il posto fisso è finito. Un insegnante risponde:”anche la cultura”


“Se il mondo del lavoro italiano somiglia a una giungla, certi insegnanti della scuola pubblica somigliano a quei guerriglieri che ancora si ostinano a combattere una battaglia finita da decenni: quella per il posto fisso. Annalisa Chirico racconta la surreale ribellione dei professori meridionali al trasferimento al nord, paradigma di un Paese diviso su tutto, tranne che sulle pretese. Perché il posto fisso resta sacro, anche se non esiste più. Solo che i samurai dell’immobilità,  gli ultimi alfieri inconsapevoli del clientelismo e degli stipendifici della Prima Repubblica, non se ne sono accorti”. Questa  è la presentazione di un libro edito da Il Giornale  dal titolo “ I samurai del posto fisso “. Lo stesso Il Giornale in un suo articolo pubblicato il 26 luglio 2016 scrive (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuovo-piano-statali-addio-posto-fisso-e-scatti-1289219.html ): “Palazzo Chigi avrebbe già studiato un piano per eliminare due punti chiave: il posto fisso e gli scatti di anzianità. Come riporta il Corriere della Sera, la riforma del pubblico impiego potrebbe segnare la fine del "posto fisso". Di fatto finora le amministrazioni hanno l'obbligo di segnalare il personale in eccesso. Ma chi non lo fa non viene sanzionato. Adesso, col nuovo piano, i dirigenti dovranno segnalare i dipendenti in eccesso e qualora non lo facessero potrebbero venire sanzionati. Ed è qui la differenza col passato. Chi è in eccesso verrà spostato anche di 50 chilometri dal luogo in cui lavora per svolgere servizio in un'altra sede. Oppure verrà sospeso dal servizio con una riduzione dell'80 per cento dello stipendio. Poi c'è il secondo elemento: l'eliminazione degli scatti di anzianità. Ogni anno tutti dipendenti pubblici saranno valutati dai loro dirigenti per il lavoro fatto. E sulla base di quelle pagelle sarà assegnato un aumento, piccolo o grande a seconda delle risorse disponibili”. Quindi pure chi scrive, che nella sua veste di insegnante deve sapere che il posto fisso è finito, allo stesso tempo vuole evidenziare il fatto che senza una buona continuità didattica ( strettamente legata al posto fisso ) anche la cultura disciplinare è finita.


Aldo Domenico Ficara