sabato 25 giugno 2016

Quando una scuola non ha un piano di sicurezza, la mancanza è grave !


Sul sito web Tuttoscuola qualche giorno fa si pubblicava un articolo sulla sicurezza negli edifici scolastici (http://www.retescuole.net/rassegna-stampa/sicurezza-a-scuola-dirigenti-scolastici-senza-scudo ) che recita così: “Non è trascorso molto tempo da quando il preside Livio Bearzi è stato scarcerato. Il 23 dicembre 2015 il Presidente della Repubblica Mattarella, sollecitato anche da numerose petizioni promosse tra gli altri dal III istituto comprensivo di Udine e da organismi rappresentativi del sistema educativo, disponeva  gli arresti domiciliari e l’affidamento in prova ai servizi sociali dell’unico condannato per la tragica morte di tre giovani studenti e per il ferimento di altri due, drammi causati dal crollo del Convitto Nazionale Domenico Cotugno de L’Aquila nel corso del terremoto del 6 aprile 2009.  Ricordiamo: la condanna emessa dalla Cassazione con sentenza definitiva è stata di quattro anni di reclusione per omicidio colposo e di cinque anni di interdizione dai pubblici uffìci; sono stati contestati al preside la non adeguatezza sotto il profilo della sicurezza del vecchio edificio del Convitto e, soprattutto, l’ assenza di un piano di sicurezza che avrebbe previsto l’evacuazione in caso di necessità. Drammatiche vicende come questa generano timori e preoccupazioni che mettono a dura prova la capacità del dirigente scolastico di assumere la responsabilità di tutore della sicurezza in ambito scolastico “. A ben vedere,  evidenziare il fatto che sussisteva “l’ assenza di un piano di sicurezza che avrebbe previsto l’evacuazione in caso di necessità”, determina la presenza di una mancanza grave.  Così come viene sottolineato dal contenuto normativo del  seguente video:

 




Aldo Domenico Ficara

mercoledì 22 giugno 2016

Nel marzo del 2015 scrivevo: “Dopo il DdL La Buona Scuola chi voterà in futuro il PD?”


Da almeno un anno la quasi totalità degli insegnanti e del personale ATA ha tappezzato le bacheche dei vari gruppi social con lo slogan 'Io non voterò mai più PD' ed i risultati di questa protesta si sono inevitabilmente e puntualmente manifestati. A conferma di quanto detto  si fa riferimento alla testata giornalistica Orizzonte Scuola che riporta un sondaggio di LiberoQuotidiano.it, scrivendo: “LiberoQuotidiano.it ha avviato un sondaggio (http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/11796324/Secondo-voi-qual-e-l-errore.html ) con il quale chiede agli elettori di indicare qual è l'errore più grande di Matteo Renzi. Secondo i dati ancora parziali del sondaggio, è la Buona scuola l'errore più grande, con il 59% delle preferenze, seguono le pensioni, il Job Act, le liti con la minoranza e il caso Marò “. Anche chi scrive  nel lontano 15 marzo 2015 fu facile profeta in tempi non sospetti, quando dalle pagine de La Tecnica della Scuola  sottolineava (http://www.tecnicadellascuola.it/item/10120-dopo-il-ddl-la-buona-scuola-chi-votera-in-futuro-il-pd.html ): “ Navigando all’interno della pagina Facebook del Partito Democratico si possono leggere gli umori, sicuramente poco sereni, degli iscritti al partito che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica. Per rendersi conto dei toni, si riportano alcuni commenti  omettendo i nomi di chi pubblica per motivi di privacy:

1.“Come si sta riducendo male questo PD, da sempre il mio partito e la mia casa, adesso sta diventando un comitato di annunci neoliberisti. Avete distrutto un partito, avete distrutto la Sinistra, avete distrutto la speranza e la voglia di migliaia di democratici di Sinistra come me che hanno dato molto a questo partito senza chiedere nulla oltre la dignità e la lotta per i propri ideali”.

2.“Vergognatevi. Sono un insegnante abilitato e con 8 anni di servizio alle spalle, iscritto al PD dalla sua nascita, mi avete tolto tempo, salute e soldi. La tessera ve la rispedisco e col cavolo che vi voto più”.

3.“Sarei curioso di sapere se c'è qualcuno che legge i commenti, per capire se si rendono conto che stanno creando un deserto intorno al PD”.

4.“Vergogna! Ho sempre votato per la sinistra e me ne pento amaramente. Avete perso il mio voto definitivamente! Spero che lo facciamo anche altri. Avete finito di rovinare la scuola”.

5.“Con la chiamata diretta avete di fatto reso legale la raccomandazione e avete dato fondi alle scuole private che sono spesso diplomifici per non dire altro. Complimentoni!! Mi raccomando votate ancora PD”.

6.“Guai a mandarmi volantino sotto le elezioni, straccio la tessera ci avete solo ingannato ed illuso, con le assunzioni e la buona scuola”.

7.“Ho la sinistra nel mio dna ma non mi sento assolutamente rappresentata da questo governo che, in cambio di potere e visibilità, sta svendendo tutti i diritti dei lavoratori. Ha cominciato con lo art 18 e sta proseguendo con ritmi da caterpillar nei confronti degli insegnanti... La colpa è anche nostra che non abbiamo riempito le piazze ma una cosa è certa  non voterò mai più il PD”.

Forse questi commenti nel conteggio delle percentuali di consenso politico lasciano il tempo che trovano, perché potrebbero rappresentare una minoranza del Paese,  ma a ben sentire, nasce spontanea una domanda: chi voterà in futuro il PD? “

Oggi sappiamo che i voti non sono sufficienti per vincere le amministrative, tra qualche mese vedremo se saranno sufficienti per far vincere il SI al referendum costituzionale.

 

Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 15 giugno 2016

3 pillole di sicurezza per diminuire il rischio nella scuola

di Aldo Domenico Ficara

Parlare di sicurezza nelle scuole, attraverso 3 video  pubblicati dalla Tecnica della Scuola, può aiutare a diminuire il rischio incidenti all'interno degli edifici scolastici. Infatti, il TU sulla sicurezza prevede l’inserimento in ogni attività scolastica di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche ai fini della promozione e divulgazione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro (art. 11).  La scuola non ha solo l'obbligo, come tutti gli altri settori di attività, pubblici e privati, di rispettare la normativa in materia di tutela della sicurezza, ma ha anche il compito di promuovere la cultura della sicurezza tra gli allievi. Pertanto in tutti gli ordini di scuola, la sicurezza, che rappresenta una declinazione tematica dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, si traduce nella partecipazione consapevole e responsabile alle varie fasi del processo di prevenzione
  • nel rispetto di regole e procedure di tutela
  • nell’assunzione di comportamenti protettivi e di salvaguardia della propria e altrui incolumità.
Nei seguenti 3 video si parlerà di pericolo, rischio, valutazione del rischio e elementi di primo soccorso ( contenuto della cassetta di pronto soccorso ).

Primo video:





Secondo video:





Terzo video:



lunedì 13 giugno 2016

IL DOMANI DEL LICEO CLASSICO …E DELLA CULTURA NELLA SCUOLA ITALIANA.


di Stefano Casarino

Il Convegno Il Liceo Classico del futuro. L’innovazione per l’identità del curricolo, svoltosi al Politecnico di Milano il 28 e 29 aprile scorsi ha avuto vasta eco: tra i molti interventi sul tema, validi spunti di riflessione li offre l’articolo di Antonietta Porro, Greco e latino, superiamo l’opposizione tra grammatica e civiltà (Il Sussidiario.net, 13.06.2016).

Più che il parere di autorevolissimi docenti universitari, mi pare si debba sentire la voce (e tenere nel debito conto l’esperienza) di chi da anni affronta ogni giorno in classe i problemi dell’insegnamento delle lingue classiche, con alunni sempre diversi e - vale la pena rimarcarlo - sempre meno attrezzati per ciò che concerne le competenze logico-linguistiche.

E questo sarebbe il primo punto da affrontare, la premessa indispensabile per qualunque serio ragionamento sull’intera scuola secondaria di secondo grado: che ruolo hanno oggi nell’attuale scuola secondaria di primo grado (la vecchia “scuola media”, per intenderci) l’insegnamento della grammatica e della sintassi dell’italiano e la composizione scritta nella nostra lingua madre?

Chi scrive ha avuto modo di verificare coi propri figli: in tre anni di medie (per altro ottime e con validissimi insegnanti) il numero globale di “temi” ha raggiunto (forse) la dozzina; di riassunti manco a parlarne; di altri esercizi alternativi neppure l’ombra: questionari, invece, quelli tanti; e test a crocette, perché così si fa altrove.

Altro che troppi compiti a casa e a scuola: scrivere, far scrivere è diventato obsoleto (anche perché poi correggere costa tanto tempo e tanta fatica!).

L’attenzione alla “lingua”, all’errore ortografico è quasi del tutto sparita (e mi scuso in anticipo coi molti valorosi colleghi che invece ancora su ciò insistono): tanto oggi nessuno scrive più con la penna, si scrive col PC e c’è il correttore ortografico (così mi replicò qualche anno fa un’aggiornatissima collega).

Se poco e male si hanno nozioni di analisi grammaticale e logica, affrontare le lingue flessive è un salto non da poco.

Qui una cosa va detta subito con chiarezza: non è più sensatamente possibile impostare lo studio del latino e del greco con le categorie grammaticali di tantucciana memoriana per l’uno e di lamanniana-nucciottiana memoria per l’altro. Prima era possibile esaurire lo studio della grammatica al biennio (il vecchio ginnasio), oggi sarebbe follia solo pensarlo.

Ad una maggiore distensione dell’apprendimento della lingua si dovrebbe però accompagnare, a parer mio, un incontro più immediato con la cultura: prima si doveva attendere il triennio per respirare l’aria più vivificante della letteratura e per parlare di grandi temi culturali, oggi bisogna assolutamente ripensare e ristrutturare radicalmente questa tempistica.

Il problema dei problemi, però, ancora una volta non è cosa fare e a quali mezzi ricorrere (la proposta delle versioni contrastive, oppure, entrando nel merito dei problemi, essenzializzare e ridurre, come propone Serianni, da cinque a tre le declinazioni latine), ma è la formazione di chi quelle materie vorrà (dovrà) insegnarle, sempre che si ritenga ancora sensato farlo.

Notizia di questi giorni: in Grecia il Ministero della Pubblica Istruzione – là si chiama ancora così – intende eliminare l’insegnamento del greco antico nella scuola media inferiore: ci stupiamo e magari qualcuno si scandalizza, ma noi col latino nella nostra scuola media già l’abbiamo fatto, e da tempo!

Ha ragione Porro a prendersela col grammaticismo, che è cosa ben diversa dallo grammatica. E tra i tanti –ismi che ci rovinano voglio segnalare quello che a parer mio nella scuola li contiene tutti: “didatticismo”.

Si badi, non didattica: di quella, che è roba seria, non si parla mai, o si fa finta di parlarne. La decennale esperienza delle SSIS, interrotta in uno dei modi più brutali che la recente storia dell’istruzione italiana ricordi, avrebbe potuto (dovuto) servire a ciò: ora è la volta dei TFA, dei PAS…

Possiamo dire, in coscienza, che davvero ci si preoccupa in Italia di “formare i formatori”? E, oltre alla (inesistente) formazione in ingresso per conseguire la famosa abilitazione all’insegnamento, che dire poi di quella in itinere e del diritto/dovere all’aggiornamento?

In buona sostanza, mi piacerebbe che si convenisse su due punti, dai quali necessariamente partire per qualunque discussione sensata:

1.   senza persone preparate e motivate, che conoscano e siano in grado di far conoscere ciò che insegnano (utilizzando certamente tutti i “mezzi” nuovi a loro disposizione, ma senza affidarsi passivamente ad essi), qualunque didattica, non solo quella delle lingue classiche, è destinata al fallimento. Se alla fine del Liceo, gli studenti progettano il falò dei libri e degli appunti di latino e di greco e in futuro fuggiranno da qualunque iscrizione in quelle lingue, il fallimento è pieno e irrimediabile: anzitutto, di chi quelle materie le ha proposte e insegnate, perché le ha mummificate, ha tolto loro ogni fascino e agli studenti ogni voglia di apprenderle. in Inghilterra un’insegnante trentenne è stata licenziata perché troppo noiosa: aldilà della risonanza e della semplificazione mediatica, una riflessione in merito varrebbe la pena di farla!

Se invece, anche senza frequentare Lettere Classiche all’Università, gli ex-liceali continueranno ad interessarsi di letteratura, ad “incontrare” i classici (magari leggendo in integrale e in buona traduzione italiana quei testi di cui la scuola ha offerto solo “pillole”), ad andare a teatro, all’opera, ecc…, allora aver frequentato il Classico avrà lasciato positivamente e durevolmente il segno.

2.   Ma – e qui è il caso di parlare forte e chiaro – non è in gioco la sopravvivenza di un indirizzo come tanti, che in meno di dieci anni ha visto dimezzati i suoi iscritti e che qualcuno magari si augura pure che si estingua perché del tutto arcaico ed inutile: è in gioco anche e soprattutto una precisa idea di cultura, di formazione culturale. Tramontato più o meno felicemente il tempo di affermazioni quali “il Classico dà la forma mentis”; “il latino e il greco aprono la mente” ; “il Classico forma la futura classe dirigente” ecc.., è ora il momento di chiedersi e di chiedere ai nostri decisori politici se la scuola, tutta quanta nel suo insieme, deve diventare un luogo in cui dispensare nozioni verificabili con test  che di culturale non hanno proprio nulla (e allora tradurre non serve ad un accidente, ma neppure discutere di Omero o di Virgilio) oppure se la scuola, tutta quanta nel suo insieme (con un ovvio processo di gradualità), continuerà (deve continuare) ad essere il luogo dello studio, della lettura e dell’analisi dei testi, dell’incontro con la cultura in tutte le sue forme e avere per fine la formazione del gusto e del senso critico, il fornire metodi e strumenti perché ciascuno sia in grado di  ragionare con la propria testa dopo aver conosciuto la lezione del passato.

Questo, ovviamente, presuppone che importi ancora parlare di individui, di persone, e non solo di competenze e di prestazioni.

Ma forse, oltre alle lingue classiche, anche questo modo di pensare è ormai un arcaismo di cui possiamo benissimo fare a meno.

 

 

 

 

domenica 5 giugno 2016

Concorso a cattedra 2016: la lezione simulata


La prova orale del concorso a cattedre 2016 ha per oggetto le materie di insegnamento ed è finalizzata ad accertare la padronanza dei contenuti disciplinari e la capacità di trasmissione degli stessi e di progettazione didattica. Come previsto dal decreto MIUR n. 95 del 23 febbraio 2016, la prova avrà una durata massima di 45 minuti e si comporrà di una lezione simulata, della durata di 35 minuti, in cui, oltre alla lezione stessa, dovranno essere illustrate le scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche, e di un colloquio immediatamente successivo sui contenuti della lezione, volto anche ad accertare la conoscenza della lingua straniera scelta. In particolare, il candidato dovrà individuare i destinatari dell’intervento didattico, la durata prevista, i prerequisiti e gli obiettivi di apprendimento, coerentemente con i programmi ministeriali e con le relative linee-guida. Sarà necessario, inoltre, indicare i metodi e i sussidi didattici che si intende utilizzare e definire il contenuto delle singole fasi della lezione e della successiva verifica, predisponendo test ed esercizi al fine di accertare l’effettivo grado di apprendimento. Quindi ricapitolando  per  lezione simulata si intende la presentazione  di un  progetto didattico, approntato nelle 24 ore, all'interno del quale siano presenti una serie di elementi, atti a dimostrare le proprie competenze in ambito didattico-metodologico. A tal riguardo gli elementi da inserire sono:

·        Il contesto scolastico all'interno del quale si inserisce il proprio intervento didattico
·        La collocazione dell'argomento dato all'interno della programmazione didattica complessiva
·        Il riferimento alla struttura del curricolo all'interno del quale si inserisce l'unità di apprendimento approntata
·        Il riferimento  a elementi di didattica: gli obiettivi (conoscenze, abilità, competenze), la durata dell'intervento didattico (il numero di ore e lezioni), la motivazione per cui si è scelta una metodologia e non un' altra, gli strumenti che si intenderebbero utilizzare (fondamentale il riferimento alle tecnologie multimediali), segnalare gli elementi di interdisciplinarietà (richiesti anche durante la prova scritta), particolare attenzione agli allievi che presentano BES (bisogni educativi speciali).

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 4 giugno 2016

Concorso a cattedra 2016: numeri e percentuali sulle prove scritte di 4 classi di concorso


Il Miur ha comunicato alcuni dati relativi alla partecipazione dei candidati alle prove scritte del concorso a cattedra che si sono concluse lo scorso 31 maggio ( dati confermati anche dal sito web Tuttoscuola ).  In termini di persone fisiche, hanno partecipato a una o più prove scritte 126.220 candidati. Ad oggi  si conoscono soltanto alcuni dati parziali di livello nazionale per alcune classi di concorso, tra queste ne prenderemo in considerazione 4: posti comuni di scuola primaria, posti comuni della scuola dell’infanzia, spagnolo e matematica e scienze nella scuola media. Vediamo i numeri e le percentuali per ognuna di queste 4 classi di concorso:

·        Per i posti comuni di scuola primaria, hanno presentato domanda di partecipazione 74.926 candidati, si sono presentate agli scritti 52.600 persone, pari a poco più del 70% ( precisamente 70.2% ). I posti a concorso  sono 17.299, quindi risulterà vincitore un candidato ogni tre.
·        Per i posti comuni della scuola dell’infanzia, hanno presentato domanda di partecipazione 73.532 candidati, si è presentato il 66% ( precisamente il 65.96% )  dei candidati, pari a circa 48.500 persone. I posti a concorso sono 6.933, quindi risulterà vincitore circa un candidato ogni sette.
·        Per spagnolo si è presentato il 96,6% dei 2.170 candidati che avevano presentato domanda, cioè circa 2.100 persone. I posti a concorso sono in tutto 800, quindi risulteranno vincitori due candidati ogni cinque ( pari al 40% di coloro che si sono presentati alla prova scritta ).
·        Per matematica e scienze nella scuola media hanno presentato domanda di partecipazione 4.529 persone, si sono presentati  agli scritti 4.350  candidati pari al  96,09%.  I posti a concorso sono 4.056, quindi  possono risultare vincitori quasi tutti i candidati ( ad esclusione di 294 aspiranti insegnanti ), a condizione che superino sia la prova scritta che quella orale

Di queste 4 classi di concorso la più complicata risulta essere quella per i posti comuni della scuola dell’infanzia, mentre la più agevole in termini percentuali di selezione quella di matematica e scienze nella scuola media. A completamento di quanto scritto,  si propone di seguito un video che ripete tutti i dati presentati in questo articolo

 




Aldo Domenico Ficara

giovedì 2 giugno 2016

Fissato in Sicilia il calendario del prossimo anno scolastico 2016 - 17


Fissato in Sicilia il calendario del prossimo anno scolastico: il 14 settembre 2016 si tornerà in classe. La decisione è stata presa dall’assessore regionale all’Istruzione  che ha stilato un calendario molto dettagliato. I cancelli delle scuole siciliane riapriranno il prossimo mercoledì 14 settembre. Per le vacanze natalizie, gli istituti rimarranno chiusi dal 22 dicembre al 6 gennaio, anche se si rientrerà giorno 9, tenendo conto che il 7 gennaio 2017 cadrà di sabato. Nel periodo pasquale, invece, le scuole si fermeranno per 6 giorni, dal 13 al 18 aprile. A differenza del resto d’Italia, inoltre, gli studenti siciliani godranno di un giorno in più di vacanza: il 15 maggio, infatti, ci sarà la festa dell’autonomia.

 

Aldo Domenico Ficara