domenica 28 maggio 2017

La grande ingiustizia degli stipendi scuola: 800mila insegnanti ignorati, 8mila Ds ascoltati


Leggendo la cronaca delle notizie sul  mondo scolastico non si può nascondere il fatto di un malcontento generalizzato, dovuto ai due pesi e due misure usato dai rappresentanti governativi sull’argomento aumenti stipendiali.
Stipendi di circa 800mila insegnanti :
Risoluzione contrattuale per la fine dell’estate sulla base di un aumento lordo di 85 euro su un triennio
Stipendi di circa 8mila Dirigenti scolastici :
Dopo la manifestazione del 25 maggio e dopo un chiacchierato sciopero della fame , le sigle sindacali dei presidi sono state ricevute dal governo con la promessa di un adeguamento dello stipendio agganciato agli emolumenti dei dirigenti ministeriali. ( si tratta di un ipotetico passaggio stipendiale da 62mila euro a 100mila euro, con un differenziale lordo di 38mila euro: circa 2mila euro nette al mese )
Pertanto da una parte, quella dei Ds,  viene ascoltata una richiesta di aumento stipendiale di 2mila euro nette al mese, dall’altra , quella degli insegnanti, viene ignorata l’adeguamento stipendiale a livello degli altri paesi europei, ma è proposto un aumento stipendiale quasi inesistente. ( pari a 15 euro nette mensili per tre anni, ovvero dopo tre anni un aumento netto di 45 euro al mese ). Un comportamento che può rivelarsi nel segreto delle urne come il classico cerino acceso in una polveriera. Infatti, il voto elettorale delle prossime politiche è vicino e ognuno tragga le proprie conclusioni.
Una soluzione equa che farebbe contenti tutti sarebbe: 2mila euro netti  di aumento mensile per i Ds e 2mila euro netti di aumento mensile per gli insegnati

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Convergenza Miur-IIT per l’ingresso di giovani nel modo della ricerca


Si è svolto ieri un incontro alla presenza della Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri On. Maria Elena Boschi al quale hanno partecipato la Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan e i vertici dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT), il Presidente Gabriele Galateri e il Direttore Scientifico Roberto Cingolani. Nell’incontro è stato convenuto di esplorare un comune percorso volto a impiegare risorse messe a disposizione dall’IIT, previo parere favorevole dei propri organi deliberativi, allo scopo di promuovere, su obiettivi strategici condivisi, progetti di ricerca di interesse nazionale per lo sviluppo del sistema economico del Paese, nonché azioni destinate all’ingresso di giovani nel modo della ricerca.
Tra la fine del mese di aprile e l’inizio del mese di giugno chi scrive ha contattato il Prof  Roberto Cingolani per esplorare la possibilità di svolgere un evento ( tra IIT e ITT – LSSA Copernico di Barcellona PG ) riguardante l’importanza dello studio nella scuola. Di seguito il logo proposto da RTS per l’evento che potrebbe essere inserito nell’accordo Miur-IIT sopra descritto:
 
 

 

Aldo Domenico Ficara

Se non si raddoppia lo stipendio degli insegnanti, allora è meglio chiudere le scuole e tutti a casa


Dopo l’articolo di RTS dal titolo “  Vogliamo una scuola migliore? Raddoppiamo lo stipendio degli insegnanti “ continuiamo sullo stesso solco per far passare il seguente messaggio: l’insegnante è il cardine della scuola e senza la sua presenza, che deve essere adeguatamente retribuita, la scuola non funziona, anzi non avrebbe modo di esistere. L’adeguata retribuzione di un insegnante è pari al doppio dell’attuale emolumento. Un riferimento economico senza se e senza ma, che l’intera classe politica italiana deve seriamente prendere in considerazione, evitando strade volutamente tortuose come l’infelice legge 107/15 ( causa di non previste crisi governative ),  da molti non voluta e da pochi non capita ( vedi chiacchierati scioperi della fame ). Se nel mondo scolastico si continua con stipendi da fame ( esclusi quelli dei dirigenti ), facendo finta di nulla, allora è meglio chiudere le scuole e mandare tutti a casa ( dall’ultimo dei bidelli al più alto dei dirigenti ministeriali ). Gli insegnanti, nessuno escluso, vorrebbero conquistarsi quella autorevolezza che solo una retribuzione adeguata potrebbe garantire. Partecipare a convegni, stage all’estero e avere quell’indipendenza economica ( ci sono insegnanti che non hanno i soldi per cambiarsi gli occhiali da vista ) utile alla concentrazione dell’approfondimento disciplinare,  sono condizioni necessarie e sufficienti per ottenere una scuola di qualità. Se questo non fosse,  allora continuiamo tutti quanti a  ristagnare nella seguente definizione di analfabetismo funzionale: “  l'analfabetismo funzionale è la condizione di una "persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità". Una definizione che a voler pensare male,  sembra sia la condizione decisa da una certa politica dell’apparire verso la popolazione italiana, da tenere piegata alla volontà di un ristretto numero di decisori,  incapaci di trovare soluzioni di sviluppo economico e di innovazione tecnologica.

 

Aldo Domenico Ficara

Petraglia: la 107 ha cercato di trattare i Ds come caporali di manovalanza


 
 
La senatrice Alessia Petraglia, capogruppo di Sinistra Italiana in Commissione Istruzione, nella giornata di forte protesta dei dirigenti scolastici contro le politiche del Governo ha dichiarato: “Se si vuole davvero restituire dignità al lavoro pubblico e rendere efficace l'azione della Scuola è necessario uno sforzo aggiuntivo circa lo stanziamento delle risorse per il rinnovo dei contratti. La riforma targata Renzi ha tentato di far assomigliare gli organi collegiali della scuola a vuoti simulacri, ha messo gli uni contro gli altri e ha cercato di avviare un'operazione che mettesse sullo stesso piano i Dirigenti Scolastici ai vecchi caporali che si sceglievano la manovalanza in campagna. A fronte di tutto questo, sono rimaste irrisolte tante problematiche, come ad esempio le 1.700 scuole che andranno in reggenza l'anno prossimo".

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 27 maggio 2017

Chi non usa il bonus di 500 euro, il prossimo anno potrà spenderne mille


 
 
Nell’erogazione del borsellino elettronico per la spesa di 500 euro che gli insegnanti potranno investire per l’autoformazione e l’aggiornamento arrivano dei chiarimenti in riferimento alla cumulabilità  delle somme. Infatti il DPCM, contrariamente a quanto previsto fino ad ora, all’art. 6, c.6, prevede che le somme non spese siano cumulabili nel corso degli anni. Quindi anche ciò che non è stato speso l’anno precedente, lo si ritrova nel “borsellino” nell’anno scolastico successivo. Quindi chi prevede per il proprio aggiornamento professionale una spesa intorno ai mille euro,  non dovrà spendere i 500 euro quest’anno e  il prossimo anno potrà spenderne il doppio.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Testo unico e contratto. La strana comunicazione di un sindacato


di Gianfranco Scialpi
 
 
Purtroppo una parte sindacale sta perdendo punti dal punto di vista della comunicazione.
Si sta identificando sempre più con un tipo di comunicazione dove al centro non ci sono i fatti, bensì dei flash finalizzati alla sfera emozionale. Oggi questa particolare forma di comunicazione, si chiama “post-verità”. Neologismo che nasconde il NULLA, l’assenza, l’addomesticamento dei fatti o della relativa documentazione.
Mi riferisco al testo Unico. Si legge dal sito della Cgil-scuola :” …ad una prima lettura dei testi in nostro possesso, in diverse materie sono stati eliminati i riferimenti “agli esclusivi” limiti di legge restituendo al contratto collettivo nazionale di lavoro parte del ruolo che gli era stato tolto. Anche la contrattazione integrativa potrà giovarsi del superamento di alcuni vincoli previsti dal d.lgs 150 che sarebbero entrati in vigore al  rinnovo dei CCNL“. Chiedo: perché rimanere sul generico e non fare qualche esempio di contenuti tolti al riferimento primario della legge? Perché non pubblicare gli stralci del nuovo T.U. – pare in possesso solo della Cgil-scuola e non degli altri sindacati che opportunatamente tacciono sui loro siti – ai quali ci si riferisce?
Proseguo. Si legge subito dopo nella nota CGIl-scuola, evidenziando un cambio di tono ” Tuttavia sul comparto “Istruzione e Ricerca” si doveva e si poteva fare di più, proprio nell’ottica di una piena valorizzazione dell’autonomia di cui godono le istituzioni pubbliche della conoscenza.”… ” In questo quadro confermiamo il nostro giudizio negativo sulla normativa delle sanzioni disciplinari e sul permanere dell’ideologia che ispirava la legge Brunetta. L’attuale impianto normativo si conferma, quindi, inaccettabile.”
Personalmente ho capito poco! Questo mix di moderata soddisfazione non supportata dalla documentazione e di giudizio negativo non aiuta alla chiarezza, confermando la sensazione che il sindacato abbia iniziato l’operazione ritiro-consenso dopo l’inopportuna dichiarazione a caldo, basata solo sulla nota del governo. Il segretario Camusso infatti dichiarava il 19 maggio : “Il decreto arriva dopo l’accordo del 30 novembre e dopo un costruttivo confronto con Cgil, Cisl e Uil, teso a mantenere fermi i punti centrali dell’intesa: più spazio alla contrattazione, a tutti i livelli, superamento del precariato, tutela e qualificazione del lavoro pubblico”. E ancora” Eliminato l’ultimo ostacolo al rinnovo dei contratti; abrogate le fasce Brunetta e le sue disposizioni punitive; restituito spazio alla contrattazione nazionale e di posto di lavoro; previsto un piano di assunzioni straordinarie per migliaia di precari .”
Altro esempio è il contratto economico. Si legge sempre nella nota ( titolo ) ” Ed ora il contratto“. La dichiarazione sembra indicare una firma che migliorerà significativamente la nostra esistenza!  Altro addomesticamento dei fatti!  Infatti questi  indicano un  irrispettoso  aumento lordo in tre anni di 85€ ( a regime saranno 50-60€ )  Certo, aspettiamo da diversi mesi questo “strabiliante”, “storico” contratto economico, regalando , tra l’altro, all’Amministrazione i sei mesi del 2015, seguenti la sentenza della Massima Corte e che sanzionava l’incostituzionalità del prolungamento del blocco contrattuale ( 24 giugno 2015 ).
Sono pronto a rivedere il mio giudizio, ma solo dopo aver letto il nuovo testo unico e il contenuto del contratto economico. E sinceramente quanto lo vorrei!

 

Vogliamo una scuola migliore? Raddoppiamo lo stipendio degli insegnanti


La inconsistente cifra di 85 euro di aumento stipendiale in un triennio non serve a nulla, per migliorare l’azione didattica delle nostre scuole è necessaria, quanto urgente, una terapia d’urto sulla busta paga dell’insegnante, ovvero raddoppiare  il suo stipendio.  Si ricorda che la soglia minima dello stipendio per  un insegnante di scuola media superiore in Italia, da considerarsi su base lorda, è di 24.846 euro, che corrisponde grosso modo a quanto percepiscono gli insegnanti una volta che sono stati immessi a ruolo. Alla fine della carriera, con gli scatti di anzianità e con le altre contribuzioni, si può arrivare in Italia ad un massimo di 39 mila euro annui. Quindi la proposta è quella di raddoppiare tali livelli, ovvero portare a 49.000 euro lo stipendio degli insegnanti immessi in ruolo fino a 78.000 euro per coloro che stanno per andare in pensione dopo un lungo iter didattico. Vanno inoltre riconosciute tutte le attività oltre le 18 ore settimanali svolte in aula come, correzione compiti, preparazione lezioni etc etc ….. Unico ostacolo a tale meritoria iniziativa, che potrebbe rivelarsi piattaforma programmatica di un futuro partito di governo, è  la ricerca della copertura finanziaria, visto l’elevato numero dei docenti. Una soluzione potrebbe essere, con le dovute correzioni del caso, la carriera dell’insegnante su tre livelli,  come prevedeva il disegno di legge 953/2008.

 

Aldo Domenico Ficara

I Ds fanno lo sciopero della fame perché una scuola può esistere anche senza dirigente ?


I Dirigenti scolastici ( quelli più sindacalisti che presidi: perché ci sono presidi che in questi giorni hanno continuato a lavorare per il bene delle loro scuole )  arrivano a fare lo sciopero della fame perché prendono atto di non essere figure professionali centrali all’interno  del sistema scuola, ma solo  figure a servizio e a supporto di docenti e studenti. In altre parole si accorgono di non rappresentare a scuola un ruolo da protagonisti nelle dinamiche della trasmissione del sapere. Già in passato RTS aveva riportato questi concetti, espressi da personaggi autorevoli del mondo della scuola come l’ispettore Mario Maviglia,  che in un suo articolo pubblicato su La Vita Scolastica ( Giunti scuola ) dice: “ La volontà ossessiva ( dei Ds ) di farsi riconoscere come “capi” nasconde due aspetti interessanti: innanzi tutto ci si dimentica che le figure in assoluto più importanti all’interno della scuola sono gli alunni e i docenti. Pensateci bene: una scuola non è tale se non è frequentata da studenti e se non vi sono docenti che se ne prendono cura. Tutte le altre figure sono a servizio e a supporto di questa relazione. Una scuola può esistere anche senza dirigente, ma se non vi sono studenti la scuola chiude. Questa verità, assolutamente banale e lapalissiana, viene sistematicamente ignorata da molti dirigenti che vivono la propria figura come in assoluto la più importante all’interno della scuola, dimenticando che il miglior dirigente è colui che supporta un’organizzazione in modo che essa possa agire efficacemente senza aver bisogno del dirigente. Il dirigente è colui che crea le migliori condizioni (tenendo conto dei vincoli normativi, strutturali, organizzativi e di risorse) affinché l’istituzione scolastica persegua al meglio i propri obiettivi istituzionali “. Di parere discorde l’amico Gianni Zen che dalle pagine de La Tecnica della Scuola scrive: “ La dirigenza di una scuola non può essere ridotta a mera gestione amministrativa, cioè organizzativa e gestionale. Dirigere una scuola significa essere punto di riferimento interno ed esterno, con una leadership positiva, coinvolgente, garante della equità e delle pari opportunità. In molte scuole, per la crescita esponenziale delle responsabilità gestionali, è andata un po’ scemando, invece, la leadership culturale ed educativa, centrata sulle relazioni, sulla capacità di coinvolgimento e di ricerca comune delle migliori modalità di rispondere alle finalità e agli obiettivi, con forme di customer per tutti”. 
 
 
Aldo Domenico Ficara

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 26 maggio 2017

Insegnanti: gli adempimenti di fine anno scolastico


Al termine delle lezioni di solito i docenti sono invitati ad adempiere ai seguenti impegni:
·        Consegna dei programmi effettivamente svolti in doppia copia firmati dai rappresentanti di classe degli alunni  
·        Preparazione scheda per lavoro estivo da consegnare ai genitori degli alunni con debito
·        Consegna della relazione finale annuale sull’attività didattica svolta in ogni classe
·        Consegna delle schede relative alle attività svolte per ogni incarico
·        Consegna della scheda Relazione finale responsabile di progetto
·        Consegna della relazione sull’attività svolta da parte delle funzioni strumentali ( da relazionare al Collegio) con particolare attenzione ai seguenti punti: a) attività svolte per la realizzazione dell’incarico assegnato; b) obiettivi conseguiti in termini di miglioramento dell’offerta formativa; c) criticità rilevate, difficoltà incontrate; d) proposte per il miglioramento dei servizi propri della funzione;
·        Modulo desiderata orario
·        Modulo richiesta ferie
·        Controllo del registro del Professore firmato e compilato in tutte le sue parti ( quelli delle classi V  rimangono a disposizione del Presidente di Commissione)
·        Consegna degli elaborati, compiti in classe, e dei disegni del primo e secondo quadrimestre,  divisi per classe da depositare negli appositi scatoloni ( firmare per consegna)
·        Riconsegna ai Collaboratori scolastici della chiave del cassetto personale
·        Riconsegna dei libri della biblioteca (i docenti impegnati negli Esami di Stato potranno riconsegnare i libri al termine della sessione d’esame)

 

Aldo Domenico Ficara

Esame di Stato 2017: nomina Presidenti e Commissari esterni

 
 
Per la nomina di commissari esterni e Presidenti degli esami di Stato edizione 2017 mancano ormai pochi giorni, infatti, per la pubblicazione dei nomi dei docenti scelti dal sistema informatico, sulla base delle domande presentate, si dovrà aspettare la fine della prossima settimana ( 31 maggio / primo giugno ). E’ consuetudine pubblicare gli elenchi tra fine maggio e inizi giugno (lo scorso anno però si raggiunse la data del 7 giugno). Gli elenchi dei nominativi sono diramati prima alle segreterie scolastiche per cui già il giorno prima della pubblicazione ufficiale sarà possibile conoscere la composizione della commissione. Si ricorda che le date della maturità 2017 sono le seguenti:
·        Data prima prova maturità 2017: mercoledì 21 giugno 2017
·        Data seconda prova maturità 2017: giovedì 22 giugno 2017
·        Data terza prova maturità 2017: lunedì 26 giugno 2017
 

Aldo Domenico Ficara

giovedì 25 maggio 2017

Studentessa di Moncalieri coinvolta in un sospetto caso di 'Blue Whale'


 
 
I carabinieri di Moncalieri, comune alle porte di Torino, indagano su un sospetto caso di 'Blue Whale'. Le Forze dell’ordine  sono  intervenute  in una scuola superiore in seguito alla segnalazione del Dirigente scolastico, preoccupato per le ferite con cui una studentessa di 16 anni si è presentata in classe. La ragazza in questione è stata medicata all'ospedale Regina Margherita di Torino. Si ricorda che 'Blue Whale' è il presunto gioco della morte che consiste nel superare diverse prove, compresi atti autolesionistici, sino ad arrivare al suicidio. Un fenomeno sempre più preoccupante, che si sta diffondendo attraverso i social network, e che colpisce in particolari giovani deboli o depressi.

 

Aldo Domenico Ficara

mercoledì 24 maggio 2017

Ds: sciopero della fame ma non troppo


Da questa mattina davanti alla sede del ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, fino al 26 maggio i dirigenti scolastici si alterneranno nella clamorosa protesta in base alle Regioni di provenienza. Si comincia con i dirigenti scolastici campani, piemontesi e di Lazio, Liguria, Abruzzo e Valle d'Aosta. A promuovere l’iniziativa senza precedenti l’associazione Dirigentiscuola, che raccoglie circa 500 aderenti. I commenti inseriti nella pagina Facebook di RTS (e in altre pagine social ) verso questa iniziativa sono molto polemici:
·        M. L.  Ma se siamo diretti da gente così ( professionisti che fanno lo sciopero della fame per risolvere i problemi ), che analizzando una legge non capisce cosa dovrà fare e come diventerà il proprio lavoro, pensate che ci sia un futuro per l'insegnamento?
·        G. C.  E solo l'inizio della fine. Ora ci sarà un'altra ondata di immissioni in ruolo con stipendi da fame per indebolire l'identità della professione insegnante ed il senso di appartenenza e dunque placare malumori su stipendi, contratto...ci gestiscono come gestiscono gli immigrati e forse con le stesse finalità a scapito delle generazioni future..
·        R. T.  Poracci. Domattina gli porto qualche cornetto e un termos di caffè caldo.
·        G. M.  tempo fa un dirigente disse: ci hanno dato la Ferrari e non la sappiamo guidare.
·        V.P. Scuola, i presidi in sciopero della fame .... lontano dai pasti e a staffetta.
Non oso immaginare le conseguenze sociali,  se le medesime forme di protesta fossero adottate dagli 800mila insegnanti, mal pagati e senza un minimo futuro professionale. Forse si dovrebbe esaltare l'esempio di quei Dirigenti scolastici che non fanno scioperi della fame, ma si impegnano costantemente con le oro competenze nel risolvere ogni problematica didattico organizzativa.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Commemorazione delle vittime della tragedia di Manchester (UK )


In conseguenza all’atto di terrorismo verificatosi ad un concerto di teen ager a Manchester, dove un kamikaze si è fatto esplodere al concerto di Ariana Grande,  nelle scuole italiane, ieri 23 maggio, si è tenuto un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Infatti, sono almeno 22 i  morti, almeno 120 i feriti e 12 i dispersi. Ci sono anche bambini tra le vittime, la più piccola aveva otto anni. Ci sono poi almeno 12 piccoli gravemente feriti, tutti sotto i 16 anni. L'Isis rivendica l'attentato affermando, tramite l'agenzia Amaq, che uno dei suoi membri ha compiuto l'attacco. Lo riferisce il Site, il sito Usa di monitoraggio dell'estremismo sul web. Di seguito il comunicato stampa del Miur:
“A seguito dell'attentato di Manchester la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli ha inviato una circolare alle scuole affinché questa mattina, alle ore 12.00, sia rispettato un minuto di silenzio in memoria delle giovani e dei giovani che hanno perso la vita.     "In questa giornata importante, in cui in tutta Italia ricordiamo, insieme a migliaia di ragazze e ragazzi, le stragi di venticinque anni fa per dire no a qualsiasi forma di violenza, ho trovato giusto ricordare le vittime di Manchester all'arrivo a Palermo. Ho voluto dire alle studentesse e agli studenti che era successa una cosa grave e violenta per rafforzare in loro la convinzione che ogni forma di violenza va contrastata. Anche questa è scuola", ha dichiarato Fedeli.          "Per lo stesso motivo chiediamo un minuto di silenzio alle 12.00 in tutte le scuole, per portare il pensiero a quelle giovani e quei giovani che erano ad ascoltare un concerto. E che mentre ascoltavano un linguaggio di pace, la musica, sono rimasti vittime di questa grave violenza".

 

Aldo Domenico Ficara

martedì 23 maggio 2017

Dal primo settembre 2017 per le visite fiscali arriva il polo unico Inps


 
 
Dal 1 settembre prenderà il via il polo unico Inps per le visite fiscali. Nel dettaglio, verrà disposta  l’attribuzione, su tutto il territorio nazionale, in via esclusiva all’Inps, del compito di effettuare gli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia. La misura mira a garantire l’effettività del controllo ( in altre parole si mira ad avere la certezza  del controllo, oggi troppo spesso lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro ). Novità in arrivo anche per le fasce orarie di reperibilità. Si punta infatti all’armonizzazione della disciplina del settore pubblico e privato. Attualmente la normativa vigente nel pubblico fissa le fasce orarie per le visite fiscali dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, con obbligo di reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi.

 

Aldo Domenico Ficara

lunedì 22 maggio 2017

Meglio evitare frasi del tipo "ti boccio" o "ti metto il debito"


 
 
Dire ad uno studente frasi del tipo "ti boccio" o "ti metto il debito" equivale a rientrare nella sfera dell'abuso dei mezzi di correzione perché, come stabilito dalla Cassazione ( sentenza n. 47543 del 2015), si identifica come una "violenza psicologica che potrebbe causare un pericolo alla salute dell'alunno". Vediamo come si interpreta  l'abuso dei mezzi di correzione e tal riguardo riportiamo  l’art. 571 c.p. che così recita: " Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo, se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni ".

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

domenica 21 maggio 2017

La scuola a due velocità

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Approvato il TU sul pubblico impiego, torna il ritornello dell’aumento stipendiale degli insegnanti


 
 
Concluso l’iter di approvazione del testo unico sul pubblico impiego può partire la procedura  del rinnovo dei Contratti nei vari comparti della pubblica amministrazione, e quindi dei contratti che riguardano il personale della scuola. In altre parole nel breve periodo si tornerà, mediaticamente parlando, a sentire il ritornello dell’aumento stipendiale degli insegnanti pari a 85 euro spalmato su un triennio. Questi aumenti di stipendio non saranno uguali per tutti ma dovrebbero essere maggiori, sempre secondo quanto indicato nell’accordo del 30 novembre 2016, per tutto i lavoratori della scuola che hanno sofferto maggiormente la crisi economica e il blocco della contrattazione, ovvero per le retribuzioni più basse. Gli aumenti dovrebbero essere concessi in base al merito,  infatti, nel accordo si legge: “ le parti si impegnano ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano una adeguata valorizzazione delle professionalità e delle competenze e che misurino e valorizzino i differenti apporti individuali all’organizzazione. I contratti collettivi, nei limiti delle relative previsioni normative, disciplineranno criteri e modalità.”

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 20 maggio 2017

Le case editrici scolastiche italiane


Le case editrici scolastiche italiane compongono un mondo complesso. Sussidiari, antologie, grammatiche, atlanti, manuali, vocabolari, quaderni di esercizi e libri delle vacanze. Il Ministero dell’Istruzione dice che nelle scuole italiane, materne escluse, si sono iscritti 6.861.718 di studenti divisi in 326.599 classi gestite da 817.291 docenti. Arrotondando significa quasi 7 milioni e mezzo di lettori potenziali.  Concentrandosi solo sulla scuola primaria e sulla scuola secondaria di primo grado  l’offerta didattica e pedagogica è vasta. La capofila del ramo è certamente Torino, città nella quale si concentra il 50% circa delle case editrici scolastiche e universitarie italiane; una forza che rappresenta il 30% del mercato librario scolastico del nostro Paese. Nel capoluogo piemontese hanno sede mostri sacri quali Utet, SEI (Società Editrice Internazionale), Paravia (oggi parte del Gruppo Pearson), Lattes, Loescher e Il Capitello (all’interno del quale Elledici si occupa di testi di religione). Piemontese è anche uno dei colossi specializzati, la novarese De Agostini; con il suo marchio DeA Scuola comprende anche Garzanti scuola, Petrini, Cedam, Theorema e altri. A Roma c’è l’antica Mursia. A Bologna risiede la Zanichelli. A Brescia ha sede la Editrice La Scuola e proprio sulla punta dello stivale c’è la Rubbettino Scuola. Non sono da meno i grandi gruppi editoriali, le quali investono molto nelle collane dedicate alla scuola: Mondadori Education, Giunti scuola, RCS Education (con Fabbri, Sansoni e La Nuova Italia) fra gli altri.
La classifica delle case editrici scolastiche italiane per fatturato è questa:
1.     Zanichelli (appartiene alla famiglia Enriques. Possiede Loescher, D’Anna, oltre ai dizionari Zingarelli, Ragazzini, Boch. La sede è a Bologna).
2.     Pearson (è l’editore più grande del mondo, anche dopo avere venduto Economist e Financial Times. In Italia comprende Paravia, Bruno Mondadori, Linx, Archimede, Elmedi, i Pinguini. La sede è a Milano)
3.     Mondadori (dichiara di avere il 13 per cento dell’editoria scolastica. Oltre alle varie linee scolastiche di Mondadori, possiede Einaudi e Piemme scuola, LeMonnier, Signorelli, e, Juvenilia, Minerva)
4.     Rcs (Bompiani per la scuola, Fabbri, Edizioni il Quadrifoglio, Calderini, Etas, Edagricole scolastico e aula Digitale)
5.     De Agostini Scuola (Garzanti scuola e linguistica, Cedam, Marietti, Cideb, Ghisetti&Corvi, Theorema, Petrini, Valmartini e Black Cat che fa libri in lingua originale)
Al sesto e settimo posto, i primi editori che non sono grandi gruppi: Hoepli di Milano, antica casa editrice specializzata in manuali tecnici che ha un bestseller di informatica Corso di Informatica CLIPPY, la “Collana Biennio”, e Sei, dei salesiani. Seguono, in ordine sparso, Giunti, per le medie, Atlas di Bergamo, il Capitello e Lattes di Torino, Palumbo di Palermo, il Gruppo La Scuola di Brescia e Principato di Milano. Altro settore è quello dell'informazione scolastica dove tra gli altri citiamo: La Tecnica della Scuola di Catania, Maggioli Editore di Rimini, Tecnodid di Napoli e Euroedizioni di Torino.

Sitografia:
 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Editrice Herbita: storie di pubblicazioni sulla scuola


Dopo un piacevolissimo confronto telefonico di qualche giorno fa,  riguardante l’editoria scolastica in Italia e in Sicilia, fatto con Emanuele Bongiorno, responsabile della Editrice Herbita,  decido di mettere sotto la lente di ingrandimento questa casa editrice dall’importante e blasonato passato, auspicandone un radioso futuro nell’ambito  dell’informazione scolastica. Nel suo sito web alla voce " chi siamo " si scrive: "L'Editrice Herbita è stata fondata il 1° Marzo 1973, da Leonardo Palermo. Ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni. Pubblica libri per la scuola (media e superiore), per l'università, di cultura, arte, archeologia, narrativa; collane sono riservate a: "La Sicilia attraverso il tempo", "Opere edite e inedite di Virgilio Titone", "Archeologia ed arte". Le pubblicazioni sono apprezzate da docenti e uomini di cultura; infatti molte di esse contano ripetute edizioni. La loro rinomanza ha trovato spazio oltre che nelle scuole, nelle Università, in parecchie biblioteche sia nazionali che estere ". In particolare della Editrice Herbita  voglio evidenziare una pubblicazione di Massimo Dolce del 1975 dal titolo “ LASCUOLA NEL NOSTRO TEMPO PROBLEMI E PROSPETTIVE “. Lo stesso Massimo Dolce che nel settembre del 2014 scrisse un articolo sulla didattica digitale pubblicato da La Tecnica della Scuola (http://www.tecnicadellascuola.it/archivio/item/5955-alfabetizzazione-in-didattica-digitale.html ) di cui sono redattore dall’ormai lontano aprile 2012. Intrecci editoriali che fanno capire quanto la cultura della e sulla scuola possa essere volano di sviluppo e innovazione per il nostro Paese.

 

Aldo Domenico Ficara

 

E' didatticamente utile liberare gli studenti dai Promessi Sposi ?


La distorsione geografica della legge 104/92


Il comma 3 dell’art. 3 della L.104/92 precisa che i permessi retribuiti per handicap sono attribuiti al lavoratore che assiste un familiare a condizione che l’handicap di quest’ultimo abbia la connotazione di gravità. I soggetti legittimati ad assistere il familiare sono i parenti o affini entro il secondo grado. Vi sono però delle deroghe per i parenti e agli affini entro il terzo grado. Una volta autorizzata la fruizione del permesso, nessun altro lavoratore può farne richiesta e ottenerne la concessione, finché il primo lavoratore non ne abbia cessato la fruizione e fornito le dovute comunicazioni. Sulla legge 104/92 esiste però una distorsione geografica, infatti, il numero di titolari di 104 è inversamente proporzionale al reddito della regione in cui lavorano. In altre parole al Sud si riscontra nei numeri  qualcosa di statisticamente anomalo. Nella scuola italiana ci sono altri due aspetti che caratterizzano la 104 e che la rendono poco digeribile a molti insegnanti privi di tale titolarità. Il primo è che con la 104 si possono ottenere trasferimenti decisamente più celeri verso posti che permettano di seguire il disabile o di curarsi.  Il secondo, il più importante, è che i titolari della 104 risultano anche come “riservisti” nelle graduatorie per le assunzioni in ruolo e per le supplenze. Vuol dire che coloro i quali rientrano nella categoria di invalidi civili hanno una corsia preferenziale per le immissioni in ruolo, a prescindere dal punteggio ottenuto nel concorso o nella graduatoria finale.

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 19 maggio 2017

Buone pratiche didattiche: un video sulla matematica di Mario Antonuzzi

Proponiamo un video di Mario Antonuzzi,  riguardante una lezione di matematica svolta in classe,  come esempio di impegno per espletare buone pratiche didattiche:





Mario Antonuzzi si è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università di Pisa. Poi ha lavorato per 12 anni all’Italtel di Milano: prima come programmatore e poi come analista. Infine ha lavorato come sistemista nell’ambito dell’informatica applicata alle telecomunicazioni. Nel 2000 supera un concorso per l’insegnamento della matematica e dal 2001 insegna la matematica agli studenti delle secondarie di secondo grado. Nel 2005 ha conseguito una seconda laurea, in Ingegneria informatica, presso l’università di Milano. Per 15 anni ha insegnato presso l’ITIS “Alessandrini” di Vittuone, provincia di Milano. Da quest’anno insegna matematica presso l’ITIS “Cannizzaro” di Rho. E’ convinto, da sempre, che le tecnologie applicate alla didattica possano avvicinare i nativi digitali ai concetti “eterni” che hanno formato i grandi geni dell’umanità.

Per visionare altri video dell'autore si  evidenziano i seguenti link:

http://digilander.libero.it/mario.antonuzzi/Matematica/FilmatiPrime.htm

http://digilander.libero.it/mario.antonuzzi/Matematica/FilmatiSeconde.htm


Aldo Domenico Ficara

“Culpa in vigilando”. Senza soluzione di continuità!


di Gianfranco Scialpi
 
 
Riporto qui il commento ad una recente sentenza ( 10516/17 ) dove il Miur e l’insegnante sono stati condannati ” a risarcire due genitori che avevano perduto il figlio a seguito di un incidente avvenuto in prossimità della scuola”
Il pronunciamento chiarisce un principio: il passaggio di  responsabilità del controllo sul minore deve essere diretto. In altri termini, la consegna deve avvenire in prossimità del genitore o di altro adulto delegato o autorizzato e in assenza di potenziali pericoli. Quindi  il “ senza soluzione di continuità” prevede la vicinanza ragionevole dell’adulto!  Da qui non possono essere proposte come  attenuanti la conclusione del proprio orario di servizio o “il fuori dal perimetro della scuola” e ancor meno ragioni pedagogiche ( autonomia del bambino). In quest’ultimo caso, si può essere in disaccordo, ma il giudice sul suo tavolo non ha i testi di M. Montessori!  
E’ evidente che in tutti i casi nei quali è coinvolto un minore, prevale su tutto il suo diritto costituzionale alla sicurezza e protezione ( art. 30 e 31 ). Tale diritto è confermato, e non poteva essere altrimenti, dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ( 1989 ) . Nello specifico l’art. 3 recita: “… l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

1.Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.

2.Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particolare nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.”

 

LA SCUOLA DEL “TANTO” E NON DEL “COME”


Più che “Buona Scuola” – “buona”, immagino, vale ormai come auspicio a tutt’oggi irrealizzato –, restando sul piano della pura constatazione della realtà, la scuola italiana dei due primi decenni del Duemila, a tutti i suoi livelli, è un ibrido.
Non è più la scuola di un secolo fa, ma neppure quella di vent’anni fa.
Certamente non è (ancora?) una scuola davvero autonoma – altra constatazione, che però esprimo in forma di domanda: quanto l’autonomia viene sbandierata ad ogni occasione e quanto poi è ignorata sistematicamente o addirittura stravolta de facto? – , moderna e davvero in grado di affrontare le vere sfide di oggi, le autentiche emergenze educative che sono sotto gli occhi di tutti: dal deflagrare della diseducazione in tutte le sue forme, che sfociano in bullismo, cyberbullismo, teppismo, vandalismo, ecc…, all’analfabetismo di ritorno (ci si accorge ora che si è persa la “competenza” di scrivere correttamente nella propria lingua madre? Sull’altare di quali altre “competenze” è stata sacrificata?) alla sistematica ed esibita ignoranza dei fondamenti di una minima cultura di base (ma forse di questa, oggi a differenza di ieri, possiamo fare a meno?).
La scuola è stata “contaminata” (quanto positivamente lo decida ciascuno) da tante, troppe istanze allogene.
Al suo interno deve trovare ospitalità praticamente di tutto e di più, privilegiando la quantità del nuovo a qualunque costo e riducendo lo spazio del vecchio (sempre e comunque da rottamare?) fino a farlo sparire.
La scuola è stata aperta, direi spalancata, e vi hanno preso stabile e confortevole dimora pratiche e operatori che di essa poco o nulla sanno né vogliono sapere.
Ma tale apertura si è ipso facto tradotta in un miglioramento sostanziale dell’offerta formativa e in un’analoga apertura di mentalità dei docenti e dei discenti, in una maggiore acquisizione di flessibilità didattica ed operativa? Personalmente ho molto dubbi in merito.
Per governare la quantità non abbiamo trovato altro modo che quello italico di sempre: la burocrazia. E così, via con rinnovata foga a scrivere e a far scrivere molto di più di vent’anni fa, a produrre sempre più carta: progetti e programmazioni di ogni tipo, PON che spuntano ora come funghi, verbali per ogni anche minima riunione, dichiarazioni di ogni risma, richieste di ogni sorta… con buona pace di ogni promessa di dematerializzazione e di deburocratizzazione.
La valutazione, in perfetta coerenza e anche questa a tutti livelli, lo si fa sul QUANTO, mai sul COME: esattamente come se, per giudicare della bontà di una torta, bastasse verificare l’elenco degli ingredienti che contiene senza preoccuparsi di assaggiarla.
Oppure la valutazione la si fa sull’aspetto, sull’apparenza: nell’esempio della torta, basta che si presenti bene. Se poi per caso la si assaggia e fa schifo, pazienza!
Sulla larga strada del QUANTO, intrapresa trionfalmente con squilli di tromba e rulli di tamburo, auspici tutti coloro che in ciò vedevano una razionalizzazione (del tutto farlocca! in realtà, un furbo espediente per far cassa riducendo gli investimenti nel settore più improduttivo di tutti, l’istruzione), furono abolite d’un tratto le piccole scuole.
L’autonomia la si è data (?!) solo a condizione di creare prima i megaistituti da migliaia di alunni e centinaia di docenti, anche se il contesto di riferimento spesso è la cittadina e non la megalopoli.
L’abdicazione di una prospettiva umanistica, considerata oggi del tutto retriva – salvo poi magari ascoltare con sorpresa che il nuovo Presidente francese nel suo primo discorso auspica un neoumanesimo! – ha determinato il convincimento che tutto sia misurabile e che il giudizio di valore scaturisca da un insieme di automatismi.
Visto dunque che il COME non è quantificabile e non  si lascia ridurre in schemi, in formule, in  griglie – strumento oggi docimologicamente indispensabile, dalla scuola materna all’Università, considerato la panacea alla scriteriata e autoreferenziale valutazione di una volta –, non ha scientificamente alcun diritto di esistere.
Riprendendo però l’immagine della nostra torta, sarebbe bene non dimenticare che, volenti o nolenti, ad assaggiarla poi siamo tutti.
Bisogna allora riflettere bene prima: ridurre il numero degli ingredienti (il troppo stroppia sempre, in ogni contesto, in gastronomia come in didattica) e preoccuparsi di più magari di chi li amalgamerà e cucinerà e di quali strumenti avrà a disposizione per ciò.
E soprattutto dare molto più importanza al risultato finale (oggi il primato è al percorso, alla procedura), al sapore che avvertiamo e che resta in bocca.
Ho affermato prima che la scuola di oggi è molto diversa da quella di cent’anni fa.
Ripensandoci, forse neppure troppo.
Anche allora, a ben guardare,  era in auge la scuola del QUANTO, del nozionismo fine a se stesso: era bravo chi sapeva, non chi capiva.
Fu una rivoluzione straordinaria quella avvenuta negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso: la rinuncia, convinta e liberatoria, a quel nozionismo, a quella quantificazione della cultura e l’adozione di una didattica improntata ai valori della curiosità intellettuale, della formazione del gusto e della personalità, dell’acquisizione della consapevolezza critica, della cura della persona, considerata prima e sopra tutto come essere umano da aiutare nel suo percorso di crescita, non come utente o cliente o apprendista o cos’altro ancora.
Cos’è rimasto, oggi, di tutti questi nobili convincimenti? Li abbiamo spazzati via perché non sono produttivi, non funzionano più? E siamo sicuro, continuando ad operare così, di star davvero “progredendo”, cioè “andando avanti"?
 

 

 Stefano Casarino

 

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