domenica 1 gennaio 2017

Abolire la chiamata diretta e riflettere in un'ottica cooperativa sulla figura del preside elettivo


In questi giorni sono molte le grida di dolore di certi sindacati gialli, che vedono sciogliersi come neve al sole la tanto voluta “ chiamata diretta “ degli insegnanti, mentre è palese la soddisfazione di insegnanti e studenti che ne auspicano l'abolizione totale.  Di contro La Buona Scuola di renziana memoria potrebbe essere un’opportunità, decisamente sostenuta da Regolarità e Trasparenza nella Scuola, per rilanciare l’idea del preside elettivo. Infatti, incardinare la professione docente in un rapporto gerarchico verticale, in cui da una parte c’è un capo (il dirigente scolastico ), e dall’altra un subalterno (il docente) costretto ad obbedire nel timore di rappresaglie alla prima occasione,  svilisce e mortifica la funzione docente.  Tra i promotori della  teoria del preside elettivo c’è l’Associazione Nazionale Docenti che ha posto la questione con forza, proponendo la trasformazione della dirigenza scolastica da funzione di carriera a funzione onoraria. La scuola come comunità di pari, governata da un primus inter pares eletto nel suo seno dal collegio dei docenti. Anche la Gilda ha proposto la figura del preside elettivo perché convinta che l'accentuata complessità dell'organizzazione scolastica non possa prescindere da una nuova governance della scuola finalizzata a valorizzare tutte le componenti della scuola in un'ottica cooperativa. La proposta della Gilda è sostanzialmente quella di separare gli ambiti di progettazione didattica da quelli di natura strettamente gestionale e organizzativa. Infatti, ad una dirigenza attuale cui spettano la responsabilità e il potere di gestione nei limiti delle competenze riconosciute agli organi collegiali, (in primis Collegio dei Docenti e Consiglio di Istituto), non fa contraltare un Collegio dei Docenti dotato di una responsabilità propria e un'autonomia che discendono direttamente dall'art. 33 della Costituzione che sancisce la libertà di insegnamento. Il ''preside elettivo'' dovrebbe essere investito da una funzione di coordinatore della progettazione didattica e garante dell'attuazione del POF. A questa figura professionale spetterebbe la presidenza dell'organo collegiale di riferimento, cioè il Collegio dei Docenti.  In questo modo si potrebbe superare l'attuale anomalia tutta italiana che vede ora a capo di un organo collegiale espressione dei docenti un soggetto che non è docente, che fa parte di un'area contrattuale separata e che, a differenza di ciò che avviene in altri paesi, non insegna più da anni. Per quanto detto una cosa è certa: il preside elettivo risolverebbe molti problemi, primo fra tutti quello della sostenibilità economica degli uffici dirigenziali. Sostituire l’attuale figura del dirigente scolastico con quella del preside eletto, infatti, non comporterebbe l’attribuzione della qualifica dirigenziale e risolverebbe in un colpo solo la piaga del dimensionamento scolastico.

 

Aldo Domenico Ficara

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