martedì 14 marzo 2017

Nella scuola è anacronistico privilegiare una didattica gentiliana?


 
 

In un articolo dell’economista Bruno Lamborghini si scrive: “Seppur con ritardo, rispetto ad esempio alla Germania e ai Paesi scandinavi, in Italia è stata scoperta la necessità di costruire dei 'ponti' tra la scuola e il mondo del lavoro. Un'alternanza tra scuola e lavoro è obbligatoria sia negli istituti tecnici (400 ore) che nei licei (200 ore) durante gli ultimi anni di studio, anche se le scuole italiane non sono ancora del tutto preparate ad affrontare tale impegno. Da sempre in Italia il rapporto tra formazione scolastica e mondo del lavoro è difficile, spesso si tende a privilegiare una didattica gentiliana, incentrata sulla classicità della formazione senza, però, tenere conto delle esigenze derivanti dal cambiamento della società”. Si ricorda che la  riforma della scuola italiana del 1923 fu varata da Giovanni Gentile, uno dei più importanti filosofi idealisti, chiamato al dicastero della Pubblica istruzione nel primo governo Mussolini. La riforma consisteva in una serie di regi decreti che ridefinivano con coerenza e rigore l’intero assetto dell’istruzione in tutti i suoi aspetti, secondo una visione fortemente centralistica, gerarchica e autoritaria.  La riforma, nel ridisegnare l’assetto scolastico, si poneva, per molti versi, in una linea di continuità con la precedente legge Casati, nell’assegnare il primato all’istruzione classica e alle discipline filosofico-umanistiche, nel porre in posizione subalterna la cultura scientifica e nel relegare a un gradino ancora inferiore l’istruzione tecnica e professionale (l’istruzione industriale rimaneva affidata al ministero dell’Agricoltura, industria e commercio, poi dell’Economia nazionale). La riforma veniva, inoltre, incontro a esigenze molto sentite della Chiesa cattolica: prevedeva infatti l'insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole elementari (definita come «fondamento e coronamento dell’istruzione elementare )».Quindi è giusto porsi il quesito se sia anacronistica una didattica alla vecchia maniera, ovvero una didattica di tipo gentiliana, rispetto a quella ad esempio centrata sulle esperienze di alternanza scuola lavoro

 

Aldo Domenico Ficara