giovedì 27 aprile 2017

Tempistica dei collegi docenti nella chiamata diretta nella scuola A.S. 2017/18


 
 
La nota Miur sulla chiamata diretta recita così: ” La contrattazione definita in data 11 aprile u.s., infatti, introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale. I requisiti in parola andranno individuati da ciascun Dirigente scolastico in numero non superiore a sei tra quelli indicati nell’allegato A dell’ ipotesi e proposti all’approvazione del Collegio docenti in tempo utile per la predisposizione dell’avviso, da pubblicare all’albo dell’istituzione scolastica entro il decimo giorno precedente il termine fissato dall’Ordinanza Ministeriale n. 221 del 12 aprile 2017 per la pubblicazione dell’esito dei movimenti del grado di istruzione al quale si riferisce la procedura di passaggio da ambito a scuola. Pertanto gli avvisi in parola dovranno essere resi noti secondo la seguente tempistica, che si sintetizza anche in ordine al termine perentorio che l’ipotesi contrattuale assegna al Collegio docenti per addivenire ad una deliberazione: sette giorni dall’ultima data utile per la pubblicazione degli avvisi.”
Tempistica prevista è riportata nella seguente tabella:
 

 

Le quattro parti del portfolio del dirigente scolastico


La valutazione delle e dei dirigenti scolastici entra nel vivo: è disponibile da oggi, sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, la versione elettronica del portfolio del dirigente scolastico che conterrà informazioni che vanno dal curriculum, al bilancio delle competenze, agli obiettivi e alle azioni professionali. Il portfolio consentirà alle dirigenti e ai dirigenti di analizzare i loro compiti e le loro competenze, di fare il punto sugli obiettivi di miglioramento. Sarà quindi uno strumento di supporto per il loro sviluppo professionale, ma anche uno strumento chiave per il processo di autovalutazione e di valutazione.
Il portfolio del Ds si compone di quattro parti:
·        La prima parte (anagrafe professionale) raccoglierà informazioni professionali, dal titolo di studio agli incarichi ricoperti, sarà compilata dalle e dai dirigenti e sarà resa pubblica.
·        La seconda parte riguarderà l'autovalutazione e il bilancio delle competenze: ogni dirigente potrà compilarla (non è obbligatorio) analizzando la propria capacità di gestione, di valorizzazione del personale, di promozione della partecipazione, di monitoraggio e rendicontazione. Questa parte consentirà a ciascuna e ciascun dirigente di riflettere sui propri punti di forza e debolezza, nell'ottica del miglioramento della propria professionalità.
·        La terza parte, particolarmente rilevante ai fini della valutazione, sarà dedicata agli obiettivi e alle azioni professionali, sarà obbligatoria e pubblica, sarà compilata dalle e dai dirigenti che dovranno descrivere le azioni realizzate per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano di miglioramento della loro scuola.
·        La quarta parte sarà dedicata alla  valutazione e agli eventuali consigli di miglioramento, sarà riservata al Nucleo di Valutazione, al Direttore dell'USR e al Dirigente scolastico.

 

Aldo Domenico Ficara

 

La Voce di New York un giornale on line per la grande comunità italo-americana




La Voce di New York è un giornale online indipendente nato per la grande comunità italo-americana e per diffondere ovunque nel mondo i valori straordinari della Cultura e della Bellezza italiana. Una Voce italiana, che ama vivere a New York, libera da ogni condizionamento e protetta dal primo emendamento della Costituzione U.S.A. Da quattro anni racconta l’Italia, i principali fatti internazionali, New York, gli U.S.A e tutto ciò che interessa gli expat e la comunità italiana, in particolare di New York. Il progetto editoriale, cresciuto nel tempo, oggi è pronto per affrontare la sfida di una diffusione globale e diventare così il primo media online per tutti gli amanti dell’Italia nel mondo. Per farlo dovrà innanzitutto consolidare e ampliare il numero di autori, raccontare nuove storie, tradurre molti più contenuti e costruire un nuovo modello di sostenibilità. Guarda il video di quest'anno:


mercoledì 26 aprile 2017

Quando ANP prendeva atto dell’ipotesi " Ds a tempo " proposta dalla Giannini


Si riporta una nota ANP dell’otto aprile  2015: “ La prevista audizione dell'Anp da parte delle VII Commissioni Unificate di Camera e Senato si è svolta alle ore 20,45 del giorno 8 aprile, anziché alle 13,45 (come inizialmente previsto) a seguito del protrarsi delle operazioni di voto in cui erano impegnati i parlamentari.  Il presidente, Giorgio Rembado, ha esposto la posizione Anp sugli aspetti principali del Disegno di Legge AC 2994, che intende tradurre in norma il progetto di riforma sulla Buona Scuola. L'intervento parte dalla condivisione di alcuni punti del DdL - in particolare quelli relativi all'autonomia delle istituizioni scolastiche, ma anche, in parte, alle funzioni del dirigente - per poi prendere in esame gli aspetti sui quali l'Associazione nutre alcune perplessità o è francamente critica. La più radicale riserva riguarda l'assenza di un coordinamento tra le norme del DdL AC 2994 (che si riferiscono al profilo ed alla funzione gestionale del dirigente scolastico - in particolare art. 21 comma 2 lettera f) e la contraddittoria esclusione dello stesso dal ruolo unico della dirigenza pubblica, attraverso il parallelo provvedimento all'attenzione del Senato (DdL  AS 1577, art. 10). Sono state passate inoltre in rassegna alcune questioni di contesto, relative alle reazioni suscitate nei media dal DdL: reazioni che sono apparse a volte dettate da scarsa informazione sulla portata dei provvedimenti o da pregiudiziale ostilità verso ipotesi di cambiamento radicale dell'esistente.  Fra queste, non poteva passare sotto silenzio la nota intervista al Ministro Giannini comparsa su Repubblica.it, nella quale, non si sa con quale livello di convinzione, il titolare di viale Trastevere avrebbe affermato che la funzione di dirigente scolastico sarebbe a tempo, con una restituzione al ruolo di insegnante dopo alcuni anni. Rembado, pur nel dubbio che il pensiero del Ministro non sia stato correttamente riportato, ha sottolineato come un'ipotesi del genere sia radicalmente incompatibile con tutto l'impianto della riforma, oltre che con evidenti questioni di efficacia del sistema, chiamato ad investire risorse importanti per reclutare e formare dirigenti e poi rinviarli in aula dopo qualche anno “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

martedì 25 aprile 2017

Le 3 regole auree della scuola che rendono impossibile il ritorno di Renzi


 
 
Gli interventi legislativi sulla scuola rispondono di solito a due regole auree fondamentali. La prima è basata sul fatto che nessun cambiamento è possibile senza l'adesione convinta degli insegnanti, degli studenti, del personale della scuola, perché senza e contro di loro nessun cambiamento reale è realizzabile. La seconda è che i cambiamenti devono contare su maggioranze parlamentari più ampie di quelle di governo, perché la scuola rappresenta il fondamento dei diritti di cittadinanza più rilevanti sanciti dalle Costituzioni.  Renzi nei suoi 1000 giorni di governo ha infranto  entrambe le 2 regole sopra descritte, e oggi si ripropone come se nulla fosse. Esiste però una terza regola aurea, quella che caratterizza il corpo insegnante come un soggetto dalla memoria elefantiaca. Pertanto fare breccia sui sentimenti degli insegnanti offesi e derisi negli anni passati sarà impresa titanica al limite dell’impossibile. Direi di più un’impresa del tutto impossibile e impraticabile.

 

Aldo Domenico Ficara

Un Ds versa coca cola in faccia a due studenti e li cosparge di schiuma da barba


Il preside di una scuola bergamasca versa della coca cola in faccia a due studenti e li cosparge di schiuma da barba. A tal riguardo nella pagina della cronaca di Bergamo del Corriere della Sera il 26 agosto 2016 si scrive: " Quel giorno decine di compagni di classe si saranno anche spanciati dalle risate e uno dei due l’ha presa goliardicamente, ma l’altro si è offeso e la sua famiglia ha sporto denuncia. Non era mai successo. Il preside ridimensiona l’episodio sopra descritto a «uno scherzo». Il pm lo definisce invece abuso di mezzi di correzione e di disciplina, reato per cui il dirigente è indagato. L’ipotesi della procura è che il Ds abbia superato il limite, per punire i ragazzi che avevano infranto le regole disciplinari. Non ci sono solo i due episodi della coca cola e della schiuma da barba, nell’ottobre del 2015, ma anche un episodio di due anni prima. Riguarda un ragazzo fatto circolare per le classi con un cartello sul petto con scritto «Sono un succhia c...». Lui non ha denunciato. Ma non serve, perché il racconto è emerso nel corso delle testimonianze e per questo reato si procede d’ufficio. La vicenda apre una riflessione sul sottile limite tra il rispetto delle regole e i metodi per farle rispettare ". Episodi che si stenta a considerare reali per la loro violenza psicologica e per il ruolo istituzionale di chi li ha commessi.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Collegio docenti: l’importanza di far scrivere a verbale la propria contrarietà


 
 
L’art.24 del DPR n.3 del 1957 sulla responsabilità degli organi collegiali specifica quanto segue:  “ quando la violazione del diritto sia derivata da atti od operazioni di collegi amministrativi deliberanti, sono responsabili, in solido, il presidente ed i membri del collegio che hanno partecipato all’atto od all’operazione. La responsabilità è esclusa per coloro che abbiano fatto constatare nel verbale il proprio dissenso ”. Pertanto nell’ambito di un collegio docenti se un insegnante avesse la percezione che l’oggetto da deliberare presenti un profilo di illegittimità tale da generare delle responsabilità, sarebbe buona prassi  far scrivere a verbale la propria contrarietà, non venendo così, successivamente, a rispondere degli atti votati. Infatti, la responsabilità collegiale è imputata solo a coloro che hanno espresso voto favorevole.

 

Aldo Domenico Ficara

Il problema della competenza alfabetica funzionale


L'alfabetismo (o letteratismo) è suddiviso in tre parametri:
·        l'alfabetismo da testi in prosa per esempio, qualsiasi articolo di giornale o libro di narrativa
·        l'alfabetismo da documenti per esempio, grafici, tabelle, ma anche una domanda di lavoro
·        l'alfabetismo quantitativo il far di conto
Ogni competenza alfabetica funzionale (alfabetismo) ha quattro livelli:
·        inferiore
·        basilare
·        intermedio
·        competente
Per alfabetismo da prosa, per esempio, un grado di alfabetizzazione al di sotto della base significa che una persona può leggere un breve testo per comprendere una piccola informazione elementare; mentre una persona che ha un livello inferiore nel calcolo potrebbe essere in grado di fare una semplice addizione.
Negli Stati Uniti, il 14% della popolazione adulta è a un livello inferiore per l'alfabetismo da prosa; il 12% è a un livello inferiore per l'alfabetismo da documenti; e il 22% è a quel livello per il calcolo. Solo il 13% della popolazione è competente in questi tre campi - quindi capace, per esempio, di confrontare i punti di vista di due editoriali differenti; oppure interpretare una tabella medica riguardante pressione del sangue, età e attività fisica; oppure anche calcolare e confrontare il prezzo al chilo di generi alimentari.
Nel Regno Unito, secondo il Daily Telegraph (14 giugno 2006) "un adulto britannico su sei manca delle competenze alfabetiche che dovrebbe avere un bambino di 11 anni". Il Ministero per l'Istruzione del governo britannico ha riferito che nel 2006 il 47% dei ragazzi in età scolare lascia la scuola a 16 anni senza aver ottenuto un livello base in matematica funzionale, e il 42% non supera un livello base di inglese funzionale. Ogni anno 100.000 allievi lasciano la scuola come analfabeti funzionali nel Regno Unito.
In Francia, secondo gli studi dell'Institut national de la statistique et des études économiques (INSEE) pubblicati nel 2005, il tasso di illetterismo è in calo, ed è maggiore per la popolazione di 60-65 anni (34%) piuttosto che tra i giovani di 18-29 anni (14%). Nel complesso, si può parlare di analfabetismo funzionale per il 9% della popolazione francese.
 

lunedì 24 aprile 2017

Renzi riparte dalla scuola. Due proposte vincenti!


di Gianfranco Scialpi
 
 
“Se il 30 aprile o dopo vincerò la sfida per la segreteria, la prima iniziativa sarà dedicata alla Scuola: ho intenzione di ripartire da un tema dove il dente duole … Dobbiamo ripartire dal tema della disuguaglianza tra bambini: quando nascono i bambini in alcuni luoghi, c’è chi mi dice si può prevedere che fine fanno nove di loro su dieci. E questo non è accettabile”
Questa dichiarazione, facilmente attribuibile anche senza saperlo al candidato- segretario Matteo Renzi, perde molta della sua efficacia comunicativa, considerata la fonte. Infatti, pesa la mancata promessa di visitare ogni settimana una scuola, di riconoscere economicamente il lavoro degli insegnanti (“Guadagnate poco, ma siete il cardine del Paese. Io voglio che il governo stia in mezzo agli insegnanti. Il vostro lavoro è fondamentale” ) di ascoltare gli insegnanti ( Una riforma che non piace agli insegnanti. … Potrei continuare, ma mi fermo qui.
Detto questo formulo due proposte vincenti al Dott. Matteo Renzi che favoriscono l’inclusione, principio costituzionale ( art 3 comma 2 e art. 34 ) sottinteso alla sua dichiarazione:
1) Diminuisca il numero degli alunni per classe, portandolo a 15-20 max., abolendo di fatto le classi pollaio, soluzione pensata e attuata dal duo Gelmini-Tremonti ( 2009 );
2) metta una croce sulla sua disposizione contenuta nella legge di Stabilità 2015 che ha formalizzato le classi superpollaio ( si formano con l’inserimento di alunni/studenti per il divieto di nominare un supplente per il primo giorno di assenza del titolare ).
Ogni riforma deve partire dall’aula, dall’ambiente dove   si forma la persona. Diversamente si mettono in atto progetti inefficaci, inutili. Sarà la volta buona? Staremo a vedere!

domenica 23 aprile 2017

Aumento stipendiale del prof: vogliono dare 85 euro, ma ne occorrono 210


Valzer di cifre riguardante il possibile aumento stipendiale degli insegnanti, nei media si parla di  un aumento medio  di 85 euro lordi a docente, ma a ben guardare qualche addetto ai lavori afferma che occorrono invece non meno di 210 euro netti al mese. A tal riguardo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) dice: “ i 210 euro netti sono una cifra che deriva per metà dalla mancata adozione dell’indennità di vacanza contrattuale, per l’altra metà dall’incremento stipendiale vero e proprio. In caso contrario, abbiamo già predisposto adeguato ricorso. Alla cifra da noi indicata, tra l’altro, vanno aggiunte delle indennità speciali, previste dalle direttive europee, qualora il docente debba raggiungere il luogo di lavoro in siti geografici lontani dalla propria residenza. È la stessa filosofia che ha ispirato Governo e legislatore nel realizzare la legge delega di riforma della scuola italiana all’estero, dove chi fa l’insegnante si vede ridotta l’indennità tabellare, a cui già erano state apportate insensate sforbiciate negli ultimi anni. Per il sindacato, visti i vantaggi economici ridotti al minimo, è decisamente meglio intervenire presentando ricorso in tribunale, in modo da ottenere il maltolto e quanto la legge prevede: l’allineamento stipendiale al 50% dell’inflazione. E questo va applicato mese dopo mese, a partire da settembre 2015. Come ha detto la Consulta “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Contratto. Il sindacato fa la voce grossa?


di Gianfranco Scialpi
 
 
Finalmente una buona notizia! Il sindacati fanno la voce grossa!  In questi giorni hanno rilasciato alcune dichiarazioni che ci aggiornano sullo   “stato dei lavori” in vista della firma del contratto.
Le dichiarazioni esprimono il disappunto delle parti sociali per l’impostazione che il governo sta dando al nuovo Testo Unico. Pare che il documento confermi la legge Brunetta ( legge 15/09), fondata sul principio  che i rapporti tra l’Amministrazione i lavoratori trovano la loro fonte privilegiata nella legge. A questo disappunto, si aggiunge la seguente richiesta:” se si vuole restituire dignità al lavoro pubblico e rendere efficace l’azione delle Pubbliche Amministrazioni è necessario uno sforzo aggiuntivo circa lo stanziamento delle risorse per il rinnovo dei contratti”
Qualche considerazione. L’alzata di testa nasconde una certa ingenuità ( Legge Brunetta) e una consapevolezza fuori tempo massimo ( aumento contrattuale ridicolo ) . Mi spiego. A fine novembre, quando hanno firmato l’Accordo con il governo, necessario per l’avvio delle trattative contrattuali – parte economica – hanno dichiarato e scritto “urbi et orbi” che era stato fatto un “buon lavoro” e “superata la pratica degli atti unilaterali” ( S. Camusso); si esprimeva “soddisfazione per l’intesa e per gli aumenti dignitosi” ( Furlan ) e per un “accordo impensabile fino a un anno fa”( Barbagallo). Dichiarazioni, quindi, impregnate di toni trionfalistici – non potevano essere altrimenti -, ma che non sono riusciti ad esprimere tutte le perplessità riguardanti la revisione in tempi rapidi della Legge Brunetta, considerata l’ombra incombente  del nuovo Testo Unico. Chiedo: ma i sindacati hanno veramente creduto che si potesse in pochi mesi rivedere la legge Brunetta  o quanto meno smussarne le rigidità? Se lo hanno creduto, allora hanno peccato d’ingenuità.

Sul ravvedimento poi dell’aumento non dignitoso e offensivo “non meno di 85€ lordi medi in tre anni “, tocchiamo il fondo!  Solo adesso si accorgono di aver accettato un aumento irrisorio. Si auguravano che i lavoratori e il personale della scuola avrebbero fatto la “ola” per questo “piatto di lenticchie”? Mah! Non ho parole!
Mi auguro che queste dichiarazioni non precedano la dichiarazione di una giornata di sciopero, arma ormai spuntata che però essi ripropongono con una certa frequenza, perché otterrebbero l’unico risultato di irritare ancora di più i loro rappresentanti. Qual è allora l’alternativa? Il compito spetta a loro, certamente però devono fare un enorme sforzo di creatività per individuare una forma di lotta democratica che non vada contro la legge antisciopero 146/90, voluta anche da essi in prospettiva “anticobas” dopo il successo che si ebbe in quegli anni – 1988-1990 –  con un aumento contrattuale  medio del 23% . Quello fu l’ultimo vero contratto significativamente importante per i lavoratori. Dopo ci fu Tangentopoli, la crisi finanziara del 1992 con la legge di Bilancio (= Finanziaria ) di G. Amato da “lacrime e sangue” ( 93.000 miliardi di lire e prelievo forzoso e retroattivo sui conti corrernti  del 6 per mille…), il Decreto legislativo 29/93 (“ moderazione salariale” e privatizzazione del rapporto di lavoro)…

Il fastidio di considerare il Collegio docenti


Il collegio docenti può individuare ulteriori figure di collaborazione del DS

Nel 2000, con la piena attuazione della dirigenza scolastica il Ministero della Pubblica Istruzione chiese un parere al Consiglio di Stato in merito al permanere di due norme previste nel Testo Unico (D.lgs n. 297/1994):

·        l'art. 7, che prevede l'elezione del vicario da parte del Collegio dei docenti;
·        l'art. 459, che assegna esoneri, totali o parziali dall'insegnamento, a chi sostituisce il dirigente scolastico.
Il consiglio di Stato analizzò la normativa e sottolineò come le norme del Testo Unico che prevedono l'elezione del vicario siano in contraddizione con la facoltà del dirigente scolastico di scegliere i propri collaboratori e sostenne che delle due disposizioni che disciplinano la stessa materia in modo differente è prevalente, per le responsabilità affidate al Dirigente scolastico, la disposizione successiva nel tempo che attua pienamente l'autonomia. Infatti - argomenta il Consiglio di Stato - il dirigente scolastico: " è stato investito della qualifica dirigenziale ed è divenuto attributario di tutti i poteri di gestione unitaria della scuola, contestualmente all'acquisto dell'autonomia e della personalità giuridica dell'istituzione scolastica". Quindi per quanto riguarda le competenze del collegio dei docenti e del dirigente scolastico in ordine alla nomina dei collaboratori, prevista dal d. leg.vo 297 del 1994, e di docenti individuati dal dirigente scolastico ai quali delegare specifici compiti a norma dell'art.25 bis, comma 5, del d.leg.vo 29 del 1993, è noto che il Consiglio di Stato, come ricordato nella C.M. 3 agosto 2000, n. 193, ha espresso il proprio parere in merito. La immediata applicazione del citato art.25 bis e le esclusive competenze del dirigente scolastico, per quanto riguarda la delega di specifici compiti ad alcuni docenti e la nomina del vicario, l'Organo Consultivo ha affermato che tale competenza va correttamente intesa ed esercitata anche nel rispetto delle attribuzioni degli organismi collegiali e, per quel che più direttamente attiene al problema in argomento, nel rispetto delle competenze del collegio dei docenti. La norma va letta, dunque, alla luce dei criteri di compatibilità e sussidiarietà: le norme contenute nel decreto 297 vanno verificate e limitate con le nuove, contenute nel più volte citato art.25 bis, che sono recessive solo se si sia in presenza dell'affidamento a docenti individuati dal dirigente scolastico di specifici compiti di gestione e di organizzazione.  Il collegio dei docenti, pertanto, fino alla approvazione del disegno di legge di riforma degli organi collegiali a livello di circolo e di istituto, continua ad assegnare le funzioni obiettivo in coerenza con le indicazioni della C.M. 28 agosto 2000, n. 204 e continua altresì a poter eventualmente individuare ulteriori figure di collaborazione del dirigente scolastico, alle quali, alla luce della evoluzione normativa riassunta, potrebbero essere affidati, in coerenza col P.O.F., solo compiti connessi all'attività educativa e didattica. In ragione della complessità della situazione così determinata e della oggettiva difficoltà di distinguere, in talune situazioni, le attività di gestione e di organizzazione da quelle di contenuto educativo-didattico, appare auspicabile, e per esigenze di razionalizzazione della spesa e affinché sia condivisa la valutazione del possesso, da parte degli insegnanti chiamati a svolgere la funzione vicaria e quelle delegate, delle necessarie doti di professionalità e di esperienza, che siano costituite in questa prima fase di transizione e nell'attesa del provvedimento legislativo di riforma degli OO.CC., forme di raccordo tra le autonome scelte del dirigente scolastico e quelle del collegio dei docenti.

 

Aldo Domenico Ficara

 

sabato 22 aprile 2017

Rivista dell'istruzione n.1/2017: il sommario


Rivista dell'istruzione n.1/2017   

Sommario   
Il punto
◦I ragazzi che si perdono nel bosco - Giancarlo Cerini   
Dossier
◦Cosa ci dicono i Rapporti di autovalutazione - Bruno Losito   
◦Il NEV nelle scuole: "Quando tornate?" - Franca Da Re   
Focus
◦La didattica tra credenze ed evidenze - Roberto Trinchero   
◦L'apprendistato cognitivo - Cinzia Mion   
◦L'approccio pedagogico del Service Learning - Simone Consegnati   
◦Il digitale per l'innovazione didattica - Gabriele Benassi   
◦La peer education nella gestione dei processi di insegnamento- apprendimento - Michela Zermian   
◦Spazio e tempo per la scuola del XXI secolo - Alessandra Rucci   
◦Cittadinanza globale e scuola inclusiva - Graziella Favaro   
Professionalità
◦Chi sono gli insegnanti efficaci? - Umberto Margiotta   
Saperi di cittadinanza
◦Orientamento e imprenditorialità a scuola - Flavia Marostica   
Pratiche dell'autonomia
◦La flipped classroom nei processi di insegnamento e apprendimento - Grazia Paladino   
Governance
◦Rinnovare gli edifici scolastici con la pedarchitettura - Mariagrazia Marcarini   
Cultura della scuola
◦Dallo storytelling alle mappe digitali - Angela Caruso   
Strumenti e cultura della valutazione
◦I compiti di realtà tra creatività e inclusione - Eva Pigliapoco e Ivan Sciapeconi   
Desktop
◦'C' come Coding? o 'C' come Cuore? - Rosalinda Ierardi   
Quando la classe diventa virtuale
◦Quando la classe diventa virtuale - Roberto Baldascino   
Sillabario
◦Scuola dell'infanzia è innovazione - Lorella Zauli   
Immagini
◦Uno sguardo sulle scuole danesi - Mariagrazia Marcarini   

 

CALENDARIO PROVE INVALSI 2017


PROVA NAZIONALE
»giovedì 15 giugno 2017: sessione ordinaria nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (3a media, il risultato farà media con i giudizi che ogni studente ha ottenuto nelle altre prove scritte e nell’orale dell’esame di terza media 2017)
»I Sessione suppletiva: 22 giugno 2017
»II Sessione suppletiva: 4 settembre 2017

SERVIZIO NAZIONALE di VALUTAZIONE

» Prove Invalsi Scuola Elementare:
mercoledì 3 maggio 2017: prova invalsi d'italiano (II e V primaria)
venerdì 5 maggio 2017: prova invalsi matematica (II e V primaria)

» Prove Invalsi Scuole Superiori:
martedì 9 maggio 2017: prove invalsi italiano e matematica (II secondaria di secondo grado). Una novità: quest’anno gli studenti della seconda superiore compileranno il questionario studente al computer e non più in formato cartaceo come gli anni scorsi. La compilazione avverrà tra il 16 e il 27 gennaio 2017. I questionari di matematica e di italiano, invece, verranno somministrati sempre in formato cartaceo a maggio.

NOVITA' PER IL 2018
»Scuola Elementare: per le classi quinte, alle prove di italiano e matematica verrà aggiunta una nuova rilevazione sull’apprendimento della lingua inglese.
»Scuola Media: viene eliminata la prova Invalsi a carattere nazionale all'interno dell’esame di Stato. La prova verrà però effettuata in un altro momento dell’anno scolastico e con la sola funzione di requisito obbligatorio di ammissione all’esame. Alle prove di italiano e matematica verrà aggiunta una nuova rilevazione sull’apprendimento della lingua inglese.
»Scuola Superiore: viene introdotta una nuova prova Invalsi per le classi quinte, si svolgerà durante l'anno scolastico e rileverà le competenze in italiano, matematica ed inglese.

 

Il Prof mette zero, il preside prende provvedimenti e finiscono davanti al Pm


I fatti descritti in questo post risalgono all’anno scolastico 2011-2012. Un episodio di vita scolastica che vede in primo piano i provvedimenti adottati da un preside, la denuncia dell’insegnante rivolta allo stesso Dirigente scolastico, la frustrazione degli alunni, le rimostranze dei genitori e la successiva ispezione disposta all’interno dell’istituto.  Tutto questo a causa dei voti bassi, anzi bassissimi.  Voti che vanno da 0, 1 e in qualche caso persino voti bizzarri con il decimale: ad esempio 3,4.   A tal riguardo la stampa locale  scrive: “ Ad assegnarli un insegnante sicuramente severo e poco propenso a “regalare” la sufficienza.  Secondo molti un docente che con i suoi alunni aveva un rapporto difficile, controverso. E che non andava d’accordo nemmeno con il preside della sua scuola, che lo ha sospeso dall’insegnamento e allontanato dall’Istituto Tecnico Commerciale dove prestava servizio per via del suo atteggiamento poco rispettoso delle regole e della disciplina che di una scuola sono le colonne portanti. Sospeso e allontanato, il professore ha deciso di lavare l’onta subita con una denuncia nei confronti del dirigente scolastico ipotizzando le accuse di abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e atti persecutori “. La storia finisce con il pubblico ministero che chiede l’archiviazione del procedimento a carico del preside.

 

Aldo Domenico Ficara

Gli insegnanti percepiscono lo staff di presidenza come un organo “ leccocratico “ ?


Navigando nel web sullo Staff di presidenza si possono leggere definizioni di questo tipo: “ Lo Staff di presidenza costituito dal Dirigente Scolastico, è un organo consultivo dell'Istituto e dura in carica per l'intero anno scolastico. Di solito oltre al Dirigente scolastico, fanno parte dello Staff: il Direttore dei Servizi Gen. ed Amm.vi, i Collaboratori del Dirigente, i Direttori delle sezioni associate dell'Istituto. Qualora lo Staff debba affrontare specifiche tematiche può essere integrato da personale della scuola particolarmente competente in materia. Nell'ambito dell'attività didattica svolge attività di indirizzo, coordinamento e istruttoria; studia le opportune strategie e predispone il materiale necessario all'adempimento degli obblighi previsti dalla normativa scolastica. Lo Staff Dirigenziale svolge funzioni di supporto all'attività degli organi collegiali, dei gruppi di lavoro e dei singoli docenti. Propone inoltre attività di controllo e verifica volte a valutare l'efficienza e l'efficacia complessiva del servizio scolastico “. Due anni fa, scrivevo sulle pagine de La Tecnica della Scuola tre caratteristiche dello staff di presidenza all’interno  di una riforma poco amata dagli insegnanti. Le tre caratteristiche sono:
1.     Lo staff di presidenza è comprensivo, oltre che dei 2 collaboratori scelti, anche delle Funzioni Strumentali – FS - anche, per quanto in misura ridotta, del DSGA, ma non dei coordinatori  di dipartimento e dei consigli di classe. Scelta quest’ultima che pone interrogativi, ma che è tuttavia comprensibile perché lascia intravedere una visione dello staff come organismo ‘agevole’ e ‘veloce’;
2.     in esso i ruoli tendono a rimanere stabili (la rotazione è praticata piuttosto raramente anche per ragioni legate alla precarietà, e quindi al carosello di un buon 20-30% del personale, e, in parte. alle vicende connesse, in questa fase, col fenomeno delle reggenze);
3.     rispetto alle funzioni, si presentano diversificazioni tra DS e docenti su alcuni aspetti che vale la pena richiamare. Entrambi ritengono, a maggioranza, che lo staff sia, nella loro esperienza (che probabilmente coincide con la loro visione), 'Strumento di collaborazione col DS sul funzionamento didattico-organizzativo della scuola'. Ma i DS considerano lo staff meno rilevante come 'Strumento di collaborazione col DS sul funzionamento organizzativo-gestionale della scuola' e più funzionale rispetto alla prospettiva di una “leadership aperta, allargata”.
A 2 anni dall’entrata in vigore de La Buona Scuola è azzardato dire che  lo staff di presidenza sia percepito dagli insegnanti come un organo “ leccocratico “ ?
 
 
Aldo Domenico Ficara

giovedì 20 aprile 2017

Sono 7 le Regioni che faranno il ponte del 25 aprile


Le 7 Regioni che faranno il ponte del 25 aprile sono:
1.     Abruzzo
2.     Calabria
3.     Friuli Venezia Giulia
4.     Liguria
5.     Molise
6.     Puglia
7.     Umbria
Si ricorda ai molti studenti che seguono RTS che il 25 aprile è un giorno fondamentale per la storia d'Italia ed assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista. Su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il principe Umberto II, allora luogotenente del Regno d'Italia, il 22 aprile 1946 emanò un decreto legislativo luogotenenziale ("Disposizioni in materia di ricorrenze festive") che recitava: « A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale. » La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, ma solo il 27 maggio 1949, con la legge 260 ("Disposizioni in materia di ricorrenze festive"), essa è stata istituzionalizzata stabilmente quale festa nazionale:« Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: [...] il 25 aprile, anniversario della liberazione;[...] ». Da allora, annualmente in tutte le città italiane – specialmente in quelle decorate al valor militare per la guerra di liberazione – vengono organizzate manifestazioni pubbliche in memoria dell'evento.

 

Aldo Domenico Ficara

martedì 18 aprile 2017

Nel 2008 già si intravedeva la " Buona Scuola "


Si riporta uno stralcio di un articolo scritto nel 2008 e pubblicato sul sito web  Libreria delle donne di Milano, che immagina con successo quello che sarebbe accaduto al sistema scuola dopo sette anni nel luglio del 2015:
" La via dell'aziendalizzazione sulla quale si sta marciando a tappe forzate ci fa intravedere un futuro diverso: saranno le scuole stesse a fare assunzioni, a stipulare contratti di collaborazione, a licenziare.
Il controllo si opera a partire dal vertice cui la scuola azienda risponde. Secondo il disegno di riordino della pubblica amministrazione cui si è dato vita con la cosiddetta Bassanini, (governo Prodi 1997, legge delega di applicazione alla scuola del 1999 ): gli ordini partono dallo staff del ministro, passano ai responsabili regionali la cui nomina dipende direttamente dal governo, di lì arrivano ai dirigenti scolastici.
Per i responsabili scolastici regionali si era detto che non dovesse valere automaticamente lo spoil system, cioè la decadenza automatica nel momento in cui cambia il governo, che vige, dopo la Bassanini, negli altri settori della pubblica amministrazione
Per quanto riguarda i dirigenti scolastici la loro fedeltà viene assicurata attraverso la durata triennale dell'incarico che può essere riconfermato o meno e attraverso una parte variabile di stipendio che si riferisce alle dimensioni della scuola e a criteri di valutazione ancora piuttosto indeterminati..
Gli organi collegiali sono stati ulteriormente svuotati di contenuto. Il Consiglio di Istituto è divenuto il Consiglio di Amministrazione della scuola azienda che deve competere per conquistare iscrizioni con gli altri istituti superiori. I consigli di Classe, nei quali si decide della sorte degli studenti, ratificano i voti trasmessi dai docenti al sistema computerizzato. Quando si apre una discussione, in tutti gli organi chiamati democratici, il dirigente tende ad imporre l'unanimità. Deve dimostrare che è un leader efficiente e che non c'è alcun conflitto, o teme che non restino a verbale considerazioni che potrebbero servire da appiglio in caso di ricorsi.
Sulle insegnanti che resistono in un atteggiamento di dissenso vengono esercitate minacciose pressioni: ricordo una collega che persisteva e con la quale il dirigente sbottò così: in questa scuola noi due siamo incompatibili, e siccome non posso andarmene io, deve farlo lei!"

 

Concorso a cattedra 2016: gli esaminatori sono a volte meno preparati degli esaminandi


 
 
"Le persone che esaminano ai concorsi sono docenti a volte meno preparati di coloro che affrontano la prova e le domande che vengono poste risultano molto difficili o addirittura inutilmente impossibili poiché l'unico obiettivo è la scrematura. Insegno da anni e dunque so che si può essere molto preparati nei quesiti nozionistici ed essere professori molto scarsi". Questo il pensiero dello scrittore Christian Raimo, insegnante di storia e filosofia in un liceo romano ed editor per la saggistica presso la Minimum Fax, a proposito dell'altissimo tasso di bocciature tra gli insegnanti abilitati che hanno tentato di superare il concorso a cattedra 2016.

 

Aldo Domenico Ficara

La figura dell'insegnante è stata proletarizzata ?


Sulle pagine de Il Giornale Stefano Zecchi continua a occuparsi della scuola e della figura professionale degli insegnanti dicendo:  “ si pretende dalla scuola come è giusto che sia importanti prestazioni per garantire educazione e formazione ai nostri figli. Così si arriva al grottesco: i genitori che contestano gli insegnanti per non aver capito il proprio figliolo che si è beccato un brutto voto. Poiché l'insegnante è socialmente considerato un poveraccio, ecco che monta in cattedra il genitore che spiega al docente quello che deve fare. Non c'è uno stipendio onorevole, si abbassa inevitabilmente la qualità della docenza, perché ormai, eccetto rari casi emozionanti, chi intende fare l'insegnante non ha trovato, purtroppo per lui, niente di meglio da fare. Si è proletarizzata la figura dell'insegnante “. Sul concetto di proletarizzazione dell’insegnante si ricorda un articolo del 2009 dell’ADI ( Associazione Docenti Italiani ) dove si scrive: “ La proletarizzazione ( dell’insegnante ) consiste nel mantenere un alto numero di insegnanti mal pagati, privi di status sociale, non selezionati e non valutati, senza carriera e prospettive, per i quali la formazione in servizio è un optional. In un mercato del lavoro burocraticamente amministrato dal Centro, il precariato è infatti rimasto il solo strumento in mano ai ministri economici per controllare la spesa dell’istruzione, dal momento che su tutti gli altri aspetti non riescono ad intervenire. La professione docente è stata  così  mandata, drammaticamente, alla deriva “.

 

Aldo Domenico Ficara

lunedì 17 aprile 2017

Alessandro D’Avenia e Valeria Fedeli si scrivono mentre la scuola pubblica agonizza


Alessandro D’Avenia raccoglie storie di scuola e le riunisce in una lettera la cui risposta, dice il professore, spetta alla ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli.

“Gentilissima Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le scrivo per farle presente alcune situazioni in cui versa la scuola italiana, situazioni che immagino conoscerà molto bene. Nel suo discorso di insediamento ha affermato che, a motivo della sua storia professionale e politica, si sarebbe battuta per le pari opportunità. Spero quindi che le seguenti testimonianze, ne ho scelte solo due tra le tantissime che ricevo in qualità di insegnante e di scrittore, possano servire da ulteriore sprone per la sua azione politica.  La nostra Costituzione stabilisce: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». 

 «Caro professore, frequento la quinta superiore, ma devo dirle che sono veramente stanca. La scuola mi ha delusa profondamente! Sono stanca di andare a scuola per girarmi i pollici: molti dei miei professori sono spesso assenti e purtroppo tantissime volte ci ritroviamo in classe senza fare nulla … Sono ben due anni che le cose vanno così. Ogni volta che torno a casa, mi sento demoralizzata e stanchissima. La mia professoressa di italiano non ha voglia di fare nulla. In questi anni, abbiamo saltato gran parte dei programmi. Adesso, a pochi mesi dalla maturità, siamo davvero indietro e abbiamo svolto un solo tema durante tutto il primo quadrimestre. Non ci sentiamo pronti! Il preside si è sempre disinteressato delle nostre continue lamentele, ci ha definiti “polemici” e ha detto che dobbiamo arrangiarci perché ha le mani legate. Ci sentiamo presi in giro … So bene che posso studiare gli argomenti autonomamente, ma avere dei professori che facciano il loro lavoro non è forse un mio diritto? Sono preoccupata per la maturità e perché vorrei continuare gli studi, ma purtroppo a causa delle numerose assenze dei miei insegnanti, ho diverse lacune. Non ce la faccio più, vorrei solo imparare!».

«Caro professore, io e la mia classe (frequento la quinta di un Istituto Tecnico) siamo in lutto. Ci sta per essere tolto il nostro professore di inglese, uno dei migliori insegnanti che abbia mai avuto. In tre mesi è riuscito a fare un lavoro incredibile con la classe, appassionando alla materia anche chi per l’inglese non è proprio portato. Ha cercato di far emergere le nostre qualità attraverso lezioni coinvolgenti e vicine ai nostri interessi. In questi mesi ho capito che l’inglese non è solo un insieme di regole grammaticali o di pagine da studiare a memoria; ho capito che, se mi impegno, posso raggiungere buoni risultati anche in questa materia. E non sono stata l’unica a migliorare. Durante le lezioni tutti i miei compagni lo ascoltavano senza fiatare e anche i più “turbolenti” della classe intervenivano nel corso della lezione. Pensandoci bene, forse, quello che mi ricorderò per sempre sarà la grande fiducia che questo professore ha avuto in noi, in ciascuno di noi. Purtroppo questa favola pare essere giunta al termine. Un termine che si sapeva, che era stabilito da uno di quei contratti che non tengono conto di noi alunni, che non tengono conto della bravura di un insegnante che, stando così le cose, da domani mattina si ritroverà disoccupato. Fa rabbia pensare che nella scuola ci siano docenti che entrano in classe con venti minuti di ritardo e che passano il resto della lezione a leggere svogliati un libro. E questi professori rimangono ancorati alla loro cattedra nonostante tutto, nonostante si sappia del loro comportamento. Il nostro insegnante di inglese, invece, per restare un altro mese e mezzo, dovrebbe accettare di coprire un piccolo numero di ore che non gli permetterebbero nemmeno di coprire i costi della benzina. Ci ha detto che se fosse per lui, nonostante il discorso economico, sarebbe disposto a tenere la nostra classe ma si creerebbe lo stesso problema a breve e avremmo un’insegnante nuova a pochi mesi dalla Maturità. Inutile dire che tutti, un po’ egoisticamente, lo abbiamo pregato di rimanere perché un insegnante come lui, in Italia, si incontra una volta nella vita ed è molto più prezioso di un voto che sicuramente non rispecchierà il nostro impegno e le nostre conoscenze».

Il contenuto di queste lettere denuncia lo stato dell’arte, ma anche le possibili soluzioni. Non si tratta certo di una situazione generale, ma statisticamente rilevante. Le famiglie a volte non reagiscono per stanchezza, a volte per disinteresse, perché spesso neanche le autorità competenti agiscono, dal momento che – come dice bene una delle due lettere – «hanno le mani legate». Perché è così difficile creare un sistema virtuoso in cui possa insegnare chi veramente svolge un servizio di qualità? Perché chi, per le ragioni più varie che non voglio giudicare, non riesce o non vuole più insegnare, non è aiutato a migliorarsi o a rivedere il suo percorso? Perché tantissimi Paesi ci riescono e noi no? Inorridiamo di fronte a dipendenti pubblici che timbrano e poi sono assenti. Perché a scuola non pretendiamo la stessa qualità che chiediamo agli altri funzionari (espressione riduttiva per un insegnante, ma la uso per mantenere il paragone) pubblici? Di esempi virtuosi, come quello del professore di lingue, ce ne sono tantissimi e sono altrettanto rilevanti statisticamente, ma perché non creare le condizioni per portare a sistema gli esempi virtuosi, garantendo ai ragazzi la continuità didattica ed educativa? Queste sono domande che riguardano la politica, perché in questo momento in alcune scuole italiane si va contro i diritti dei cittadini; contro le pari opportunità dei docenti sballottati da cattedre frammentate e spesso lontanissime dalle loro famiglie, e non tutti possono permetterselo; contro la reale ed effettiva possibilità di sviluppo di tutti gli studenti, e non solo di quelli che, per condizioni di partenza più fortunate, possono risolvere autonomamente. Nell’agenda politica attuale quasi nessuno parla di scuola, benché i diritti umani siano uno dei temi più dibattuti al momento. Una persona con la sua storia professionale e politica può fare molto, perché credo ancora, come lei, nel fatto che – in democrazia – le cariche siano al servizio del bene dei cittadini. La ringrazio per l’attenzione, non risponda a me, ma ai ragazzi. “

Di seguito la lettera di risposta dalla ministra Valeria Fedeli:

 “Care ragazze, cari ragazzi, delle vostre lettere mi hanno colpito profondamente due sentimenti che esprimete: la delusione e la fiducia. Voglio dirvi che la scuola che stiamo cercando di realizzare per voi è esattamente quella che desiderate. Una scuola che sia capace di trasmettervi nozioni e informazioni basilari per la vostra formazione, e insieme vi proietti nel futuro, mettendovi in relazione con diversi settori della società, orientandovi, facendovi acquisire consapevolezza delle competenze che avete già e di quelle che dovrete potenziare, aiutandovi nel vostro percorso per divenire cittadine e cittadini informati, consapevoli, attivi.
Capirete bene che il vostro apporto è indispensabile per riuscire a portare a segno questo impegno. Siete voi il centro di questo lavoro. È con voi che vogliamo confrontarci, è con le vostre famiglie, con le vostre insegnanti e i vostri insegnanti, con le comunità scolastiche in cui vivete che vogliamo dialogare. Vogliamo fare tesoro delle vostre esperienze per costruire una scuola – e con questa una società – giusta, di pari opportunità e di uguaglianza nei diritti. L’ascolto è e sarà cifra distintiva del nostro operato. Mi auguro che anche chi verrà dopo di noi prosegua questo cammino, facendo di voi, nuove generazioni, fulcro dell’azione di governo, fuori dai tira e molla politici che in passato hanno prodotto danni a voi e al Paese. Ho fiducia che sarà così“.