sabato 1 aprile 2017

Un insegnante fa pausa caffè nell’aula dove sta svolgendo la lezione. Commette un reato ?


Dalle pagine del sito web  La Provincia, in riferimento all’ipotetico reato della pausa caffè in orario di servizio, si scrive:  “ Non può dirsi che una breve sosta per bere un caffè integri» un reato, anche perché «la pausa caffè è assolutamente tollerata dai contratti di lavoro e dalla giurisprudenza». Finisce com’era inevitabile finisse la storia del presunto scandalo dei dipendenti comunali sorpresi a timbrare il cartellino e poi uscire per bere un caffè prima di iniziare a lavorare: con l’archiviazione di tutte le accuse. E non , come aveva chiesto inizialmente la Procura, per particolare tenuità del fatto. Ma proprio perché quella condotta non costituisce alcun reato. Ratio della norma - ha scritto il giudice nel provvedimento - è potenziare i livelli di efficienza degli uffici pubblici e di contrastare i fenomeni di assenteismo» e «non può dirsi che una breve sosta per bere un caffè, peraltro pacificamente tollerata come momento di necessario ristoro e di recupero di energie lavorative, integri una interruzione del servizio idonea a influire sul rendimento del dipendente “. Tutto ciò vale per i dipendenti comunali, ma per gli insegnanti vale la stessa cosa ? No, perché gli insegnanti hanno l’obbligo della vigilanza in classe. Però, a rigor di logica, lo stesso trattamento giuridico sopra descritto per i dipendenti comunali potrebbe valere per i docenti,  se il caffè fosse portato da qualcuno ( non vincolato dall’azione di vigilanza ), presso l’aula dove l’insegnante svolge il proprio servizio. Qualcuno però potrebbe eccepire che l'insegnante rappresenta un modello da emulare e quindi la sua pausa caffè davanti ai propri alunni non potrebbe fare bene all'azione educativa. Infatti, la professione dell'insegnante, per tutte le implicazioni trasversali del suo operato, non è uguale a quella del dipendente comunale. Dovrebbero capirlo anche coloro che stanno cercando la quadra per rinnovare il contratto di una categoria così socialmente preziosa e unica.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Ai tanti luogocomunisti che sui giornali non perdono occasione per lamentarsi, signora mia, di un sistema scolastico fabbrica di studenti svogliati e di professori indulgenti (quando non addirittura incubatrice di analfabetismo di ritorno), vorremmo consigliare una visita, per esempio, all’istituto Tommaso Campanella di Lamezia Terme dove si resta ammirati dalla capacità di argomentare dei ragazzi e dall’uso sempre appropriato della lingua italiana. Citiamo non a caso una scuola del profondissimo sud perché non dimentichiamo le parole di una loro insegnante “Ocse”, Enzina Sirianni, in risposta ai complimenti: “Sì, sono bravi ma i più fortunati voleranno via mentre chi rimane…”. Infatti, i meno fortunati potranno sempre compilare dei curricula che finiranno diritti in qualche cestino. Oppure, molto più utilmente, iscriversi ad un torneo di calcetto. Perché nel richiamare i giovani alla miserevole realtà delle cose il ministro Poletti dice il vero. Ma subito dopo dovrebbe dimettersi dal governo come tutti i governanti passati e presenti complici, per inettitudine o per dolo, della catastrofe generazionale che oggi si misura con il 40% di disoccupazione giovanile. Così che nell’Italia immaginaria che distinguesse tra meritevoli e somari, gli insegnanti dovrebbero governare e i ministri tornare a scuola. Ma questa, e me ne scuso, è solo demagogia.

Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano

Ai tanti luogocomunisti che sui giornali non perdono occasione per lamentarsi, signora mia, di un sistema scolastico fabbrica di studenti svogliati e di professori indulgenti (quando non addirittura incubatrice di analfabetismo di ritorno), vorremmo consigliare una visita, per esempio, all’istituto Tommaso Campanella di Lamezia Terme dove si resta ammirati dalla capacità di argomentare dei ragazzi e dall’uso sempre appropriato della lingua italiana. Citiamo non a caso una scuola del profondissimo sud perché non dimentichiamo le parole di una loro insegnante “Ocse”, Enzina Sirianni, in risposta ai complimenti: “Sì, sono bravi ma i più fortunati voleranno via mentre chi rimane…”. Infatti, i meno fortunati potranno sempre compilare dei curricula che finiranno diritti in qualche cestino. Oppure, molto più utilmente, iscriversi ad un torneo di calcetto. Perché nel richiamare i giovani alla miserevole realtà delle cose il ministro Poletti dice il vero. Ma subito dopo dovrebbe dimettersi dal governo come tutti i governanti passati e presenti complici, per inettitudine o per dolo, della catastrofe generazionale che oggi si misura con il 40% di disoccupazione giovanile. Così che nell’Italia immaginaria che distinguesse tra meritevoli e somari, gli insegnanti dovrebbero governare e i ministri tornare a scuola. Ma questa, e me ne scuso, è solo demagogia.

Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano