lunedì 22 maggio 2017

Meglio evitare frasi del tipo "ti boccio" o "ti metto il debito"


 
 
Dire ad uno studente frasi del tipo "ti boccio" o "ti metto il debito" equivale a rientrare nella sfera dell'abuso dei mezzi di correzione perché, come stabilito dalla Cassazione ( sentenza n. 47543 del 2015), si identifica come una "violenza psicologica che potrebbe causare un pericolo alla salute dell'alunno". Vediamo come si interpreta  l'abuso dei mezzi di correzione e tal riguardo riportiamo  l’art. 571 c.p. che così recita: " Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo, se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni ".

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

domenica 21 maggio 2017

La scuola a due velocità

L'immagine può contenere: sMS

Approvato il TU sul pubblico impiego, torna il ritornello dell’aumento stipendiale degli insegnanti


 
 
Concluso l’iter di approvazione del testo unico sul pubblico impiego può partire la procedura  del rinnovo dei Contratti nei vari comparti della pubblica amministrazione, e quindi dei contratti che riguardano il personale della scuola. In altre parole nel breve periodo si tornerà, mediaticamente parlando, a sentire il ritornello dell’aumento stipendiale degli insegnanti pari a 85 euro spalmato su un triennio. Questi aumenti di stipendio non saranno uguali per tutti ma dovrebbero essere maggiori, sempre secondo quanto indicato nell’accordo del 30 novembre 2016, per tutto i lavoratori della scuola che hanno sofferto maggiormente la crisi economica e il blocco della contrattazione, ovvero per le retribuzioni più basse. Gli aumenti dovrebbero essere concessi in base al merito,  infatti, nel accordo si legge: “ le parti si impegnano ad individuare nuovi sistemi di valutazione che garantiscano una adeguata valorizzazione delle professionalità e delle competenze e che misurino e valorizzino i differenti apporti individuali all’organizzazione. I contratti collettivi, nei limiti delle relative previsioni normative, disciplineranno criteri e modalità.”

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 20 maggio 2017

Le case editrici scolastiche italiane


Le case editrici scolastiche italiane compongono un mondo complesso. Sussidiari, antologie, grammatiche, atlanti, manuali, vocabolari, quaderni di esercizi e libri delle vacanze. Il Ministero dell’Istruzione dice che nelle scuole italiane, materne escluse, si sono iscritti 6.861.718 di studenti divisi in 326.599 classi gestite da 817.291 docenti. Arrotondando significa quasi 7 milioni e mezzo di lettori potenziali.  Concentrandosi solo sulla scuola primaria e sulla scuola secondaria di primo grado  l’offerta didattica e pedagogica è vasta. La capofila del ramo è certamente Torino, città nella quale si concentra il 50% circa delle case editrici scolastiche e universitarie italiane; una forza che rappresenta il 30% del mercato librario scolastico del nostro Paese. Nel capoluogo piemontese hanno sede mostri sacri quali Utet, SEI (Società Editrice Internazionale), Paravia (oggi parte del Gruppo Pearson), Lattes, Loescher e Il Capitello (all’interno del quale Elledici si occupa di testi di religione). Piemontese è anche uno dei colossi specializzati, la novarese De Agostini; con il suo marchio DeA Scuola comprende anche Garzanti scuola, Petrini, Cedam, Theorema e altri. A Roma c’è l’antica Mursia. A Bologna risiede la Zanichelli. A Brescia ha sede la Editrice La Scuola e proprio sulla punta dello stivale c’è la Rubbettino Scuola. Non sono da meno i grandi gruppi editoriali, le quali investono molto nelle collane dedicate alla scuola: Mondadori Education, Giunti scuola, RCS Education (con Fabbri, Sansoni e La Nuova Italia) fra gli altri.
La classifica delle case editrici scolastiche italiane per fatturato è questa:
1.     Zanichelli (appartiene alla famiglia Enriques. Possiede Loescher, D’Anna, oltre ai dizionari Zingarelli, Ragazzini, Boch. La sede è a Bologna).
2.     Pearson (è l’editore più grande del mondo, anche dopo avere venduto Economist e Financial Times. In Italia comprende Paravia, Bruno Mondadori, Linx, Archimede, Elmedi, i Pinguini. La sede è a Milano)
3.     Mondadori (dichiara di avere il 13 per cento dell’editoria scolastica. Oltre alle varie linee scolastiche di Mondadori, possiede Einaudi e Piemme scuola, LeMonnier, Signorelli, e, Juvenilia, Minerva)
4.     Rcs (Bompiani per la scuola, Fabbri, Edizioni il Quadrifoglio, Calderini, Etas, Edagricole scolastico e aula Digitale)
5.     De Agostini Scuola (Garzanti scuola e linguistica, Cedam, Marietti, Cideb, Ghisetti&Corvi, Theorema, Petrini, Valmartini e Black Cat che fa libri in lingua originale)
Al sesto e settimo posto, i primi editori che non sono grandi gruppi: Hoepli di Milano, antica casa editrice specializzata in manuali tecnici che ha un bestseller di informatica Corso di Informatica CLIPPY, la “Collana Biennio”, e Sei, dei salesiani. Seguono, in ordine sparso, Giunti, per le medie, Atlas di Bergamo, il Capitello e Lattes di Torino, Palumbo di Palermo, il Gruppo La Scuola di Brescia e Principato di Milano. Altro settore è quello dell'informazione scolastica dove tra gli altri citiamo: La Tecnica della Scuola di Catania, Maggioli Editore di Rimini, Tecnodid di Napoli e Euroedizioni di Torino.

Sitografia:
 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Editrice Herbita: storie di pubblicazioni sulla scuola


Dopo un piacevolissimo confronto telefonico di qualche giorno fa,  riguardante l’editoria scolastica in Italia e in Sicilia, fatto con Emanuele Bongiorno, responsabile della Editrice Herbita,  decido di mettere sotto la lente di ingrandimento questa casa editrice dall’importante e blasonato passato, auspicandone un radioso futuro nell’ambito  dell’informazione scolastica. Nel suo sito web alla voce " chi siamo " si scrive: "L'Editrice Herbita è stata fondata il 1° Marzo 1973, da Leonardo Palermo. Ha al suo attivo oltre 200 pubblicazioni. Pubblica libri per la scuola (media e superiore), per l'università, di cultura, arte, archeologia, narrativa; collane sono riservate a: "La Sicilia attraverso il tempo", "Opere edite e inedite di Virgilio Titone", "Archeologia ed arte". Le pubblicazioni sono apprezzate da docenti e uomini di cultura; infatti molte di esse contano ripetute edizioni. La loro rinomanza ha trovato spazio oltre che nelle scuole, nelle Università, in parecchie biblioteche sia nazionali che estere ". In particolare della Editrice Herbita  voglio evidenziare una pubblicazione di Massimo Dolce del 1975 dal titolo “ LASCUOLA NEL NOSTRO TEMPO PROBLEMI E PROSPETTIVE “. Lo stesso Massimo Dolce che nel settembre del 2014 scrisse un articolo sulla didattica digitale pubblicato da La Tecnica della Scuola (http://www.tecnicadellascuola.it/archivio/item/5955-alfabetizzazione-in-didattica-digitale.html ) di cui sono redattore dall’ormai lontano aprile 2012. Intrecci editoriali che fanno capire quanto la cultura della e sulla scuola possa essere volano di sviluppo e innovazione per il nostro Paese.

 

Aldo Domenico Ficara

 

E' didatticamente utile liberare gli studenti dai Promessi Sposi ?


La distorsione geografica della legge 104/92


Il comma 3 dell’art. 3 della L.104/92 precisa che i permessi retribuiti per handicap sono attribuiti al lavoratore che assiste un familiare a condizione che l’handicap di quest’ultimo abbia la connotazione di gravità. I soggetti legittimati ad assistere il familiare sono i parenti o affini entro il secondo grado. Vi sono però delle deroghe per i parenti e agli affini entro il terzo grado. Una volta autorizzata la fruizione del permesso, nessun altro lavoratore può farne richiesta e ottenerne la concessione, finché il primo lavoratore non ne abbia cessato la fruizione e fornito le dovute comunicazioni. Sulla legge 104/92 esiste però una distorsione geografica, infatti, il numero di titolari di 104 è inversamente proporzionale al reddito della regione in cui lavorano. In altre parole al Sud si riscontra nei numeri  qualcosa di statisticamente anomalo. Nella scuola italiana ci sono altri due aspetti che caratterizzano la 104 e che la rendono poco digeribile a molti insegnanti privi di tale titolarità. Il primo è che con la 104 si possono ottenere trasferimenti decisamente più celeri verso posti che permettano di seguire il disabile o di curarsi.  Il secondo, il più importante, è che i titolari della 104 risultano anche come “riservisti” nelle graduatorie per le assunzioni in ruolo e per le supplenze. Vuol dire che coloro i quali rientrano nella categoria di invalidi civili hanno una corsia preferenziale per le immissioni in ruolo, a prescindere dal punteggio ottenuto nel concorso o nella graduatoria finale.

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 19 maggio 2017

Buone pratiche didattiche: un video sulla matematica di Mario Antonuzzi

Proponiamo un video di Mario Antonuzzi,  riguardante una lezione di matematica svolta in classe,  come esempio di impegno per espletare buone pratiche didattiche:





Mario Antonuzzi si è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università di Pisa. Poi ha lavorato per 12 anni all’Italtel di Milano: prima come programmatore e poi come analista. Infine ha lavorato come sistemista nell’ambito dell’informatica applicata alle telecomunicazioni. Nel 2000 supera un concorso per l’insegnamento della matematica e dal 2001 insegna la matematica agli studenti delle secondarie di secondo grado. Nel 2005 ha conseguito una seconda laurea, in Ingegneria informatica, presso l’università di Milano. Per 15 anni ha insegnato presso l’ITIS “Alessandrini” di Vittuone, provincia di Milano. Da quest’anno insegna matematica presso l’ITIS “Cannizzaro” di Rho. E’ convinto, da sempre, che le tecnologie applicate alla didattica possano avvicinare i nativi digitali ai concetti “eterni” che hanno formato i grandi geni dell’umanità.

Per visionare altri video dell'autore si  evidenziano i seguenti link:

http://digilander.libero.it/mario.antonuzzi/Matematica/FilmatiPrime.htm

http://digilander.libero.it/mario.antonuzzi/Matematica/FilmatiSeconde.htm


Aldo Domenico Ficara

“Culpa in vigilando”. Senza soluzione di continuità!


di Gianfranco Scialpi
 
 
Riporto qui il commento ad una recente sentenza ( 10516/17 ) dove il Miur e l’insegnante sono stati condannati ” a risarcire due genitori che avevano perduto il figlio a seguito di un incidente avvenuto in prossimità della scuola”
Il pronunciamento chiarisce un principio: il passaggio di  responsabilità del controllo sul minore deve essere diretto. In altri termini, la consegna deve avvenire in prossimità del genitore o di altro adulto delegato o autorizzato e in assenza di potenziali pericoli. Quindi  il “ senza soluzione di continuità” prevede la vicinanza ragionevole dell’adulto!  Da qui non possono essere proposte come  attenuanti la conclusione del proprio orario di servizio o “il fuori dal perimetro della scuola” e ancor meno ragioni pedagogiche ( autonomia del bambino). In quest’ultimo caso, si può essere in disaccordo, ma il giudice sul suo tavolo non ha i testi di M. Montessori!  
E’ evidente che in tutti i casi nei quali è coinvolto un minore, prevale su tutto il suo diritto costituzionale alla sicurezza e protezione ( art. 30 e 31 ). Tale diritto è confermato, e non poteva essere altrimenti, dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ( 1989 ) . Nello specifico l’art. 3 recita: “… l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

1.Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati.

2.Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi e istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle autorità competenti in particolare nell’ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonché l’esistenza di un adeguato controllo.”

 

LA SCUOLA DEL “TANTO” E NON DEL “COME”


Più che “Buona Scuola” – “buona”, immagino, vale ormai come auspicio a tutt’oggi irrealizzato –, restando sul piano della pura constatazione della realtà, la scuola italiana dei due primi decenni del Duemila, a tutti i suoi livelli, è un ibrido.
Non è più la scuola di un secolo fa, ma neppure quella di vent’anni fa.
Certamente non è (ancora?) una scuola davvero autonoma – altra constatazione, che però esprimo in forma di domanda: quanto l’autonomia viene sbandierata ad ogni occasione e quanto poi è ignorata sistematicamente o addirittura stravolta de facto? – , moderna e davvero in grado di affrontare le vere sfide di oggi, le autentiche emergenze educative che sono sotto gli occhi di tutti: dal deflagrare della diseducazione in tutte le sue forme, che sfociano in bullismo, cyberbullismo, teppismo, vandalismo, ecc…, all’analfabetismo di ritorno (ci si accorge ora che si è persa la “competenza” di scrivere correttamente nella propria lingua madre? Sull’altare di quali altre “competenze” è stata sacrificata?) alla sistematica ed esibita ignoranza dei fondamenti di una minima cultura di base (ma forse di questa, oggi a differenza di ieri, possiamo fare a meno?).
La scuola è stata “contaminata” (quanto positivamente lo decida ciascuno) da tante, troppe istanze allogene.
Al suo interno deve trovare ospitalità praticamente di tutto e di più, privilegiando la quantità del nuovo a qualunque costo e riducendo lo spazio del vecchio (sempre e comunque da rottamare?) fino a farlo sparire.
La scuola è stata aperta, direi spalancata, e vi hanno preso stabile e confortevole dimora pratiche e operatori che di essa poco o nulla sanno né vogliono sapere.
Ma tale apertura si è ipso facto tradotta in un miglioramento sostanziale dell’offerta formativa e in un’analoga apertura di mentalità dei docenti e dei discenti, in una maggiore acquisizione di flessibilità didattica ed operativa? Personalmente ho molto dubbi in merito.
Per governare la quantità non abbiamo trovato altro modo che quello italico di sempre: la burocrazia. E così, via con rinnovata foga a scrivere e a far scrivere molto di più di vent’anni fa, a produrre sempre più carta: progetti e programmazioni di ogni tipo, PON che spuntano ora come funghi, verbali per ogni anche minima riunione, dichiarazioni di ogni risma, richieste di ogni sorta… con buona pace di ogni promessa di dematerializzazione e di deburocratizzazione.
La valutazione, in perfetta coerenza e anche questa a tutti livelli, lo si fa sul QUANTO, mai sul COME: esattamente come se, per giudicare della bontà di una torta, bastasse verificare l’elenco degli ingredienti che contiene senza preoccuparsi di assaggiarla.
Oppure la valutazione la si fa sull’aspetto, sull’apparenza: nell’esempio della torta, basta che si presenti bene. Se poi per caso la si assaggia e fa schifo, pazienza!
Sulla larga strada del QUANTO, intrapresa trionfalmente con squilli di tromba e rulli di tamburo, auspici tutti coloro che in ciò vedevano una razionalizzazione (del tutto farlocca! in realtà, un furbo espediente per far cassa riducendo gli investimenti nel settore più improduttivo di tutti, l’istruzione), furono abolite d’un tratto le piccole scuole.
L’autonomia la si è data (?!) solo a condizione di creare prima i megaistituti da migliaia di alunni e centinaia di docenti, anche se il contesto di riferimento spesso è la cittadina e non la megalopoli.
L’abdicazione di una prospettiva umanistica, considerata oggi del tutto retriva – salvo poi magari ascoltare con sorpresa che il nuovo Presidente francese nel suo primo discorso auspica un neoumanesimo! – ha determinato il convincimento che tutto sia misurabile e che il giudizio di valore scaturisca da un insieme di automatismi.
Visto dunque che il COME non è quantificabile e non  si lascia ridurre in schemi, in formule, in  griglie – strumento oggi docimologicamente indispensabile, dalla scuola materna all’Università, considerato la panacea alla scriteriata e autoreferenziale valutazione di una volta –, non ha scientificamente alcun diritto di esistere.
Riprendendo però l’immagine della nostra torta, sarebbe bene non dimenticare che, volenti o nolenti, ad assaggiarla poi siamo tutti.
Bisogna allora riflettere bene prima: ridurre il numero degli ingredienti (il troppo stroppia sempre, in ogni contesto, in gastronomia come in didattica) e preoccuparsi di più magari di chi li amalgamerà e cucinerà e di quali strumenti avrà a disposizione per ciò.
E soprattutto dare molto più importanza al risultato finale (oggi il primato è al percorso, alla procedura), al sapore che avvertiamo e che resta in bocca.
Ho affermato prima che la scuola di oggi è molto diversa da quella di cent’anni fa.
Ripensandoci, forse neppure troppo.
Anche allora, a ben guardare,  era in auge la scuola del QUANTO, del nozionismo fine a se stesso: era bravo chi sapeva, non chi capiva.
Fu una rivoluzione straordinaria quella avvenuta negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso: la rinuncia, convinta e liberatoria, a quel nozionismo, a quella quantificazione della cultura e l’adozione di una didattica improntata ai valori della curiosità intellettuale, della formazione del gusto e della personalità, dell’acquisizione della consapevolezza critica, della cura della persona, considerata prima e sopra tutto come essere umano da aiutare nel suo percorso di crescita, non come utente o cliente o apprendista o cos’altro ancora.
Cos’è rimasto, oggi, di tutti questi nobili convincimenti? Li abbiamo spazzati via perché non sono produttivi, non funzionano più? E siamo sicuro, continuando ad operare così, di star davvero “progredendo”, cioè “andando avanti"?
 

 

 Stefano Casarino

 

La petizione di RTS sul divieto dell'uso dei Fidget spinner a scuola

Studentessa con sostegno tagliata fuori dalla gita scolastica in Sicilia


 
 
In un istituto di Amantea, comune in provincia di Cosenza, una studentessa, adolescente, di 14 anni, affetta da un disturbo per il quale è necessario che venga seguita da un’insegnante di sostegno, ma che non le impedisce di camminare o di stare con i suoi compagni, è stata letteralmente tagliata fuori dal partecipare alla gita scolastica, uno dei maggiori momenti di aggregazione scolastica (https://www.quicosenza.it/news/provincia-cosenza/155152-amantea-14enne-esclusa-dalla-gita-scolastica-la-madre-nessuno-le-aveva-detto-niente ). La mamma ha accompagnato la figlia come ogni giorno a scuola, ma una volta arrivate, hanno scoperto che tutta la classe era partita per una gita di tre giorni in Sicilia e nessuno le aveva detto niente. A tal riguardo riportiamo il duro commento della madre sull’episodio: “ Mia figlia è rimasta malissimo e avrei voluto che vedeste tutti la sua faccia quando ha scoperto che tutta la sua classe, i suoi compagni, erano andati in gita. Mia figlia serve solo a far prendere lo stipendio all’insegnante di sostegno che ha ‘pensato’ bene di non avvisarmi ”. L’emarginazione scolastica si materializza soprattutto in casi come questo.

 

Aldo Domenico Ficara

giovedì 18 maggio 2017

Water bottle flipping challenge: un gioco poco intelligente che disturba le lezioni


 
 
“Water bottle flipping challenge” è  il gioco che fa tanto innervosire i professori. Consiste nel lancio in aria di una bottiglia di plastica, parzialmente riempita d’acqua, in modo che ruotando atterri dritta su una superficie. Questo gioco quest’anno è diventato una tendenza internazionale, con la pubblicazione di numerosi video di persone che tentano questo tipo di attività. E’ un gioco che sta diventando molto popolare e i tonfi ripetitivi dei vari tentativi sono stati criticati nelle scuole come distrazione e disturbo delle lezioni. Insomma in sintesi si potrebbe azzardare: Water bottle flipping challenge è un gioco di cattivo gusto, anzi poco intelligente ( anche se le leggi della fisica che lo gestiscono non lo sono ), che disturba chi ha voglia di apprendere e studiare. Parola di prof.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Nella riforma del sostegno 2017 gli ATA si occuperanno degli studenti con disabilità


 
 
La riforma del sostegno 2017, il testo del decreto attuativo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, conferma una delle novità più discusse de La Buona Scuola: quella per cui i collaboratori scolastici si dovranno occupare dell’assistenza di base igienico-personale degli alunni disabili. Il punto cardine della riforma del sostegno, infatti, è quello per cui tutto il personale scolastico sia coinvolto nella formazione per l’inclusione scolastica. Per questo motivo anche il personale ATA si occuperà nella gestione degli studenti con disabilità, come stabilito dal 4° comma dell’articolo 3 del Decreto attuativo della Buona Scuola. Questa assistenza sopra descritta si baserà  principalmente su due fattori: il primo riguarderà il profilo professionale, mentre il secondo il genere dello studente.

 

Aldo Domenico Ficara

Gli scacchi a scuola come strumento pedagogico


 
 
Riportiamo lo stralcio di un articolo, riguardante l’introduzione del gioco degli scacchi come disciplina da praticare in classe nelle nostre scuole,  pubblicato su Repubblica.it  nel febbraio del 2015: “ Dal 2005 al 2014, sotto la supervisione del professor Roberto Trinchero, cattedra di Pedagogia sperimentale a Scienze della formazione dell'Università di Torino, otto ricerche successive su otto classi della terza elementare hanno detto che "il gioco degli scacchi può essere considerato una vera e propria palestra cognitiva". Sì, "la competizione insita nel gioco motiva i ragazzi a cimentarsi con numerosi piccoli problemi per i quali devono pianificare soluzioni possibili, valutarle, decidere la migliore, sperimentare la propria scelta e avere un ritorno quasi immediato delle conseguenze delle proprie decisioni. Questo processo", si legge, "è utile per sviluppare autonomia decisionale, responsabilità verso le proprie azioni e accettazione delle conseguenze".  Le ricerche, successivamente, hanno coinvolto il Cnr di Roma, l'Università di Palermo, l'Università del Piemonte Orientale, il ministero dell'Istruzione, l'Invalsi. E hanno certificato che, quando impiegato come strumento pedagogico, il gioco degli scacchi può supportare il compito degli insegnanti “.

 

Aldo Domenico Ficara

E' giusto vietare l'uso di Fidget spinner a scuola ?


 
 
Fidget spinner, una strana trottola con tre protuberanze, che ruota attorno a un cuscinetto,  è stato vietato in molte scuole, grazie alle testimonianze che stanno facendo luce sul pericolo dell’uso di questo piccolo gioco  rotante. I primi ad essere messi in guardia sono i genitori. Infatti, in molte scuole il divieto dell’utilizzo di fidget spinner è messo in atto, non solo per i rischi riguardanti l'incolumità fisica degli studenti ( soprattutto i minori ),  ma anche perchè per gli insegnanti è una distrazione allo studio. Molti degli istituti britannici hanno vietato l’utilizzo del fidget spinner, andando incontro a molte proteste degli studenti e anche dei genitori.Il funzionamento di base del giocattolo è dovuto alla presenza di un cuscinetto centrale che deve essere tenuto tra due dita in modo da permette la rotazione dell'oggetto attorno all'asse principale incernierato sul cuscinetto. L'intera trottolina può essere realizzata in vari materiali, tra cui ottone, acciaio inossidabile, titanio, rame, ceramica o plastica. La rotazione autonoma può durare vari minuti, ma può essere alimentata e sostenuta colpendone le estremità del corpo rotante. Quest'ultimo, infatti, è realizzato con una particolare conformazione, munito di qualcosa di simile a bracci sporgenti (o pale, in genere in numero di tre) che possono essere colpiti con un leggero tocco delle dita per fornire nuova energia di rotazione all'oggetto.

 

Aldo Domenico Ficara

Contratto. La “Caporetto” (due volte) del sindacato


di Gianfranco Scialpi


Il 30 novembre 2016 le OO.SS. hanno firmato una intesa contrattuale nella quale il governo si impegnava a modificare il quadro legislativo a favore della contrattazione. In questo modo si intendeva superare  “la filosofia” del  Decreto legislativo  “Brunetta” ( 2009 )   che invece dava rilevanza alla legge.  Infatti si legge nell’intesa:
“ Il governo, nell’esercizio della delega di cui all’articolo 17 della legge del 2015, si impegna alla definizione di un intervento legislativo volto a promuovere il riequilibrio , a favore della contrattazione, del rapporto tra le fonti che disciplinano il rapporto di lavoro per i dipendenti di tutti i settori, aree e comparti di contrattazione, per una ripartizione efficace ed equa delle materie di competenza e degli ambiti di competenza, rispettivamente della legge e della contrattazione, privilegiando la fonte contrattuale quale luogo naturale per la disciplina del rapporto di lavoro
Ora considerando che il decreto legislativo è sostanzialmente equiparato ad una legge ordinaria, subordinato unicamente alla Costituzione,  solo una nuova legge può abrogarlo! Ma veramente Le OO.SS. pensavano che il governo ponesse tra le sue priorità la revisione del Decreto “Brunetta?  Erano davvero convinti che qualcuno al governo e al Parlamento avrebbe perso il sonno per il pubblico impiego?
Se lo hanno creduto allora sono ingenui, sprovveduti!
Intanto fanno la voce grossa 
, organizzando manifestazioni, perché il nuovo Testo Unico che sta per essere approvato,  pare da voci di corridoio che “intenda essere   rispettoso”  del Decreto Brunetta, accogliendo di fatto la sua “filosofia”. Se questo sarà confermato dai fatti, non può essere ascritto tra le anormalità giuridiche. La 107/15 non ha abrogato il corrispondente disposto 15/09 , da cui discende la cosiddetta “Riforma Brunetta”.
E intanto sulla testa dei sindacati sta arrivando una seconda tegola:   il contratto “povero”, non dignitoso, irrispettoso della dignità dei docenti – e non solo. Attenti,  al trucco! Pare che per effetto della “Riforma Brunetta” una quota significativa di questi “incredibili” aumenti andrà a gonfiare la voce ” bonus merito”. Che dire? Non ho parole!
Sono curioso di conoscere chi sottoscriverà  questo “fantastico contratto” e quali motivazioni ci presenterà nelle assemblee.

martedì 16 maggio 2017

Quanti Ds sciopereranno il prossimo 25 maggio ?


 
 
Il Miur ha ufficializzato, con la pubblicazione della nota n. 14248  del 15/05/20017,  lo sciopero indetto dall’UDIR e riguardante i soli dirigenti scolastici. Si ricorda che i dirigenti scolastici sono in agitazione a causa dell’aumento di compiti e responsabilità, cui non corrisponde un’adeguata retribuzione. Lo sciopero si svolgerà il prossimo 25 maggio. Sarà  interessante analizzare quali saranno i numeri dell’adesione allo sciopero.

Nota del Miur
 

Aldo Domenico Ficara

Scuola anni sessanta: tiratine di orecchio, bacchettate sulle mani e punizioni dietro la lavagna


 
 
Negli anni sessanta i maestri nell'insegnamento dell'educazione e del comportamento ogni tanto ricorrevano a una tiratina di orecchio, una pedata, una sberla sulla coppa del collo, oppure mandavano gli allievi più indisciplinati dietro alla lavagna di ardesia nera in punizione. Chi non ricorda la bacchetta in legno che molti  maestri usavano ogni mattina? Ad esempio chi aveva le unghie delle mani sporche, prendeva una bacchettata sopra di esse e poi via a lavarsi per bene in bagno senza fiatare. In un articolo pubblicato su Il Gazzattino .it si fa un elogio di tali comportamenti scolastici scrivendo: “ La severità degli anni 60 nella scuola è stata un insegnamento di civiltà ed educazione, che adesso purtroppo lascia il tempo che trova. Grazie ai miei maestri per avermi insegnato il "comportamento" con severità e qualche benefica sberla al bisogno; in quinta elementare il maestro mi ha fatto scrivere sul quaderno 300 volte la frase "non devo disturbare"....ed aveva ragione. Adesso per una normale nota sul quaderno i genitori dell'alunno vanno all'indomani dalla maestra e dal Dirigente Scolastico per chiedere spiegazioni; quando tornavo a casa con una nota del maestro le prendevo soprattutto da mia mamma senza se e senza ma e a letto senza mangiare.....altri tempi, indimenticabili “.

 

Aldo Domenico Ficara

lunedì 15 maggio 2017

Cattedre a venti ore settimanali. Aumenta il carico di lavoro a stipendio invariato


 
Al fine di evitare l'insorgenza di esuberi e di soprannumerari, dal prossimo anno scolastico potrebbero essere previste cattedre con un numero di ore superiore a diciotto. L'indiscrezione è riportata dal quotidiano Italia Oggi dove  dice che attesa una bozza di circolare del ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli,  per la fine di questa settimana o per la prossima. La predisposizione di tutte le cattedre a diciotto ore ha determinato, spesso, la non possibilità di assemblare gli spezzoni al fine di rispettare il limite delle ore di insegnamento, fissato, per l'appunto, in diciotto. Con conseguenti problemi di soprannumerarietà per i quali il ministero dell'Istruzione ha intenzione di costituire cattedre che vadano al di là delle diciotto ore, ma fino ad un massimo di venti ore totali o anche di più per casi del tutto eccezionali. l'attuale disciplina  prevede che le ore di insegnamento frontale debbano essere pari a diciotto ore, ma il cambiamento in peggio per gli insegnanti è sempre dietro l’angolo. Sul fronte di un serio aumento stipendiale per gli insegnanti tutto tace.


Aldo Domenico Ficara

PS: RTS, per come fatto in passato, farà una campagna mediatica affinché le cattedre degli insegnanti rimangano a 18 ore settimanali

 

 

Se il Ds valuta gli insegnanti seguendoli in aula, gli ispettori valutino il Ds andando nella sua scuola


A Dossobuono ( frazione del comune di Villafranca di Verona (Verona) ) gli insegnanti sono valutati dal preside.  L’idea è del dirigente scolastico dell’istituto comprensivo della frazione villafranchese, Vito Solieri, che a giorni chiuderà un tour nelle classi delle tre scuole elementari e medie di Dossobuono e nelle primarie di Alpo e Rizza, coinvolgendo il lavoro di una novantina di maestre e insegnanti. A tal riguardo Solieri spiega:  «Con la 107 del 2015 lo Stato prevede un bonus premio per i docenti meritevoli calcolato sulla qualità dell’insegnamento, sulla partecipazione alla vita organizzativa della scuola e sulla ricerca didattica. Gli ultimi due aspetti sono facilmente valutabili, ma sul primo come si può fare se non andando in classe? L’obbligo di seguire le lezioni degli insegnanti è in vigore per chi svolge l’anno di prova. Ho pensato di estendere la modalità a tutti i docenti. Mi siedo in un angolo e seguo la lezione, guardo se gli insegnanti tengono in ordine la documentazione, se usano strumenti particolari, se controllano i quaderni dei bambini. Tengo presente anche dell’arredo della classe e delle strategie del docente per far apprendere gli alunni. Rimango circa un’ora, spuntando un elenco che ho redatto con 18 aspetti che ritengo necessari». Si va dall’utilizzo di strumenti didattici alle strategie utilizzate, dall’abilità di gestione della classe al modo di interagire coi ragazzi. Se l’insegnante possiede almeno la metà dei requisiti ottiene una P: Positivo. Al contrario, riceve una R: Ritorno. E proprio questo termine “ ritorno “ che mi suggerisce un’ altra idea, che rivolgo a tutti i miei amici Facebook che svolgono funzioni ispettive nell’intero sistema scolastico nazionale: Perché non andare a fare una visita di controllo senza preavviso nelle scuole dirette dal solerte Ds Vito Solieri. Una visita  programmata con altri 18 punti che possano essere ritenuti dagli ispettori necessari, come ad esempio  il seguire con scrupolo le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro etc etc,  impegni che dovrebbero far stare il Ds in presidenza, impedendogli creativi giri per le aule.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

domenica 14 maggio 2017

Progetto strutturale di una scuola funzionale alla legge 107/15


Domani 15 maggio in Sicilia scuole chiuse per la Festa dell'Autonomia


Scuole di ogni ordine e grado e uffici regionali chiusi in Sicilia, il prossimo 15 maggio, per la Festa dell'Autonomia istituita dalla Regione Sicilia nel 2010.  La festività, una delle ultime inserite nel calendario, voluta fortemente dall'ex governatore Raffaele Lombardo riguarda la firma dello Statuto della Regione avvenuta nel lontano 15 maggio del 1946.  L'Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all'indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l'affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano. Svanì quasi subito invece l'idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d'America. Padri dell'Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell'Autonomia come Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia, Salvatore Aldisio. Lo statuto speciale siciliano fu originato da un accordo di origine "pattizia" (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell'Isola, organo che materialmente formulò lo Statuto. Statuto che fu emanato con regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, prima fra le 5 regioni a statuto speciale. Le prime elezioni per l'Assemblea regionale siciliana si svolsero il 30 aprile 1947, e il 25 maggio 1947 ci fu la prima seduta parlamentare. Fino al 1970 (data di nascita dei Consigli delle regioni ordinarie) è stata l'assemblea legislativa italiana più importante per poteri e numero di abitanti amministrati, dopo le due Camere.

Da Messina a New York: quanto è piccolo il mondo


Si riporta lo stralcio di un articolo di Filomena Fuduli Sorrentino ( editor della pagina FB di RTS ): “Quest’anno la AIAE ha premiato anche il dottor Carlo Davoli, dirigente scolastico del Consolato Generale d’Italia a New York, per il suo lavoro dedicato alla diffusione della lingua italiana negli USA. Al dottor Davoli gli è stato attribuito il premio “Leadership in the Promotion of the Italian Language and Culture in the USA”. Sotto la guida di Davoli il numero degli studenti che studiano l’italiano a New York è cresciuta da 18 mila nel 2012 a oltre 43 mila nel 2017. Una crescita diventata possibile grazie all’aiuto del Governo italiano attraverso lo IAC. A questo proposito voglio testimoniare un fatto svoltosi nel 2009 presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Jaci” di Messina sotto descritto, che vede protagonisti  oltre lo stesso Carlo Davoli anche il preside Claudio Stazzone con cui chi scrive ha svolto nel 2005 un progetto di livello nazionale sulle nanotecnologie  e le nanoscienze ( primo progetto di didattica sulle nanotecnologie nelle scuole italiane ). La testimonianza è scritta in un articolo di seguito: “ Il 12 febbraio 2009, presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Jaci” di Messina, si è svolta l’assemblea congressuale dell’Anp, per l’elezione del nuovo presidente provinciale e dei delegati al congresso regionale della Sicilia, che si è tenuto il 13 e 14 marzo a Sant’Alessio Siculo. È stato eletto, in qualità di presidente il prof. Carlo Davoli, dirigente scolastico dell’I.T.C.T. “Jaci” di Messina. Il neo presidente ha voluto ringraziare il prof. Marcello Marsala, che ha condotto precedentemente la struttura provinciale dell’Anp, per l’impegno profuso nell’efficace azione propositiva dell’Associazione nell’ambito della crescita della qualità del servizio scolastico. Il preside Davoli ha affermato, tra l’altro, la necessità di rafforzare l’impegno della associazione in vista sia delle nuove scadenze contrattuali che dei decreti attuativi della riforma del sistema scolastico. Ha dichiarato che, per rendere l’azione efficace, è necessario un maggior impegno da parte di tutti gli iscritti che si potrà realizzare, a suo giudizio, rafforzando la condivisione nella conduzione della sezione provinciale dell’ANP. Nel prossimo triennio – ha sostenuto Davoli – l’Anp messinese non si risparmierà nella costante azione di valorizzazione del merito, criterio che dovrebbe guidare ogni scuola, come pure ogni altro organismo sociale, anche attraverso un oggettivo sistema di valutazione e conseguente differenziazione salariale”. La riunione è proseguita con l’elezione dei delegati al congresso regionale. Sono stati eletti i Dirigenti Francesca Buta dell’IC di Torrenova, Rosario Calabrese dell’IIS di Santa Teresa Riva e Claudio Stazzone dell’ITI Marconi di Messina “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

Visite mediche specialistiche: le scuole non possono imporre all’insegnante il ricorso ai permessi orari


 
 
Iniziamo questa breve trattazione,  facendo la premessa che  attraverso la sentenza del 25 febbraio 2015 n. 5714, il TAR del Lazio ha annullato la circolare  n. 2 del 2014 della Funzione Pubblica, esattamente  nella parte in cui questa stabilisce l’obbligatorietà del ricorso al permesso per i dipendenti pubblici che dovessero assentarsi dal lavoro per sottoporsi a visite specialistiche, terapie o esami diagnostici. Detto questo, proprio in riferimento alla sentenza sopra descritta, le scuole non possono imporre all’insegnante il ricorso ai permessi orari o ai permessi per motivi personali onde poter usufruire di visite mediche specialistiche, data la natura di questi permessi che devono appunto essere utilizzati per altri scopi, a meno che non sia il dipendente stesso a ricorrervi (rimane infatti la facoltà per il dipendente di giustificare l’assenza per visita specialistica ricorrendo al permesso per motivi familiari (art. 15/2) o al permesso breve (art. 16).

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 13 maggio 2017

Sesso orale nelle lezioni di educazione sessuale in quarta e quinta elementare


 
 
Sesso orale nelle lezioni di educazione sessuale in quarta e quinta elementare, così scrive sull’episodio il Secolo d’Italia: «Oggi a scuola abbiamo studiato il sesso orale». Sarebbe stata questa frase, sfuggita a un bimbo di nove anni all’uscita della scuola elementare R.d M., a scatenare un vero e proprio putiferio sulle lezioni di educazione “socio-affettiva-sessuale” inserite nel programma scolastico dell’istituto. A riportare la notizia i quotidiani locali. Secondo quanto riporta il Giornale di Vicenza  le lezioni sono tenute da una psicologa ai bambini di quarta e quinta elementare. La professionista racconta di come viene concepito un bambino. Poi la lezione vira, su richiesta degli alunni, anche su pratiche sessuali diverse.  E qui scoppia il caso: «Non pensavo si arrivasse a tanto e certe cose si insegnano per gradi – dice un papà al quotidiano vicentino – Quando ci siamo sentiti rivolgere certe domande siamo rimasti basiti».

I bidelli sono gli 007 dei presidi ?


Il collaboratore scolastico ( bidello ) è addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi; di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di collaborazione con i docenti. Presta ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47. In un articolo scritto da studenti e pubblicato nel web si scrive: “Il ruolo dei bidelli nella scuola è avvolto dal mistero: sono un po’ assistenti dei prof, un po’ addetti alle pulizie, un po’ messaggeri del preside. Una cosa è certa: in generale è meglio non farli arrabbiare, perché sanno a chi rivolgersi per farti passare dei guai. Esistono diversi tipi di bidelli. Ci sono quelli super simpatici e quelli super antipatici. Ci sono quelli che stanno dalla parte degli studenti e quelli che stanno dalla parte dei professori. Ci sono quelli che sono inseparabili dallo spazzolone e quelli che passano tutto il giorno a fare le parole crociate “. Qualcuno però azzarda un’altra funzione non scritta: il bidello è lo 007 del preside, scruta, osserva e riferisce.

 

Aldo Domenico Ficara

Testo vaccini obbligatori: contemperare il diritto alla Salute con quello all’Istruzione


 
 
Da fonti di governo si apprende che  i ministri competenti lavoreranno questa settimana a un testo sui vaccini obbligatori. A tal riguardo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato: “ Come annunciato ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal Presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio.  Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale “. Rimane il fatto che occorra garantire la costituzionalità del testo base che in due articoli prevede l’esibizione del certificato vaccinale per le scuole di ogni ordine e grado, sia pubbliche che private. In altre parole bisogna insistere nell’esigenza di contemperare il diritto alla Salute con quello all’Istruzione per  non scaricare sui piccoli studenti una scelta che appartiene ai genitori.

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 12 maggio 2017

Il Collegio Docenti e l’adozione dei libri di testo


L’art. 7 del Decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 dice che il Collegio Docenti provvede all’adozione dei libri di testo, sentiti i consigli di interclasse o di classe e, nei limiti delle disponibilità finanziarie indicate dal consiglio di circolo o di istituto, alla scelta dei sussidi didattici. Requisiti di cui il Collegio dovrà tenere conto: sviluppo contenuti delle discipline, collegamenti con altre discipline, presenza bibliografica, linguaggio coerente ai destinatari.
Il quadro normativo è il seguente:
·        Prezzi di copertina dei libri di testo della scuola primaria per l'anno scolastico 2014/2015  (D.M prot.n. 609 del 7 agosto 2014)
·        Adozione dei libri di testo per l'anno scolastico 2014/2015 (nota del 9 aprile 2014)
·        Contenimento del costo dei libri scolastici e dei materiali didattici integrativi (Legge n. 128/2013, articolo 6)
·        Definizione delle caratteristiche tecniche e tecnologiche dei libri di testo e i tetti di spesa per la scuola primaria, la secondaria di primo grado e la secondaria di secondo grado  ( D.M. n. 781 del 27 settembre 2013)
·        Prezzi di copertina dei libri di testo della scuola primaria per l'anno scolastico 2013/2014 ( D.M. n. 579 del 2 luglio 2013)
·        Procedure di trasmissione dei dati adozionali dei libri di testo  ( Nota sulle procedure di trasmissione dei dati adozionali del 28 maggio 2013)
·        Ripartizione tra le Regioni, per l'a. s. 2013/2014, dei finanziamenti per la fornitura dei libri di testo in favore degli alunni meno abbienti delle scuole dell'obbligo e secondarie superiori ( D.D.G. n.35 del 19 giugno 2013)
·        Libri e centri scolastici digitali  (Legge n. 221/2012, articolo 11)

 

Aldo Domenico Ficara

 

Saluzzo, condannato Dirigente Scolastico per comportamento antisindacale


Con decreto del  05 maggio 2017 il Tribunale del Lavoro di Cuneo nella causa iscritta al N.251/2017 R.G. Lav. ha condannato per comportamento antisindacale la Direzione Didattica di Saluzzo, a seguito del ricorso presentato dalla Flc-CGIL di Cuneo rappresentata dal segretario provinciale prof. Ficara Doriano ( nella foto ) con il patrocinio dell’avv. Giolittti Barbara.
La vicenda ha riguardato la mancata concessione di assemblea sindacale interna, presso la D.D. di Saluzzo, richiesta dalla rsu e dalla O.S. Flc CGIL Cuneo al Dirigente Scolastico 12 giorni prima della data di svolgimento. Nella sentenza si è ritenuto di dover dichiarare l’antisindacalità del comportamento del Dirigente Scolastico, in quanto in contrasto con la disciplina legislativa e contrattuale vigente in materia di relazioni sindacali anche dopo l’approvazione della “riforma” Brunetta.
Inoltre si è ritenuta legittima la titolarità della RSU dimissionaria fino a prossime elezioni.
Il Giudice dunque ha stabilito che: “In definitiva, per tutte le ragioni esposte, il ricorso può essere accolto, dovendosi dichiarare l’antisindacalità delle decisione del Dirigente Scolastico che non ha consentito lo svolgimento dell’assemblea sindacale interna, con conseguente ordine al Dirigente di cessare la condotta antisindacale.”

Lo stesso magistrato, peraltro, ha ritenuto di condannare  la parte con la rifusione a favore della parte ricorrente delle spese del procedimento che ha liquidato in € 1823.
Di seguito il link della sentenza: