lunedì 26 giugno 2017

L’azione truffaldina di Raffaella raccontata al Corriere della Sera per buttare fango sulla vigilanza degli insegnanti

Sulle pagine del Corriere della Sera è raccontata la storia di Raffaella che invia al nipote tramite telefonino lo svolgimento di una traccia della prova scritta di italiano  agli esami di stato 2017. Sul Corriere si scrive: «Mercoledì mattina, ore 9 del mattino, sono appena uscita dalla doccia. Mi arriva una telefonata, è mio nipote. Mi urla quasi nelle orecchie, mi chiede di guardare WhatsApp. Apro l’app, terrorizzata, e mi ritrovo di fronte pagine e pagine fotografate di tracce con il timbro del Miur. A quel punto realizzo, confusa, che mi stava chiamando da un’aula del suo liceo classico, dove si sta svolgendo la prova di italiano, la prima prova del suo esame di maturità. E poi, più lucida e terrorizzata, capisco che mi sta chiedendo aiuto, è disperato, vuole che io gli faccia un tema.
Il panico mi fa cedere
Non posso, non voglio, lo trovo eticamente sbagliato e poi so benissimo che lui è in grado di farlo senza alcun aiuto esterno, studia costantemente, scrive benissimo, non ha bisogno di me. Spero che gli sequestrino il telefono, che inizino le ronde, che tutto si risolva in un nulla di fatto. E invece, mentre mi vesto velocemente, il telefono continua a lampeggiare. Ha individuato la traccia giusta, provo una trattativa, gli dico che al massimo posso metterlo sulla buona strada, che gli darò qualche indicazione per iniziare. Niente, non ascolta ragioni, è in preda al panico, e non so come dal suo banchetto di maturando continui a mandarmi messaggi insistenti.
Rifare la maturità a 50 anni
Cedo, mio malgrado. Siedo al computer, munita di I-Pad, per ingrandire la traccia e fare qualche ricerca veloce. Il tema mi appassiona, si parla di progresso e di come quello materiale non vada sempre di pari passo a quello civile. Pesco dalla memoria labile una reminescenza di Leopardi, mi chiedo se potrei citare Verga per contrasto, alla fine cito Kant e Platone come è suggerito dalla traccia. E poi inizio a parlare delle conquiste del secolo, e delle storture individuali che ci offre la cronaca. Ho l’ansia, il cuore in gola, non voglio fare quello che sto facendo e in più comincio a sentirmi anch’io una maturanda. “Allora? A che punto sei?”, scrive come se mi stesse ascoltando. Sono le 10.45 quando mi decido a fotografare le due paginette scritte al computer e a mandarle via whatsApp. Aspetto che le legga, sono spaventata, non ho riletto una sola parola e vorrei non assumermi la responsabilità di questa operazione truffaldina.
Ma dove sono i prof?
Ma lui è finalmente felice, comincia evidentemente a copiare, e si placa. Io provo a uscire, ho una giornata intensa, voglio dimenticare quell’esame di maturità forzato, a 50 anni passati. Quando mi scrive di nuovo sono le 11.30: “Grazie, va benissimo, potresti cambiarmi solo un po’ il finale?”. E’ troppo, gli dico che sono fuori, non posso. Entro in macchina, provo a calmarmi, ma continuo a chiedermi arrabbiata dove sono i professori, perché gli hanno permesso di scrivermi, di copiare, di eludere i controlli: se potessi ora li affronterei di persona per capire cosa è andato storto. Ma parte il radiogiornale, c’è Affinati che commenta le tracce, tira fuori la citazione di Leopardi....fiuuu, anche stavolta, forse, me la sono cavata».

Riassumendo si fa una azione truffaldina ( come dice la stessa Raffaella ), per poi affermare che gli insegnanti non controllano con efficacia durante le prove scritte degli esami di stato.  La magistratura dovrebbe aprire un fascicolo contro Raffaella ?


Aldo Domenico Ficara