venerdì 23 giugno 2017

LIP. La scuola nella Costituzione!

di Gianfranco Scialpi


Qui è possibile leggere la nuova versione della Legge di Iniziativa Popolare ( marzo ’17).
A mio parere la proposta rappresenta una vera discontinuità, rispetto al pensiero dominante. Questo ha decretato la supremazia del finanzcapitalismo ( l. Gallino)  su tutte le altre dimensioni  del vivere umano.  Aristotele aveva definito questo dominio con il termine “crematistica”,rispetto all’economia riferita alla dimensione domestica e comunitaria.
La LIP si pone l’obiettivo di far rientrare il sistema formativo nell’alveo costituzionale.  I suoi riferimenti  sono gli articoli 3 (secondo comma), 33 e  34.  Da qui la nuova attribuzione di  cittadinanza,  dignità antropologica e culturale   alla prospettiva, come elemento costitutivo dell’esser-ci della scuola nella società liquida o postmoderna. E questo  andare oltre il presenzialismo ha i connotati definiti dalla nostra Carta fondamentale, declinati  nella  formazione dell’uomo e del cittadino, prima che del lavoratore ( l’art. 1 della LIP utilizza l’avverbio “anche”) . Quindi un sapere svincolato dall’ utilitarismo imperante, dove tutto è pesato e assume senso  in rapporto ai crismi dell’economicismo.
Il merito della LIP risiede nelle sue proposte che si contrappongono alle recenti disposizioni legislative e che  la “Buona Scuola” non ha avuto il coraggio di abolire. Mi riferisco, alla ri-costituzionalizzazione delle classi riportate ai valori numerici  prossimi o uguali a quelli  indicati dalla “gloriosa e storica” L.517/77, superando di fatto l’aberrante soluzione antipedagogica delle classi pollaio e superpollaio. Si legge infatti, rispettivamente nell’art. 9, 12 e 13 : ” Ogni istituto scolastico definisce il numero di classi in modo che in ciascuna di esse il numero degli alunni e delle alunne non sia superiore a 22″, ” Nelle aree a forte disagio socio-ambientale il numero di alunni/e per classe non deve essere superiore a 20″, “Per assicurare la massima efficacia al processo di inclusione scolastica, le classi che accolgono un alunno/a con disabilità sono costituite con due alunni/e in meno rispetto a quanto disposto dal precedente articolo 9 comma 1.”
Potrei continuare, ma tutta la proposta ( si leggono espressioni “Diritto all’istruzione”, “Lotta alla dispersione scolastica”,”Valorizzazione delle diversità” ) si caratterizza per l’attenzione ad ogni ragazzo, bambino, traducendo in procedure e soluzioni organizzative il principio dell’inclusività, tanto persguito da D. Milani
Concludo, evidenziando la richiesta avanzata  di un impegno finanziario dello Stato pari al 6% del Pil ( media europea). , superiore a quello attuale ( intorno al 3,9%, ma destinato a diminuire secondo il “finanzcapitalismo” fino al 2030-2035). Quindi siamo di fronte ad un ulteriore elemento di discontinuità,  rispetto alla posizione dominante  che considera il sistema formativo un “bancomat”, o una “spesa che non possiamo permetterci” ( ho parafrasato una dichiarazione di G. Tremonti che nel 2009, “annus horribilis per la scuola,  era ministro dell’Economia).  E tutto questo non mi sembra poco!

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