sabato 25 marzo 2017

Gli studenti quando salutano un docente devono dire buongiorno o ciao ?


A scuola molti professori scelgono di dare del tu ai loro studenti, anche se ci sono altri, invece, che preferiscono dare del lei. Di solito gli insegnanti danno del tu ai propri allievi, e questi ultimi rispondono con il lei. A tal riguardo ci poniamo alcune domande:
·        Quando si incontrano, come devono rivolgersi gli studenti ai prof e i prof verso gli studenti?
·        E’ opportuno  rivolgersi alla seconda persona o alla terza persona del singolare?
·        Allo stesso modo uno studente quando saluta un docente deve dire buongiorno o ciao?  
Per iniziare una discussione sull’argomento propongo lo stralcio di un articolo di Umberto Eco:  “ Vi chiederete perché lego il problema dell’invadenza del Tu alla memoria e cioè alla conoscenza culturale in generale. Mi spiego. Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si dà del Tu, ma a coloro a cui si dà del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere. Ne erano rimasti stupiti perché ormai all’estero si dice Ciao così come si dice Cincin ai brindisi. Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus immaginate cosa accade con un extra-comunitario. Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile “zi badrone”. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale “.
 
Aldo Domenico Ficara
 
 

 

Emiliano vuole azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con docenti e sindacati


 
 
In vista delle primarie per l’elezione del segretario del Partito Democratico, la dialettica infiamma. In particolar modo uno dei candidati Michele Emiliano, presidente della regione Puglia,  si sofferma su La Buona Scuola. Si ricorda che già lo scorso anno scolastico, in merito alla mobilità straordinaria, Emiliano era più volte intervenuto a sostegno dei docenti trasferiti al Nord dall’algoritmo ministeriale. Oggi, lo stesso Emiliano interviene sulla Riforma introdotta dalla legge n. 107/2015 con parole anti renziane che non lasciano dubbi: “Vorrei azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con i docenti e i sindacati”.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Le assenze collettive degli studenti devono incidere sul voto di comportamento ?


Spesso si possono leggere circolari scolastiche del tipo: “ Si ricorda a tutti che le assenze collettive vanno giustificate personalmente dai genitori, come stabilito dal Regolamento d’istituto. Le assenze collettive non deliberate da un organo scolastico - metà più uno della classe- incideranno sul voto di comportamento. I genitori potranno venire a giustificare i figli per l'assenza “.  A tal riguardo risulta interessante il punto di vista di uno studente che, affermando l’inesistenza dell’assenza collettiva,  nel suo blog scrive: “ L'art. 4, comma 3 dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/98, legge dello Stato tuttora in vigore), che stabilisce i diritti e i doveri degli studenti dice: "La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto”.  Quindi, la cosiddetta "assenza collettiva" semplicemente non esiste. Posso io, studente, che magari si è assentato per motivi di salute o personali, essere responsabile del fatto che gli altri studenti non siano venuti a scuola? E può la scuola costringere un genitore a venire a giustificare personalmente? Ovviamente no. È quindi chiaro che il numero degli assenti non può modificare il metodo di giustificazione. A questo punto, la dirigenza potrebbe affermare di volere inserire all'interno del Regolamento d'Istituto una tale inaccettabile misura. Purtroppo per loro, per una questione di gerarchia delle fonti del diritto, un Regolamento d'Istituto non può andare in contrasto con una Legge, anzi, i regolamenti d'Istituto devono necessariamente essere redatti sulla base dello Statuto “.  Noi di RTS, per fare una chiusa. aggiungiamo che se  l’assenza collettiva sia collegata ad una specifica attività didattica ( verifica scritta o orale ) allora la possibilità di  una poco probabile assenza per motivi di salute o personali è praticamente da escludere.

 

Aldo Domenico Ficara

 

venerdì 24 marzo 2017

Maestra spruzza spray urticante, denunciata per lesioni personali su minori


 
 
Poco prima dell'orario di uscita da scuola, intorno alle ore15.00 ( come viene riportato in un articolo su Il Messaggero ), quando una maestra, per far fronte alla particolare esuberanza di un bambino che le era stato affidato, ha tirato fuori dalla borsa una bomboletta spray, con scritte in tedesco, agitandola davanti agli studenti. Non si capisce se inavvertitamente, come sostiene la maestra, oppure in modo volontario,  la stessa insegnante ha spruzzato del liquido. L'effetto sui piccoli studenti è stato immediato con il liquido urticante che si è rapidamente propagato nell'aula, avvertito anche in quella adiacente, provocando fastidio e bruciore ai piccoli. Il bambino affetto da allergia ha avuto problemi di respirazione, un altro urlava per il forte dolore agli occhi. Tempestivamente è stato dato l'allarme al 112 per chiamare l'ambulanza e, al tempo stesso, sul posto sono subito arrivati i carabinieri della locale stazione e del nucleo radiomobile che hanno interrogato l'insegnante per ricostruire l'accaduto. Successivamente la maestra, accompagnata in caserma, è stata denunciata non solo per lesioni personali su minori ma anche per uso improprio di oggetto atto ad offendere.

 

Aldo Domenico Ficara

 

E’ giusto che la scolaresca si alzi in piedi all’ingresso in aula di un insegnante ?


 
 
Riprendiamo da un articolo di Oggiscuola: “Credo che sia giusto chiedere ai ragazzi un momento di attenzione per l’ingresso in classe dell’insegnante. Non è né una richiesta eccessiva né tanto meno autoritaria. Anzi quella che può sembrare solo forma è in realtà sostanza; quel semplice gesto serve per segnare un momento di rottura tra il prima e il dopo, per rimettere ordine nell’inevitabile disordine che si crea quando un insegnante esce e un altro entra, dando così a tutti la possibilità di ricordare dove siamo e cosa stiamo facendo. Credo che gli insegnanti di suo figlio ( è riferito alla madre di uno studente che ha posto il quesito riportato nel titolo del post ) abbiano voluto sottolineare come questo piccolo gesto faccia parte di quella buona educazione che solo scuola e famiglie alleate possono efficacemente insegnare. Cara amica, certe formalità come questa che possono sembrare un inutile esercizio di autocontrollo a volte sono quelle che nella vita potrebbero anche fare la differenza. Oltre, ovviamente, alle nostre conoscenze e capacità “. Queste sono le parole di Paola Spotorno, autrice e insegnante, dalle pagine di Famiglia Cristiana.


Aldo Domenico Ficara

PS: chi scrive, all'interno della sua azione didattica ed educativa, cerca di abituare le classi in cui insegna ad alzarsi e salutare il docente che entra in aula ad ogni cambio di ora.

Le Assemblee studentesche: cosa sono, come si svolgono e chi le vigila


Il diritto soggettivo degli studenti di riunirsi in assemblea e' stato previsto dalla normativa, in base alla quale "gli studenti della scuola secondaria superiore e gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado hanno diritto di riunirsi in assemblea nei locali della scuola". Le assemblee sono "occasione di partecipazione democratica per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti". Il diritto degli studenti di riunirsi in assemblea, "non e' rimesso a facoltà discrezionale del preside o di altri organi" ; tuttavia, l'esercizio del diritto e' vincolato all'osservanza di alcune modalità stabilite dalla legge.  L'assemblea di istituto deve darsi un Regolamento per il proprio funzionamento. Gli studenti hanno il diritto e il dovere (ma non l'obbligo) di partecipare all'assemblea richiesta dai loro rappresentanti, come accade per l'esercizio di voto da parte dei cittadini maggiorenni. Possono essere svolte – nei limiti di una al mese – sia l'assemblea d'istituto, fuori dell'orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali, sia, sempre nei limiti di una al mese con esclusione del mese conclusivo delle lezioni, l'assemblea d'istituto durante l'orario delle lezioni. Si può svolgere un'assemblea di classe della durata di due ore. L'assemblea di classe non può essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante l'anno scolastico. Altra assemblea mensile può svolgersi fuori dell'orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali. La normativa non prevede alcun obbligo di presenza dei docenti alle assemblee di istituto degli studenti, nei giorni di svolgimento dell'assemblea studentesca e in assenza di riunioni collegiali appositamente programmate. All'assemblea di classe o di istituto, in base alla normativa, "possono assistere, oltre al preside o un suo delegato, i docenti che lo desiderino".Alle assemblee di istituto svolte durante l'orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell'ordine del giorno. La partecipazione di questi esperti deve essere autorizzata dal consiglio d'istituto. Il Dirigente scolastico ha potere di intervento nel caso di violazione del regolamento o in caso di constatata impossibilità di ordinato svolgimento dell'assemblea.

Fonte

giovedì 23 marzo 2017

Dirigere la scuola n. 3/2017: Il sommario


Presentiamo il sommario del numero 3/2017 della rivista “ Dirigere la scuola “ pubblicata dalla Casa Editrice Euroedizioni di Torino. “ Dirigere la scuola “ è una rivista mensile rivolta principalmente ai Dirigenti Scolastici, ma che può rappresentare un riferimento molto utile anche agli insegnanti cultori della legislazione scolastica, per esporre e proporre interpretazioni, riferimenti normativi collegati, moduli didattici, percorsi formativi, soluzioni organizzative, gestione delle risorse umane e organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici.
Sommario:

Editoriale: Vittorio Venuti
È giunto il tempo di pensare alla classe e alla scuola come comunità (non solo di apprendimento)

Stefano Stefanel - Dove si trova oggi la scuola?
Filippo Cancellieri - Verso la nuova valutazione degli allievi: e la montagna partorisce il… voto
Michela Lella - Tracollo, ma non mollo: un dirigente scolastico sotto torchio
Viviana Rossi - Inclusione o integrazione?
Luciano Lelli - La formazione in servizio componente essenziale della professionalità docente
Giacomo Mondelli - La “ flessibilità ” per la predisposizione del PTOF
Francesco G. Nuzzaci - L’ennesimo cortocircuito per una dirigenza che non si vuole valutare
Filippo Sturaro - Il funzionamento delle scuole nel rapporto invalsi
Cinzia Mion - La retromarcia del Governo sull’abolizione dei voti a scuola?
Silvia Giannone - Le modifiche all’apparato sanzionatorio dei reati di peculato, concussione e corruzione.
La legge 69/2015 c.d. “Legge Anticorruzione”
Sandro Valente - Danno da  ritardo nella conclusione del procedimento
Luciana Petrucci Ciaschini - Utilizzo improprio dei permessi Legge 104/1992: Corte di Cassazione n. 3209/2016

 

A scuola è sempre prevalsa la logica del ‘ti pago poco, ti chiedo poco’


 
 
La deputata e responsabile Scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa, in relazione allo squilibrio di genere nella professione docente, ha dichiarato: “ La femminilizzazione della classe insegnante evidenziata dai dati diffusi in questi giorni dall’Ocse nel rapporto “ Squilibri di genere nella professione docente ”, non e’ affatto casuale. In Italia, su un totale di 729.997 docenti, soltanto 126.317 sono uomini, ossia circa il 17,3 per cento. Al contrario, solo il 45 per cento dei dirigenti scolastici e’ donna. Questo per precisi motivi socio-economici. La figura dell’insegnante ha subito negli anni un’erosione di prestigio sociale, accompagnata dalla perdita di potere d’acquisto degli stipendi, bloccati da troppo tempo. Sono sempre prevalse la logica del ‘ti pago poco, ti chiedo poco’ e quella della quantità’ sulla qualità’! I tempi troppo lunghi per diventare docenti, ora addirittura allungati dal Decreto Legislativo sulla formazione iniziale, il precariato e gli stipendi troppo bassi hanno avuto come conseguenza che molti uomini si sono orientati verso altre professioni, mentre le donne hanno proseguito sulla strada dell’insegnamento, anche per motivi familiari. Allo stesso tempo, la scarsità’ di donne in posizioni apicali all’interno degli istituti scolastici e nell’amministrazione rispecchia purtroppo il gap presente in molti altri settori della società ”.

 

Aldo Domenico Ficara

 

Piano di formazione. Il Miur conosce un solo spartito economico!


di Gianfranco Scialpi
 
 
Si legge in una riflessione (Piano della formazione. Si attendono i chiarimenti dal Miur ) di P. Almirante su Tecnicadellascuola.it
“Nella maggior parte delle regioni, infatti, le attività stanno prendendo avvio, seppure fra molte difficoltà. La principale, secondo le notizie che ci arrivano anche dai nostri  lettori, riguarda il problema dei formatori: in molti casi le scuole polo hanno dato vita a veri e propri “bandi di concorso” che però stanno andando pressoché deserti.”
La probabile risposta a questo disinteresse da parte dei docenti è nella riproposizione del d.I 326/95, ( 
v. 3.3 gli standard di costi  del  Documento di lavoro per lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019. Questioni operative )  che propone compensi “fuori tempo” e assolutamente poco attenti alla complessità della sequenza preparazione dei contenuti- esposizione- verifica e valutazione degli stessi da parte dei discenti. A meno che non si propongano presentazioni caratterizzate da diapositive ( slide, per chi non mi capisce ) con tanto testo incollato e letto dal relatore. E chi frequenta corsi di formazione anche universitari, può confermare ( anche ) la presenza di  questa modalità  al “risparmio cognitivo” In questo caso i compensi sono superiori all’impegno.
Ma quali sono i compensi previsti dal Decreto di ventidue anni fa ?  Eccoli:  fino a   41,32 € lordi per ogni ora di docenza e  fino a 25,82€ lordi  “per l’assistenza tutoriale, per il coordinamento dei lavori di gruppo delle esercitazioni previste dal progetto formativo” Il Decreto presenta una trappola che attira l’attenzione di molti DSGA: “fino a” Questa determinazione favorisce il compenso lordo a ribasso attuato in questi anni da molti Istituti  scolastici.
Detto questo, necessario per inquadrare la mia riflessione, siamo alle solite! Il Miur non poteva proporre incarichi a costo zero o quasi , come ha fatto con gli AD o il Team d’Innovazione e i membri delle commissioni per il Concorso scuola 2016 . Sarebbe stato troppo! Quindi ha pensato bene di riesumare un Decreto di ventidue anni fa, come se il tempo e il costo della vita si fossero fermati! Siamo di fronte allo stesso spartito, alla stessa sceneggiatura! Proporre incarichi a costo zero, o contenuto, nell’ambito della  ” moderazione salariale”  ( Dlvo 29/1993 ).
Mi auguro che i miei colleghi mantengano questa posizione verso quest’approccio ministeriale irrispettoso della nostra funzione. Sarebbe un bel segnale, nel quale si esprime che la formazione che non può essere una variabile dipendente da fattori economici, declinati nella “moderazione salariale” . E questo vale, quando siamo promotori di processi formativi verso gli studenti, ma anche quando coinvolgono  i docenti. Questo significa anche accettare la possibilità di essere valutati e quindi riconosciuti come soggetti certificati di formazione. Ne gioverebbe tutta la scuola! Mi chiedo, però: ai piani alti della politica e dell’amministrazione questo interessa?

Comune di Torino cerca insegnanti per supplenze nelle proprie scuole dell’infanzia


 
 
Comunicato stampa del Comune di Torino
I Servizi Educativi del Comune di Torino hanno la necessità di reperire al più presto candidati disponibili per l’assegnazione di supplenze nelle proprie scuole dell’infanzia, nel profilo di insegnante. Gli interessati dovranno compilare il modulo “Iscrizione Graduatoria in calce” rintracciabile al seguente indirizzo: www.comune.torino.it/concorsi/concorsi-shtml. La procedura di riferimento è la seguente: TD01716- Selezione pubblica, per titoli ai fini della graduatoria per assunzioni a tempo determinato nel profilo di insegnante scuola materna – Cat. C1.
Per ulteriori informazioni rivolgersi ai seguenti recapiti telefonici: 011 011 27410- 11 – 15 – 16.

 

Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 22 marzo 2017

Divario generazionale: stiamo vivendo in un film horror e non ce ne stiamo accorgendo


 
 
In uno studio della Fondazione Visentini presentato alla Luiss riguardante il fatto che i giovani italiani ci mettono sempre più tempo per diventare autonomi, si legge:“Se un giovane di vent’anni nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18 (arrivando quindi a 38 anni), e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, ‘grande’ a quasi cinquant’anni”. Si ricorda che  la Fondazione Bruno Visentini, istituzionalmente collegata alla Luiss, si occupa di analizzare i problemi economici giuridici di maggiore rilevanza per il nostro sistema di imprese e, più in generale, del sistema socio-economico del Paese. Un solo commento: Stiamo vivendo in un film horror e non ce ne stiamo accorgendo, sarebbe auspicabile porre rimedio immediatamente a questo gravoso divario generazionale.

 

Aldo Domenico Ficara

 
 
 
 

 

Renzi invita i sindaci ad andare nelle scuole per dialogare con gli studenti


 
 
Il ‘Pensierino della sera” di una delle ultime e-news di Matteo Renzi è riferito ai sindaci di qualsiasi colore politico essi siano. L’ex premier ha detto: “Amici Sindaci di tutti i colori politici: andate nelle scuole. Dialogate con gli studenti. Raccontatevi e ascoltateli. Perché in un sabato pomeriggio di calcio giovanile ho capito che gesti di questo genere sono più importanti – sul lungo periodo – di mille discorsi. Non vi serviranno per le elezioni, sono troppo piccoli. Ma li aiuterete a essere cittadini. Vi prego, cari Sindaci: andate nelle scuole. Portate le istituzioni nella scuola, che è il vero, unico, luogo del futuro di una città. Parlate coi ragazzi, per loro sarà un incontro che lascerà il segno più di quanto voi per primi crediate. Voi tornerete in municipio, a parlare di buche, servizi sociali e scartoffie varie. Ma ci tornerete più ricchi dentro. E quei ragazzi porteranno nel cuore per anni la visita del Signor Sindaco”.
 

Aldo Domenico Ficara
 

martedì 21 marzo 2017

Quasi l’82% degli insegnanti precari della secondaria di primo e secondo grado è iscritto in terza fascia


 
 
Gli insegnanti della secondaria di primo e secondo grado iscritti nelle graduatorie di istituto sono:
·        nella prima fascia circa 9.400
·        nella seconda fascia 62.500
·        nella terza fascia 322.000
Cifre che saranno modificate a breve, dato che per il 2017 è previsto l’aggiornamento delle graduatorie. Dai dati sopra riportati è possibile calcolare le seguenti percentuali di iscritti alle tre fasce:
·        nella prima fascia   2.3%
·        nella seconda  fascia  15.8%
·        nella terza fascia  81.7%

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Aldo Domenico Ficara

Lettera di una studentessa prossima alla maturità: La scuola mi ha delusa profondamente


 
 
Si riporta una lettera estrapolata da un articolo di Alessandro D’Avenia: « Caro professore, frequento la quinta superiore, ma devo dirle che sono veramente stanca. La scuola mi ha delusa profondamente! Sono stanca di andare a scuola per girarmi i pollici: molti dei miei professori sono spesso assenti e purtroppo tantissime volte ci ritroviamo in classe senza fare nulla … Sono ben due anni che le cose vanno così. Ogni volta che torno a casa, mi sento demoralizzata e stanchissima. La mia professoressa di italiano non ha voglia di fare nulla. In questi anni, abbiamo saltato gran parte dei programmi. Adesso, a pochi mesi dalla maturità, siamo davvero indietro e abbiamo svolto un solo tema durante tutto il primo quadrimestre. Non ci sentiamo pronti! Il preside si è sempre disinteressato delle nostre continue lamentele, ci ha definiti “polemici” e ha detto che dobbiamo arrangiarci perché ha le mani legate. Ci sentiamo presi in giro … So bene che posso studiare gli argomenti autonomamente, ma avere dei professori che facciano il loro lavoro non è forse un mio diritto? Sono preoccupata per la maturità e perché vorrei continuare gli studi, ma purtroppo a causa delle numerose assenze dei miei insegnanti, ho diverse lacune. Non ce la faccio più, vorrei solo imparare! ». Si evidenzia che nell’articolo di D’Avenia è riportata un’altra lettera che propone esperienze di buone pratiche didattiche in una scuola che funziona.

 

Aldo Domenico Ficara

lunedì 20 marzo 2017

Come e quanto si devono conservare le prove scritte svolte in un anno scolastico


Gli elaborati scritti degli alunni sono a tutti gli effetti atti amministrativi, e pertanto ai sensi della Legge n.241 del 1990, sono soggetti all’accesso formale o informale da parte chiunque ne abbia interesse, in particolar modo dai genitori che possono chiederne la visione e la copia. Ai sensi dell’art.28 del D.Lgs. n.196 del 2003, il titolare del trattamento è la scuola che esercita tale titolarità attraverso il dirigente scolastico, il quale per la funzione conferitagli di rappresentante legale ex art.25 comma 2 del D.Lgs. n.165 del 2001, ha il dovere di predisporre tutte le misure necessarie affinché gli atti prodotti dall’istituzione scolastica ( comprese le prove scritte svolte dagli studenti durante l'intero anno scolastico ), nell’esercizio del pubblico servizio, siano custoditi nei modi opportuni, stabiliti dalla normativa vigente, e siano a completa disposizione per eventuali accessi amministrativi. Da osservare che gli elaborati delle prove scritte, grafiche e pratiche (esclusi quelli prodotti per gli esami di Stato) devono essere archiviati e conservati per almeno un anno. La conservazione, previa archiviazione è invece illimitata per gli analoghi documenti relativi alle prove degli esami di Stato. Non di meno, l’eventuale scarto (distruzione) di qualsivoglia documento di interesse rilevante, prima di essere effettuato, deve essere regolarmente autorizzato dalla Soprintendenza archivistica competente per territorio. Tali obblighi derivano dal conferimento alle istituzioni scolastiche della personalità giuridica, disposta per effetto dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della repubblica 275/99. A seguito del conferimento di questo status in capo alle istituzioni scolastiche rilevano, infatti, in capo alle medesime gli obblighi validi per tutti gli enti pubblici, previsti dal decreto legislativo 29 ottobre 1999 n.490, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 27/12/1999.

 

Aldo Domenico Ficara

Per una nuova, diversa e attiva politica linguistica italiana. Lettera al Presidente della Repubblica

Riceviamo e pubblichiamo
 
Gli studenti non sanno più scrivere, leggere e parlare l'Italiano. Sui banchi di scuola e all'università. Periodicamente arriva l'allarme, con lunghi intervalli di silenzio. Invece da 30 anni la politica scolastica mantiene ferrea continuità. Il Politecnico di Milano impone l’inglese come “lingua ufficiale” nelle lauree magistrali, malgrado con una recentissima sentenza (n. 42/2017) la Corte costituzionale abbia ribadito la centralità costituzionalmente necessaria della lingua italiana.
E nelle scuole? Anche qui. Si realizza il programma di Berlusconi: Inglese, Internet e Impresa. 200 ore alle Superiori sottratte per l'alternanza scuola-lavoro, altre ore perse per il giochino del Clil. E in aggiunta: meno risorse, più alunni per classe, meno insegnanti, meno ore di lezione. E con i decreti attuativi della L. 107, la "Buona Scuola" di Renzi, si preparano altri tagli agli insegnamenti di base, tra cui ancora quello dell'Italiano. Ma, come scrive Giovanna Lo Presti, "privare gli studenti della possibilità di avere sufficiente competenza nella propria lingua nativa, distraendoli con lo specchietto per le allodole dell'angloamericano è un atto regressivo, è negare l'accesso ad una eredità comune preziosa".
Sarebbe ora di una nuova, diversa e attiva politica linguistica italiana: questo chiediamo con questa lettera al Presidente della Repubblica, che chiediamo di firmare e fare firmare.
Grazie dell'attenzione, e un cordiale saluto.

 

Su NoiPa disponibili i cedolini del mese di marzo


 
 
Oggi  all’interno del portale NoiPa, sono disponibili i cedolini del mese di marzo. Dopo aver effettuato il log-in con le proprie credenziali relative al sistema, tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, potranno accedere alla busta paga e quindi conoscere l’effettivo importo dello stipendio relativo, come già detto, a marzo 2017. A tal riguardo si ricorda che numerosi precari attendono ancora il pagamento degli stipendi per i mesi di dicembre, tredicesima, gennaio e febbraio. Quello dei ritardi dei pagamenti nel mondo della scuola è un fenomeno che si ripete, creando forti disagi economici a tutti quei  precari  che sono costretti a lavorare senza stipendio e sperare in una emissione speciale, possibilmente in questo mese.

 

Aldo Domenico Ficara

domenica 19 marzo 2017

Le visite specialistiche non devono rientrare nei 3 giorni di permesso per motivi personali


 
 
I permessi che il contratto ha previsto ad altro scopo (motivi personali o di famiglia), così come i permessi brevi o le ferie, non vanno obbligatoriamente utilizzati  per giustificare assenze che hanno a che fare con la prevenzione della salute o con la malattia. A tal riguardo  il Tar afferma che la legge ha previsto per l’effettuazione di visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici il diritto a fruire di permessi retribuiti quando tali visite non siano immediatamente riconducibili a malattia. Dunque la legge ha introdotto una nuova fattispecie di permesso retribuito ed ha stabilito come lo stesso debba essere giustificato. Pertanto questi permessi retribuiti non devono rientrare nei limiti quantitativi previsti dai contratti per tutte le altre tipologie di permesso e per altro scopo ( ad esempio quelli per “motivi personali”, 3 soli giorni l’anno per gli Ata e 3 + 6 di ferie per i docenti nella scuola, art. 15 c. 2 del CCNL/07).  Dunque si tratta di permessi aggiuntivi, cosi come sono da tempo aggiuntivi altri permessi previsti da specifiche norme di legge (ad esempio per la donazione del sangue).

 

Aldo Domenico Ficara

Fedeli alla trasmissione “Un Giorno da Pecora” parla di compiti a casa e telefonini a scuola


 
 
La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, ospite di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro nella trasmissione radiofonica “ Un Giorno da Pecora”, su Rai Radio1, alla domanda sui compiti a casa dice: “ Se bisogna dare i compiti a casa? Penso che si debba lavorare molto di più nelle ore scolastiche e anche nella parte del pomeriggio delle altre attività. Dopo di che, più si fanno cose a scuola, meglio per i ragazzi ma anche per i genitori”. Sempre la Fedeli alla domanda sull’uso dei telefonini in classe risponde: “ Se tenere i cellulari in classe? Non ho ancora deciso, anche perché non è un tema che si pone, perché c’è l’autonomia scolastica. Penso però che si debba sempre più utilizzare gli strumenti che ci sono in classe, ma per apprendere, non per semplificare le conoscenze”. E ancora alla domanda che alcuni istituti fanno lasciare agli studenti i cellulari in una scatola all’ingresso, dichiara:. “Si vede che valutano che coi cellulari c’è troppa distrazione”.

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 18 marzo 2017

Date TFA sostegno rinviate perché coincidenti con prove suppletive del concorso a cattedra 2016


 
 
Il Ministero dell’Istruzione ha provveduto a comunicare ai Rettori delle Università e al Cineca, lo spostamento delle date, inizialmente prefissate al 19 e al 20 aprile 2017, relative allo svolgimento dei test preliminari per l’accesso ai corsi di specializzazione per il sostegno, in particolare il rinvio riguarda i corsi per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno agli alunni disabili nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di I grado e II grado. Il problema sta nel fatto che proprio le date del 19 e 20 aprile 2017 coincidono con due delle date delle prove suppletive del concorso a cattedra 2016. Questa sovrapposizione di date, nel caso non si fosse deciso per il rinvio,  avrebbe creato problemi ai docenti interessati, e che hanno diritto, ad entrambe le procedure.

 

Aldo Domenico Ficara

venerdì 17 marzo 2017

A scuola la via dell' uguaglianza all' altezza dei somari è facilissimo instaurarla


 
 
Il termine cattedra deriva dal greco  kathédra  composto da katá (sopra) ed édra (sedia), in epoca tardo-romana era  la sedia propria delle scuole . In seguito divenne la scrivania rialzata su pedana dove prendeva posto chi insegnava.  Quando la cattedra fu usata dal  vescovo per sedersi in chiesa e officiare, la chiesa prese il nome di  cattedrale .  Oggi, spesso le cattedre scolastiche non sono più rialzate su pedane, ma il nome non è cambiato. A tal riguardo il 29 ottobre 1977 nella rubrica "Controcorrente" sulle pagine del Corriere della Sera  Indro Montanelli scriveva: È in corso una iniziativa per l'abolizione, nelle aule scolastiche, della pedana su cui si eleva la cattedra. Il perché lo avrete già capito: l'insegnante deve mettersi, anche materialmente, a livello degli alunni per non lederne la dignità e dimostrare con l' esempio che siamo tutti uguali. Giusto. "La via dell' uguaglianza" dice Rivarol "si percorre solo in discesa: all' altezza dei somari è facilissimo instaurarla". Oggi si è perduta la memoria della pedana sotto la cattedra, ma in molti casi  si è perduta anche la dignità dell’insegnamento.

 

Aldo Domenico Ficara

S. Zecchi. L’apologia del presente da parte del docente


di Gianfranco Scialpi
 
 
S. Zecchi ha scritto un articolo  su IlGiornale.it. In poco tempo, attraverso la funzione della condivisione, ha invaso i media sociali, le testate giornalistiche online, i blog…
Il giornalista e accademico italiano non dice nulla di nuovo! Fotografa la condizione dei docenti  dalla prospettiva più semplice. La stessa che molti altri commentatori presentano.
Parafrasando un detto: non bisogna sempre guardare il dito, ma anche la luna che indica. In altri termini, è necessario analizzare la situazione da una diversa prospettiva.
Mi spiego. I professori non erano obbligati ad assumere la funzione di commissari. Prima di accettare l’incarico, conoscevano il compenso irrispettoso e indegno! Pertanto la responsabilità non è dell’Amministrazione, bensì loro.
La situazione, purtroppo,  non rappresenta un’eccezione, bensì è  una regola non scritta che ha portato 8.003 docenti ad assumere la funzione di Animatori  Digitali, 24.000 insegnanti ad accettare l’incarico di far parte del Team d’Innovazione, molti colleghi ( in senso lato )  a “regalare” quotidianamente  ore  per attività e iniziative a diverso titolo…
Probabilmente molti di questi colleghi si lamentano dello stipendio basso, discutono nei corridoi sulla loro condizione di sfruttati, de prossimo irrispettoso contratto economico  ma poi… Non sanno che in questo modo sono parte di una rappresentazione, imposta dalla controparte, dove il massimo consentito è quello di parlare, discutere, perché funzionale a tenere sotto controllo la rabbia, depotenziandola della sua dirompente possibilità di “rompere” con la situazione attuale.  E’ il modello del talk-show, dove la chiacchiera diventa raramente azione. In altri termini, prendendo a prestito la terminologia marxiana. si crea un corto circuito tra la teoria e la prassi, favorendo l’apologia indiretta  del presente, grazie all’inazione.
Ritengo che si possa superare questa diffusa accettazione del presente con prese di posizione  rispettose delle regole democratiche.
Nel mio piccolo ho rifiutato, ad esempio, l’incarico di Animatore digitale e la proposta di far parte del team d’Innovazione, perché gli obiettivi imposti dall’Amministrazione erano assolutamente spropositati rispetto all’eventuale compenso.   Sono F.S. per le Tic. Gli obiettivi di questo incarico sono sostanzialmente “equilibrati” rispetto al compenso. Li ho scelti io! Svolgo attività di formazione e porto avanti progetti didattici  con compensi accettabili,  sempre dignitosi del mio profilo di insegnante, sapendo che l’Amministrazione  – quando questa è il mio committente – non potrà mai stare dietro alle leggi del mercato.    Ricevo molti consensi sulla mia posizione. Mi piacerebbe però che questo sostegno verbale si traducesse in comportamenti e azioni di tutta ( o quasi ) la categoria . Senza questa trasformazione dell’azione del singolo in un “sentire e agire comune” non si va da nessuna parte!

Registro elettronico violato da uno studente: la scuola invita gli insegnanti a modificare le loro password


In una scuola di Padova il venerdì della scorsa settimana è stato convocato un consiglio di classe, dove all'ordine del giorno c'era il caso dello studente hacker, che aveva violato il registro elettronico di classe per cambiare i voti della propria pagella. I professori hanno messo a verbale tutto e hanno poi consegnato il documento alla dirigente scolastica. La preside, almeno per il momento, ha deciso di non presentare denuncia. Non ha voluto segnalare l'accaduto alla polizia postale, perchè sembra non ci siano tutti gli elementi necessari per accusare il quindicenne. Tuttavia ieri mattina la dirigente scolastica ha convocato all'istituto Severi i genitori dello studente. A mamma e papà ha spiegato quanto aveva fatto il loro figlio, invitandoli a vigilare maggiormente quando è a casa davanti al computer. La preside non avrebbe nemmeno preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti del ragazzo, che invece è stato rimproverato dai genitori. L'episodio ha però messo in discussione la sicurezza del sistema informatico dell'intero istituto, e per riparare la dirigente scolastica ha invitato tutti i docenti a modificare le loro password di accesso ai registri elettronici di classe. Non è infatti escluso che altri studenti possano avere emulato il loro compagno quindicenne. Saranno effettuati controlli anche sulle pagelle.

 

Aldo Domenico Ficara

giovedì 16 marzo 2017

Basta con il panino! Il docente impegnato anche di pomeriggio ha diritto al buono pasto


Da qualche settimana RTS è impegnata nel tentativo di rendere possibile ciò che dovrebbe essere già realizzato dalla amministrazione: dare il buono pasto agli insegnanti che oltre al lavoro in classe di mattina sono impegnati in attività scolastiche anche di pomeriggio. Nel 2014 in una nota del Miur riguardante il fatto che il personale della scuola (docente curriculare, di sostegno o personale ATA) impegnato in servizio di sorveglianza durante la refezione scolastica avesse diritto alla gratuità del pasto, ci si poneva il problema. In quella nota della Direzione generale delle risorse umane e finanziarie si scriveva: “La disciplina che regola il contributo di questo Ministero verso gli Enti locali è sancito dall’articolo 7 comma 41 della legge 135/2012… il quale dispone che il contributo che lo Stato riconosce ai comuni per le spese sostenute per i pasti del personale statale, iscritto nello stato di previsione del MIUR, sia pagato direttamente ai Comuni in proporzione al numero delle classi che accedono al servizio mensa scolastica …..” Ciò posto rimane tuttavia l’obbligo generale dell’erogazione dei servizi agli aventi diritto, attribuito ex legge agli EE.LL., in materia di assistenza scolastica” (art. 42 e segg del DPR 616/1977). E ancora: “Orbene, sul punto va considerato che usufruisce della refezione scolastica, a titolo gratuito, anche il personale docente e non docente in servizio al momento della somministrazione del pasto, art 21 del CCNL Scuola 2007, con funzioni di vigilanza e assistenza al fine di procedere al regolare svolgimento del progetto degli Enti locali. Oggi si dovrebbe fare un passo in avanti,  estendo il buono pasto a tutti gli insegnanti impegnati mattina e pomeriggio all’interno delle nostre scuole.

 

Aldo Domenico Ficara

mercoledì 15 marzo 2017

Classe separata in bravi e somari: denunciata la prof.ssa per abuso dei mezzi di correzione


 
 
In una classe di una scuola media, in un paese dell’Oristanese, l’insegnante ha pensato bene di dividere la classe in due. Da una parte i bravi, dall’altra i somari. Due gruppi separati fisicamente, lezioni rivolte solo a quelli bravi. Nel gruppo dei somari si è trovata anche la figlia di una donna che giorni fa fece irruzione nell’aula scolastica, rivolgendo pesanti accuse contro l’insegnante, tali da far intervenire i carabinieri . La studentessa ha raccontato a casa di esser stata ripresa più volte dall’insegnante e invitata a non disturbare la spiegazione. Per “convincere” l’alunna a un comportamento appropriato, o almeno ritenuto tale dall’insegnante, la piccola studentessa è stata costretta a trascorrere le ore di lezione con la faccia rivolta verso il muro.   L’inchiesta dei carabinieri ha portato alla luce i metodi didattici ed educativi particolari dell’insegnante. Sono stati ascoltate le parole di ragazzi, genitori, vertici della scuola. Il risultato è finito su una denuncia nei confronti dell’insegnante, per abuso dei mezzi di correzione.

 

Aldo Domenico Ficara

martedì 14 marzo 2017

Nella scuola è anacronistico privilegiare una didattica gentiliana?


 
 

In un articolo dell’economista Bruno Lamborghini si scrive: “Seppur con ritardo, rispetto ad esempio alla Germania e ai Paesi scandinavi, in Italia è stata scoperta la necessità di costruire dei 'ponti' tra la scuola e il mondo del lavoro. Un'alternanza tra scuola e lavoro è obbligatoria sia negli istituti tecnici (400 ore) che nei licei (200 ore) durante gli ultimi anni di studio, anche se le scuole italiane non sono ancora del tutto preparate ad affrontare tale impegno. Da sempre in Italia il rapporto tra formazione scolastica e mondo del lavoro è difficile, spesso si tende a privilegiare una didattica gentiliana, incentrata sulla classicità della formazione senza, però, tenere conto delle esigenze derivanti dal cambiamento della società”. Si ricorda che la  riforma della scuola italiana del 1923 fu varata da Giovanni Gentile, uno dei più importanti filosofi idealisti, chiamato al dicastero della Pubblica istruzione nel primo governo Mussolini. La riforma consisteva in una serie di regi decreti che ridefinivano con coerenza e rigore l’intero assetto dell’istruzione in tutti i suoi aspetti, secondo una visione fortemente centralistica, gerarchica e autoritaria.  La riforma, nel ridisegnare l’assetto scolastico, si poneva, per molti versi, in una linea di continuità con la precedente legge Casati, nell’assegnare il primato all’istruzione classica e alle discipline filosofico-umanistiche, nel porre in posizione subalterna la cultura scientifica e nel relegare a un gradino ancora inferiore l’istruzione tecnica e professionale (l’istruzione industriale rimaneva affidata al ministero dell’Agricoltura, industria e commercio, poi dell’Economia nazionale). La riforma veniva, inoltre, incontro a esigenze molto sentite della Chiesa cattolica: prevedeva infatti l'insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole elementari (definita come «fondamento e coronamento dell’istruzione elementare )».Quindi è giusto porsi il quesito se sia anacronistica una didattica alla vecchia maniera, ovvero una didattica di tipo gentiliana, rispetto a quella ad esempio centrata sulle esperienze di alternanza scuola lavoro

 

Aldo Domenico Ficara

domenica 12 marzo 2017

Scuola trova un supplente attraverso un giornale di annunci


 
 
La Dirigenza di un Istituto Superiore di Sacile (Pordenone)  ha individuato  un insegnante supplente che nelle graduatorie ufficiali esaurite era impossibile trovare,  attraverso  un trafiletto pubblicato su una "free press" locale. Il trafiletto diceva "Impartisco ripetizioni di Chimica". A questo punto la segreteria della scuola si è rivolta all’autore del messaggio dopo aver provato ogni altro metodo ufficiale. A tal riguardo il dirigente del 'Marchesini' di Sacile ha detto:  "Non sapevamo più cosa fare, e così le mie collaboratrici hanno notato l'annuncio. Dopo un'ora questo giovane neolaureato era già in classe, davvero un ottimo acquisto sotto il profilo professionale ". Il problema dell'impossibilità di reperire personale con la necessaria qualifica è diffuso in molte regioni italiane, più marcato nel nord del Paese.

 

Aldo Domenico Ficara

Per una gita scolastica all'estero serve la firma di entrambi i genitori


 
 
La mancata firma di uno dei due genitori rende impossibile mandare in gita scolastica all'estero la figlia. Così che alla fine la ragazzina - all'epoca dei fatti, nel 2011, sui 14 anni - è dovuta rimanere a casa. Questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, almeno dal punto di vista accusatorio. E che ha innescato un processo di fronte al giudice del tribunale di Rovigo. L'ipotesi di reato parla di violazione degli obblighi di assistenza familiare. La classica imputazione che fa seguito a numerose separazioni tra coniugi. Ed è proprio questa la situazione, è stato chiarito ieri in aula, della moglie, che ha sporto querela e del marito. Tutto comincia nell'imminenza della gita scolastica all'estero. Nel caso di figli di genitori separati, al di là delle decisioni in materia di affido prese dal giudice della separazione, per l'espatrio serve la firma di entrambi i genitori. La madre tuttavia dice di non essere riuscita a contattare il padre per la firma, così alla fine la gita non si concretizza per la ragazzina. A questo punto parte la querela. L'udienza è poi stata aggiornata

Cari Gruppi WhatsApp dei Genitori datevi una regolata educativa


I piccoli gruppetti di genitori che avevano il tempo e la voglia di fermarsi a chiacchierare davanti a scuola, hanno ora una cassa di risonanza tecnologica micidiale: il famigerato Gruppo WhatsApp dei Genitori.  Spesso sono professionisti della lite virtuale, meglio se indirizzata a qualcuno che non fa parte del gruppo. Vedi i professori, il preside, il personale scolastico. La filosofia sottesa a ogni polemica è: come ti permetti tu professorucolo di mettere in dubbio la genialità della mia progenie. Ne deriva una valanga di messaggi con la verve polemica che andrebbe riservata ai massimi sistemi. Non provate a minimizzare e non vi venga mai in mente di dare ragione al professore e/o al preside. Loro sono il nemico, o sei con noi o sei contro di noi. A conferma di quanto detto in un articolo pubblicato su Il Post si scrive: “ oggi da una parte della barricata ci sono gli insegnanti e dall’altra i genitori, che pretendono per i loro figlioli trattamenti di riguardo, ottimi voti, medaglie che scintilleranno fuori della scuola, nel mercato del lavoro. I genitori intuiscono che la selezione sarà feroce e dunque cercano in ogni modo di proteggere i loro ragazzi, di far guadagnare loro crediti e punteggi buoni da spendere più avanti. Chi parte male rischia di finire peggio. Così gli insegnanti vengono pressati, a volte criticati o addirittura contestati. E la piazza della ribellione è WhatsApp, un mezzo che doveva unire, favorire gli scambi, allargare l’informazione e che invece diventa la cassa di risonanza di un risentimento incontrollato. Madri e padri si fomentano reciprocamente, la palla che rotola in breve diventa una valanga, il primo disappunto si trasforma in rancorosa ostilità verso l’insegnante che mette voti troppo bassi o che non sta svolgendo il programma così come i genitori pretendono “. Forme di innovazione comunicativa che annullano l’azione educativa del sistema scuola, e che possono degenerare negli episodi di violenza che in questi ultimi mesi sono nelle cronache dei siti web di settore.

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 11 marzo 2017

Quanto guadagna un Ds in Calabria


Per i Dirigenti scolastici esiste una certa differenziazione nella retribuzione variabile ed accessoria tra una regione e l’altra, per cui consideriamo i dirigenti scolastici che in Italia guadagnano di più, ovvero quelli di prima fascia della regione Calabria; questa la loro retribuzione annua:

CALABRIA-PRIMA FASCIA
STIPENDIO TABELLARE
43.310,90
RETRIBUZIONE DI POSIZIONE/QUOTA FISSA
3.556,68
RETRIBUZIONE DI POSIZIONE/QUOTA VARIABILE
14.636,16
RETRIBUZIONE DI RISULTATO
3.656,53
TOTALE
65.160,27


Lo stipendio più alto in assoluto è di poco superiore ai 65.000 euro annui. Ora indichiamo anche i dirigenti che guadagnano di meno, che sono quelli di quarta fascia sempre della regione Calabria:

CALABRIA-QUARTA FASCIA
STIPENDIO TABELLARE
43.310,90
RETRIBUZIONE DI POSIZIONE/QUOTA FISSA
3.556,68
RETRIBUZIONE DI POSIZIONE/QUOTA VARIABILE
3.523,77
RETRIBUZIONE DI RISULTATO
1.462,61
TOTALE
51.853,96

Come si vede il livello più basso non arriva a 52.000 euro.