venerdì 31 marzo 2017

Cosa bisogna sapere quando a scuola si chiede un permesso breve




L’art. 16 del CCNL  comparto scuola recita così:
1. Compatibilmente con le esigenze di servizio, al dipendente con contratto a tempo indeterminato e al personale con contratto a tempo determinato, sono attribuiti, per esigenze personali e a domanda, brevi permessi di durata non superiore alla metà dell'orario giornaliero individuale di servizio e, comunque, per il personale docente fino ad un massimo di due ore. Per il personale docente i permessi brevi si riferiscono ad unità minime che siano orarie di lezione
2. I permessi complessivamente fruiti non possono eccedere 36 ore nel corso dell'anno scolastico per il personale A.T.A.; per il personale docente il limite corrisponde al rispettivo orario settimanale di insegnamento
3. Entro i due mesi lavorativi successivi a quello della fruizione del permesso, il dipendente è tenuto a recuperare le ore non lavorate in una o più soluzioni in relazione alle esigenze di servizio. Il recupero da parte del personale docente avverrà prioritariamente con riferimento alle supplenze o allo svolgimento di interventi didattici integrativi, con precedenza nella classe dove avrebbe dovuto prestare servizio il docente in permesso.
4. Nei casi in cui non sia possibile il recupero per fatto imputabile al dipendente, l'Amministrazione provvede a trattenere una somma pari alla retribuzione spettante al dipendente stesso per il numero di ore non recuperate.
5. Per il personale docente l'attribuzione dei permessi è subordinata alla possibilità della sostituzione con personale in servizio.


Aldo Domenico Ficara

giovedì 30 marzo 2017

FIT l’acronimo che cambierà il reclutamento dei docenti


 
 
FIT ( Formazione Iniziale Tirocinio )  è la riforma del reclutamento dei docenti che riguarderà le scuole secondarie di primo e secondo grado. Al FIT potranno partecipare neo laureati che abbiano conseguito almeno 24 crediti formativi in “discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche”. I vincitori cominceranno il loro percorso formativo nel 2019/2020. Dopo aver conseguito la laurea magistrale, dovranno superare un concorso: in questo modo potranno accedere ad un contratto triennale retribuito di formazione Nel frattempo, i docenti abilitati (all’insegnamento nella scuola secondaria o sul sostegno) saranno inseriti, entro l’anno scolastico 2017/2018, in una «speciale graduatoria regionale di merito», ad esaurimento, sulla base dei titoli posseduti, ivi incluso il servizio, e «della valutazione conseguita in una apposita prova orale di natura didattico-metodologica, alla quale è riservata una quota significativa del punteggio complessivo in base al quale sarà formulata detta graduatoria». Il primo concorso è previsto nel 2018: intanto il governo si impegna a svuotare le graduatorie degli abilitati, GaE e II fascia di istituto, e ad avviare la stabilizzazione dei precari con 36 mesi di servizio.

 

Aldo Domenico Ficara

Pacifico (Cisal-Anief) risponde a Renzi “sbagliare è umano, perseverare non è ammesso"


Marcello Pacifico (Cisal-Anief) smonta punto per punto la proposta dell’esponente Pd Matteo Renzi che chiede a tutti di indicare un punto positivo e uno negativo tra quelli della Legge 107/2015, perché ritiene che ‘il merito, l’alternanza scuola lavoro, la fine del precariato, il potenziamento degli insegnanti, la formazione, l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, lo ZeroSei sul modello di Reggio Emilia sono molto importanti’. A tal riguardo Pacifico dichiara: “sbagliare è umano, perseverare non è ammesso. Sul merito, non abbiamo ottenuto alcun risultato se non quello di concentrarci su incrementi ridicoli per pochi docenti, mentre gli stipendi base rimangono fermi a dieci anni fa. Sull’alternanza scuola-lavoro continuiamo a chiedere perché bisogna mandare i ragazzi allo sbaraglio, senza regole sui diritti-doveri. Intanto, il precariato è aumentato, con 100mila docenti e 40mila Ata supplenti annuali. Lascia a desiderare pure il potenziamento assegnato alle scuole, perché non sono state rispettate le richieste dei Collegi dei docenti e non si sono assunti Ata. La formazione iniziale si è rivelata un disastro: rispetto alla classe docente più vecchia del mondo, non si può proporre un concorso-corso che dura otto anni. Sull’edilizia scolastica: per quale motivo i presidi devono essere arrestati e i responsabili degli enti locali no? Sul diritto allo studio, si attende ancora il ripristino del tempo scuola tagliato. La nuova certificazione di 260mila alunni disabili porterà solo problemi. Invece di introdurre la svolta (l’obbligo scolastico a 18 anni), ci si ferma al percorso zero-sei anni, che a queste condizione si rivelerà l’ennesima chimera “.

 

Aldo Domenico Ficara

 

mercoledì 29 marzo 2017

Dal Rapporto OCSE-TALIS 2013 sette punti che caratterizzano il Sistema Scolastico Italiano


Il Rapporto OCSE-TALIS 2013 lascia emergere dati interessanti sul Sistema Scolastico Italiano e permette di capire quali siano le aree e le direzioni in cui agire:

• valorizzazione dell’insegnamento a livello sociale
• necessità di consolidare e mantenere aggiornate le competenze TIC
• incentivare l’uso di pratiche didattiche innovative
• perfezionare il sistema di valutazione dei docenti

Da questo rapporto si evincono 7 punti che caratterizzano il nostro sistema scolastico:

·        Il corpo insegnante italiano è decisamente più femminilizzato rispetto alla media internazionale. Infatti, con il 79% di donne insegnanti l’Italia si colloca al quinto posto nella graduatoria complessiva del tasso di femminilizzazione. Se poi si considerano solo i paesi più industrializzati, il corpo docente italiano è quello più femminilizzato.
·        Nell’ambito dei 33 paesi TALIS, l’Italia detiene il primato della classe insegnante più anziana (6 anni in più rispetto alla media TALIS). Alla maggiore anzianità media fa da contrappeso un maggior patrimonio di esperienza professionale. Gli insegnanti italiani hanno in media 20 anni di esperienza di insegnamento.
·        In linea con gli altri paesi, la maggior parte dei nostri docenti ha condotto studi di livello universitario. Più distante dalla media internazionale, invece, il dato che si riferisce alla formazione specifica finalizzata all’insegnamento (79% Italia vs 90% nei Paesi TALIS). Inoltre, una quota consistente dei nostri docenti di secondaria di I grado è entrata nell’insegnamento senza aver ricevuto una specifica formazione nella pratica didattica in una o più delle materie insegnate ( 52% Italia vs 11% Paesi TALIS).
·        La percentuale degli insegnanti italiani con contratto a tempo indeterminato che riporta la partecipazione a un programma formale di avvio alla professione in occasione del primo rapporto regolare di lavoro è sopra la media TALIS (59 % Italia; 49% Paesi TALIS), mentre è molto più bassa rispetto alla media TALIS, la percentuale dei docenti a tempo determinato che avrebbe fruito di questa opportunità formativa (9 % Italia; 46% Paesi TALIS).
·        I docenti italiani lavorano in scuole di dimensioni mediamente più grandi rispetto alla situazione tipo dei paesi TALIS. A fronte di queste maggiori dimensioni in termini di studenti e insegnanti, le scuole registrano un numero medio di personale non docente uguale alla media TALIS (24 unità). In particolare emerge nelle nostre scuole la carenza di personale di supporto alla didattica. In Italia c’è 1 unità di personale di supporto alla didattica ogni 60 docenti, mentre per la media TALIS il rapporto è 1 a 14.
·        La proporzione del tempo che i dirigenti scolastici italiani dicono di impiegare nelle attività di carattere burocratico-amministrativo è inferiore alla media TALIS (36% Italia; 41% Paesi TALIS ). Tuttavia, rispetto al ‘dirigente medio TALIS’, i nostri dirigenti scolastici dichiarano di dedicare una quota maggiore del loro tempo ad attività legate alla gestione del curricolo e della didattica (25% Italia; 21% Paesi TALIS).
·        La partecipazione dichiarata alle attività di sviluppo professionale (SP) da parte dei dirigenti scolastici è piuttosto alta: solo il 5,4% dei DS negli ultimi 12 mesi non ha partecipato ad alcuna attività specifica di SP, contro una media TALIS di 9,5%. Quasi tutti i DS italiani, quindi, affermano di partecipare ad attività di SP soprattutto in corsi di formazione, conferenze e visite professionali (93% Italia; 83%TALIS) per una media di 9 giorni l’anno, più bassa della media TALIS di 13 giornate.

 

 

Aldo Domenico Ficara

martedì 28 marzo 2017

Modello per la messa a disposizione per la nomina in sostituzione del commissario esterno agli esami di Stato


Modello per la messa a disposizione per la nomina in sostituzione del commissario esterno agli esami di Stato per l’a.s. 201_/201_

Al Dirigente – Ufficio XVI – Ambito territoriale per la provincia di ………..

 

  _l_ sottoscritt_  __________________________________nat_ a ___________________________ prov. _______ il _____________ residente a _______________________ via _________________

____________________________ tel. _____________________cell.________________________

Indirizzo di posta elettronica ________________________________________________________

CHIEDE di essere tenut_ in considerazione per una eventuale nomina a commissario esterno nelle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di II grado , per uno degli insegnamenti afferenti all’abilitazione posseduta o al piano di studio (1), in sostituzione dei commissari impossibilitati ad accettare l’incarico.

Classi di concorso richieste:
1. _________      _________________________________________  __________________
           (codice)                                                      (descrizione)                                                                          (abilitato/non abilitato)
 
2. _________      _________________________________________  __________________
           (codice)                                                      (descrizione)                                                                          (abilitato/non abilitato)
 
 
3. _________      _________________________________________  __________________
           (codice)                                                      (descrizione)                                                                          (abilitato/non abilitato)
 
 

A tal fine, sotto la personale responsabilità, ai sensi del DPR 445/2000, art. 46, dichiara:

¨   Di essere in possesso del seguente titolo di studio___________________________ __________________________________________________________________;

¨  Di non essere in possesso di alcuna abilitazione (2);

¨  Di essere in possesso dell’abilitazione per la classe di concorso ______________ ;

¨  Di essere inserita nelle GaE della provincia di _____________________________;

¨  Si aver prestato servizio in funzione di commissario negli esami di Stato:                  sede esami a.s. 201_/201_ cl. _________ presso ___________________________; sede esami a.s. 201_/201_ cl. _________ presso ___________________________;

¨  Di aver prestato servizio nelle sotto elencate istituzioni scolastiche:                         a.s. 20__/20__ cl. _______ presso________________________________ gg. ____;    a.s. 20__/20__ cl. _______ presso________________________________ gg. ____; a.s. 20__/20__ cl. _______ presso________________________________ gg. ____;

Si allega copia documento di riconoscimento.

                                                                                                                      firma

data ____________________________                             ________________________________ 

(1)     piano di studio per i docenti sprovvisti di qualsiasi abilitazione all’insegnamento

(2)     allegare comunque fotocopia in carta semplice del certificato di laurea con l’indicazione degli esami sostenuti 

Numerosi insegnanti nelle scuole rischiano la vita per contaminazione da amianto


In Italia sono 2.400 le scuole contaminate dall'amianto, 350.000 gli studenti e 50.000 i docenti e non docenti esposti. Sono i dati forniti dall'Osservatorio nazionale amianto, diffusi a un convegno del Movimento 5 Stelle alla Camera sui 25 anni dalla legge sull'amianto. Nel corso del convegno, il Ministero della Salute ha reso noto che sono circa 3000 i casi all'anno di malattie in Italia legate a questo materiale. Di questi 3mila casi circa la metà sono malattie riconducibili al mesotelioma, tumore al polmone spesso mortale. Tutti i relatori hanno messo in luce la carenza di discariche in Italia per l'amianto, cosa che blocca le bonifiche, e la mancanza di una mappatura completa dei siti a rischio. A tal proposito si ricorda che i principali prodotti contenenti amianto nelle scuole sono i:
·        ricoprimenti a spruzzo e rivestimenti isolanti: fino all’85% di amianto (prevalentemente amosite spruzzata) e elevato potenziale di rilascio fibre;
·        rivestimenti isolanti di tubazioni o caldaie: in tele, filtri, imbottiture in genere il contenuto di amianto è al 100%. Per altri rivestimenti in miscela al 6-10% con silicati di calcio. Elevato potenziale di rilascio fibre se i rivestimenti non sono ricoperti con strato sigillante uniforme e intatto;
·        prodotti in amianto-cemento (coperture, tramezzi, cassoni dell’acqua, canne fumarie): 10-15% di amianto (crisotilo e anfiboli). Rilascio possibile solo se abrasi, segati o deteriorati;
·        pavimenti vinilici: 10-15% di amianto crisotilo. In questo caso il rilascio di fibre è improbabile.

 

Aldo Domenico Ficara

lunedì 27 marzo 2017

I 3 casi di assenza per malattia in cui non viene applicata la decurtazione economica



Quali sono i casi in cui ad un insegnante in malattia non viene applicata la decurtazione economica? I casi sono 3:
·        Le assenze causate da infortuni sul lavoro riconosciuti dall’INAIL;
·        Le assenze per malattia dovute a causa di servizio riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
·        Ricovero ospedaliero, in strutture pubbliche o private. Per “ricovero ospedaliero” si intende la degenza in ospedale per un periodo non inferiore alle 24 ore (comprensivo della notte).
A tal riguardo si ricorda che  la Corte Costituzionale con sentenza n. 120/2012 ha confermato la legittimità costituzionale della decurtazione in caso di assenze per malattia. Pertanto, la decurtazione retributiva:
·        È relativa ai primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia e non ai primi 10 giorni di assenza per malattia nel corso dell'anno;
·        Opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l'assenza si protrae per più di dieci giorni;
·        Per un periodo superiore a 10 giorni di assenza, a partire dall'undicesimo giorno sarà ripristinata l'erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità aventi carattere fisso e continuativo, con esclusione del solo trattamento accessorio variabile;
·        Se l'evento morboso supera i 15 giorni lavorativi, a partire dall'undicesimo giorno di assenza sarà altresì erogato il trattamento accessorio variabile


Aldo Domenico Ficara

La scuola è anche questo. Nel nuorese maestra minacciata di morte


 
 
In una scuola di Mamoiada, un paese di mezza montagna a 20 chilometri da Nuoro, succedono cose che con la cultura e la didattica non hanno nulla da condividere. Infatti, viene recapitata una busta con un proiettile e un messaggio sinistro: «Sei inadeguata e ignorante. Vattene via con le buone o a fucilate. Rovina i tuoi figli e lascia in pace quelli degli altri».  A ricevere questo messaggio di morte  è una maestra, fiduciaria dell’istituto. L’insegnante ha subito notato nella busta un rigonfiamento sospetto, ha aperto il plico con cautela e ha subito visto il proiettile avvolto in un foglio. Poi ha letto il messaggio, poche righe a stampatello, grafia incerta, quasi tremante e ha chiamato i carabinieri.  Queste minacce saranno al centro di una discussione pubblica dove docenti e genitori si riuniscono in un consiglio straordinario di istituto aperto agli amministratori e ai cittadini. A tal riguardo il sindaco del paese dichiara: «È un fatto gravissimo siamo molto preoccupati e all’incontro ci sarà il consiglio comunale al completo. Se ci sono problemi non si devono risolvere con lettere anonime minatorie e proiettili, ma con dialogo e chiarezza».

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

domenica 26 marzo 2017

Ds sospende per 10 giorni un docente e il Miur viene condannato al pagamento delle spese di lite


La Sospensione dal servizio e senza stipendio per dieci giorni  fatta dal dirigente scolastico dell’ITT Allievi-Sangallo di Terni ad un proprio docente, perché quest’ultimo si era rifiutato di frequentare i corsi di formazione sulla sicurezza organizzati fuori dall’orario di servizio, è stata annullata dal giudice del lavoro di Terni. Lo stesso giudice ha contestualmente condannato il Miur al pagamento delle spese di lite. La decisione fa seguito all’archiviazione, da parte della procura, della relativa denuncia penale nei confronti dello stesso insegnante. In particolare la vertenza è stata seguita dai Cobas della scuola. Per il tribunale di Terni, che non è entrato nel merito della vicenda legata ai corsi di formazione sulla sicurezza, le competenze disciplinari dei dirigenti scolastici si devono limitare – in sostanza – alla sola censura. Da qui la decisione di annullare la sanzione del dirigente scolastico dell’ITT Allievi-Sangallo la cui efficacia era stata già sospesa dal giudice lo scorso settembre, in attesa dell’udienza di merito. Si ricorda che ai sensi dell’art. 492 del D.L.vo n. 297/94, ancora vigente, le sanzioni irrogabili al personale docente sono:
a)     censura;
b)    sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese;
c)     sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi;
d)    sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e l’utilizzazione, trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente o direttiva;
e)     la destituzione.
 
Aldo Domenico Ficara

Azzerare la Buona Scuola: una questione di credibilità


Prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni di Michele Emiliano che in vista delle primarie per l’elezione del segretario del Partito Democratico, ha dichiarato: “Vorrei azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con i docenti e i sindacati”, vorrei aggiungere alcune riflessioni in merito.  In particolar modo vorrei esprimere il mio totale consenso all’azione parlamentare del triennio renziano, con particolare riguardo all’ attuazione della legge 107/15, una legge le cui architravi rappresentano la giusta innovazione normativa per la scuola del futuro. Ho apprezzato soprattutto l’innovazione della “ chiamata diretta “, che auspico possa nel breve periodo  diventare sistemica per tutte le future operazioni di mobilità docenti. Allo stesso modo concordo con il potenziamento, da utilizzare esclusivamente come  tappabuchi, con la creazione degli ambiti territoriali che dovrebbero coincidere geograficamente  con macroaree interregionali e con il trasferimento di massa dei docenti da sud a nord, che a mio parere dovrebbe essere incrementato nei numeri per distruggere in modo irreversibile il sistema sociale del meridione. Spero vivamente in un ritorno dell’ex premier Matteo Renzi alla guida del Paese, affinché possa concludere un’operazione di legislazione scolastica lasciata a metà, per soddisfare completamente le ambizioni in merito di Confindustria e di certi sindacati gialli del settore istruzione. Spero che tutto questo possa farmi perdere per sempre una cattedra conquistata vincendo un concorso pubblico con il massimo dei voti, perché l’obiettivo di una buona scuola supera ogni posizione di rendita professionale e personale.   A questo punto mi domando: i decisori politici del Partito Democratico crederanno a quanto da me sopra scritto, o per la mia storia di insegnante libero da condizionamenti politici e favorevole ad una scuola pubblica libera dagli stessi condizionamenti,  rimarranno scettici al pari delle decide di migliaia di insegnanti quando sentono dire da esponenti del PD “ Vorrei azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con i docenti e i sindacati “ ? La risposta ai posteri.

 

Aldo Domenico Ficara

 

 

 

Muore un Ds cadendo dal tetto della sua abitazione


 
 
Un dirigente scolastico di 51 anni è morto dopo essere precipitato dal tetto della sua abitazione in località Borgo Bainsizza, a Latina. Come riporta Il Messaggero, sembra che l'uomo fosse salito per fare dei piccoli lavori,  legati alla ricezione dell'antenna.  A dare l'allarme sono stati i vicini che hanno chiamato il 118. La centrale operativa dell'Ares ha fatto alzare anche l'elicottero ma dopo aver tentato invano di rianimare la vittima i sanitari hanno constatato il decesso. La notizia ha fatto presto il giro degli ambienti scolastici, il preside era molto conosciuto per essere stato in passato anche assessore a Nettuno.

 

Aldo Domenico Ficara

sabato 25 marzo 2017

Gli studenti quando salutano un docente devono dire buongiorno o ciao ?


A scuola molti professori scelgono di dare del tu ai loro studenti, anche se ci sono altri, invece, che preferiscono dare del lei. Di solito gli insegnanti danno del tu ai propri allievi, e questi ultimi rispondono con il lei. A tal riguardo ci poniamo alcune domande:
·        Quando si incontrano, come devono rivolgersi gli studenti ai prof e i prof verso gli studenti?
·        E’ opportuno  rivolgersi alla seconda persona o alla terza persona del singolare?
·        Allo stesso modo uno studente quando saluta un docente deve dire buongiorno o ciao?  
Per iniziare una discussione sull’argomento propongo lo stralcio di un articolo di Umberto Eco:  “ Vi chiederete perché lego il problema dell’invadenza del Tu alla memoria e cioè alla conoscenza culturale in generale. Mi spiego. Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si dà del Tu, ma a coloro a cui si dà del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere. Ne erano rimasti stupiti perché ormai all’estero si dice Ciao così come si dice Cincin ai brindisi. Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus immaginate cosa accade con un extra-comunitario. Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile “zi badrone”. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale “.
 
Aldo Domenico Ficara
 
 

 

Emiliano vuole azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con docenti e sindacati




In vista delle primarie per l’elezione del segretario del Partito Democratico, la dialettica infiamma. In particolar modo uno dei candidati Michele Emiliano, presidente della regione Puglia,  si sofferma su La Buona Scuola. Si ricorda che già lo scorso anno scolastico, in merito alla mobilità straordinaria, Emiliano era più volte intervenuto a sostegno dei docenti trasferiti al Nord dall’algoritmo ministeriale. Oggi, lo stesso Emiliano interviene sulla Riforma introdotta dalla legge n. 107/2015 con parole anti renziane che non lasciano dubbi: “Vorrei azzerare la Buona Scuola e riscrivere la riforma con i docenti e i sindacati”.


Aldo Domenico Ficara


Aggiornamento al 31 luglio 2017:  dopo l'esito delle primarie del Partito Democratico che hanno riconfermato Matteo Renzi come segretario di partito, non si registrano ulteriori dichiarazioni di Michele Emiliano contro la Buona Scuola

Le assenze collettive degli studenti devono incidere sul voto di comportamento ?


Spesso si possono leggere circolari scolastiche del tipo: “ Si ricorda a tutti che le assenze collettive vanno giustificate personalmente dai genitori, come stabilito dal Regolamento d’istituto. Le assenze collettive non deliberate da un organo scolastico - metà più uno della classe- incideranno sul voto di comportamento. I genitori potranno venire a giustificare i figli per l'assenza “.  A tal riguardo risulta interessante il punto di vista di uno studente che, affermando l’inesistenza dell’assenza collettiva,  nel suo blog scrive: “ L'art. 4, comma 3 dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/98, legge dello Stato tuttora in vigore), che stabilisce i diritti e i doveri degli studenti dice: "La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto”.  Quindi, la cosiddetta "assenza collettiva" semplicemente non esiste. Posso io, studente, che magari si è assentato per motivi di salute o personali, essere responsabile del fatto che gli altri studenti non siano venuti a scuola? E può la scuola costringere un genitore a venire a giustificare personalmente? Ovviamente no. È quindi chiaro che il numero degli assenti non può modificare il metodo di giustificazione. A questo punto, la dirigenza potrebbe affermare di volere inserire all'interno del Regolamento d'Istituto una tale inaccettabile misura. Purtroppo per loro, per una questione di gerarchia delle fonti del diritto, un Regolamento d'Istituto non può andare in contrasto con una Legge, anzi, i regolamenti d'Istituto devono necessariamente essere redatti sulla base dello Statuto “.  Noi di RTS, per fare una chiusa. aggiungiamo che se  l’assenza collettiva sia collegata ad una specifica attività didattica ( verifica scritta o orale ) allora la possibilità di  una poco probabile assenza per motivi di salute o personali è praticamente da escludere.

 

Aldo Domenico Ficara

 

venerdì 24 marzo 2017

Maestra spruzza spray urticante, denunciata per lesioni personali su minori


 
 
Poco prima dell'orario di uscita da scuola, intorno alle ore15.00 ( come viene riportato in un articolo su Il Messaggero ), quando una maestra, per far fronte alla particolare esuberanza di un bambino che le era stato affidato, ha tirato fuori dalla borsa una bomboletta spray, con scritte in tedesco, agitandola davanti agli studenti. Non si capisce se inavvertitamente, come sostiene la maestra, oppure in modo volontario,  la stessa insegnante ha spruzzato del liquido. L'effetto sui piccoli studenti è stato immediato con il liquido urticante che si è rapidamente propagato nell'aula, avvertito anche in quella adiacente, provocando fastidio e bruciore ai piccoli. Il bambino affetto da allergia ha avuto problemi di respirazione, un altro urlava per il forte dolore agli occhi. Tempestivamente è stato dato l'allarme al 112 per chiamare l'ambulanza e, al tempo stesso, sul posto sono subito arrivati i carabinieri della locale stazione e del nucleo radiomobile che hanno interrogato l'insegnante per ricostruire l'accaduto. Successivamente la maestra, accompagnata in caserma, è stata denunciata non solo per lesioni personali su minori ma anche per uso improprio di oggetto atto ad offendere.

 

Aldo Domenico Ficara

 

E’ giusto che la scolaresca si alzi in piedi all’ingresso in aula di un insegnante ?


 
 
Riprendiamo da un articolo di Oggiscuola: “Credo che sia giusto chiedere ai ragazzi un momento di attenzione per l’ingresso in classe dell’insegnante. Non è né una richiesta eccessiva né tanto meno autoritaria. Anzi quella che può sembrare solo forma è in realtà sostanza; quel semplice gesto serve per segnare un momento di rottura tra il prima e il dopo, per rimettere ordine nell’inevitabile disordine che si crea quando un insegnante esce e un altro entra, dando così a tutti la possibilità di ricordare dove siamo e cosa stiamo facendo. Credo che gli insegnanti di suo figlio ( è riferito alla madre di uno studente che ha posto il quesito riportato nel titolo del post ) abbiano voluto sottolineare come questo piccolo gesto faccia parte di quella buona educazione che solo scuola e famiglie alleate possono efficacemente insegnare. Cara amica, certe formalità come questa che possono sembrare un inutile esercizio di autocontrollo a volte sono quelle che nella vita potrebbero anche fare la differenza. Oltre, ovviamente, alle nostre conoscenze e capacità “. Queste sono le parole di Paola Spotorno, autrice e insegnante, dalle pagine di Famiglia Cristiana.


Aldo Domenico Ficara

PS: chi scrive, all'interno della sua azione didattica ed educativa, cerca di abituare le classi in cui insegna ad alzarsi e salutare il docente che entra in aula ad ogni cambio di ora.

Le Assemblee studentesche: cosa sono, come si svolgono e chi le vigila


Il diritto soggettivo degli studenti di riunirsi in assemblea e' stato previsto dalla normativa, in base alla quale "gli studenti della scuola secondaria superiore e gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado hanno diritto di riunirsi in assemblea nei locali della scuola". Le assemblee sono "occasione di partecipazione democratica per l'approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti". Il diritto degli studenti di riunirsi in assemblea, "non e' rimesso a facoltà discrezionale del preside o di altri organi" ; tuttavia, l'esercizio del diritto e' vincolato all'osservanza di alcune modalità stabilite dalla legge.  L'assemblea di istituto deve darsi un Regolamento per il proprio funzionamento. Gli studenti hanno il diritto e il dovere (ma non l'obbligo) di partecipare all'assemblea richiesta dai loro rappresentanti, come accade per l'esercizio di voto da parte dei cittadini maggiorenni. Possono essere svolte – nei limiti di una al mese – sia l'assemblea d'istituto, fuori dell'orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali, sia, sempre nei limiti di una al mese con esclusione del mese conclusivo delle lezioni, l'assemblea d'istituto durante l'orario delle lezioni. Si può svolgere un'assemblea di classe della durata di due ore. L'assemblea di classe non può essere tenuta sempre lo stesso giorno della settimana durante l'anno scolastico. Altra assemblea mensile può svolgersi fuori dell'orario delle lezioni, subordinatamente alla disponibilità dei locali. La normativa non prevede alcun obbligo di presenza dei docenti alle assemblee di istituto degli studenti, nei giorni di svolgimento dell'assemblea studentesca e in assenza di riunioni collegiali appositamente programmate. All'assemblea di classe o di istituto, in base alla normativa, "possono assistere, oltre al preside o un suo delegato, i docenti che lo desiderino".Alle assemblee di istituto svolte durante l'orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell'ordine del giorno. La partecipazione di questi esperti deve essere autorizzata dal consiglio d'istituto. Il Dirigente scolastico ha potere di intervento nel caso di violazione del regolamento o in caso di constatata impossibilità di ordinato svolgimento dell'assemblea.

Fonte

giovedì 23 marzo 2017

Dirigere la scuola n. 3/2017: Il sommario


Presentiamo il sommario del numero 3/2017 della rivista “ Dirigere la scuola “ pubblicata dalla Casa Editrice Euroedizioni di Torino. “ Dirigere la scuola “ è una rivista mensile rivolta principalmente ai Dirigenti Scolastici, ma che può rappresentare un riferimento molto utile anche agli insegnanti cultori della legislazione scolastica, per esporre e proporre interpretazioni, riferimenti normativi collegati, moduli didattici, percorsi formativi, soluzioni organizzative, gestione delle risorse umane e organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici.
Sommario:

Editoriale: Vittorio Venuti
È giunto il tempo di pensare alla classe e alla scuola come comunità (non solo di apprendimento)

Stefano Stefanel - Dove si trova oggi la scuola?
Filippo Cancellieri - Verso la nuova valutazione degli allievi: e la montagna partorisce il… voto
Michela Lella - Tracollo, ma non mollo: un dirigente scolastico sotto torchio
Viviana Rossi - Inclusione o integrazione?
Luciano Lelli - La formazione in servizio componente essenziale della professionalità docente
Giacomo Mondelli - La “ flessibilità ” per la predisposizione del PTOF
Francesco G. Nuzzaci - L’ennesimo cortocircuito per una dirigenza che non si vuole valutare
Filippo Sturaro - Il funzionamento delle scuole nel rapporto invalsi
Cinzia Mion - La retromarcia del Governo sull’abolizione dei voti a scuola?
Silvia Giannone - Le modifiche all’apparato sanzionatorio dei reati di peculato, concussione e corruzione.
La legge 69/2015 c.d. “Legge Anticorruzione”
Sandro Valente - Danno da  ritardo nella conclusione del procedimento
Luciana Petrucci Ciaschini - Utilizzo improprio dei permessi Legge 104/1992: Corte di Cassazione n. 3209/2016

 

A scuola è sempre prevalsa la logica del ‘ti pago poco, ti chiedo poco’


 La deputata e responsabile Scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d’Europa, in relazione allo squilibrio di genere nella professione docente, ha dichiarato: “ La femminilizzazione della classe insegnante evidenziata dai dati diffusi in questi giorni dall’Ocse nel rapporto “ Squilibri di genere nella professione docente ”, non e’ affatto casuale. In Italia, su un totale di 729.997 docenti, soltanto 126.317 sono uomini, ossia circa il 17,3 per cento. Al contrario, solo il 45 per cento dei dirigenti scolastici e’ donna. Questo per precisi motivi socio-economici. La figura dell’insegnante ha subito negli anni un’erosione di prestigio sociale, accompagnata dalla perdita di potere d’acquisto degli stipendi, bloccati da troppo tempo. Sono sempre prevalse la logica del ‘ti pago poco, ti chiedo poco’ e quella della quantità’ sulla qualità’! I tempi troppo lunghi per diventare docenti, ora addirittura allungati dal Decreto Legislativo sulla formazione iniziale, il precariato e gli stipendi troppo bassi hanno avuto come conseguenza che molti uomini si sono orientati verso altre professioni, mentre le donne hanno proseguito sulla strada dell’insegnamento, anche per motivi familiari. Allo stesso tempo, la scarsità’ di donne in posizioni apicali all’interno degli istituti scolastici e nell’amministrazione rispecchia purtroppo il gap presente in molti altri settori della società ”.


Aldo Domenico Ficara

Piano di formazione. Il Miur conosce un solo spartito economico!


di Gianfranco Scialpi
 
 
Si legge in una riflessione (Piano della formazione. Si attendono i chiarimenti dal Miur ) di P. Almirante su Tecnicadellascuola.it
“Nella maggior parte delle regioni, infatti, le attività stanno prendendo avvio, seppure fra molte difficoltà. La principale, secondo le notizie che ci arrivano anche dai nostri  lettori, riguarda il problema dei formatori: in molti casi le scuole polo hanno dato vita a veri e propri “bandi di concorso” che però stanno andando pressoché deserti.”
La probabile risposta a questo disinteresse da parte dei docenti è nella riproposizione del d.I 326/95, ( 
v. 3.3 gli standard di costi  del  Documento di lavoro per lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019. Questioni operative )  che propone compensi “fuori tempo” e assolutamente poco attenti alla complessità della sequenza preparazione dei contenuti- esposizione- verifica e valutazione degli stessi da parte dei discenti. A meno che non si propongano presentazioni caratterizzate da diapositive ( slide, per chi non mi capisce ) con tanto testo incollato e letto dal relatore. E chi frequenta corsi di formazione anche universitari, può confermare ( anche ) la presenza di  questa modalità  al “risparmio cognitivo” In questo caso i compensi sono superiori all’impegno.
Ma quali sono i compensi previsti dal Decreto di ventidue anni fa ?  Eccoli:  fino a   41,32 € lordi per ogni ora di docenza e  fino a 25,82€ lordi  “per l’assistenza tutoriale, per il coordinamento dei lavori di gruppo delle esercitazioni previste dal progetto formativo” Il Decreto presenta una trappola che attira l’attenzione di molti DSGA: “fino a” Questa determinazione favorisce il compenso lordo a ribasso attuato in questi anni da molti Istituti  scolastici.
Detto questo, necessario per inquadrare la mia riflessione, siamo alle solite! Il Miur non poteva proporre incarichi a costo zero o quasi , come ha fatto con gli AD o il Team d’Innovazione e i membri delle commissioni per il Concorso scuola 2016 . Sarebbe stato troppo! Quindi ha pensato bene di riesumare un Decreto di ventidue anni fa, come se il tempo e il costo della vita si fossero fermati! Siamo di fronte allo stesso spartito, alla stessa sceneggiatura! Proporre incarichi a costo zero, o contenuto, nell’ambito della  ” moderazione salariale”  ( Dlvo 29/1993 ).
Mi auguro che i miei colleghi mantengano questa posizione verso quest’approccio ministeriale irrispettoso della nostra funzione. Sarebbe un bel segnale, nel quale si esprime che la formazione che non può essere una variabile dipendente da fattori economici, declinati nella “moderazione salariale” . E questo vale, quando siamo promotori di processi formativi verso gli studenti, ma anche quando coinvolgono  i docenti. Questo significa anche accettare la possibilità di essere valutati e quindi riconosciuti come soggetti certificati di formazione. Ne gioverebbe tutta la scuola! Mi chiedo, però: ai piani alti della politica e dell’amministrazione questo interessa?