martedì 19 febbraio 2019

Genitori violenti, la scarsa percezione del profilo pubblico della scuola


Genitori violenti, aumentano le notizie di un disastro educativo. Le cause sono diverse. In alcuni casi, però dipende dalla mancata percezione che la scuola è un servizio pubblico con regole e norme Senza dimenticare la formazione dell'uomo e del cittadino (Costituzione).
Genitori violenti, pessime notizie dalle scuole
Genitori violenti verso il personale scolastico. Dalle scuole arrivano solo pessime notizie. Quasi tutte ripetono il canovaccio di un rapporto compromesso con l'utenza. In altri termini, siamo di fronte a un disastro educativo!
L'ultima in ordine di tempo ha visto protagonista una collaboratrice scolastica. Si legge sul portale Alessandria Oggi: "Si tratta di un’aggressione avvenuta negli ambienti del Comprensorio di Molare (Scuole Elementari), dove la donna, dopo aver negato al padre il permesso di accedere in orario di lezione alla classe insieme al figlio, è stata violentemente strattonata. L’uomo, un italiano di circa 40 anni, che voleva trasportare lo zaino del figlio fin dentro l’aula (pare che il ragazzino non fosse al momento in perfette condizioni fisiche), ha reagito male quando la collaboratrice scolastica lo ha fermato offrendosi di farlo al suo posto, dal momento che, durante le lezioni, non è consentito l’accesso ai genitori salvo in casi eccezionali."
La scuola è un servizio pubblico, la famiglia invece...
La scuola è un'istituzione che offre un servizio pubblico con finalità culturali. La sua natura impone relazioni normate con l'utenza. Regole che devono considerare i suoi fini prospettici di promozione dell'uomo e del cittadino (Costituzione). In alcuni casi devono essere maggiormente vincolanti, in considerazione della minore età di quasi tutti gli studenti. Molti genitori di alunni e studenti, invece, sono convinti che l'istituzione scolastica sia un'espansione della famiglia. Qui ritroviamo la cifra del nostro tempo con le sue contraddizioni, il saluto dalle regole e dal futuro, l'abbraccio al "Mi piace" pulsionale, al perseguimento di un  deleterio sovranismo psichico (Censis, 2018) che  trasforma i figli in totem  per i quali si è disposti a tutto, anche andare "al di là del bene e del male" ( F. Nietzsche). 
Il familismo che compromette la percezione del profilo pubblico della scuola 
La percezione è favorita dalla relazione quasi amicale con i docenti (soprattutto nella scuola dell'infanzia e primaria), dalla convinzione che la scuola debba riempire le teste di contenuti e procedure, piuttosto che formarle. Paradigma culturale coerente con l'abbandono della prospettiva, a vantaggio di un presente onnipresente. A questo contesto di basso profilo culturale si richiede uno stare insieme, finalizzato a svolgere attività solo divertenti e interessanti, mettendo al bando l'impegno e lo sforzo per quelle più noiose e preferendo una promozione senza formazione. Siamo di fronte a un contesto assimilabile a un parco dei divertimenti, a un Luna Park dove l'aspetto pulsionale ("Mi piace"/"Non mi piace") è determinante per la valutazione dell'offerta. Non esiste regola o limite esterno a questa fruizione illimitata. Tutto è governato dall'Io sempre più ipertrofico.
Il pessimo risveglio del genitore
E' prevedibile quindi la reazione violenta, quando il genitore scopre che il profilo istituzionale della scuola, è costituito da norme e regole per la maggior parte finalizzate a tutelare l'integrità fisica degli alunni/studenti minorenni (è il caso presentato all'inizio). Medesima reazione si ha di fronte alla frustrazione del totem-figlio di fronte a un voto commisurato al suo scarso impegno. E' un brutto risveglio, considerando che la presa di coscienza coinvolge gli operatori scolastici che obbligatoriamente devono far prevalere le ragioni di un servizio pubblico che persegue anche finalità culturali e prima di tutto costituzionali (formazione dell'uomo e del cittadino).


                                                                                                                   Gianfranco Scialpi

lunedì 18 febbraio 2019

20mila insegnanti dicono no alla regionalizzazione della scuola

La regionalizzazione della pubblica istruzione è una proposta INCOSTITUZIONALE. Essa non trova spazio nelle proposte che mirano a diversificare l’offerta formativa già abbastanza flessibile per via dell’autonomia scolastica che di fatto in molti contesti è risultata fin troppo deleteria. La regionalizzazione dell’istruzione mira a differenziare classi di dipendenti dello Stato, diversificare gli stipendi, diversificare la spesa sulla scuola.  La scuola deve essere unica, accessibile e di qualità su tutto il territorio nazionale senza differenze tra regioni eccezione fatta per quelle a statuto speciale laddove l’istruzione è materia di differenziazione.

venerdì 15 febbraio 2019

27 Febbraio 2019 Sciopero Unicobas contro la regionalizzazione della Scuola

Contro la regionalizzazione per Scuola e Università Mercoledì 27 Febbraio 2019 Sciopero Unicobas indice uno sciopero per l'intera giornata riguardante tutto il personale di Scuola e Università. Sarò organizzata una manifestazione nazionale a Roma, h. 9.30/14.00, P.zza di Monte Citorio.

I test Invalsi vogliono dimostrare che i ragazzi del Sud rendono meno di quelli del Nord ? Invalidiamoli

Ricordiamo la crociata di esponenti della Lega contro la scuola del Sud.  Contro gli studenti “terroni” che avrebbero la colpa di prendere voti troppo alti agli esami di maturità. La prova per confermare la tesi dell’imbroglio meridionale sarebbero i cosiddetti e contestatissimi “test Invalsi”, dove i ragazzi del Sud rendono meno di quelli del Nord. Test che si basano su due sole materie, italiano e matematica, mentre agli esami di maturità le materie sono ben maggiori.  Ricordiamo certi test di “intelligenza” americani, da cui risultava che i ragazzi neri erano meno intelligenti di quelli bianchi. Poi si scoprì che tali test erano fatti a misura della cultura Wasp, (acronimo dell’espressione White Anglo-Saxon Protestant “bianco di origine anglosassone e di religione protestante”), che escludeva il sapere diverso degli afroamericani, a loro superiore in molti campi.
Anche il modo di parlare italiano è diverso da Nord a Sud, e il più delle volte è più corretto quello classico meridionale di quello con nordico accento diffuso dai presentatori da cui siamo ossessionati accendendo la Tv. Nordico modo di parlare che dice “balle” invece di palle e “figo” invece di fico, che insieme ad altri modi di dire padani, diventa esempio virtuoso. Dunque invalidiamo i test Invalsi.

mercoledì 13 febbraio 2019

LOTTA AL CYBERBULLISMO A SCUOLA, REGOLAMENTO CONDIVISO NELL’AMBITO 9


Gli Istituti Comprensivi del III e XV municipio di Roma hanno adottato                   regole condivise messe a punto da un pool di docenti

Divieto di uso dello smartphone a scuola, sanzioni graduali, coinvolgimento delle famiglie. La lotta al cyberbullismo inizia dai giovanissimi e ha un’arma in più: il regolamento comune adottato in una quindicina di Istituti Comprensivi (che riuniscono infanzia, primaria e secondaria di primo grado) dell’ambito 9 di Roma, che comprende le scuole del III e del XV Municipio.
L’iniziativa di stilare un regolamento, che desse attuazione pratica alla legge 71 del 2017 a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo e che potesse rappresentare la voce comune di più scuole, è nata circa un anno fa. A guidare il progetto Gianfranco Scialpi, insegnante di scuola primaria all’IC Carlo Levi ed esperto di tecnologie legate alla formazione. “Avevo notato che, nelle iniziative di contrasto al cyberbullismo, le scuole stavano andando ognuna per conto proprio – dice -. Ero e resto tuttora convinto che, invece, un programma comune possa dar maggiore forza alle proposte. Inizialmente, quindi, ho interpellato l’assessorato alla scuola del III municipio, quello cui appartengo, per riuscire ad avere l’autorevolezza necessaria al coinvolgimento delle altre istituzioni scolastiche della zona. Poi, dati i primi buoni risultati di partecipazione, si è ritenuto opportuno coinvolgere tutte le scuole dell’ambito 9”.
Così, nel giro di qualche mese, un gruppo abbastanza nutrito di docenti, i referenti degli Istituti Comprensivi per il contrasto al cyberbullismo, ha messo nero su bianco il regolamento sul tema, punto di riferimento dell’ambito 9. La maggioranza delle scuole lo ha già adottato pur con lievi modifiche. Tra i punti fermi i riferimenti alla direttiva Fioroni del 2007, che sancisce il divieto dell’uso degli smartphone a scuola e l’applicazione di sanzioni in caso di violazione delle regole. 
“Il nostro regolamento – si augura Scialpi – potrebbe fare da apripista per gli altri municipi di Roma, che non ci risulta abbiano fatto un lavoro del genere. Inoltre, a breve, elaboreremo qualcosa di simile anche con i referenti delle scuole secondarie di secondo grado”. 
Il lavoro del pool anti-cyberbullismo, però, non si ferma a regole e sanzioni, ma continuerà nei prossimi mesi. “Ci stiamo muovendo in una direzione più formativa, dopo aver definito l’aspetto sanzionatorio col regolamento – annuncia Scialpi -. Elaboreremo e distribuiremo degli opuscoli e altra documentazione sul cyberbullismo diretti ai giovani e alle famiglie. Abbiamo inoltre in mente delle iniziative di formazione che coinvolgeranno il maggior numero di utenti possibili nelle scuole”.
                                             
                                                       Referenti per il contrasto al cyberbullismo
                                                       Istituti comprensivi -Ambito 9 - Roma

La débâcle comunicativa di Bussetti è un’occasione per avere un Ministro-docente


Il Ministro Bussetti e la sua dichiarazione. Non lascia spazio a fraintendimenti. Ha il merito di essere sincera. E'ora di cambiare, proponendo un Ministro-docente.
Il Ministro Bussetti e la sua dichiarazione trasparente 
L'altro giorno il Ministro Bussetti alla seguente domanda " Cosa arriverà di più al Sud per recuperare il gap con il Nord", ha risposto "No. Più sacrificio, più lavoro, più impegno. Vi dovete impegnare forte!"
Risposta offensiva verso gli insegnanti del Sud, riduttiva rispetto agli enormi problemi della scuola del Meridione e non solo. L'interazione tra il Ministro e l'intervistatore (purtroppo per Bussetti) non si è svolta in qualche segreta stanza del Ministero o per telefono. E' stata ripresa da una telecamera con il sonoro. Quasi immediata la replica del Ministro sulla sua pagina Fb."Un video decontestualizzato che sta girando sul web viene usato per rappresentare un Ministro ostile al Mezzogiorno, alle sue donne e ai suoi uomini. E io non lo sono. Sarebbe ridicolo pensarlo. Una mia frase è stata estrapolata per farla sembrare un attacco. Faceva parte di un discorso più ampio." Che dire? La replica risulta impacciata e offende l'intelligenza dei tanti insegnanti, presidi e qualche esponente politico (Boccia, Di Maio) che hanno adeguate capacità per comprendere un pensiero espresso senza filtri. 
A mio parere la risposta non " è scappata di bocca" al Ministro. Non è estemporanea. Si noti, infatti, come annuisce la signora che gli è accanto. 
Il M5s batta un colpo. Un Ministro-docente
Propongo, quindi, al M5s di sfiduciare il Ministro e chiedere a gran voce la poltrona di Viale Trastevere. Al Movimento non mancano persone all'altezza del compito. Penso a B. Laura Granato, Lucia Azzolina. Docenti che hanno una recente "esperienza d'aula". Da qui l'opposizione "senza se e senza ma" alla L.107/15 e alla Riforma Gelmini (classi pollaio...) che va oltre la strategia più accomodante e politicamente più accettabile  del "cacciavite", adottata dal Ministro Bussetti.
Purtroppo il loro profilo di insegnanti, e aggiungo, da poco usciti dall'aula. costituisce un impedimento. Non ricordo nella storia più recente docenti divenuti Ministri. Abbiamo avuto politici (Moratti, Fioroni, Gelmini), rettori (Profumo, Carrozza e Giannini) e sindacalisti (Fedeli). Tutti questi "esperti di aula" hanno progressivamente depotenziato il  sistema-scuola.
Se il M5s riuscirà a conseguire l'obiettivo, allora il cambioverso costituirà realmente un "game over" per la solita politica  del cambiamento finora solo annunciato.
Ho l’impressione che il Movimento stia perdendo il mondo della scuola, grazie alla sua iniziale rinuncia ad assumere la guida del Miur. Se poi consideriamo i distinguo di Bussetti, rispetto al programma di governo, allora…  Certo sarà poi necessario valutare l'operato del Ministro-docente sulle decisioni concrete. Difficilmente però, "l'esperienza dell'aula" porterà a fallimenti eclatanti. 

                                                           Gianfranco Scialpi


domenica 3 febbraio 2019

Ad Asti cattedre libere di A007 Audiovisivo Multimediale


Ad Asti nel Liceo Artistico Benedetto Alfieri ( istituto compreso nell’ IIS Vittorio Alfieri) ci sono ben due cattedre riservate per passaggio in ruolo e concorsi di A007 Audiovisivo Multimediale e nessun docente in graduatoria neppure in quella dei non abilitati. Una notizia che ci arriva direttamente dalla città di Asti, e che potrebbe essere utile  a tutti gli insegnanti che hanno i titoli e si trovano senza possibilità di lavoro in altre regioni.

venerdì 1 febbraio 2019

UNIVERSITA' - PITTONI (LEGA), SUPERARE NUMERO CHIUSO A MEDICINA E' POSSIBILE


«Premesso che la prima questione da affrontare riguarda l'adeguamento dei fondi per la specializzazione, superare il numero chiuso nei corsi universitari di medicina è possibile. La sperimentazione proposta dall'Università di Ferrara può rappresentare la seconda gamba dell'operazione avviata col percorso di “biologia con curvatura biomedica”, ideato e sperimentato dal liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria sin dal 2011». Lo afferma il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega, che venerdì scorso a Ferrara ha partecipato alla discussione sul progetto. «La proposta dell'Ateneo emiliano ispirata al modello francese - spiega Pittoni - prevede alcuni esami mirati in un arco di tempo definito, così da scoraggiare i “perditempo” (che puntano sulla fortuna) e con la garanzia di maggiore efficacia rispetto agli attuali quiz per individuare attitudine e qualità dei candidati. Da parte sua la sperimentazione "da Vinci", quest'anno presente in 80 licei classici e scientifici distribuiti in tutte le regioni, prevede 150 ore di lezione nel triennio (50 per ogni annualità) in cui i ragazzi possono verificare quanto sono portati a tale tipo di studi (abbandona più di uno studente su tre). Insieme le due esperienze possono quindi costituire un filtro qualitativo in grado da una parte di contenere i numeri e dall'altra – conclude Pittoni - di giustificare nuovi investimenti, così da non dover escludere chi merita».

giovedì 31 gennaio 2019

Divieto degli smartphone, le "lezioncine" dei politici


Divieto degli smartphone, i politici provano fare "i professori". Tentativo mal riuscito. Sono privi di autorevolezza. Dimenticano, inoltre, il contesto normativo.  La dichiarazione contraddittoria di M. Bussetti.
Divieto degli smartpthone, si riaccende il dibattito
Il divieto degli smartphone a scuola, torna a far discutere. Ci sono due proposte di legge a firma degli Onorevoli M.S. Gelmini (FI) e G. Latini, sintetizzate da quanto segue: "È vietata l'utilizzazione dei telefoni mobili e degli altri dispositivi di comunicazione elettronica da parte degli alunni all'interno delle scuole primarie, delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e negli altri luoghi in cui si svolge l'attività didattica."
Anche il Ministro è intervenuto maldestramente (lo spiegherò più avanti) sulla questione. Probabilmente "forzato" dalla presentazione delle due proposte legislative.  Ha dichiarato: "Con la legge andiamo avanti. Poi all'interno della stessa legge prevederemo un regolamento che permetta alle scuole di utilizzare gli strumenti per una didattica innovativa... eliminare i cellulari dalle classi va bene, ma non dimentichiamo che questi strumenti possono essere utili per la didattica, in particolare quella innovativa, nella quale si usano i device " 
L'inutile lezioncina dei politici
Sono abituato a valutare l'operato di un parlamentare dalla sua esperienza pregressa.
Nel caso specifico vediamo il background di M.S. Gelmini e Giorgia Latini Della prima conosciamo l'esperienza come Ministro dell'Istruzione (2008-11). Deludente, disastrosa e fallimentare. Non per lei, ma per il l'istruzione, falcidiata da 8 miliardi di tagli.
G. Latini è avvocato, come la Gelmini, (nessuna informazione se ha esercitato) ed è stata assessore comunale. Risultato: i suddetti esponenti politici non hanno nessuna  esperienza di scuola! Si percepisce dai loro disegni di legge, avulsi dal contesto scolastico che da anni interagisce costruttivamente con la Direttiva Fioroni (15 marzo 2007) e recentemente con la Legge 71/17 art. 5 comma 2 che obbliga gli Istituti scolastici a dotarsi di un regolamento specifico per il contrasto al fenomeno del cyberbullismo. Introducendo il regolamento, implicitamente la legge 71/17 ha confermato la direttiva Fioroni. In questi anni le scuole hanno dimostrato di essere più avanti, rispetto alle "lezioncine dei politici", grazie al contatto diretto con le problematiche giovanili. Da qui la decisione responsabile di molti Istituti, soprattutto comprensivi, di vietare "senza se e senza ma" l'utilizzo degli smartphone o di permetterne un uso regolamentato. In quest'ultimo caso mai irresponsabile o "scriteriato".
Il Ministro Bussetti lo ha capito e cade in contraddizione
Pare averlo compreso il Ministro Bussetti che nella citata dichiarazione cade in contraddizione, annunciando il divieto degli smartphone (decisione già operativa con la Direttiva Fioroni), per poi lasciare la loro regolamentazione all'autonomia scolastica dei singoli istituti (D.P.R. 275/99). Il Ministro, infatti, ha dichiarato: "Penso che i telefonini non debbano esserci a scuola ma se venissero utilizzati in una didattica innovativa, ben venga. Devono essere regolamentati anche con l'autonomia delle singole scuole e poi ho fiducia nei nostri studenti: di fronte a una proposta di questo tipo, sapranno accettarla"
Il Ministro Bussetti ripete il canovaccio dei compiti per le vacanze di Natale. Prima annuncia una circolare, poi si rende conto che la decisione ultima spetta alle scuole e nello specifico ai docenti, limitandosi quindi a scrivere una letterina d'auguri.
Ho l'impressione che la politica governativa sia un "navigare a vista", supportata da un'inadeguata azione parlamentare. Povera scuola!



                                                                                              Gianfranco Scialpi

mercoledì 23 gennaio 2019

Maria Stella Gelmini e le mezze verità


Maria Stella Gelmini, ex Ministro dell'Istruzione "dimentica" il diritto allo studio  sancito dalla Costituzione , evidenziando solo quello che caratterizza il pensiero debole della destra: il grembiule e il voto di condotta! Risposta che provoca molta rabbia, ma non stupisce!
Maria Stella Gelmini non stupisce
Si legge sul portale tecnicadellascuola.it "A meno di otto mesi dall’inizio del Governo M5S-Lega, è già tempo di bilanci e di confronti: a sostenerlo è il Movimento 5 Stelle, che ripercorre gli obiettivi realizzati dall’Esecutivo gialloverde, mettendo in risalto le diversità (con tanto di colorazioni blu e rosse) rispetto al terzo Governo Berlusconi"
Quest'ultimo si è distinto per la Riforma Gelmini (2008-2009) che ha operato il più significativo dimagrimento del sistema scolastico.
Bene ecco la risposta dell'On. Maria Stella Gelmini, ora capogruppo dei deputati di FI: "fake news quotidiana del blog del M5S ...Ecco il nostro… quello vero! Scuola di qualità: (voto di condotta-maestro unico)"
La replica dell'IOn. Gelmini non meraviglia più di tanto. Esprime il pensiero di una destra che ritiene secondario il diritto sociale al successo scolastico. Quello che conta è "la tappezzeria", come il voto di condotta e il grembiule. Elementi che certamente non possono ricondursi all'impegno della Repubblica a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 comma 2 Costituzione). Stesso discorso vale per l'art. 34 " La scuola è aperta a tutti". La replica  di M. Stella Gelmini conferma l'estraneità di fondo della destra rispetto ai principi fondamentali della Costituzione.
Maria Stella Gelmini e il depotenziamento dei principi costituzionali
Riprendendo il titolo di un famosissimo lavoro dei Pink Floyd, elenco brevemente i provvedimenti della Gelmini (2008-09) che hanno rappresentato una delle pagine più nere della recente storia della scuola, caratterizzata dai suddetti articoli della Costituzione. L'esponente di FI  ha “obbedito a tutti gli ordini” del suo mentore ( Berlusconi ), che a riguardo della scuola pubblica ha sempre espresso supponenza e disprezzo, perché espressione del ” comunismo italiano”.
Analizziamo alcuni provvedimenti.
Salasso di 8 miliardi di €. Risorse tolte alla scuola attraverso:
l'istituzionalizzazione delle classi pollaio, istituzionalizzate con la legge 
133/2008 art 64; e definite nei suoi aspetti numerici dal Dpr 81/09;
lo smantellamento della legge 148/90 ( Riforma scuola elementare ). Abolite le compresenze, i moduli didattici ( 
legge 133 del 2008 .  Si legga ” Il modulo è morto…” ) fortemente depotenziato il tempo pieno  e ripristinato il maestro unico ( decreto-legge 137/2008);
la mancata restituzione  dei 2.400 milioni. 
M. Stella Gelmini aveva promesso che il 30% dei tagli della scuola, sarebbero tornati ad essa sotto la voce della “premialità”.
Questi sono i fatti supportati dai riferimenti di legge.  Purtroppo ne paghiamo ancora oggi le conseguenze. Mi riferisco a tutti i bisogni educativi alla quale la scuola italiana non è riuscita (e non riesce) a rispondere grazie all'On. Maria Stella Gelmini!


                                                                                                              Gianfranco Scialpi