venerdì 30 marzo 2018

Cari professori siete persone che mi farebbe piacere vedere solo da lontano e a debita distanza ( lettera di E a D'Avenia )



Riportiamo il contenuto di una lettera pubblicata sulla pagina Facebook di Alessandro D'Avenia:

Cari professori...
anzi no, cari non lo siete affatto.
Professori.
Sì, solo professori può andare.
Voi siete quelle persone che mi farebbe piacere vedere solo da lontano, a debita distanza, e se proprio non se ne può fare a meno.
Se odiare è vietato, lasciatemi almeno affermare che sicuramente vi sopporto quanto il gatto sopporta l'acqua, quanto una ballerina classica l' hip hop o quanto un atleta può sopportare una storta alla caviglia il giorno di una maratona.
Ho sempre pensato che Dante avrebbe dovuto dedicare un girone dell'inferno solo a voi, e se possibile vicino a Lucifero, anzi, nella bocca di Lucifero assieme a Cassio, Bruto e Giuda.
S iete la categoria di persone che più mi irrita, mi infastidisce e mi innervosisce. So già cosa state pensando: "I soliti adolescenti", "Questi giovani di oggi", "Non ci ascoltate mai".
Fermatevi. Capovolgete la situazione. Arrendetevi al fatto che siamo noi ragazzi a pensare "I soliti insegnanti", "Questi frustrati di oggi", "Non ci ascoltano mai".
La realtà è questa. Agite di conseguenza, noi vi seguiremo.
La passione che ci trasmettete è pari ad uno schiaffo doloroso o ad un gatto morto nel marciapiede. Dico sul serio.
E non venite a dirmi che sono esagerata o che non tutti sono così (si salva l'1 %, esagerando) perché non ho più voglia di ascoltare moralismi e falsità.
Ho sperimentato che spesso siamo lo specchio di noi stessi. Se non riesci ad avere pazienza, perché hai scelto di fare l'insegnante? Se non ami la materia che ci "insegni", come puoi pretendere che noi non lanciamo il libro a terra alla prima occasione? Se la tua vita non ha un senso, chi sei tu per venire a dirmi che neppure la mia lo deve avere? Forse è come una strana legge del contrappasso. Magari voi siete stati delusi dai vostri insegnanti e ora vi volete vendicare su di noi. Non è forse così?
Magari alcuni professori vi hanno rovinato in qualche modo la vita, vi hanno ferito, annoiato a morte e non lo avete accettato. Posso capirlo bene.
Perché allora non attuare questa legge del contrappasso per
contrasto? Trasmetteteci tutta la passione che voi avreste voluto ricevere, ma che vi è mancata. Guardateci negli occhi e scovate al loro interno quelle scintille di vita e di talento nascoste. Sfidateci. Siete padri e madri. Semplicemente siate.
Cercate di capire i nostri comportamenti, le nostre risposte, la nostra individualità e la nostra diversità. Non è vero che gli adolescenti sono tutti uguali.
Sembra che vi urti il fatto che qualcuno di noi continui ad avere un sogno e a coltivarlo nonostante il mondo, nonostante la vita.
Non sprecate energie nel tarparci le ali o nel dirci che non ne vale la pena, perché altrimenti penseremo che VOI non ne valete la pena.
Mentre spiegate, fate in modo che non desideriamo di essere in nessun altro luogo, accendete il nostro interesse, non il nostro istinto omicida che ci suggerisce di spararvi e di spararci in testa per mettere fine alla nostra agonia.
Non farò mai l'insegnante. Non seguirò mai le vostre orme, anzi, andrò proprio dalla parte opposta. Questa è l'unica certezza che mi avete dato.
Dateci, è un imperativo, forza e speranza. Donateci la gioia vera, il fascino della storia, della filosofia, della matematica, del greco (possibile che preferiamo farci levare un dente?) o del latino e chi più ne ha più ne metta.
È inutile che perdiate fiato nel dirci che per Achille l'onore, e quindi l'essere ricordato, fosse l'elemento più importante, se noi vi ricorderemo come si ricorda un braccio rotto, una ferita o un'ansia terribile.
La buona notizia però è che siete ancora in tempo per cambiare, per cambiarvi, per cambiarci. In meglio.
Se così farete verrete ricompensati.
Ve lo prometto.
E.