lunedì 30 aprile 2018

L’insegnante esasperata che ha chiamato i carabinieri potrebbe essere accusata di interruzione di pubblico servizio


L’insegnante di una scuola di Feltre, un comune di oltre 2mila  abitanti della provincia di Belluno, che esasperata, forse anche dal ripetersi di episodi di indisciplinatezza durante la sua ora di lezione, ha chiamato direttamente i carabinieri, potrebbe avere una sanzione. Infatti, di norma tali episodi vanno riferiti prima al Dirigente scolastico, e poi se si evidenzia un reato si contattano le forze dell’ordine. Nel caso specifico potrebbe evidenziarsi l’ipotesi di interruzione di pubblico servizio. Tale imputazione potrebbe ricadere in capo alla stessa insegnante che ha chiamato i carabinieri, interrompendo di fatto l’attività didattica. Insomma qualunque tipo di reazione o non reazione a pagare il conto è sempre la categoria degli insegnanti.

Bullismo contro i professori: pene fino a cinque anni di reclusione





Il bullismo ( bullismo dal basso ) contro i professori, di cui si parla tanto in questi giorni, può costituire uno dei seguenti reati: percosse, lesioni, violenza privata, minaccia e diffamazione ( video pubblicati nei social ). Ma entrando nel merito possiamo dire che l’insegnante, nel momento in cui esercita la sua funzione all’interno della scuola,  è un pubblico ufficiale a tutti gli effetti. Questo significa che le condotte di bullismo, descritte nelle cronache dei quotidiani,  tenute nei confronti di un docente possono integrare reati ben più gravi di quelli precedentemente elencati. Reati come ad esempio, la violenza e la minaccia ad un pubblico ufficiale. Questo reato è punito in modo più severo dalla giustizia, con pene fino acinque anni di reclusione. Stessa pena nel caso di resistenza a pubblico ufficiale, commessa da chi si oppone violentemente ad un ordine del pubblico ufficiale. Nella scuola si pensi ald uno studente che si rifiuta di sedere al proprio posto o peggio che contesta con violenza ( fisica o verbale ) per la valutazione di una sua interrogazione.


Bullo manda in ospedale un ragazzo di 15 anni: a pagare il danno pari a 12mila euro gli insegnanti



Insultato in classe davanti a compagni e professori, umiliato in cortile, picchiato fuori dall’istituto scolastico. Vittima dell’ennesimo episodio di violento bullismo è stato un ragazzo di quindici anni, finito in ospedale con il naso rotto dopo che un suo coetaneo lo ha aggredito e pestato all’esterno dalla scuola. Ma essendo iniziate le violenze all’interno delle mura scolastiche a pagare i danni provocati dal bullo al coetaneo - come ha stabilito il tribunale civile di Roma - sarà il ministero dell’Istruzione. Se sarà verificata la culpa in vigilando, il MIUR potrà rivalersi sugli insegnanti coinvolti. Dodicimila mila euro è la somma che il ministero dovrà versare alla famiglia della vittima,

Piero Sansonetti: Non esiste nessuna emergenza bullismo nelle scuole



Il giornalista Piero Sansonetti, direttore del giornale Il Dubbio, che questa mattina è stato ospite, fra gli altri, del programma Omnibus in riferimento ai recenti episodi di aggressioni che ha coinvolto l'intero mondo della scuola ha detto: "Non esiste nessuna emergenza bullismo nelle scuole ".

E intanto noi di RTS continuiamo a registrare atti di violenza e aggressione da parte di studenti nei confronti del corpo insegnante

Salta la possibilità di un governo M5S – PD: Di Maio annuncia una diretta Facebook per oggi pomeriggio. «Ci saranno novità».



Ieri sera davanti alle telecamere della trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, l’ex premier Matteo Renzi, che controlla la maggioranza dei gruppi Pd alla Camera e al Senato, chiarisce la posizione dei Dem: non ci sono margini per un’intesa con il M5S. A stretto giro la replica di Di Maio. In un post su Facebook confida: «Da Renzi ego smisurato, noi ci abbiamo provato». La possibilità che la direzione del Pd, convocata dal reggente Martina per giovedì, possa riaprire la partita sono, considerato il tono delle dichiarazioni, ridotte al minimo. Intanto il leader pentastellato annuncia una diretta Facebook per oggi pomeriggio. «Ci saranno novità».

Fedeli sul contratto M5S - PD sulla scuola: pentastellati non possono dire che abbiamo sbagliato tutto


Questa mattina ai microfoni di Omnibus, la trasmissione di approfondimento politico de La7 la Ministra Valeria Fedeli che non ci sarebbero punti in comune sul tema scuola fra il Movimento 5 Stelle e il Pd. Infatti, ha sottolineato: “Ovviamente ci sono delle cose si possono implementare e migliorare, ma se si parte così, vuol dire in realtà che il M5S non intende fare una intesa, un contratto come lo chiamano loro, con il Pd. ”.

domenica 29 aprile 2018

A Udine studente si scaglia contro il professore che cade a terra: frattura un dito e contusioni alle gambe



A Udine scoppia un diverbio tra uno studente e un insegnante, lo  studente si scaglia contro il professore che cade a terra. Tutto questo è accaduto allo Stringher, al culmine di un battibecco per un compito non svolto. Quindici giorni di prognosi per il docente che si è visto costretto a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso: cadendo a terra si è procurato la frattura di un dito e contusioni alle gambe

Contratto Di Maio, cercasi la scuola! Tradotto se nascerà il governo M5S-Pd, aspettiamoci un Ministro pro-Legge 107/15



Contratto Di Maio,  l'intervento del capolitico del M5S chiarisce molto! Tutto! La scuola scompare. La responsabilità è solo nostra!
Contratto Di Maio, la lettera al "Corsera"
Questa mattina "Il Corriere della Sera", propone in terza pagina la lettera-contratto, rivolta al Pd, a firma di Luigi Di Maio.
Abituato a considerare i fatti, gli elementi da cui partire per le mie considerazioni, ho letto attentamente e più volte il contenuto.
Bene, si parla di immigrazione, lotta alla povertà, riduzione delle tasse, Sanità pubblica, costi della politica.
Come al solito manca...
Nell'elenco manca la Scuola Nel lavoro di sintesi "paga la Scuola". Non si parla di abolizione della "Buona Scuola", fiore all'occhiello della politica renziana. Considerata importante dal Pd, tanto da sacrificare sul suo altare una parte dei voti. Non in numero significativo. Nelle elezioni 2018 "tra gli insegnanti il PD ha perso meno che in altre categorie (Fonte "La Repubblica- Istituto YouTrend), e nello specifico all'interno del "tridente costituito da pensionati, dipendenti del settore privato e dipendenti del settore pubblico" dove il PD "dalle elezioni 2018 esce vistosamente ridimensionato nelle sue due componenti attive nel mercato del lavoro".


Il "voto tiepido" della scuola
Ecco spiegati i motivi di questa omissione. La scuola ha espresso  "un voto tiepido"  contro la "Buona Scuola". Il Web, soprattutto i tanti interventi e commenti sui social sembravano tendere per una scelta più netta "senza se e senza ma". Ma se consideriamo che il Web non può rappresentare i due milioni ca. di voti  ( insegnanti e soggetti collegati ad essi), allora l'analisi, che ovviamente dovrà essere confermata da altri studi, può essere considerata già un dato su cui riflettere.
Da qui la considerazione del M5S di non creare frizioni con il Pd, su un punto che si è dimostrato meno determinante per la loro vittoria.
Ne discende, e concludo, la grande responsabilità della scuola nella decisione di tener fuori l'abolizione della L.107/15 dal Contratto. Le cause? Il tramonto dell'idea di comunità scolastica e quindi l'affermazione del "particulare" (Guicciardini) e la scarsa propensione degli insegnanti a leggere, approfondire... Come dice un vecchio proverbio :"Chi è causa del suo mal pianga se stesso" . Tradotto se nascerà il governo M5S-Pd, aspettiamoci un Ministro pro-Legge 107/15

                                                                               Gianfranco  Scialpi

Perché fare l’insegnante è un lavoro iperbolicamente usurante



Gli episodi di bullismo contro gli insegnanti dimostrano in modo drammatico l’usura di un lavoro di vigilanza dall’alto rischio di incolumità fisica. Un lavoro che oggi per colpa di riforme scriteriate non può essere svolto da persone over 60, il più delle volte piene di limiti fisici che l’avanzata età comporta. Vediamo 10 motivi affinché il lavoro degli insegnanti  possa essere considerato iperbolicamente usurante:

1.     Perché gli insegnanti sono aggrediti dai genitori, veri sindacalisti dell’operato dei figli
2.     Perché gli studenti spintonano i prof
3.     Perché gli studenti prendono a calci i prof
4.     Perché gli studenti sfregiano con i coltelli i prof
5.     Perché gli studenti legano i prof alle sedie delle cattedre
6.     Perché gli studenti sputano contro i prof
7.     Perché gli studenti insultano e fanno video per ridicolizzare i prof
8.     Perché gli studenti  puntano  pistole sceniche al volto dei prof
9.     Perché gli studenti minacciano con gli accendini di bruciare i prof
10.                       Perché gli studenti tirano i cestini dell’immondizia sulla cattedra per colpire i prof


Aldo Domenico Ficara

Studente sputa contro l'insegnante, esce dall'aula, rientra e risputa sul prof



Ha sputato contro il suo insegnante di lettere e lo ha spinto contro la cattedra. Quindi è uscito dall'aula salvo ritornare, pochi istanti dopo, e - davanti ai compagni allibiti - ha rifilato un altro sputacchio sulla giacca del professore. Quindi si è definitivamente allontanato, sbattendo la porta. Un bidello l'ha trovato seduto sulle scale esterne della scuola, con le braccia incrociate sulle ginocchia. Protagonista della scenata uno studente vicentino di 14 anni, che abita a Sandrigo. Andrea - il nome è di fantasia - è stato sospeso dal preside al momento per dieci giorni dalle lezioni. Per tornare in classe, però, dovrà scrivere una lettera di scuse all'insegnante e chiedere un colloquio. 

Fenomeno hikikomori: sono migliaia i casi italiani


Hanno tra i 14 e i 25 anni e non studiano né lavorano. Non hanno amici e trascorrono gran parte della giornata nella loro camera. A stento parlano con genitori e parenti. Dormono durante il giorno e vivono di notte per evitare qualsiasi confronto con il mondo esterno. Si rifugiano tra i meandri della Rete e dei social network con profili fittizi, unico contatto con la società che hanno abbandonato. Li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”. Nel Paese del Sol Levante hanno da poco raggiunto la preoccupante cifra di un milione di casi, ma è sbagliato considerarlo un fenomeno limitato soltanto ai confini giapponesi. Le ultime stime parlano di migliaia di casi italiani di hikikomori, un esercito di reclusi che chiede aiuto.

Fonte

Torna più attuale che mai il problema dei docenti " deportati" da La Buona Scuola


Simona Malpezzi, responsabile scuola del Partito Democratico, qualche giorno dopo il voto elettorale delle politiche del 4 marzo 2018 ad un docente che in Facebook le scrive:
“I docenti deportati vi hanno dato una sonora lezione. Siete stati sordi alle nostre richieste”
risponde: “Mi aspetto che incominci a scrivere sulle bacheche di chi vi ha detto che tornerete a casa per avere il vostro voto”. 


Studente sospeso: guardava video porno in classe



Uno studente invece di seguire la lezione dell'insegnante, si stava guardando un video porno sul suo smartphone. Nei guai è finito un ragazzino del secondo anno di una scuola media di Castelfranco, sorpreso in flagrante dai docenti, che hanno deciso di sospenderlo per qualche giorno. Un altro caso dopo quello che ha riguardo tre studenti di un altro istituto. Da tempo circolavano voci tra i ragazzi della media sul contenuto hard di quel cellulare che il compagno esibiva con un certo orgoglio, probabilmente per aumentare la sua popolarità tra i coetanei.

Fonte

A Pontedera studente punta una pistola alla fronte del professore, urlandogli «alza le mani»



Pontedera, in provincia di Pisauno studente avrebbe puntato la pistola ( poi risultata un giocattolo ) alla fronte del professore, urlandogli davanti a tutti «alza le mani» costringendolo ad abbassare la testa. L’unica colpa del docente sarebbe stata quella, appunto, di aver richiamato il ragazzo forse un po’ energicamente perché stava alimentando un clima di confusione già in atto. Nei minuti successivi lo studente 17enne si è giustificato dicendo che stava scherzando e che quell’arma era un giocattolo. Sui fatti, avvenuti presso l'IPSIA Pacinotti, procede la Procura di Pisa presso il tribunale dei minori – indaga la polizia – e per il ragazzo, assistito da un avvocato di Pisa, potrebbe arrivare presto un rinvio a giudizio

sabato 28 aprile 2018

Insegnante minacciato con l’accendino da uno studente



Sono stati sospesi fino alla fine dell’anno e saranno bocciati i due studenti di una classe quarta dell’Istituto professionale ‘Benelli’ di Pesaro, uno dei quali ha minacciato un insegnante con l’accendino, mentre tutta la classe lo incitava, e l’altro ha finito per spingere il docente. A confermare il provvedimenti preso dal consiglio d’istituto è stata la preside,  che ha anche rivelato di essere destinataria “di querele, richieste di danni e anche di ritorsioni fisiche”. La scena di violenza nei confronti dell’insegnante  è stata ripresa e postata in rete e solo quando il video è arrivato anche sul cellulare della preside, è venuta alla luce: anche il professore, che l’aveva tenuta nascosta, è stato costretto a fornire tutti i particolari dell’accaduto.

CONSULTAZIONI E RIFLESSIONI: LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO


di Giancarlo Memmo

La Scuola continua a guardare con qualche interesse le consultazioni politiche necessarie alla nascita di un nuovo governo, possibilmente rispettoso della volontà popolare.
Il voto popolare ha spaccato in due il Paese: al Nord lungo la linea della   flat tax e al Sud sul crinale del “reddito di cittadinanza”. La competizione elettorale era figlia del meccanismo del “dolore all’arto fantasma”: si è conteso politicamente il consenso facendo finta di avere un sistema elettorale maggioritario mentre non c’era più (l’arto fantasma)…al suo posto c’era il “Rosatellum”, un ibrido proporzionale dove il processo di coalizione avviene anche e soprattutto “dopo” in Parlamento.
Quindi abbiamo la rinascita di tutte le logiche “proporzionaliste” e dove - particolare sfuggito a Rignano perché erano impegnati a trovare l’equivalenza elettorale tra il 40% delle europee e il 40% della sconfitta referendaria - non ci sarebbe spazio per leader “divisivi” come Renzi.
Nel frattempo alcune cose sono successe….la Scuola è scomparsa dal cruscotto politico di t-u-t-t-e le formazioni parlamentari se non in termini di slogan, ormai anche questi residuali e rarefatti….del resto anche in campagna elettorale non c’erano grandi tracce sulla Scuola.
Ovviamente queste sono le premesse, rimane da capire come sarà il comportamento politico dell’eventuale maggioranza parlamentare rappresentativa del nuovo governo, ammesso e non concesso che non si ritorni a votare.
Facciamoci qualche domanda e proviamo a dare qualche risposta.

PERCHE’ LA SCUOLA E’ IMPORTANTE NELLA NOSTRA SOCIETA’?
Per tutte le ragioni che sappiamo, più una che appare evidente e diamo per scontata: la Scuola è  l’ultimo spazio di “democrazia”.
Ormai quasi solo a Scuola c’è spazio per il pluralismo di idee, di situazioni  che si riflettono in una “collegialità” intrinseca al sistema e in una sintesi organizzativa e etica che “tiene dentro tutti” in linea con lo spirito e l’essenza della nostra Costituzione…..già la nostra importantissima Costituzione, anche perché è costituzionalizzato “lo stato sociale”, è una costituzione Keynesiana: illuminata e longeva perché uscita dal conflitto mondiale.
Quindi tutto questo non è compatibile con le visioni egoistiche dell’ordo-liberismo: la democrazia è meglio se è “essenziale”, i diritti sono degradati a interessi legittimi o alla “cosmesi dei diritti”, il totem del mercato (che è figlio dell’efficientismo competitivo e meritocratico che riconosce solo i “diritti” che ti puoi economicamente permettere).
Alla luce di questo appare molto chiaro il progetto dell’  “aziendalizzazione” della Scuola, non solo in termini organizzativi ma anche “etici”….. tuttavia il tentativo di mettere il vestito liberista alla Scuola della Costituzione non sta riuscendo se non in termini di degrado della scuola statale.
Tale deterioramento è tutto sommato funzionale all’ “opificio Italia” dei bassi salari, dove chi lavora è povero……già l’alternanza scuola-lavoro che dovrebbe e doveva far “trovare lavoro”…… magari anche “i posti migliori”, ………peccato che nel frattempo “l’ascensore sociale” si infrange con la distribuzione diseguale del reddito nel nostro Paese.
La distribuzione del prodotto sociale è sempre più a vantaggio di pochi contro moltissimi: siamo il Paese europeo che ha il più alto numero di poveri in termini di valore assoluto.
L‘evoluzione dello studente da cittadino a lavoratore, da allievo a utente  “customer satifaction”, non riesce a mantenere le sue mirabolanti promesse.
La Scuola della Costituzione è Keynesiana!

QUALI SONO I PERICOLI SULLA DEMOCRAZIA E I RIFLESSI NELLA SCUOLA?
La Democrazia non è perfetta, tuttavia è l’unico sistema politico dove “i voti si contano e non si pesano”, diciamo, con ironia, che a distorcere la volontà del popolo ci pensano “i sistemi elettorali” con premi di maggioranza incostituzionali.
Quindi cercare di governare con il 20% “come fa Macron” potrebbe far scivolare verso “il partito unico” e da qui ad arrivare alla dittatura non ci vuole molto.
La Storia insegna che ciò che non si è compreso è destinato a ripetersi: il PD da Veltroni in poi e soprattutto con Renzi, si è spostato al “centro” perché doveva aumentare il consenso..ed è andata come è andata: ma poiché la lezione non è stata compresa è destinata ripetersi  nell’OPA politica verso il partito di Berlusconi, cioè la “nuova strategia” del partito unico della nazione rignanese.
Le visioni politiche simili ai cartelli di minoranza che governano le Pubblic-Company, probabilmente sono destinate ad aumentare: peccato che sono intrinsecamente antidemocratiche!
La Scuola e in generale il Settore universitario, danno maggiori garanzie di seguire “l’interesse generale” se sono statali e se sono “collegiali”.
Le ricerche scientifiche “minoritarie” possono trovare spazio solo in un sistema sociale che preveda la “dignità” della minoranza e dove non tutto sia monetizzabile…diversamente come diceva il comico Guzzanti: se non sei stato eletto e se non hai avuto la maggioranza, le tue idee non possono essere dette..se no fai reato di opinione.
Solo una Scuola democratica accoglie tutti e prova a valorizzare ogni individualità.
Solo una scuola democratica rappresenta “l’ologramma della società civile”.
La mancata realizzazione dell’interesse individuale come miglior regolatore della distribuzione della ricchezza è sotto gli occhi di tutti, dobbiamo ritornare, per il bene della collettività, alla visione solidaristica della Costituzione keynesiana che ci hanno lasciato i partigiani e gli alleati.
La Scuola è un suo lascito: il più importante perché è l’opificio della democrazia, della produzione e riproduzione del modello democratico nella società civile. Quindi poiché esiste una distanza incolmabile tra “interesse generale” e “interesse individuale”, solo una Scuola laica ( non laicista) e statale copre  gli intessi dell’intera società civile.

PERCHE’ INVESTIRE NELLA SCUOLA E PAGARE MEGLIO GLI INSEGNANTI?
Perché l’investimento in capitale umano è, secondo la Banca d’Italia, l’investimento più remunerativo in termini economici.
Perché la Scuola crea i mercati tramite i consumatori: la Scuola del libro Cuore creava la centralità del mercato rurale, la “Buona Scuola” crea l’azienda competitiva e il lavoro gratuito nel paradigma “verticistico” che sostituisce “l’inefficiente e lenta” collegialità. La Costituzione crea la Scuola democratica e resiliente ,  incardinata nella libertà di insegnamento che permette “le ricerche minoritarie” offrendo un quadro completo della conoscenza, una Scuola per tutti e per ciascuno.
Lo status sociale nella società capitalista è legato allo status economico, le ricerche di sociologia del lavoro ci restituiscono situazioni dove in primis pagando meglio il personale ottieni una migliore qualità del lavoro prodotto.
Tali ricerche ci dicono anche che il totem del “giovanilismo” e giovinezza del lavoratore da preferire all’anzianità, è un totem che non ha basi scientifiche: non solo col passare degli anni anagrafici diminuiscono i neuroni, ma aumentano di superficie per più che compensare la perdita, ma ulteriormente ci dicono che il fattore “esperienza” è quello vincente in ogni contesto produttivo…almeno a lungo termine.
In realtà dietro queste opinioni dominanti del “mainstream” si nascondono inconfessabili calcoli ragionieristici del tipo “per qualche dollaro in più” di risparmio e di profitto racchiuso nei nuovi contratti di lavoro del jobs act.
Perché solo una scuola democratica è coerente con uno sviluppo sostenibile, che mi pare l’unico tipo di sviluppo che ci possiamo e dobbiamo permettere.
Perché dobbiamo riposizionarci, nell’ambito della divisione del lavoro internazionale, sulle “nicchie produttive, dove il Know How e in generale “la Conoscenza”,  sono quello che farà sempre di più la differenza.
Ma la differenza senza il reticolo della cultura è equivalente ad identificare l’essere umano come una cozzaglia di cellule con un qualche ordine: ci perdiamo praticamente tutto fossilizzandoci sui legami della Chimica Organica.

E LA BORGHESIA ITALIANA?
Diciamo che vive nel sogno delle esportazioni: esportiamo e va bene così, pazienza se la domanda interna è in caduta libera, sono settori “non competivi” e consumatori residuali…
Si vede tutta la debolezza di questa visione strategica, eppure “First America” dovrebbe spiegare qualcosa di molto semplice: che cosa succede se le esportazioni crollano e non si possono compensare con la domanda interna?
Si intuisce perfettamente che è una posizione di estrema fragilità, in termini finanziari è simile agli “investimenti baciati” in violazione del principio cardine della diversificazione…con tutte le conseguenze nel bene e nel male della mancata differenziazione.
Se siamo alla vigilia della conclusione del ciclo delle esportazioni, ci sarebbe l’interesse stesso di questa classe sociale a visioni politiche “solidaristiche” e “redistributive” che solo in un’ottica “sovranista” e “anticiclica” si possono immaginare.
Quindi Trump, o meglio l’establishment che c’è dietro di lui, non vedrebbe male un governo italiano “euroscettico” che per esempio ponesse problemi all’avanzo commerciale tedesco.
Insomma il mito che sotto la Germania “europea”, saremmo stati al riparo dai disastri finanziari ed economici, dal dumping sociale, dalla concorrenza asiatica…si sta affievolendo.
Presto anche la Germania avrà “i ritorni” delle sue politiche esportative verso la Cina e l’Asia, politiche che prevedevano esportazione di fabbriche “chiavi in mano” che magari vendevano i prodotti prevalentemente ai PIIGS…..insomma la borghesia internazionale è sempre per la competizione nel mercato del lavoro, un po' meno in quello dei capitali, soprattutto se “personali”.
Negli States non è che interessava gran che dei salari di Detroit, tuttavia quando si sono accorti che “industrie strategiche” rischiavano di passare di mano verso altri stati, allora sono comparsi “i rischi della globalizzazione”.
C’è anche qui in Italia il problema della” successione”, sia in termini di capacità dei rampolli successori ma anche in termini di equità in quanto il trend a livello mondiale prevede quote enormi di ricchezza che “passano di mano” non per “lavoro” ma solo per “eredità”.
Se finisce il sogno delle esportazioni perenni, allora si rimpiangerà quel 25% di PMI perse nella crisi, si rimpiangerà amaramente la flessibilità economica che le piccole imprese hanno sempre offerto agli “shock di mercato”.

QUALE SAREBBE UN PROGRAMMA POLITICO CHE POTREBBE RILANCIARE LA SCUOLA?
Il programma politico o il “contratto di governo” di alleanza che permette di rilanciare la Scuola passa inesorabilmente per:
1)    Il forte rilancio della domanda aggregata interna;
2)    la ricostituzione in termini rapidi del 25% del tessuto produttivo perso per la crisi;
3)    il rilancio della Scuola delle “relazioni” contro la Scuola delle “connessioni”.
Va da se che ciò si può fare solo rinegoziando le clausole europee, cioè con qualcuno che lo voglia fare e lo sappia fare.
Solo abbandonando la visione della Scuola come “bancomat” per le politiche di bilancio orientate ad aiutare chi non ne ha bisogno, possiamo svoltare.
Diversamente condanniamo l’opificio Italia a una posizione marginale nella competizione internazionale, a una fragilità intrinseca che ci spingerà sempre più a competere verso il basso - verso la Grecia - dove perderemo sempre e invariabilmente. Insomma una sorta di “mercato di consumo” con qualche nicchia “privilegiata” ma generalmente di basso profilo e ampiamente maturo.
Non è un programma bolscevico, l’imprenditorialità e la proprietà privata sono salvaguardate, ma è l’unico programma che permetterebbe di superare la visione “finanziaristica” della società, visione che si sta incrinando sempre di più anche a livello internazionale.
In altri termini auspichiamo la vera rinascita di un interclassismo riformista vesus l’ordoliberismo autoritario e la Scuola giocherebbe un ruolo strategico per il futuro del Paese.
E’ l’unico programma che può rilanciare la Scuola e l’Istruzione riconsegnando loro l’importante ruolo sociale e propositivo che avevano.
Nel frattempo ci tocca resistere ricordando le sempre attuali parole del 2002 del Procuratore Borrelli: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività "resistere, resistere, resistere" come su una irrinunciabile linea del Piave”.
In attesa degli aumenti stipendiali ormai “estivi”, buona giornata, se potete.




Classe indisciplinata: l’insegnante esasperata chiama i carabinieri



In questi giorni a Feltre, un comune di oltre 2mila  abitanti della provincia di Belluno, un’insegnante esasperata, forse anche dal ripetersi di episodi di indisciplinatezza durante la sua ora di lezione, ha chiamato direttamente i carabinieri. I militari hanno fatto un sopralluogo all’istituto e le indagini di rito, interrogando gli studenti e intervistando gli insegnanti per escludere ipotesi di reato. L’episodio ha avuto ripercussioni pesanti. Il preside dell’istituto ha sospeso la classe intera, con obbligo di frequenza.  La vicenda avrebbe avuto anche altre ripercussioni. Il dirigente è stato raggiunto dalla telefonata dei genitori di uno dei ragazzi di quella classe che, oltre a contestare il provvedimento disciplinare applicato indifferentemente su tutti, avrebbe tenuto un comportamento a dir poco offensivo e velatamente minaccioso nei confronti del preside.

Baretta su pensioni: alleggerire i requisiti per l’uscita anticipata dal lavoro



Pier Paolo Baretta Sottosegretario di stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze propone un passo in direzione di un alleggerimento dei requisiti, ampliando e rendendo meno costosa la flessibilità per l’uscita anticipata dal lavoro e congelare a 67 anni l’età pensionabile.